Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta agricoltura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta agricoltura. Mostra tutti i post

giovedì 28 maggio 2015

Piante OGM - Rischi per l’uomo e per gli animali che si alimentano con prodotti di OGM



prof. Raffaele Testolin, Direttore del Dipartimento Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie Università di Udine


“4.1 Rischi per l’uomo e per gli animali che si alimentano con prodotti di OGM



I costrutti utilizzati per il trasferimento di geni a piante, contengono – come abbiamo visto – una copia di un gene che permette la selezione dei trasformati. Molti costrutti contengono come gene marker per la selezione dei trasformati un gene che conferisce resistenza alla kanamicina. Questo gene di origine batterica, noto anche come nptII (neomicina fosfotransferasi II), è ovviamente presente in tutte le cellule di una pianta transgenica.
La paura che il gene nptII possa essere tossico per l’uomo e gli animali sembra infondata, ma esistono un paio di altre questioni che non hanno ancora ricevuto risposta. La prima riguarda la possibilità che il gene nptII possa essere passato ai batteri dell’intestino umano, rendendoli resistenti alla kanamicina e ad altri antibiotici. La seconda riguarda la possibilità che il gene venga trasferito ad altri organismi e quindi rilasciato nell’ambiente con rischi per l’ecosistema.
Nessuna delle questioni ha per ora ricevuto risposta. Sappiamo che i processi digestivi dovrebbero distruggere qualsiasi sequenza codificante prima che questa raggiunga la flora batterica dell’intestino (guai se non fosse così!). Sappiamo anche che un gene che evitasse la distruzione nello stomaco avrebbe comunque poche possibilità di essere trasferito ad un batterio nell’intestino umano. Tuttavia il rischio non è nullo. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la possibilità che batteri GM utilizzati come colture starter in formaggi o yoghurt possano trasferire questi geni a specie di batteri relativamente prossime (es. batteri lattici) presenti nell’intestino. Per questo pericolo, le legislazioni dei vari paesi – per quanto è noto – stabiliscono che organismi GM prodotti per alimenti da consumare a crudo non debbano contenere geni di resistenza agli antibiotici.
Per quanto riguarda il pericolo di trasferimento all’ambiente, sappiamo che il gene di resistenza alla kanamicina è piuttosto diffuso in natura e tuttavia un evento imprevisto che possa in qualche maniera causare un danno all’ambiente non può essere escluso a priori.
La presenza di questi rischi è tanto vera che i ricercatori, su sollecitazione delle imprese, si sono preoccupati di mettere a punto una nuova cassetta di espressione contenente un secondo gene (il gene Cre), in grado, una volta avvenuta la trasformazione, di excidere il gene nptII dalla pianta (Brown 1995).
Poiché il gene Cre viene caricato su un vettore diverso da quello preparato con il gene di interesse assieme al gene nptII, i due costrutti verrebbero trasferiti in zone diverse del genoma e segregherebbero alla prima generazione, permettendo così di selezionare piante contenenti il gene di interesse ma non il gene Cre. Il gene nptII non dovrebbe essere presente perché già eliminato da Cre.
Un secondo approccio è stato quello di usare geni marker/eporter diversi dai geni di resistenza ad antibiotici. Tra i nuovi geni un largo spazio hanno trovato alcuni geni di resistenza ad erbicidi, ma sono stati sperimentati anche geni che conferiscono tolleranza a metalli, metodi di complementazione vari, geni che demoliscono zuccheri artificiali come per esempio il lattosaccarosio ecc. (Yoder e Goldsbrough 1994; Gressel 1999). Per questi restano i rischi di diffusione nell’ambiente che vedremo nel prossimo paragrafo.
Per quanto riguarda la tossicità dei prodotti di origine transgenica, la legislazione, data la difficoltà di sviluppare test tossicologici appropriati, ha introdotto il concetto di valutazione della “sostanziale equivalenza” tra il prodotto transgenico e quello non transgenico di analoga origine. Dal punto di vista puramente scientifico, la tossicità di costrutti transgenici è considerata in generale poco verosimile, anche se non può essere esclusa in linea di principio.”

lunedì 13 aprile 2015

Appunto n. 1 per la Carta di Milano Expo - L'agricoltura deve essere completamente svincolata dal settore industriale e da quello del commercio

E’ sicuramente fuor di dubbio che con il miglioramento delle condizioni di vita della nostra Società, in situazioni di abbondanza produttiva e dei consumi, la questione della sostenibilità sociale di ogni nostra attività è divenuta sempre più importante. Così, sempre più spesso, e relativamente agli argomenti più disparati, anche le strategie produttive, commerciali, scientifiche, tecnologiche e quant’altro, che riguardano la Gastronomia devono sottostare a “valutazioni di tipo sociale/ambientale” prima di essere adottate. Questo significa che l’Agricoltura e l’Agricoltore non possono accettare passivamente ciò che l’industria o la distribuzione decidono per loro, poiché industria e distribuzione, che molto spesso operano in regime di oligopolio se non addirittura di monopolio, hanno spesso interessi diversi e contrastanti da quelli dell’Agricoltura e dell’Agricoltore (essi devono rispondere agli azionisti e non tanto ai singoli fruitori del cibo). In particolare,  il settore agricolo è forse l’unico settore economico che dipende quasi completamente da altri settori economici per la buona riuscita della sua attività. Così, nella realtà, il reddito agricolo è fortemente condizionato dall’industria, che fornisce all’agricoltore le sementi, i concimi, i fitofarmaci, le macchine, ecc.  Analogamente, il reddito agricolo è condizionato dal settore terziario, che decide le caratteristiche che deve avere il prodotto agricolo, nonché le modalità di produzione e di condizionamento. Nel tempo si è creata una vera e propria dipendenza dell’Agricoltura nei confronti dell’industria e del commercio. Dipendenza che ha reso l’agricoltore una sorta di “manovale” dell’industria e del commercio, poiché egli non decide più nulla e non ricava quasi più nulla dalla sua attività, poiché costi e prezzi dei suoi prodotti sono decisi dal mercato, nella fattispecie dal settore industriale e da quello commerciale. Nel tempo l’industria, anche con strategie discutibili, ha creato una sorta di dipendenza dell’Agricoltura nei suoi confronti. Così, per esempio,  questa dipendenza si è concretizzata attraverso un  miglioramento genetico gradito al settore commerciale e supportato dalla chimica (cultivar di frutta innovative, a volte selezionate in base al colore, sensibili a determinate malattie, che possono essere controllate con la chimica). E’ ovvio che in una situazione di questo tipo l’Agricoltura è perdente, in quanto l’industria, una volta creata la dipendenza, tenderà ad aumentare il prezzo dei fattori produttivi sino ad un livello prossimo al margine che essi sono in grado di fornire, mentre il commercio tenderà a creare una situazione di mercato in cui detiene un forte potere contrattuale (marchi e brevetti), che gli consente di avere un grande potere contrattuale e di spuntare i prezzi migliori, ovvero quelli più bassi, adducendo, a volte, motivazioni discutibili (scarsa pezzatura, scarsa colorazione, contenuto di inquinanti vari, ecc.).

