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martedì 12 agosto 2014

11 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 11 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, ma anche Lei non scherza! Mi deve scusare se insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 11 - Secondo Lei, tutela di più la biodiversità un campo di mais Bt o quel milione di ettari sui quali gli agricoltori sono costretti ad irrorare insetticidi perché non li si lascia liberi di fare gli imprenditori e coltivare mais Bt?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 11 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la Sua domanda n. 11 è ancora una volta ripetitiva e tautologica ed in parte abbiamo già risposto quando, scusi la ripetizione, abbiamo risposto alla domanda n. 10. Non è vero che gli agricoltori sono “costretti” a fare i trattamenti insetticidi contro la piralide, poiché se fanno le corrette pratiche colturali (rotazioni con frumento, erba medica, soia, sorgo, pomodoro, colza, ecc.) non c’è bisogno di trattare contro la piralide, il danno è irrisorio ed è economicamente minore del costo del trattamento. Dalle sperimentazioni messe in atto da Veneto Agricoltura, si evince che non c’è una gran differenza tra “mais convenzionale trattato con insetticidi” e “testimone non trattato” e che spesso non conviene fare trattamenti insetticidi contro la piralide……..è più il costo dell’entrata;


Anche per quanto attiene alla tutela della biodiversità, Le faccio osservare che  tutela maggiormente la biodiversità un campo convenzionale di mais nel quale vengono praticate le corrette rotazioni agronomiche, rispetto ad una monocoltura di mais, soprattutto se OGM, poiché il mais OGM è il presupposto indispensabile per la monocoltura. Se poi questo campo con agricoltura convenzionale è anche biologico, la biodiversità è ancor più tutelata. A dirlo, non sono io, ma la Società Italiana di Ecologia. In particolare, in un suo documento si legge a proposito degli OGM e delle biotecnologie:

Biotecnologie: secondo taluni non si dovrebbero porre limitazioni alla ricerca biotecnologica che ha un ruolo fondamentale per alleviare i problemi dell'umanità.
Sotto il termine "biotecnologie" vengono in realtà indicati settori scientifici e tecnologici diversi: dallo sviluppo di nuovi farmaci (a volte, ma non sempre, basati sull'utilizzo dell'ingegneria genetica), alla clonazione di organi e organismi, all'introduzione di organismi geneticamente modificati per scopo agricolo o zootecnico. Ognuna di queste tecnologie pone problemi diversi dal punto di vista scientifico, etico e sociale e non si può quindi parlarne in maniera generica. Per quanto riguarda l'aspetto di maggiore impatto sull'ambiente, ovvero l'introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM), vogliamo osservare che, se è vero che gli effetti sulla salute umana dell'ingestione di cibo proveniente da OGM sono stati grandemente esagerati da alcuni movimenti ambientalisti, è anche vero che alcuni scienziati hanno grandemente esagerato i benefici che possono derivare dall'utilizzo degli OGM per combattere la fame nel mondo e ne hanno minimizzato i pericoli per il mantenimento dell'ambiente naturale di cui l'uomo è parte. Va infatti ricordato che attualmente il 70% dell'area coltivata ad OGM è destinata a specie modificate per resistere all'azione degli erbicidi. L'aumento di produzione agricola dovuto a questi OGM è minimo, se non inesistente, l'unico cosiddetto "vantaggio" essendo la possibilità di utilizzare indiscriminatamente grandi quantità di erbicida senza danneggiare la specie coltivata. Ma gli OGM possono anche costituire un pericolo per il funzionamento degli ecosistemi, poichè la loro introduzione è del tutto analoga al rilascio di specie esotiche, una pratica che ha portato nel recente e lontano passato a qualche beneficio, ma anche a molti danni, di natura sia biologica che economica. L'introduzione di OGM ha già contribuito in alcuni casi al declino di specie e razze naturali e, se effettuata su larga scala, può contribuire a una drastica diminuzione della biodiversità dei nostri ecosistemi. Vogliamo ricordare con forza che a medio e lungo termine la salute dei nostri figli e dei nostri nipoti dipende dal mantenimento del funzionamento degli attuali sistemi naturali che forniscono gratuitamente non solo cibo, legname, fibre tessili, medicinali, ma anche servizi fondamentali per la nostra sopravvivenza quali la purificazione naturale di aria e acqua, il riciclo dei sali nutritivi, la stabilità dei versanti montagnosi, la protezione delle coste dall'erosione.”


