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domenica 28 giugno 2015

Papa Francesco e gli OGM 1/1

Chi scrive le seguenti considerazioni non può essere a favore degli OGM

34. Probabilmente ci turba venire a conoscen­za dell’estinzione di un mammifero o di un vola­tile, per la loro maggiore visibilità. Ma per il buon funzionamento degli ecosistemi sono necessari anche i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorgani­smi. Alcune specie poco numerose, che di soli­to passano inosservate, giocano un ruolo critico fondamentale per stabilizzare l’equilibrio di un luogo. È vero che l’essere umano deve interveni­re quando un geosistema entra in uno stadio cri­tico, ma oggi il livello di intervento umano in una realtà così complessa come la natura è tale, che i costanti disastri causati dall’essere umano pro­vocano un suo nuovo intervento, in modo che l’attività umana diventa onnipresente, con tutti i rischi che questo comporta. Si viene a creare un circolo vizioso in cui l’intervento dell’essere umano per risolvere una difficoltà molte volte aggrava ulteriormente la situazione. Per esempio, molti uccelli e insetti che si estinguono a motivo dei pesticidi tossici creati dalla tecnologia, sono utili alla stessa agricoltura, e la loro scomparsa dovrà essere compensata con un altro interven­to tecnologico che probabilmente porterà nuovi effetti nocivi. Sono lodevoli e a volte ammirevoli gli sforzi di scienziati e tecnici che cercano di ri­solvere i problemi creati dall’essere umano. Ma osservando il mondo notiamo che questo livel­lo di intervento umano, spesso al servizio della finanza e del consumismo, in realtà fa sì che la terra in cui viviamo diventi meno ricca e bella, sempre più limitata e grigia, mentre contempo­raneamente lo sviluppo della tecnologia e delle offerte di consumo continua ad avanzare senza limiti. In questo modo, sembra che ci illudiamo di poter sostituire una bellezza irripetibile e non recuperabile con un’altra creata da noi.

martedì 18 novembre 2014

COLTIVARE E CUSTODIRE IL CREATO - PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 5 giugno 2013

  1. PAPA FRANCESCO
    UDIENZA GENERALE
    Piazza San Pietro
    Mercoledì, 5 giugno 2013

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
    Oggi vorrei soffermarmi sulla questione dell’ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni. Me lo suggerisce anche l’odierna Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che lancia un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti.
    Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15). E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti. Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni.
    Ma il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero… ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l'uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti.
    Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.
    Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c’è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme.

    Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro. Grazie.

giovedì 7 agosto 2014

Testo completo dell'appello fatto da un gruppo di ricercatori a Papa Francesco sugli OGM

A sua Santità  Papa Francesco – Palazzo Apostolico – Città del Vaticano   
30 aprile 2014

Con grande considerazione e rispetto,
ci rivolgiamo a Sua Santità riguardo a un tema che suscita grande preoccupazione a livello globale: la coltivazione di transgenici e il suo impatto sulle popolazioni rurali e urbane, sulla sovranità alimentare dei popoli e sulla natura, la terra, l’acqua, i semi e le economie, soprattutto dei Paesi del Sud globale.

I firmatari di questa lettera sono scienziati ed esperti che hanno fatto ricerca sul tema per decenni, dedicando gran parte delle proprie vite professionali a questo compito: conosciamo quindi il tema in profondità nei suoi diversi aspetti, come biologi, agronomi, genetisti, fisici ed esperti di altre aree. Alcuni di noi sono tra coloro che hanno avviato, nel mondo, il dibattito pubblico su queste coltivazioni e sulle loro implicazioni. Cerchiamo inoltre di sostenere con le nostre conoscenze scientifiche diversi movimenti contadini, come la Via Campesina, nei nostri Paesi e nel mondo intero.