Nella Gastronomia 2.0 l’Agricoltore deve riappropriarsi della sua attività produttiva, e del reddito che questa attività è in grado di fornire, e lo potrà fare solo se sarà in grado di svincolarsi, da solo o in forma societaria, da questo “abbraccio mortale” nei confronti dell’industria e del commercio. Svincolarsi significa operare autonomamente sia nel reperimento dei fattori produttivi, sia nella vendita dei prodotti avviati sul mercato. Anche la Società potrebbe beneficiare di questa evoluzione, poiché l’azienda agricola è l’ultimo tassello mancante all’industria per ottenere il completo controllo sul mercato del cibo. In una situazione in cui l’agricoltore è pienamente responsabile del cibo, vi sarebbe un “filo diretto” tra produttore e consumatore, con una sorta di feedback continuo, mediante il quale il consumatore attraverso le sue scelte comunica le sue esigenze ed il produttore cerca di assecondarle.  In una situazione di questo tipo l’Agricoltura deve porre un controllo anche sulla ricerca in Agricoltura, poiché non è sostenibile una strategia di sviluppo in cui un settore produttivo è condizionato dalle scelte tecnologico/produttive operate da altri settori, che possono avere interessi contrastanti o, addirittura, che possono avere comportamenti in grado di soggiogarlo. Vi dovrà essere una condivisione e una diffusione dei saperi da parte degli Agricoltori, con un unico obiettivo comune “fornire cibo in quantità e qualità adeguata, nel rispetto dell’ambiente”.

domenica 19 ottobre 2014

Negli USA la Diabrotica del mais ha maturato resistenza genetica alla tossina prodotta dal mais Bt

Coltivazioni OGM per produrre tossine insetticide derivate dal batterio Bacillus thuringiensis (Bt) sono piantati su milioni di ettari l'anno, riducendo l'uso di insetticidi convenzionali e sopprimendo parassiti. Tuttavia, l'evoluzione della resistenza degli insetti potrebbe ridurre questi benefici. Un parassita primario del mais Bt negli Stati Uniti è la diabrotica del mais, Diabrotica virgifera (Coleoptera: Chrysomelidae).

Si segnala che i campi individuati dagli agricoltori come aventi gravi lesioni da diabrotica del mais Bt contenevano popolazioni di diabrotica del mais che mostravano la sopravvivenza significativamente più alta. Le interviste con gli agricoltori hanno indicato che il mais Cry3Bb1 era stato coltivato in quei campi per almeno tre anni consecutivi. C'era una correlazione positiva significativa tra il numero di anni Cry3Bb1 granoturco era stato coltivato in un campo e la sopravvivenza delle popolazioni alla diabrotica su mais Cry3Bb1 nei biotest.

Questo è il primo rapporto di resistenza di campo-evoluto per una tossina Bt dalla diabrotica del mais e da qualsiasi specie di Coleotteri. Piantagione insufficiente di rifugi e di successione non recessiva della resistenza può aver contribuito alla costituzione della resistenza. Questi risultati suggeriscono che i miglioramenti nella gestione della resistenza e un approccio più integrato per l'utilizzo di colture Bt possono essere necessari per evitare la comparsa di soggetti di diabrotica resistenti.

http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0022629o

venerdì 26 settembre 2014

Coesistenza impossibile - Mais non autorizzato respinto dalla Cina. Un gran pasticcio!

La notizia è interessante per tutti quelli che affermano che col mais, che non ha parentali selvatiche nel nostro Paese, la coesistenza con altre tipologie di coltivazioni di mais (biologico, 8 file, ecc.) è possibile. Secondo queste persone sarebbero sufficienti pochi metri di "distanza di sicurezza" per evitare la commistione. Potrebbe anche essere vero, ma vediamo che cosa è successo sul mercato.

Pochi giorni fa è uscito un articolo sul quotidiano tedesco Agrarheute nel quale si dà notizia del risarcimento dei danni chiesto dalla società americana Cargill alla svizzera Syngenta, per aver venduto agli agricoltori americani la varietà di mais geneticamente modificato Agrisure Viptera, anche nota come MIR 162, non autorizzata dalla Cina. La Cina ha infatti respinto due spedizioni di più di un milione di tonnellate di mais provenienti dalla Louisiana proprio perché contaminato con il MIR 162. Cargill ha chiesto il risarcimento “per danni significativi” presunti in 90 milioni di dollari, per avere la società svizzera agito irresponsabilmente.

http://www.agrarheute.com/cargill-verklagt-syngenta-wegen-genmais-mir-162




lunedì 18 agosto 2014

Quando ad essere contro gli OGM è il Preside della Facoltà di Economia di Trento

A Vallarsa, piccolo comune trentino vicino a Rovereto, da marzo scorso è stato approvato un regolamento comunale, che prevede che le aziende agricole che non adottano metodi biologici, debbano dimostrare di non utilizzare prodotti dannosi per l’ambiente. Una misura di portata storica, che inverte l’onere della prova: secondo la normativa europea/nazionale, infatti, le aziende biologiche, che attuano pratiche agricole più sostenibili, devono certificarsi – con conseguenti costi aggiuntivi – mentre le fattorie convenzionali possono usare qualunque tipo di prodotto inquinante, senza alcuna richiesta di trasparenza nei confronti della collettività.


A Vallarsa il sindaco Geremia Gios, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Trento, ha invertito la rotta, con un regolamento che detta regole precise per le attività agricole e zootecniche. L’agricoltore convenzionale deve certificare le sostanze che utilizza, in quali quantità e con quali modalità, garantendone l’assenza di diffusione al di fuori dei propri terreni. Certificazione non significa, si badi bene, autocertificazione: come si legge nel regolamento comunale, i prodotti chimici usati dovranno essere certificati “da organismi scientifici e/o tecnici di livello nazionale o internazionale”, oppure dovranno essere “conformi alle disposizioni e modalità esecutive indicate da Enti pubblici sovracomunali e/o organismi tecnici di comprovata esperienza sulla base di indicazioni di organismi scientifici di adeguato livello”. In mancanza di una certificazione, l’agricoltore dovrà sottoscrivere una fideiussione “a favore del Comune di Vallarsa, quale garante di tutta la popolazione e delle generazioni future” o un’assicurazione per il rischio di eventuali danni a terzi che potrebbero derivare dall’immissione nell’ambiente di sostanze tossiche che lui stesso utilizza. In particolare, quest’ultima dovrà essere una “polizza assicurativa per responsabilità civile dell’assicurato per il risarcimento di spese e danni cagionati a terzi in conseguenza dell’inquinamento causato dall’attività di coltivazione e/o allevamento dichiarata e svolta nello stabilimento. La polizza assicurativa deve coprire un periodo di almeno dieci anni a partire dall’anno in cui avviene la coltivazione o l’allevamento per le coltivazioni standard e venti anni per coltivazioni ed allevamenti con utilizzo di OGM”. Una commissione comunale controlla quanto dichiarato dalle aziende e in caso di inadempienza scatta la sanzione amministrativa di 152 euro al mese per ogni ettaro”.

http://www.greenews.info/rubriche/geremia-gios-e-linversione-dellonere-della-prova-dimostrami-che-non-inquini-20140730/

giovedì 14 agosto 2014

Nessun consenso scientifico sulla sicurezza degli OGM

Da parte di alcuni scienziati, non c'è alcun consenso scientifico sul fatto che le piante e gli alimenti OGM non abbiano alcun effetto sulla salute umana e sull'ambiente. In particolare, vengono criticate le modalità attraverso le quali Organismi indipendenti di carattere pubblico giudicano positivamente le piante OGM sulla base delle ricerche condotte dalle stesse ditte private che le hanno brevettate. Ancora molto c'è da fare!