Della problematica relativa alla diminuzione della biodiversità, ne ha parlato anche il prof. Raffaele Testolin, Direttore del Dipartimento Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie Università di Udine,  che non è sicuramente un “anti OGM”, in quanto firmatario della “lettera degli scienziati con la richiesta per liberalizzare la sperimentazione OGM”.  Si tratta sicuramente di una analisi obiettiva, che mette in luce ancora una volta la necessità di fare ricerca prima di introdurre piante OGM nel nostro Paese.



Bellissimo anche questo intervento ad una conferenza su “OGM e biodiversità”


Gent. Sen. Cattaneo, come vede ha iniziato a studiare il problema OGM, a mio parere faceva meglio a continuare a studiare  la malattia di Huntington, però non ha studiato queste considerazioni della Società Italiana di Ecologia e del prof. Testolin, ma è stata solo una dimenticanza ……………… la capisco, con tutto quello che ha da fare!

Vede, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM consentiranno di migliorare la biodiversità del campo coltivato, ma, come ha potuto vedere, non è vero! Dia retta a me …… non si fidi!


 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi e, quindi, un miglioramento temporaneo della biodiversità, ma è altrettanto vero che nel lungo periodo con le piante OGM si verrebbero a determinare situazioni dannose per la biodiversità…………..non lo dico io, lo dice la Società Italiana di Ecologia, nonché illustri professori.

sabato 9 agosto 2014

10 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 10 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, ma insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 10 - È vero che la coltivazione del mais Ogm del tipo Bt evita i due (talvolta tre) trattamenti con insetticidi che in questi giorni inonderanno buona parte del milione di ettari (ossia fino a 200 tonnellate di insetticida) di campi di mais tradizionale, uccidendo oltre ai parassiti del mais anche lepri, fagiani o vertebrati e qualunque tipo di insetto, farfalle, coccinelle, cioè tutte le prede di passeri e rondini? È vero che l'Europa con i suoi paesi Ogm free ha raddoppiato l'uso di insetticidi nel decennio 2002-2012 passando da una spesa di 6 miliardi di dollari a 12, quando gli Stati Uniti - che coltivano Ogm - sono rimasti fermi a 9 miliardi di dollari?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 10 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  mi dispiace dissentire, ma la risposta alla domanda n. 10, purtroppo, è NO! Non è vero che per coltivare mais è obbligatorio fare 2 trattamenti insetticidi contro la piralide, ma è vero che, laddove si fanno le rotazioni, ovvero una corretta pratica agricola, che costa un po’ di più ma è amica dell’ambiente, non è necessario fare alcun trattamento contro questo insetto. Se, però, Lei si riferisce a specifiche aree della nostra penisola, dove sugli stessi campi viene coltivato mais da 20 anni, allora è vero che occorre fare trattamenti insetticidi, ma questa non è agricoltura, questa è industria!

E’ vero però, e Lei si è dimenticata di dirlo, che negli USA utilizzano il mais Bt e che la piralide matura una resistenza genetica alla tossina Bt prodotta dalla pianta OGM Bt, per cui gli agricoltori devono adottare la tecnica delle “Aree Rifugio”, una pratica inattuabile da noi a causa della piccolissima maglia poderale. Pensi a quando ci saranno individui di piralide con patrimoni genetici diversi, quanta fatica si dovrà fare per contrastarli (soprattutto gli agricoltori biologici ........ ma è vero che a Suo parere,  l'Agricoltura Biologica è costosa, non sostenibile e non salvifica)....... quanti insetticidi dovremo distribuire!