Il tema dei transgenici non suscita soltanto un dibattito scientifico e tecnico, ma ha anche molte ramificazioni economiche e politiche. Senza dubbio, molti scienziati che sostengono le coltivazioni transgeniche nascondono la maggior parte dei problemi e delle incertezze scientifiche, come per esempio il fatto che con i transgenici le grandi imprese dell’agribusiness avanzano verso il controllo assoluto del sistema agroalimentare.

Le statistiche ufficiali dei Paesi in cui è presente la maggior parte delle coltivazioni transgeniche mostrano che,  in media, i transgenici producono meno per ettaro, usano una quantità molto maggiore di veleni agricoli e hanno provocato un aumento significativo della disoccupazione e dello svuotamento dei campi.

Le coltivazioni transgeniche sono gli strumenti fondamentali che permettono alle grandi imprese transnazionali di assumere le decisioni sull’alimentazione dei vari Paesi. Il fine dichiarato delle imprese è il profitto, non l’interesse sociale. Questa situazione colpisce gravemente la sovranità alimentare e impedisce lo sviluppo di sistemi agricoli differenziati, che favoriscano la maggioranza dei popoli, soprattutto i più poveri, così come la salute pubblica e l’ambiente.

Particolarmente grave, per il suo carattere irreversibile e per la complessità del suo impatto, è la minaccia imminente della liberalizzazione commerciale dei transgenici nei luoghi di origine di alcuni prodotti, come il mais in America Centrale e il riso in Asia; così come la pressione per rompere, nei prossimi mesi, la moratoria in vigore presso le Nazioni Unite contro la tecnologia transgenica “Terminator”, finalizzata a rendere sterili i semi.

I modelli di agricoltura senza transgenici, basati sul lavoro di contadine, contadini e piccoli agricoltori, sulla diversificazione e su scienze che avvertono la responsabilità sociale e ambientale, sono essenziali per affrontare la fame e il cambiamento climatico, ma sono minacciati dalla contaminazione transgenica e dalla crescita dei monopoli delle imprese.

Per tutto questo, e con il massimo rispetto, crediamo che sarebbe di enorme importanza e di grande valore per tutti se Sua Santità si esprimesse criticamente sui transgenici e in appoggio all’agricoltura contadina: sarebbe un grande aiuto per salvare i popoli e il pianeta dalla minaccia costituita dal controllo sulla vita da parte di imprese che monopolizzano i semi, la chiave di tutta la rete alimentare.

Alleghiamo un documento che riassume alcuni dei punti principali che definiscono la realtà delle coltivazioni transgeniche. Esistono molti altri documenti e dimostrazioni scientifiche, così come molti altri ricercatori ed esperti che hanno fornito dati su questa stessa linea. Noi restiamo a sua disposizione per qualsiasi altra informazione lei possa richiedere.

Ringraziandola per la sua attenzione, la salutiamo con grande rispetto

Ana María Primavesi
Andrés E. Carrasco
Elena Álvarez-Buylla
Pat Mooney
Paulo Kageyama
Rubens Nodari
Vandana Shiva
Vanderley Pignati


Ana María Primavesi, austriaca, ingegnere agronomo dell’Università Rurale di Vienna, dottore in Nutrizione vegetale e animale e produttività del suolo. Autrice di 12 libri tecnici sui suoli, 94 lavori scientifici originali e centinaia di altri articoli, documenti, interventi a congressi. Ha collaborato con varie università di altri Paesi,  in particolare brasiliane. Tra i suoi testi,  si distingue “Gestione ecologica del suolo”. Tra i premi ricevuti l’ One World Award.

Andrés E. Carrasco, dottore in medicina all’Università di Buenos Aires (UBA). Direttore di ricerca del laboratorio di Embriologia Molecolare dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neuroscienze (UBA). Esperto a livello mondiale per le sue ricerche e pubblicazioni sugli effetti del glisofato negli anfibi.  Ha collaborato con università di Svizzera, Germania e Stati Uniti. Ha avuto importanti incarichi in Argentina a livello scientifico e politico, tra i premi ricevuti la Beca Guggenheim nel 2005.