http://www.ensser.org/increasing-public-information/no-scientific-consensus-on-gmo-safety/

http://www.greenews.info/pratiche/ogm-buiatti-dire-che-sono-sicuri-non-e-scontato-valutazioni-per-immetterli-sul-mercato-non-imparziali-20140806/

16 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 16 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
non pensavo di farcela, ma siamo alla fine. Come al solito mi dispiace del fatto che utilizzi toni da inquisitore, ma pazienza. Insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 16 - Le propongo infine un'analogia, certo un po' forzata, ma per dare l'idea. Essendo ministro di un Governo di centro-sinistra, non ritiene inappropriato occuparsi solo di quel 2% della popolazione che può vestirsi in cashmere (e nutrirsi del costoso, non sostenibile e non salvifico “biologico”), disinteressandosi del fatto che il resto dei cittadini abbia almeno della lana a disposizione?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 16 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  provi a “girare” la Sua domanda in un altro modo, ovvero, “vuole con gli OGM creare una sorta di proletariato alimentare, per cui i ricchi continueranno a mangiare un prodotto sicuro da un punto di vista nutrizionale (alimento biologico), mentre i poveri, pur in presenza di rischi alimentari/nutrizionali, saranno costretti a mangiare OGM, solo perché gli alimenti OGM avranno un prezzo inferiore?” Del resto questa è una strategia già applicata dai sostenitori del Capitalismo ……. In assenza di un aumento dei salari, una diminuzione del prezzo degli alimenti (quali alimenti? gli OGM?) può determinare un aumento del reddito reale dei lavoratori (se lo faccia spiegare dal Suo amico corbellini). Pertanto gli OGM potrebbero essere visti come uno strumento nelle mani dei capitalisti, per nutrire la forza lavoro senza aumentare i salari,   mantenendo così inalterati i loro profitti e l'accumulazione di capitale. Come vede, gli OGM non sono certo uno strumento idoneo a politiche di sinistra, come Lei vorrebbe far apparire …….  Anzi, fanno parte di quegli  strumenti economici che determinano un aumento del reddito da capitale a scapito del reddito da manodopera ……….. una strategia da sempre applicata dai movimenti che preferiscono il capitale alla manodopera.

Personalmente, sarei per applicare il “Principio di precauzione” anche per le piante ottenute per mutazione indotta, così come per gli OGM, poiché l’introduzione di nuovi geni determina degli effetti metabolici nella pianta che vanno a modificare le caratteristiche alimentari del cibo ottenuto. Purtroppo, questo elemento non è mai apparso dalle Sue domande, poiché al contrario di quanto affermano taluni sostenitori degli OGM, le caratteristiche nutrizionali delle piante OGM cambiano rispetto a quelle convenzionali. Per esempio ci sono specifiche ricerche che ci dicono che il “mais Bt” ha un maggior contenuto di lignina, mentre altre ricerche ci dicono che il “pomodoro arricchito di vitamina A”, ha un minor contenuto di licopene. In particolare, specificamente  per gli OGM, il prof. Dulbecco in una intervista a “La Repubblica”  ci fa notare che:

L’eliminazione di geni, uno per volta, è già stata ottenuta in organismi unicellulari mostrando che un certo numero di geni può essere eliminato anche dagli organismi più semplici, permettendone egualmente la sopravvivenza. Alcuni dei risultati ottenuti in esperimenti di questo genere hanno una particolare importanza per il nuovo progetto Venter-Smith. In un esperimento, per esempio, si è aggiunto, anziché eliminarlo, un gene ad un’alga unicellulare.
L’alga originaria era fotosintetica, cioè otteneva energia dalla luce solare, e l’usava per produrre gli zuccheri che sono necessari per la sua esistenza; dopo l’introduzione del nuovo gene, perse l’attività fotosintetica e cominciò ad usare gli zuccheri presenti nell’ambiente, anziché fabbricarli dentro di sé. Perciò il nuovo gene causò una profonda perturbazione dell’operazione di altri geni. Questo effetto non è sorprendente. Ci sono molti esempi che dimostrano una connessione tra le funzioni di geni apparentemente indipendenti. Per esempio, coi metodi oggi a disposizione è possibile determinare il grado di attività di tutti i geni in una cellula; ed è stato dimostrato che introducendo un nuovo gene in una cellula, la funzione di un gran numero di altri geni viene alterata. Eliminare un gene avrà, presumibilmente, conseguenze simili. Ciò è molto importante per il nuovo progetto: non è sufficiente introdurre un gene nell’organismo per determinarne l’effetto, che invece dipende da quali altri geni sono già presenti. Perciò bisognerà determinare l’effetto di un gene su organismi contenenti diversi gruppi di geni, il che complicherà le cose.
È chiaro perciò che l’esperimento proposto, apparentemente abbastanza semplice, incontra grandi difficoltà nell’applicazione a organismi viventi. Bisogna pensare che gli organismi oggi esistenti sono il risultato di una evoluzione che è durata milioni di anni, durante la quale tutti questi problemi, ed altri ancora, sono stati incontrati e risolti con molti tentativi. Oggi è possibile imitare l’evoluzione nel laboratorio, usando organismi molti semplici, ma è sempre un problema serio.
Si parla molto dei possibili pericoli degli esperimenti. Certo, questa è una grande incognita. Vengono prese alcune precauzioni, che sembrano molto valide, ma che si basano sulle nostre attuali conoscenze; sarà così anche con le novità che possono derivare dall’esperimento? Nessuno lo sa. Nel passato, ci sono stati molti casi in cui i risultati sono andati oltre le aspettative. L’importante sarà essere molto cauti durante lo svolgimento del lavoro, considerare ogni risultato imprevisto come un pericolo, e valutarlo in modo appropriato.”


Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che vietare gli OGM sia una politica di destra. Ma, purtroppo, non è né di destra, né di sinistra, ma è una scelta dettata dal buon senso. Quello che non capisco è "perchè per sponsorizzare gli OGM bisogna sempre parlar male dell'Agricoltura Biologica?" Lasciamo poi stare il 2% (si riferisce al fatturato del biologico in Italia e non al numero degli acquirenti), che è un'aliquota sbagliata, in quanto i consumatori di alimenti biologici sono numericamente molti di più del 2%, poichè molto spesso solo una parte della loro alimentazione è biologica (io, per esempio acquisto solo latte, pasta, burro, uova e pomodoro biologici). Ma Lei ha mai visitato un’azienda agricola biologica? Ma si rende conto delle fatiche e dei rischi che deve affrontare un agricoltore biologico, che deve attuare una coltivazione in pieno campo senza utilizzare fitofarmaci di sintesi per non inquinare l'ambiente? Senza utilizzare fitofarmaci sistemici? Senza utilizzare concimi chimici? Un agricoltore che attraverso siepi a piante arboree cerca di mantenere una certa biodiversità. Un agricoltore che sperimenta sulla sua pelle tecniche produttive a basso impatto ambientale, che, se funzionano, vengono adottate anche dall’agricoltura convenzionale (trappole sessuali, confusione sessuale, Bacillus thuringiensis, ecc.)? Personalmente ritengo che la nostra Società dovrebbe dare a questi agricoltori un premio! 


 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. Occorre avere una visione olistica del problema e non soffermarsi, anche superficialmente, sugli effetti di breve periodo. Le consiglierei, se ritiene opportuno intervenire ancora sull’argomento, di continuare a studiare la problematica degli OGM in agricoltura, perché la materia non è così semplice come molto spesso si pensa. Se lo ritiene opportuno, in futuro potrò rispondere ad altre Sue gentili domande.