Ma il bello della Sua domanda, Gent. Sen. Cattaneo, viene quando parla della strage di lepri, fagiani e vertebrati, nonché passeri e rondini, causata dagli insetticidi. Mi scusi se lo dico, ma Lei ha fatto “allarmismo sociale”. Ma Lei crede veramente a quello che Le hanno fatto scrivere i suoi suggeritori. Crede veramente che ci sia la moria di animali vertebrati, quando si applica come insetticida il Bacillus thuringiensis (se così fosse avremmo sia le proteste degli ambientalisti, sia le manifestazioni di piazza dei cacciatori). Il Bacillus thuringiensis è un batterio sporigeno che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio sporula nell'ospite liberando tossine dette tossine Bt o più esattamente delta-endotossine, che danneggiano, molto specificamente, il tratto digerente delle larve di Ditteri come le zanzare o causando nelle larve dei Lepidotteri (la farfallina piralide) una malattia paralitica. Pensi che le tossine Bt sono estremamente specifiche ed interagiscono solo con l'intestino di determinate specie d'insetti. Pensi che questo insetticida è talmente specifico che viene utilizzato in apicoltura nella lotta biologica alla tarma della cera d'api……..e le api sopravvivono benissimo……. e le lepri, pertanto, se ne fanno un baffo dell'insetticida Bt!

Le motivazioni che hanno portato alla riduzione della fauna selvatica sono altre e sono legate a quella agricoltura industrializzata della quale gli OGM sono il principale presupposto (scomparsa dei prati permanenti, alimentazione del bestiame con mangimi a secco e non fresco, monocolture di mais, scomparsa delle aree umide, ecc.). Pertanto, Gent. neuroscienziata Cattaneo, se veramente ci tiene alle lepri, ai fagiani, ecc. dovrebbe battersi in Senato per una agricoltura più compatibile con l’ambiente, non certo per un'agricoltura che fa uso di OGM!

Sull’aumento della spesa per antiparassitari, mi sento di dire che il mais è una di quelle piante che meno utilizzano antiparassitari. La gran parte degli antiparassitari è utilizzata in frutticoltura e in viticoltura, dove nell’arco dell’annata può capitare di fare 30 trattamenti. In merito alla spesa totale che Lei ha riportato, che sarà sicuramente vera, occorre tener conto anche dei fenomeni inflattivi, per cui i prezzi aumentano di anno in anno. Dal 2002 al 2012 è probabile che un raddoppio dei prezzi abbia determinato un raddoppio della spesa e che la quantità distribuita sia rimasta la stessa. Pertanto, non imputerei tutto l’incremento della spesa all’aumento quantitativo degli antiparassitari distribuiti, occorrerebbe fare una specifica indagine, che in questo momento non ho tempo di fare, ma che farò. Anche in questo caso, però, alcune critiche andrebbero fatte al miglioramento genetico delle piante, che ha sempre messo in secondo piano gli aspetti relativi alla resistenza genetica delle piante alle malattie, premiando quasi esclusivamente gli aspetti quantitativi. Una volta accertata la produttività, il fatto che una pianta sia sensibile ad una malattia non è mai stato un problema ………… c’è sempre un antiparassitario che questo problema può risolvere.

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM consentiranno di eliminare i trattamenti con fitofarmaci. Questo non è vero, poiché gli insetti maturano una resistenza genetica e nuovi insetti resistenti vanno ad insediarsi laddove c’è da mangiare (vedi Diabrotica e Helicoverpa insetti fitofagi apparsi negli ultimi anni nei campi di mais Bt coltivati negli USA). Stessa cosa dicasi per i trattamenti diserbanti, poichè anche le erbe infestanti maturano una resistenza genetica al disseccante (ce n'è più di uno) utilizzato nelle piante OGM HT.



 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi, ma è altrettanto vero che sarebbe una riduzione limitata nel tempo, poiché la piralide matura una resistenza genetica, poiché altri insetti diventano fitofagi del mais ............ quella del mais Bt non è sicuramente una strategia di lungo periodo.

9 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….puntata 9 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
mi permetto ancora di dirle che in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc.