Elena Álvarez-Buylla Roces, biologa dell’Università Nazionale del Messico (UNAM). Dottore in genetica molecolare dell’università della California, coordinatrice del Laboratorio di Genetica Molecolare dello Sviluppo ed Evoluzione delle Piante dell’Istituto di Ecologia della UNAM, autrice di decine di pubblicazioni scientifiche; ha ricevuto molti riconoscimenti ed è un riferimento scientifico a livello mondiale sul tema degli effetti del mais transgenico in Messico.

Pat Mooney, ricercatore canadese, fondatore e direttore esecutivo del Gruppo ETC (Gruppo di Azione sull’Erosione, Tecnologia e Concentrazione), organizzazione internazionale della società civile con sedi in Canada, USA, Messico, Filippine e Nigeria. Autore e coautore di vari libri e pubblicazioni scientifiche, è stato più volte invitato a tenere relazioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È considerato un’autorità sui temi della governance mondiale, della concentrazione delle imprese, della proprietà intellettuale e dell’impatto delle nuove tecnologie. Ha ricevuto molti premi tra cui il “Right Livelihood Award”, o Premio Nobel Alternativo.

Paulo Yoshio Kageyama, ingegnere agronomo, dottore in genetica e miglioramento delle piante, titolare della Scuola Superiore di Agricoltura dell’Università di São Paulo. Ricercatore in genetica e biodiversità di ecosistemi tropicali e applicazione dell’agro-biodiversità in insediamenti rurali della Riforma Agraria. Ex-direttore del Programma Nazionale di Biodiversità del Ministero dell’Ambiente ed ex-membro della Commissione di biosicurezza in Brasile  (CTNBio). È punto di riferimento internazionale sul tema della biodiversità forestale.

Rubens Onofre Nodari, ingegnere agronomo, professore all’Università Federale di Santa Catarina (UFSC)/Brasile, con ampia esperienza nell’area della genetica vegetale, si occupa in particolare dei temi della differenziazione e conservazione genetica, fitomiglioramento e biosicurezza degli OGM. È coordinatore del gruppo di ricerca su biosicurezza e biodiversità della sua Università. In collaborazione con il Centro di Biosicurezza di Genok in Norvegia, ha sviluppato e diretto ricerche sui rischi biologici diretti e indiretti derivanti dall’introduzione di organismi geneticamente modificati nell’ambiente, ex-membro della Commissione di biosicurezza in Brasile (CTNBio).

Vandana Shiva, indiana, scienziata, ricercatrice e attivista, laureata in fisica e filosofia della scienza in Canada. Fondatrice e coordinatrice della Fondazione per la Ricerca Scientifica, Tecnologica e Ecologica, con sede in India, dal 1982 ha realizzato una grande quantità di attività di informazione e divulgazione con contadine e contadini sulla biodiversità, i semi, l’agricoltura ecologica e gli organismi geneticamente modificati, tra cui il programma Navdanya, per la conservazione e il recupero della agrobiodiversità e dei semi contadini. È autrice di numerose pubblicazioni e libri conosciuti a livello mondiale. Ha ricevuto moltissimi premi, tra cui, nel 1993, il Nobel alternativo e il Premio Global 500 del programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Wanderlei Pignati dottore in medicina, specialista in medicina del lavoro, salute pubblica e medicina ambientale, professore della Facoltà di Medicina dell’Università Federale del Mato Grosso/Brasile, professore del corso di specializzazione in Salute Pubblica dell’Istituto di Salute Pubblica del Mato Grosso e della Scuola Nazionale di Salute Pubblica  (FIOCRUZ/ ENSP). Conduce ricerche sull’impatto di agribusiness e veleni agricoli sulla salute e l’ambiente ed è membro di ABRASCO, Associazione Brasiliana di Salute Pubblica. I suoi lavori di ricerca sull’impatto dei veleni agricoli sugli esseri umani, sugli animali e sugli ecosistemi (in particolare in Mato Grosso, una delle maggiori aree di coltivazione industriale e di transgenici del Brasile) sono assai conosciuti.