15 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 15 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, Lei, però, utilizza dei toni da inquisitore. Insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 15 - Lei sostiene che l'Italia investe 700 milioni di euro per innovazione e ricerca agroalimentare. Può elencarmi le voci dei progetti che Le consentono di asserire che questa cifra è attendibile? Non vorrei che chi le ha fornito l'informazione si sia confuso con il costo degli stipendi di intere generazioni di scienziati (includendo anche i forestali calabresi?), colleghi a cui viene di fatto impedito di lavorare e innovare. Lei fa bene a pensare alla ricerca in Genomica che oggi è all'avanguardia, ma darà (forse) il suo ritorno applicativo tra almeno 10 o 15 anni. Oggi Lei sta pagando gli errori di chi l'ha preceduta e non ha investito in ricerca. Lei oggi deve confrontarsi con i milioni di tonnellate di Ogm che importiamo e con 14 anni di divieti agli Ogm che ci hanno messo in ginocchio e con una bilancia agroalimentare in rosso per 4-6 miliardi di euro l'anno. Vuole affrontare questo deficit, o deviare e parlare d'altro e restare in rosso per altri 15 anni?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 15 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  anche la domanda n. 15 è composta di 3 domande e, purtroppo, è “farcita” di informazioni che solo Lei possiede…..o, forse, così come per la domanda n. 14, sono esclusivamente opinioni Sue personali, alle quali è difficile portare elementi di conoscenza.

In tema di OGM, così come del resto per altri ambiti scientifici di “frontiera”, siamo tutti d’accordo sul fatto che la ricerca non può essere fermata. Questo non significa, però, che essa possa essere effettuata liberamente, senza alcuna regola e senza adottare il “Principio di precauzione”. Soprattutto nel caso di ricerche che presentano, anche solo potenzialmente, effetti negativi per lo sviluppo sostenibile della nostra società e soprattutto nel caso in cui questi effetti siano irreversibili ed incontrollabili, così come per le piante OGM, occorre adottare regole che impediscano che questi eventi possano verificarsi.

Nel caso degli OGM, che presentano transgeni nucleari che possono originare inquinamento genetico, e soprattutto nella loro sperimentazione in campo aperto, occorre notevole “precauzione", poiché l’inquinamento genetico è per sua natura qualcosa di incontrollabile; una volta che determinati individui che hanno autonoma capacità di replicarsi sono stati immessi nell’ambiente, sarà molto difficile eliminarli. Pensi, per esempio, ad una sperimentazione in campo aperto con “colza RR”, che nel nostro Paese ha parentali selvatiche con le quali incrociarsi (per esempio senape selvatica). Cosa accadrebbe se il transgene dalla colza RR migrasse nella senape selvatica e da questa, in modo incontrollato, si diffondesse nell’ambiente? Esempi in questo senso sono rappresentati per il momento da alcuni animali, sicuramente dannosi per la nostra agricoltura e per il nostro benessere, regalo della globalizzazione dei mercati, che si sono diffusi nel nostro Paese, originando situazioni dannose per gli equilibri ecologici ambientali di alcuni territori (infantria, nutrie, scoiattoli, gamberi, pesce siluro, ecc.).

Anche le nuove piante transgeniche potrebbero dar luogo ad un inquinamento genetico di questo tipo, con un'aggravante però; mentre per gli animali sarebbe sostanzialmente semplice, anche se oneroso e cruento, risolvere il problema una volta accertato che essi sono dannosi per la salute dell’uomo e per l’ambiente, per le piante transgeniche, trattandosi di piante fenotipicamente identiche a quelle naturali, la risoluzione del problema sarebbe notevolmente più difficoltosa e dispendiosa, se non impossibile.

         In questo contesto appare necessario adottare il “principio di precauzione” e verificare preventivamente, attraverso lo sviluppo di specifiche ricerche, gli effetti che gli OGM possono determinare, con particolare riferimento agli elementi di sicurezza, di sostenibilità e di economicità per l’agricoltura del nostro Paese.
Da un punto di vista della sicurezza, è necessario che le produzioni transgeniche non si collochino ad un livello inferiore rispetto a quelle convenzionali in termini di salubrità, tracciabilità, qualità ed economicità.

Per quanto attiene alla salubrità, occorrerà dapprima chiarire gli effetti degli organismi transgenici sulla salute umana, sia da un punto di vista delle malattie che essi possono eventualmente indurre, sia da un punto di vista delle loro caratteristiche nutrizionali. Molti scienziati, infatti, concordano sul fatto che l’inserimento del transgene e la produzione della relativa proteina potrebbero dare origine a fenomeni di tipo allergico. Occorrerà, inoltre, verificare se risponde al vero l’eventualità che i batteri patogeni possano acquisire il marcatore che conferisce resistenza all’antibiotico utilizzato per selezionare le cellule che hanno ricevuto il transgene. Più in generale, occorrerà valutare attentamente tutte le interazioni che possono dare origine a fenomeni dannosi per la salute, sia nel caso di elevati livelli di singole somministrazioni, sia nel caso, più realistico per le sostanze alimentari, di basse somministrazioni che si protraggono nel tempo.

Un altro pericolo reale, soprattutto in relazione al fatto che la tecnologia necessaria per ottenere piante transgeniche è piuttosto semplice e alla portata di piccoli laboratori, potrebbe essere costituito dalla possibilità che piante transgeniche siano prodotte e commercializzate all’insaputa degli organismi  di controllo. Pertanto, occorrerà essere in grado di distinguerle nettamente da quelle “normali”, anche nel caso in cui non siano conosciuti i transgeni, i marcatori e i promotori. In questo ambito le ricerche potranno essere rivolte alla definizione di metodi di identificazione delle produzioni transgeniche.

Nell’ambito delle problematiche relative alla sicurezza per il consumatore, un ruolo di rilievo possono avere anche le ricerche tese ad evidenziare le caratteristiche organolettiche degli alimenti transgenici, che non devono essere diverse da quelle che caratterizzano le produzioni convenzionali. Soprattutto per il nostro Paese, nel quale le produzioni tipiche di qualità assumono un ruolo decisamente importante, questo elemento dovrà essere verificato attentamente prima di indirizzare la produzione agricola verso questa strada.

Da un punto di vista qualitativo, in relazione al fatto che attualmente siamo alle prime applicazioni di questa tecnologia, ci si può chiedere: che cosa accadrà quando nella stessa pianta saranno introdotti più transgeni (uno che conferisce resistenza ad un erbicida, un altro che conferisce resistenza agli insetti, uno che conferisce resistenza ai virus, un altro che conferisce resistenza alle batteriosi, un altro che conferisce resistenza alle micosi, un altro ancora che conferirà alla pianta resistenza al freddo o al caldo, alla siccità, ecc.)? Ci troveremo di fronte alla stessa pianta, con le stesse caratteristiche nutrizionali originarie, oppure sarà qualcosa di diverso? Ecco che la ricerca potrebbe verificare gli effetti e le interazioni sul prodotto finale conseguenti alla contemporanea presenza di più transgeni nello stesso organismo.