DOMANDA N. 9 - È vero che la resa del mais per ettaro italiana del 2013 è stata di 78,1 quintali e quella spagnola (ossia da mais Ogm) di 110,1 quintali per ettaro, e che, conseguentemente, se avessimo la stessa resa degli spagnoli potremmo acquistare da agricoltori italiani tra i 700 milioni ed un miliardo di euro di nostro mais, invece di arricchire le filiere agricole straniere?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 9 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la domanda n. 9, purtroppo, parte, ancora una volta, da presupposti sbagliati, poiché confronta la produzione media per ettaro italiana di mais, che è fatta anche di cultivar locali “non ibride F1”, con quella spagnola esclusivamente “OGM”, per dimostrare che con gli OGM si produce di più, ma le due situazioni produttive non sono confrontabili ............... è un confronto impossibile da accettare per chiunque conosca il settore agricolo. In particolare:

-         la produzione italiana di mais è attuata su tutto il territorio nazionale (collina e aree costiere comprese), per cui la scarsa produttività media per ettaro risente della bassa produttività delle aree di collina, che scarseggiano in tema di fertilità dei terreni e di disponibilità di acqua. Al contrario, la produzione spagnola è concentrata nelle Regioni di Aragona e Catalogna, con particolare riferimento alle province di Huesca, Zaragoza  e Lerida (in queste 3 province sono coltivati 90.000 ettari dei 130 mila totali in Spagna), dove sono presenti terreni di buona fertilità e dove c’è una buona disponibilità di acqua. Sono due cose completamente diverse;

-         il confronto poi non regge anche perché Lei confronta una coltivazione di mais convenzionale “non OGM”, quella attuata in Italia, che non sempre è trattata con insetticidi (in molte aree della nostra penisola si fanno le rotazioni, per cui non è economico fare un trattamento contro la piralide…..si sopporta una piccola perdita di produzione che, inevitabilmente va ad abbassare la produzione media per ettaro nazionale), con una coltivazione OGM Bt, che è tollerante agli insetti (per farle un esempio, è come se avesse confrontato una coltivazione di mais irrigata con una coltivazione "non irrigata" ..........  non ci voleva tanto a capire che quella irrigata produce di più). Per essere corretti, ma non c’è bisogno di essere scienziati per capirlo, avrebbe dovuto confrontare una coltivazione “OGM Bt”, con una coltivazione convenzionale trattata con insetticidi. A questo punto il confronto della produttività media per ettaro, pur nella consapevolezza che non era un confronto sperimentale fatto in un campo “completamente randomizzato” o “randomizzato a blocchi”, poteva essere accettabile;

-         per la Spagna ha preso esclusivamente i 130.000 ettari di mais Bt, contro 1.000.000 di ettari coltivati in Italia con mais convenzionale, per cui il confronto non regge. E’ ovvio che più si aumenta la quantità, più aumenta la probabilità che qualcosa non vada per il verso giusto e, quindi, diminuiscano le produzioni medie per ettaro. Per fare un esempio, un po’ esagerato, ma che rende l’idea, è come confrontare la produzione di pomodoro per metro quadrato del mio orto, con la produzione media per ettaro di pomodoro in Italia. Per fare un confronto maggiormente obiettivo avrebbe dovuto almeno prendere la media della produzione nazionale spagnola, attuata sui 450-500.000 ettari totali coltivati a mais;

-         la produzione media italiana è poi relativamente bassa, in quanto in Italia sono coltivate una miriade di produzioni tipiche (mais 8 file), caratterizzate da una scarsa produzione quantitativa (4-5 T/ha, contro 10-11 T/ha del mais ibrido), ma da una elevatissima produzione qualitativa, che, tra l’altro, sarebbe messa in crisi dalla coesistenza con mais OGM …… se vuole può leggere il lik seguente


-         poteva prendere come produttività media quella delle aziende agricole americane, ma non andava bene al suo scopo, poiché la produttività media nel 2013 è stata di 9,9 T/ha, abbastanza vicina a quella italiana; 

      - ultimo, non certo per importanza, Lei attribuisce l'eventuale incremento di produttività spagnola solo ed esclusivamente ad una "innovazione di prodotto", come può essere il mais Bt, trascurando, forse per dimenticanza, le "innovazioni di processo" (lavorazioni, concimazioni, irrigazioni, ecc.), che tanto hanno contribuito negli ultimi anni all'incremento delle produzioni medie per ettaro di tutte le coltivazioni. 