Per quanto attiene alla sostenibilità degli OGM, occorrerà preliminarmente considerare che il nostro Paese è caratterizzato dalla presenza di un gran numero di prodotti tipici, frutto di una continua selezione naturale e di un continuo affinamento delle tecniche di trasformazione, che rappresentano un vanto per la nostra agricoltura e per la nostra industria agro-alimentare. Le ricerche in questo ambito si rendono necessarie al fine di:

- impedire che entrino nel Paese organismi non voluti, che potrebbero determinare una variazione permanente delle caratteristiche qualitative delle nostre produzioni tipiche  (IGP, DOP, DOC, biologiche, ecc.). Per esempio, sarà necessario verificare se il “Parmigiano Reggiano”, ma così anche per le altre produzioni, mantiene le medesime caratteristiche organolettiche anche nel caso in cui per la sua produzione sia utilizzato latte proveniente da vacche alimentate con mangimi di origine transgenica (stessa cosa dicasi per il “Prosciutto di Parma” e per le altre produzioni tipiche);

- impedire che determinate scelte possano mettere in crisi la competitività della nostra agricoltura, soprattutto quella attuata nelle aree marginali, che, come è risaputo, svolge anche altre importanti funzioni che non sono esclusivamente legate alla produzione di derrate alimentari (paesaggio, assetto idrogeologico, tutela della flora e della fauna, ecc.);

- verificare gli effetti ambientali reali e potenziali degli organismi transgenici (impatti diretti e indiretti, effetti sulla flora, effetti sulla fauna,  effetti sul terreno, effetti sugli ecosistemi, effetti economici, ecc.), al fine di fornire una risposta univoca a quelli che attualmente sono i principali dubbi che caratterizzano l’applicazione di questa tecnologia.

In particolare, occorrerà verificare se risponde al vero che:

-         possano esserci delle interazioni tra le piante transgeniche e le loro parentali selvatiche, con la possibilità di trasferimento a queste ultime del transgene per la resistenza ai diserbanti, con conseguente creazione di “superinfestanti” resistenti esse stesse al diserbante (come per esempio può accadere tra Colza RR e senape selvatica);

-  vi possa essere la possibilità di trasferimento a piante parentali selvatiche del transgene per la resistenza agli insetti;

-  si abbia la selezione nel tempo di insetti resistenti alla tossina insetticida prodotta dal transgene nelle piante BT;

-  si possa avere un’azione della tossina insetticida anche nei confronti di insetti non bersaglio;

-  si possa avere un comportamento infestante delle PT resistenti al diserbante, con aggravamento delle problematiche agronomiche connesse al contenimento dei danni provocati dalle piante infestanti;

- si abbia una riduzione della biodiversità, in relazione alla forte specializzazione produttiva che accompagnerà la coltivazione di queste piante.
   
Di estrema importanza per il nostro Paese è anche la verifica degli effetti legati all’eventuale modificazione del paesaggio rurale, in relazione al fatto che la transgenesi potrebbe essere in grado di eliminare quelle limitazioni di carattere ambientale che oggigiorno impediscono la diffusione di determinate piante in ambiti territoriali a loro ostili (per assurdo si potrebbe pensare alla diffusione nel nostro Paese di coltivazioni di banane, di datteri, ecc.).
Per quanto attiene, infine, all’economicità, occorrerà verificare se le coltivazioni transgeniche rispondono o meno ad obiettivi di sviluppo sostenibile e se le stesse sono in sintonia con gli obiettivi di politica agraria. In particolare, occorrerà verificare se esse sono in grado di determinare:

- un aumento della competitività dell'agricoltura, in relazione alle aperture del commercio internazionale previste dagli Accordi GATT;

- un aumento della qualità dei prodotti agricoli, in relazione alle nuove esigenze dei consumatori;

- una maggior sostenibilità ambientale delle pratiche agricole;

- il mantenimento del prezzo delle produzioni alimentari ad un livello accettabile per gli agricoltori e per i consumatori;

- l’impostazione di adeguate politiche di sviluppo rurale, al fine di evitare fenomeni di esodo rurale;

- la multifunzionalità dell'agricoltura, al fine di favorire altre forme di integrazione al reddito dell'agricoltore;

- il decentramento e la semplificazione burocratica dell'attività agricola.

Preoccupante per il nostro Paese è la possibilità offerta dalle moderne biotecnologie di:

- indurre nelle piante la resistenza a fattori pedoclimatici avversi (caldo, freddo, ph, contenuto di calcare, contenuto di sodio, ecc.), al fine di consentire la coltivazione di piante tipiche del nostro territorio (fragola, agrumi, olivo, vite, ortaggi, ecc.) anche in altre aree del pianeta, che presentano limitazioni di tipo pedoclimatico. Quando sarà possibile produrre di tutto ovunque, con ogni probabilità le produzioni si sposteranno laddove minori sono i costi di produzione e laddove minori sono le limitazioni di carattere ambientale e di carattere produttivo (ci si riferisce alle limitazioni nell’uso di concimi, di fitofarmaci, ecc.);

- far produrre a piante annuali le sostanze che attualmente otteniamo dopo anni di allevamento da piante arboree (per esempio sembra che sia possibile ottenere dalla coltivazione di colza transgenica un olio "sostanzialmente equivalente" a quello ottenuto dalla spremitura delle olive), e gli esempi potrebbero continuare ancora.

Da un punto di vista economico occorrerà infine operare un confronto tra i costi di produzione in agricoltura convenzionale e transgenica, al fine di stimare l’effetto che l’introduzione di questi nuovi prodotti potrebbe avere sul sistema dei prezzi dei prodotti alimentari.

Nell’ambito dei costi, un ruolo importante assumeranno anche quelli di distribuzione, in quanto la segregazione delle filiere produttive implica la necessità di effettuare analisi del DNA e certificazioni di processo e di prodotto caratterizzate da elevati costi. Da rilevare a questo proposito che fin tanto che permarranno perplessità e incertezze nell’uso di questi nuovi alimenti non si intravedono grandi vantaggi economici per il consumatore, in quanto i costi dei controlli ed i costi di segregazione delle due filiere andranno a compensare, se non a superare, gli auspicati minori costi di produzione della fase agricola.

In questo contesto occorre credere nella ricerca e affidarle il compito di fornire certezze in merito a scelte che possono avere ripercussioni a lungo termine per il nostro sviluppo e per quello delle generazioni future.

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che c’è oscurantismo nei confronti degli OGM, ma non è vero! La ricerca può andare avanti senza problemi. Rimane il fatto che in presenza di risorse scarse, esistono campi della ricerca socialmente più importanti degli OGM. Pensiamo, per esempio a tutta la problematica relativa al mantenimento dell’agricoltura nelle aree di collina e di montagna del nostro Paese, al fine di limitare l’esodo rurale e al fine di consentire una corretta utilizzazione del territorio al fine di frenare il dissesto idrogeologico.