Gent. neuro scienziata Cattaneo, ci sono studi di Università americane che mettono in dubbio la maggior produttività media per ettaro delle piante OGM



A completamento delle informazioni precedenti Le vorrei far notare che “Fior fiore di genetisti agrari italiani favorevoli agli OGM”, non certamente i suoi consulenti, hanno affermato in più pubblicazioni che non è vero che le piante OGM producano di più delle piante isogeniche. A questo proposito Le riporto alcune loro affermazioni: 

-         “Le piante transgeniche attualmente commercializzate non alzano il tetto di produzione potenziale. A questo scopo, sarebbe necessario rimaneggiare la pianta ex novo, non limitandosi ad introdurre singoli geni ma modificando processi fisiologici che rappresentano il collo di bottiglia dell’aumento di produzione.” [prof. Gavazzi G., Università di Milano]. 

-         “(omissis) ….. è ancora da dimostrare la superiore potenzialità produttiva delle varietà GM rispetto alle varietà locali adattate in sistemi agricoli sfavoriti da condizioni climatiche …… o edafiche avverse. In questo caso il miglioramento genetico mediante la classica ibridazione intra e interspecifica seguita da selezione, ha sempre offerto e continuerà ad offrire risultati sorprendenti ed a costi relativamente bassi.” [prof. Scarascia Mugnozza G.T., Università di Viterbo].


Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM producono di più delle piante non OGM, ma questo non è vero! Noi, con i nostri territori di collina, non potremo mai avere una produzione media per ettaro di 110,1 quintali (tra l’altro i quintali non esistono più, sarebbe meglio parlare di tonnellate o di chilogrammi)……..magari! Pertanto, l'incremento produttivo da lei auspicato, che si otterrebbe dall'utilizzazione di piante OGM Bt (tra 700 milioni e 1 miliardo di euro), è frutto di pura illusione. Anzi la completa liberalizzazione degli OGM nel nostro Paese determinerà una maggior dipendenza dalle importazioni, in quanto il nostro Paese con le sue regole produttive, non potrà mai competere sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi di vendita sul mercato globale. 

 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che importiamo una buona parte, non tutti, dei mangimi che utilizziamo e che i nostri prodotti tipici sono ottenuti anche grazie a mangimi OGM, ma è anche vero che saremmo in grado di produrli senza utilizzare OGM, ma ci sono altre motivazioni che ci impediscono di farlo.

venerdì 8 agosto 2014

Coltivare mais in Georgia nonostante sia mais OGM non è una cosa così semplice. Un documento della University of Georgia

Una guida dell'Università della Georgia spiega agli agricoltori le principali tecniche di coltivazione del mais. Dal documento si evince che coltivare mais in Georgia, nonostante esso sia OGM, non è una cosa così semplice. Dalle lettura del documento riusciamo a capire che:

- c'è un problema di erbe infestanti che diventano resistenti;

- c'è un problema di semi volontari (ovvero di piante della coltivazione dell'annata precedente);

- c'è un problema di insetti resistenti;

- c'è un problema di insetti che diventano resistenti;

- si consiglia di fare le rotazioni, sia per cambiare i diserbanti, sia per contrastare la specializzazione degli insetti.

http://www.caes.uga.edu/commodities/fieldcrops/gagrains/documents/2013CompleteCornProductionGuideMP.pdf

giovedì 7 agosto 2014

Contro le piante OGM Bt gli insetti maturano una resistenza genetica

La semina diffusa di colture geneticamente modificate (OGM) che producono al loro interno tossine insetticide derivanti dal batterio Bacillus thuringiensis (Bt), determina  una forte pressione selettiva sulle popolazioni di parassiti, che evolve in una vera e propria resistenza genetica, dando così origine a progenie di insetti resistenti, molto difficili da controllare, sia per l’agricoltura convenzionale, sia, soprattutto, per l’agricoltura biologica. Tale evoluzione è facilitata dal fatto che i promotori che vengono utilizzati nella trasformazione sono di tipo “costitutivo” e non “inducibile”. Qual è la differenza? La differenza è dovuta al fatto che il promotore, come risaputo, funziona come un interruttore (quando è “acceso” il transgene produce la proteina, quando è “spento” non la produce). In particolare, il “promotore costitutivo” è un interruttore sempre acceso …….. il transgene produce continuamente la proteina insetticida a prescindere dal fatto che vi sia o meno un attacco dell’insetto fitofago.