 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt come da Lei auspicato potrebbe contribuire al benessere della nostra Società, ma il benessere non è dato solo da elementi di carattere economico, è qualcosa di molto più complesso. Tenga poi presente che le importazioni sono inevitabili, poiché molto spesso nel Commercio Internazionale siamo costretti ad accettare prodotti agricoli in cambio di prodotti industriali.

mercoledì 13 agosto 2014

14 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 14 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
Lei insiste ancora con una domanda retorica sull’ipotetico campo sperimentale, io insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 14 - Secondo Lei la sperimentazione per fini di “ricerca scientifica pubblica” in pieno campo (che solo l'Italia vieta dal 2002) può riprendere entro quest'anno solare con le stesse regole di sicurezza che vigono in un qualunque stato europeo? In caso di permanenza del divieto, non ritiene che sia il caso di accordarsi con il Suo collega ministro dell'Università, affinché non si sprechino soldi pubblici? Infatti, il 99% dei docenti e ricercatori - pagati per insegnare ai futuri agronomi, biologi e biotecnologi - insegnano cosa sono gli Ogm e, quindi, che non sono “streghe da mandare al rogo”, ma utili strumenti per la crescita economica e sociale, e per la salute. Non Le sembra una situazione surreale?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 14 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la domanda n. 14 è composta di 4 domande e, purtroppo, è “farcita” di informazioni che solo Lei possiede…..o, forse, sono solo opinioni Sue personali …….. alle quali noi dovremmo credere?

1)    Lei chiede che siano riprese le “sperimentazioni in campo aperto". Le vorrei far notare che per riprendere le sperimentazioni in campo aperto è necessario individuare un sistema affinchè il polline non se ne vada in giro per il mondo a fecondare piante parentali selvatiche (non è certo il caso del mais in Italia, ma lo è per tante altre piante coltivate), per esempio facendo piante maschiosterili, oppure inserendo il transgene nei cloroplasti. Purtroppo l’”inquinamento genetico” è qualcosa di molto più pervasivo dell’inquinamento chimico, poiché per la diffusione del transgene non è necessario l’intervento dell’uomo. Lei saprà meglio di me che le piante sono esseri viventi e, una volta nell’ambiente, si diffondono autonomamente ed è molto difficile, se non impossibile, eliminarle in un secondo momento. Supponiamo per un attimo che gli OGM in futuro siano causa di danni alla salute umana e all'ambiente. Cosa potremo fare per eliminarli? Quali costi economici dovremo affrontare? Chi pagherà questi costi? Sempre pantalone? Ancora una volta avremo la privatizzazione dei guadagni e la collettivizzazione dei costi?

2)    La seconda domanda proprio non l’ho capita, perché, vede, gli OGM non rappresentano il solo settore di ricerca agricolo in grado di aumentare la competitività della nostra agricoltura. Secondo Lei, facendo un esempio automobilistico, la FERRARI se vuole competere sul mercato delle auto con la FIAT dovrebbe produrre le “Panda”? Personalmente credo che se la FERRARI si mettesse a produrre delle "Panda", dopo pochi mesi chiuderebbe i battenti. La nostra agricoltura, purtroppo, è perdente nella competizione basata sui bassi costi e sui bassi prezzi. Ci sono altri Paesi che sono in grado di produrre gli stessi prodotti OGM a costi decisamente più bassi dei nostri. Se anche noi adottassimo gli OGM, le nostre importazioni di soia non calerebbero di 1 grammo, poiché il nostro prezzo di mercato sarà sempre superiore ai prezzi del mercato globale. A questo proposito il Ministro Martina, ha parlato di tanti settori della ricerca agricola da potenziare, senza mai parlare di OGM;



3)    Che il 99% dei docenti e dei ricercatori insegnino che gli OGM sono un utile strumento per la crescita economica, sociale e per la salute è un dato Suo, che, forse, nessun altro possiede. Ci può fornire le Fonti dei suoi dati? Se, invece, sono sue opinioni personali, penso che valgano tanto quanto le opinioni di quelli che sono contrari agli OGM. Personalmente conosco tanti docenti che affrontano il problema degli OGM con obiettività e mettono in dubbio il fatto che siano lo strumento idoneo per la crescita economica dell'Agricoltura del nostro Paese. E poi, mi consenta, la crescita economica, da sola, non è sinonimo di benessere, ci sono altri elementi, non solo monetari che contribuiscono a far sì che le persone stiano bene;

4)    Sinceramente l’attuale situazione in cui si trovano gli OGM nel nostro Paese, non mi sembra una situazione "surreale", poiché non sono ancora sicuri al 100%, non rappresentano un mezzo per essere più competitivi a livello mondiale, una gran parte della Società non li vuole mangiare (80% circa). Surreale è il fatto che ne abbiamo vietato la coltivazione, ma non ne abbiamo impedito l'importazione, anche in relazione al fatto che i derivati ottenuti dai mangimi OGM (carne, latte, uova, ecc.) non sono etichettati. Questo fatto, come Le ho già detto precedentemente, determina una sorta di "concorrenza sleale" nei confronti degli allevatori che utilizzano mangimi "OGM free" ed ai quali è impedito di veder premiato questo loro sforzo dal mercato, poichè la Legge non prevede l'obbligo di etichettatura dei derivati. Se veramente vuole una apertura agli OGM, sarebbe necessario introdurre questa norma, ovvero l'etichettatura dei derivati zootecnici ottenuti con mangimi OGM. Perchè non propone una norma di questo tipo? L'80% dei consumatori, che gli OGM non li vogliono, Le sarebbero sicuramente grati ed anche tanti agricoltori Le sarebbero altrettanto grati; 

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata ancora una volta per far credere alla gente comune che c’è oscurantismo nei confronti degli OGM, ma non è vero! Il campo illegale doveva essere distrutto, per tanti motivi. Gli OGM non sono streghe da mandare al rogo, ma sono semplicemente una strategia produttiva che al momento nel nostro Paese non ha futuro. Punto.

 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice come in un laboratorio di chimica. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi e, quindi, un miglioramento della biodiversità, ma è altrettanto vero che nel lungo periodo con le piante OGM si verrebbero a determinare situazioni dannose alla biodiversità.

sabato 9 agosto 2014

10 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 10 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, ma insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 10 - È vero che la coltivazione del mais Ogm del tipo Bt evita i due (talvolta tre) trattamenti con insetticidi che in questi giorni inonderanno buona parte del milione di ettari (ossia fino a 200 tonnellate di insetticida) di campi di mais tradizionale, uccidendo oltre ai parassiti del mais anche lepri, fagiani o vertebrati e qualunque tipo di insetto, farfalle, coccinelle, cioè tutte le prede di passeri e rondini? È vero che l'Europa con i suoi paesi Ogm free ha raddoppiato l'uso di insetticidi nel decennio 2002-2012 passando da una spesa di 6 miliardi di dollari a 12, quando gli Stati Uniti - che coltivano Ogm - sono rimasti fermi a 9 miliardi di dollari?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 10 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  mi dispiace dissentire, ma la risposta alla domanda n. 10, purtroppo, è NO! Non è vero che per coltivare mais è obbligatorio fare 2 trattamenti insetticidi contro la piralide, ma è vero che, laddove si fanno le rotazioni, ovvero una corretta pratica agricola, che costa un po’ di più ma è amica dell’ambiente, non è necessario fare alcun trattamento contro questo insetto. Se, però, Lei si riferisce a specifiche aree della nostra penisola, dove sugli stessi campi viene coltivato mais da 20 anni, allora è vero che occorre fare trattamenti insetticidi, ma questa non è agricoltura, questa è industria!

E’ vero però, e Lei si è dimenticata di dirlo, che negli USA utilizzano il mais Bt e che la piralide matura una resistenza genetica alla tossina Bt prodotta dalla pianta OGM Bt, per cui gli agricoltori devono adottare la tecnica delle “Aree Rifugio”, una pratica inattuabile da noi a causa della piccolissima maglia poderale. Pensi a quando ci saranno individui di piralide con patrimoni genetici diversi, quanta fatica si dovrà fare per contrastarli (soprattutto gli agricoltori biologici ........ ma è vero che a Suo parere,  l'Agricoltura Biologica è costosa, non sostenibile e non salvifica)....... quanti insetticidi dovremo distribuire!

Ma il bello della Sua domanda, Gent. Sen. Cattaneo, viene quando parla della strage di lepri, fagiani e vertebrati, nonché passeri e rondini, causata dagli insetticidi. Mi scusi se lo dico, ma Lei ha fatto “allarmismo sociale”. Ma Lei crede veramente a quello che Le hanno fatto scrivere i suoi suggeritori. Crede veramente che ci sia la moria di animali vertebrati, quando si applica come insetticida il Bacillus thuringiensis (se così fosse avremmo sia le proteste degli ambientalisti, sia le manifestazioni di piazza dei cacciatori). Il Bacillus thuringiensis è un batterio sporigeno che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio sporula nell'ospite liberando tossine dette tossine Bt o più esattamente delta-endotossine, che danneggiano, molto specificamente, il tratto digerente delle larve di Ditteri come le zanzare o causando nelle larve dei Lepidotteri (la farfallina piralide) una malattia paralitica. Pensi che le tossine Bt sono estremamente specifiche ed interagiscono solo con l'intestino di determinate specie d'insetti. Pensi che questo insetticida è talmente specifico che viene utilizzato in apicoltura nella lotta biologica alla tarma della cera d'api……..e le api sopravvivono benissimo……. e le lepri, pertanto, se ne fanno un baffo dell'insetticida Bt!

Le motivazioni che hanno portato alla riduzione della fauna selvatica sono altre e sono legate a quella agricoltura industrializzata della quale gli OGM sono il principale presupposto (scomparsa dei prati permanenti, alimentazione del bestiame con mangimi a secco e non fresco, monocolture di mais, scomparsa delle aree umide, ecc.). Pertanto, Gent. neuroscienziata Cattaneo, se veramente ci tiene alle lepri, ai fagiani, ecc. dovrebbe battersi in Senato per una agricoltura più compatibile con l’ambiente, non certo per un'agricoltura che fa uso di OGM!

Sull’aumento della spesa per antiparassitari, mi sento di dire che il mais è una di quelle piante che meno utilizzano antiparassitari. La gran parte degli antiparassitari è utilizzata in frutticoltura e in viticoltura, dove nell’arco dell’annata può capitare di fare 30 trattamenti. In merito alla spesa totale che Lei ha riportato, che sarà sicuramente vera, occorre tener conto anche dei fenomeni inflattivi, per cui i prezzi aumentano di anno in anno. Dal 2002 al 2012 è probabile che un raddoppio dei prezzi abbia determinato un raddoppio della spesa e che la quantità distribuita sia rimasta la stessa. Pertanto, non imputerei tutto l’incremento della spesa all’aumento quantitativo degli antiparassitari distribuiti, occorrerebbe fare una specifica indagine, che in questo momento non ho tempo di fare, ma che farò. Anche in questo caso, però, alcune critiche andrebbero fatte al miglioramento genetico delle piante, che ha sempre messo in secondo piano gli aspetti relativi alla resistenza genetica delle piante alle malattie, premiando quasi esclusivamente gli aspetti quantitativi. Una volta accertata la produttività, il fatto che una pianta sia sensibile ad una malattia non è mai stato un problema ………… c’è sempre un antiparassitario che questo problema può risolvere.

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM consentiranno di eliminare i trattamenti con fitofarmaci. Questo non è vero, poiché gli insetti maturano una resistenza genetica e nuovi insetti resistenti vanno ad insediarsi laddove c’è da mangiare (vedi Diabrotica e Helicoverpa insetti fitofagi apparsi negli ultimi anni nei campi di mais Bt coltivati negli USA). Stessa cosa dicasi per i trattamenti diserbanti, poichè anche le erbe infestanti maturano una resistenza genetica al disseccante (ce n'è più di uno) utilizzato nelle piante OGM HT.



 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi, ma è altrettanto vero che sarebbe una riduzione limitata nel tempo, poiché la piralide matura una resistenza genetica, poiché altri insetti diventano fitofagi del mais ............ quella del mais Bt non è sicuramente una strategia di lungo periodo.

9 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….puntata 9 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
mi permetto ancora di dirle che in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc.

DOMANDA N. 9 - È vero che la resa del mais per ettaro italiana del 2013 è stata di 78,1 quintali e quella spagnola (ossia da mais Ogm) di 110,1 quintali per ettaro, e che, conseguentemente, se avessimo la stessa resa degli spagnoli potremmo acquistare da agricoltori italiani tra i 700 milioni ed un miliardo di euro di nostro mais, invece di arricchire le filiere agricole straniere?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 9 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la domanda n. 9, purtroppo, parte, ancora una volta, da presupposti sbagliati, poiché confronta la produzione media per ettaro italiana di mais, che è fatta anche di cultivar locali “non ibride F1”, con quella spagnola esclusivamente “OGM”, per dimostrare che con gli OGM si produce di più, ma le due situazioni produttive non sono confrontabili ............... è un confronto impossibile da accettare per chiunque conosca il settore agricolo. In particolare:

-         la produzione italiana di mais è attuata su tutto il territorio nazionale (collina e aree costiere comprese), per cui la scarsa produttività media per ettaro risente della bassa produttività delle aree di collina, che scarseggiano in tema di fertilità dei terreni e di disponibilità di acqua. Al contrario, la produzione spagnola è concentrata nelle Regioni di Aragona e Catalogna, con particolare riferimento alle province di Huesca, Zaragoza  e Lerida (in queste 3 province sono coltivati 90.000 ettari dei 130 mila totali in Spagna), dove sono presenti terreni di buona fertilità e dove c’è una buona disponibilità di acqua. Sono due cose completamente diverse;

-         il confronto poi non regge anche perché Lei confronta una coltivazione di mais convenzionale “non OGM”, quella attuata in Italia, che non sempre è trattata con insetticidi (in molte aree della nostra penisola si fanno le rotazioni, per cui non è economico fare un trattamento contro la piralide…..si sopporta una piccola perdita di produzione che, inevitabilmente va ad abbassare la produzione media per ettaro nazionale), con una coltivazione OGM Bt, che è tollerante agli insetti (per farle un esempio, è come se avesse confrontato una coltivazione di mais irrigata con una coltivazione "non irrigata" ..........  non ci voleva tanto a capire che quella irrigata produce di più). Per essere corretti, ma non c’è bisogno di essere scienziati per capirlo, avrebbe dovuto confrontare una coltivazione “OGM Bt”, con una coltivazione convenzionale trattata con insetticidi. A questo punto il confronto della produttività media per ettaro, pur nella consapevolezza che non era un confronto sperimentale fatto in un campo “completamente randomizzato” o “randomizzato a blocchi”, poteva essere accettabile;

-         per la Spagna ha preso esclusivamente i 130.000 ettari di mais Bt, contro 1.000.000 di ettari coltivati in Italia con mais convenzionale, per cui il confronto non regge. E’ ovvio che più si aumenta la quantità, più aumenta la probabilità che qualcosa non vada per il verso giusto e, quindi, diminuiscano le produzioni medie per ettaro. Per fare un esempio, un po’ esagerato, ma che rende l’idea, è come confrontare la produzione di pomodoro per metro quadrato del mio orto, con la produzione media per ettaro di pomodoro in Italia. Per fare un confronto maggiormente obiettivo avrebbe dovuto almeno prendere la media della produzione nazionale spagnola, attuata sui 450-500.000 ettari totali coltivati a mais;