A differenza dei “promotori costitutivi”, i “promotori inducibili” attivano la produzione della proteina insetticida solo nel caso in cui vi sia un attacco dell’insetto, per esempio in presenza della saliva dell’insetto. Inutile sottolineare che mentre il primo tipo di promotore determina una forte pressione selettiva nei confronti degli insetti fitofagi, per cui ben presto essi maturano una resistenza genetica alla proteina, al contrario i “promotori inducibili” non determinano forti pressioni selettive nei confronti degli insetti, per cui la resistenza genetica dell’insetto si determina in tempi molto più lunghi.   

       La diabrotica è un parassita molto dannoso per il mais e negli USA si cerca di proteggere le coltivazioni attraverso la semina di mais OGM Bt. Nel corso del 2009 e del 2010, sono stati identificati in Iowa campi coltivati a mais in cui la diabrotica del mais ha determinato gravi lesioni alle piante, nonostante esse producessero  la tossina Bt Cry3Bb1. Biotest successivi hanno rivelato che popolazioni di diabrotica hanno sviluppato una resistenza genetica nei confronti della tossina Cry3Bb1. 
Questi primi casi di resistenza della diabrotica del mais, evidenziano che nel lungo periodo l’introduzione di piante OGM Bt non serve a risolvere il problema degli insetti fitofagi, soprattutto nel caso in cui nella trasformazione siano stati utilizzati “promotori costitutivi”.


La previsione di questa evoluzione, ovvero la possibilità che col tempo gli insetti avrebbero messo in atto strategie di difesa, era stata fatta anche da alcuni scienziati italiani, veri scienziati, favorevoli all’introduzione degli OGM nel nostro Paese. In particolare, il prof. Scarascia Mugnozza in una sua pubblicazione ha affermato che:

Limitazioni all’impiego di resistenze genetiche derivano dalle continue modificazioni cui va incontro il patogeno che, come già riportato, sviluppando nuovi geni di virulenza, è in grado di superare rapidamente le resistenze presenti nell’ospite.”, Scarascia Mugnozza – Potenzialità del miglioramento genetico in piante ed animali – Accademia Nazionale di Agricoltura e CNR – Bologna, 2001

Anche il prof. Francesco Sala si è occupato di questa problematica e, molto obiettivamente, aveva posto il problema relativo all’utilizzazione di promotori costitutivi nella creazione di piante OGM. In una sua pubblicazione si può leggere che:
Le piante GM oggi coltivate hanno transgeni con promotori costitutivi. Per esempio è costitutivo il promotore 35S del mais Bt. Ciò permette di esprimere il gene con alta efficienza, ma questo a volte non è raccomandabile. Nel caso del mais Bt stesso, la produzione continua della tossina Bt potrebbe determinare la scomparsa dell’insetto bersaglio, con conseguenze per la biodiversità, oppure potrebbe favorire la selezione di insetti resistenti.”, Francesco Sala – Biotecnologie vegetali: tra rifiuto e accettazione, LE SCIENZE, n. 386, ottobre 2.000 

Pertanto, in conclusione, le piante OGM oggi disponibili per la coltivazione sono frutto di una tecnologia vecchia, una tecnologia ormai superata.

A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: “è giusto introdurre una tecnologia discutibile, frutto di una innovazione tecnologica ormai superata, che può avere degli effetti ambientali di una certa gravità?”

Cronistoria degli interventi della neuroscienziata Elena Cattaneo a favore degli OGM in agricoltura

Gli alimenti ottenuti da piante OGM, che molti scienziati vorrebbero farci mangiare, sono l’ultimo prodotto della globalizzazione dei mercati. Infatti, con motivazioni fisiocratiche, gli USA cercano in tutti i modi di esportare prodotti agricoli, ben sapendo che i loro costi di produzione interni sono decisamente superiori a quelli del mercato globalizzato. Ecco allora che si sono inventati gli OGM, un prodotto agricolo decisamente tecnologico, che si "autodifende" dagli attacchi degli insetti (piante che autoproducono una tossina velenosa per gli insetti), oppure necessita di limitate cure colturali (piante resistenti ai diserbanti), ma che non ha, purtroppo, ancora subito il vaglio di specifiche ricerche epidemiologiche volte a verificarne gli eventuali effetti negativi e, perché no, positivi che si potrebbero avere per la salute umana e per l’ambiente. Senza gli OGM gli USA, in relazione ai loro costi di produzione, non sarebbero competitivi sul mercato delle materie prime agricole e non esporterebbero né un granellino di soia, né, tantomeno, un granellino di mais. Pertanto, per gli agricoltori USA, quella degli OGM rappresenta l'unica strategia in grado di migliorare la loro competitività sul mercato mondiale ....... senza gli OGM non riuscirebbero a competere con altri Paesi che hanno costi dei fattori produttivi più bassi.

Nel nostro paese gli OGM si possono acquistare, per alimentazione umana diretta o per scopi mangimistici (devono essere etichettati) , ma non si possono coltivare. È una situazione che potremmo definire “kafkiana”, in quanto taluni imprenditori che pensano di poter ottenere dall’utilizzazione degli OGM un beneficio economico, non possono coltivarli e, nello stesso tempo, subiscono la concorrenza del prodotto proveniente  dall’estero ad un prezzo più basso, (gli OGM hanno un costo di produzione leggermente più basso della pianta ottenuta da semente convenzionale). Paradossalmente i nostri agricoltori non possono coltivarli, ma se li ritrovano come concorrenti sul mercato. Avversari che partecipano allo stesso gioco, ma utilizzano “regole diverse”, a loro più favorevoli.

Nel dibattito relativo alla possibilità di coltivare OGM nel nostro paese si è inserita anche la neuroscienziata, nonché senatrice a vita, Elena Cattaneo. Il suo è stato un inserimento a gamba tesa che ha portato solo considerazioni favorevoli alla coltivazione di questi prodotti e, grazie al suo ruolo, ha potuto utilizzare mezzi di comunicazione di altissima visibilità, come possono essere il “Corriere della sera” e “Il Sole 24 ore”. Possibile che gli OGM abbiano solo effetti positivi? Allora quelli che da 20 anni dicono di NO! agli OGM sono proprio così sprovveduti? 

Di seguito la cronistoria dei fatti:

- 9 aprile 2014, la neuro scienziata Elena Cattaneo, con lo storico corbellini, pubblica un articolo su “La Repubblica” dal titolo “Quelle mistificazioni sugli OGM”. Lo storico corbellini è sempre lui. Interessante è l’inizio dell’articolo, segno inequivocabile di una scarsa considerazione di chi la pensa in modo diverso da loro: “Un filo nero o rosso se qualcuno preferisce, intrecciato di irrazionalità, fanatismo, emotività, tecnofobia, antimodernismo, anti-industrialismo, populismo, etc., collega il caso Stamina, la propaganda politica che ha portato al recepimento restrittivo della legge sulla sperimentazione animale, le sentenze e le indagini sul presunto ruolo dei vaccini nell'eziologia dell'autismo e l'azione politica e legislativa contro la ricerca e la coltivazione di ogm.” Sono sicuramente toni astiosi, ingiuriosi, altezzosi, cattivi, che non si addicono a persone di scienza, che dovrebbero essere abituate a “mettersi in discussione” e a comprendere, se possibile, le ragioni degli altri, che non sono pochi (poco meno dell’80% dei cittadini italiani, secondo le ultime indagini demoscopiche). Possibile che gli studiosi italiani, e non solo italiani, che sono contrari agli OGM per la nostra agricoltura siano  tutti irrazionali, tecnofobici e antimodernisti?  

- 9 aprile 2014, nello stesso giorno Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, appartenenti all’area di LEGAMBIENTE, rispondono alla neuro scienziata con un articolo sull’”HUFFINGTONPOST”, dal titolo “Senatrice Cattaneo: “che ci azzecca” Stamina con gli OGM?

- 11 giugno 2014, Elena Cattaneo interviene con una lettera al direttore pubblicata in prima pagina sul “Corriere della Sera”, dal titolo “I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazione

- 11 giugno 2014, nello stesso giorno l’On. Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Agricoltura e Ministro dell’Ambiente, risponde alla Cattaneo con un articolo dal titolo “L’Italia deve essere BIO e OGM free

- 13 giugno 2014, l’On. Fiorello Cortiana di Green Italia-Verdi Europei, già vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, risponde alla Cattaneo con un articolo pubblicato da “EUROPA Quotidiano”, dal titolo “OGM, così rispondo a Elena Cattaneo

- 18 giugno 2014, Elena Cattaneo interviene con un’altra lettera al Direttore pubblicata sul “Corriere della Sera”, dal titolo “Liberarsi dai pregiudizi sugli Ogm. L’ecologia è scienza, non ideologia

- 18 giugno 2014, Legambiente risponde alla Cattaneo con un intervento dal titolo “La senatrice Cattaneo torna a difendere gli Ogm. Legambiente: «Ragioniamo sui dati di fatto»

- 19 giugno 2014, la Cattaneo risponde a Cortiana con un articolo su “EUROPA Quotidiano” dal titolo “Caro Cortiana basta allarmi sugli OGM

- 19 giugno 2014, interviene nel dibattito anche Roberto D’Agostino con un commento, come al solito, un po’ provocatorio “OGM for ever! La senatrice a vita Elena Cattaneo lancia la sua crociata personale pro OGM e scontenta tutti: il PD s’incazza, gli ambientalisti protestano e pure il Quirinale è infastidito!

- 25 giugno 2014, seconda risposta dell’On. Cortiana alla Cattaneo, con un articolo su “EUROPA Quotidiano” dal titolo “OGM, niente terrorismo ma decidere spetta alla politica

- 26 giugno 2014, seconda risposta della Sen. Cattaneo a Cortiana, con un articolo su “EUROPA Quotidiano” dal titolo “La scienza è d’accordo. Meno OGM più pesticidi

- 4 luglio 2014, scienziati e agricoltori favorevoli alla coltivazione di OGM dalle pagine de “La Stampa”sostengono la Cattaneo

- 6 luglio 2014, l’intancabile neuro scienziata, nonché senatrice a vita Elena Cattaneo, interviene ancora dalle pagine de “Il Sole 24 ore” sugli OGM, con un articolo dal titolo “La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM

- 9 luglio 2014, la Cattaneo dalle pagine de “il Sole 24 ore” con un articolo dal titolo “No al Medioevo sulla ricerca OGM”;

- 13 luglio 2014, il Ministro dell’Agricoltura Martina dalle pagine de “Il Sole 24 Ore”, interviene con un articola dal titolo “Italia oltre il duello pro-contro OGM

- 19 luglio 2014, la Cattaneo dalle pagine de “Il Sole 24 ore” pone 16 domande al Ministro dell’Agricoltura Martina con un articolo dal titolo “Le domande al ministro Martina. Elena Cattaneo chiede di chiarire la situazione degli OGM in Italia


Al di là della polemica “gli OGM fanno male alla salute umana” o “gli OGM fanno male all’ambiente”, vorrei far notare alla neuro scienziata Cattaneo che gli OGM applicati al settore agroalimentare sono qualcosa di diverso da ciò che avviene in un laboratorio di chimica. Gli OGM richiedono un approccio olistico al problema, che deve spaziare dagli aspetti scientifici a quelli ambientali, economici, politici, etici, ecc.

Per approfondire le nostre conoscenze sulla neuroscienziata

La neuro scienziata si è battuta anche contro la Legge sulla sperimentazione animale votata dal Parlamento italiano


Il Ministro Martina a proposito degli OGM in agricoltura. Ineccepibile!

Il Ministro Martina è intervenuto nel dibattito estivo sugli OGM, innescato dagli interventi bulimici della sen. Cattaneo. Una risposta corretta e ineccepibile sotto tutti i punti di vista. Anche se approvassimo la coltivazione della soia RR i nostri costi sarebbero decisamente superiori a quelli di Brasile e Argentina e le nostre importazioni non calerebbero di un grammo.

http://www.confagricolturapadova.it/wp-content/uploads/2014/07/Maurizio-Martina_Sole24ore_13-luglio2014.pdf