-         la produzione media italiana è poi relativamente bassa, in quanto in Italia sono coltivate una miriade di produzioni tipiche (mais 8 file), caratterizzate da una scarsa produzione quantitativa (4-5 T/ha, contro 10-11 T/ha del mais ibrido), ma da una elevatissima produzione qualitativa, che, tra l’altro, sarebbe messa in crisi dalla coesistenza con mais OGM …… se vuole può leggere il lik seguente


-         poteva prendere come produttività media quella delle aziende agricole americane, ma non andava bene al suo scopo, poiché la produttività media nel 2013 è stata di 9,9 T/ha, abbastanza vicina a quella italiana; 

      - ultimo, non certo per importanza, Lei attribuisce l'eventuale incremento di produttività spagnola solo ed esclusivamente ad una "innovazione di prodotto", come può essere il mais Bt, trascurando, forse per dimenticanza, le "innovazioni di processo" (lavorazioni, concimazioni, irrigazioni, ecc.), che tanto hanno contribuito negli ultimi anni all'incremento delle produzioni medie per ettaro di tutte le coltivazioni. 

Gent. neuro scienziata Cattaneo, ci sono studi di Università americane che mettono in dubbio la maggior produttività media per ettaro delle piante OGM



A completamento delle informazioni precedenti Le vorrei far notare che “Fior fiore di genetisti agrari italiani favorevoli agli OGM”, non certamente i suoi consulenti, hanno affermato in più pubblicazioni che non è vero che le piante OGM producano di più delle piante isogeniche. A questo proposito Le riporto alcune loro affermazioni: 

-         “Le piante transgeniche attualmente commercializzate non alzano il tetto di produzione potenziale. A questo scopo, sarebbe necessario rimaneggiare la pianta ex novo, non limitandosi ad introdurre singoli geni ma modificando processi fisiologici che rappresentano il collo di bottiglia dell’aumento di produzione.” [prof. Gavazzi G., Università di Milano]. 

-         “(omissis) ….. è ancora da dimostrare la superiore potenzialità produttiva delle varietà GM rispetto alle varietà locali adattate in sistemi agricoli sfavoriti da condizioni climatiche …… o edafiche avverse. In questo caso il miglioramento genetico mediante la classica ibridazione intra e interspecifica seguita da selezione, ha sempre offerto e continuerà ad offrire risultati sorprendenti ed a costi relativamente bassi.” [prof. Scarascia Mugnozza G.T., Università di Viterbo].


Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM producono di più delle piante non OGM, ma questo non è vero! Noi, con i nostri territori di collina, non potremo mai avere una produzione media per ettaro di 110,1 quintali (tra l’altro i quintali non esistono più, sarebbe meglio parlare di tonnellate o di chilogrammi)……..magari! Pertanto, l'incremento produttivo da lei auspicato, che si otterrebbe dall'utilizzazione di piante OGM Bt (tra 700 milioni e 1 miliardo di euro), è frutto di pura illusione. Anzi la completa liberalizzazione degli OGM nel nostro Paese determinerà una maggior dipendenza dalle importazioni, in quanto il nostro Paese con le sue regole produttive, non potrà mai competere sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi di vendita sul mercato globale. 

 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che importiamo una buona parte, non tutti, dei mangimi che utilizziamo e che i nostri prodotti tipici sono ottenuti anche grazie a mangimi OGM, ma è anche vero che saremmo in grado di produrli senza utilizzare OGM, ma ci sono altre motivazioni che ci impediscono di farlo.

giovedì 7 agosto 2014

Il Ministro Martina a proposito degli OGM in agricoltura. Ineccepibile!

Il Ministro Martina è intervenuto nel dibattito estivo sugli OGM, innescato dagli interventi bulimici della sen. Cattaneo. Una risposta corretta e ineccepibile sotto tutti i punti di vista. Anche se approvassimo la coltivazione della soia RR i nostri costi sarebbero decisamente superiori a quelli di Brasile e Argentina e le nostre importazioni non calerebbero di un grammo.

http://www.confagricolturapadova.it/wp-content/uploads/2014/07/Maurizio-Martina_Sole24ore_13-luglio2014.pdf

domenica 13 luglio 2014

Società Italiana di Ecologia - Biotecnologie - OGM

Scienza e ambiente 2002 – Società Italiana di Ecologia


- Biotecnologie: secondo taluni non si dovrebbero porre limitazioni alla ricerca biotecnologica che ha un ruolo fondamentale per alleviare i problemi dell'umanità.
Sotto il termine "biotecnologie" vengono in realtà indicati settori scientifici e tecnologici diversi: dallo sviluppo di nuovi farmaci (a volte, ma non sempre, basati sull'utilizzo dell'ingegneria genetica), alla clonazione di organi e organismi, all'introduzione di organismi geneticamente modificati per scopo agricolo o zootecnico. Ognuna di queste tecnologie pone problemi diversi dal punto di vista scientifico, etico e sociale e non si può quindi parlarne in maniera generica. Per quanto riguarda l'aspetto di maggiore impatto sull'ambiente, ovvero l'introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM), vogliamo osservare che, se è vero che gli effetti sulla salute umana dell'ingestione di cibo proveniente da OGM sono stati grandemente esagerati da alcuni movimenti ambientalisti, è anche vero che alcuni scienziati hanno grandemente esagerato i benefici che possono derivare dall'utilizzo degli OGM per combattere la fame nel mondo e ne hanno minimizzato i pericoli per il mantenimento dell'ambiente naturale di cui l'uomo è parte. Va infatti ricordato che attualmente il 70% dell'area coltivata ad OGM è destinata a specie modificate per resistere all'azione degli erbicidi. L'aumento di produzione agricola dovuto a questi OGM è minimo, se non inesistente, l'unico cosiddetto "vantaggio" essendo la possibilità di utilizzare indiscriminatamente grandi quantità di erbicida senza danneggiare la specie coltivata. Ma gli OGM possono anche costituire un pericolo per il funzionamento degli ecosistemi, poichè la loro introduzione è del tutto analoga al rilascio di specie esotiche, una pratica che ha portato nel recente e lontano passato a qualche beneficio, ma anche a molti danni, di natura sia biologica che economica. L'introduzione di OGM ha già contribuito in alcuni casi al declino di specie e razze naturali e, se effettuata su larga scala, può contribuire a una drastica diminuzione della biodiversità dei nostri ecosistemi. Vogliamo ricordare con forza che a medio e lungo termine la salute dei nostri figli e dei nostri nipoti dipende dal mantenimento del funzionamento degli attuali sistemi naturali che forniscono gratuitamente non solo cibo, legname, fibre tessili, medicinali, ma anche servizi fondamentali per la nostra sopravvivenza quali la purificazione naturale di aria e acqua, il riciclo dei sali nutritivi, la stabilità dei versanti montagnosi, la protezione delle coste dall'erosione.

Il Consiglio Direttivo della Societa' Italiana di Ecologia
1) Amalia Virzo, Presidente, Professore di Ecologia, Università di Napoli Federico II
2) Marino Gatto, Vicepresidente, Professore di Ecologia Applicata, Politecnico di Milano
3) Ferdinando Boero, Segretario, Professore di Zoologia e Biologia Marina, Università di Lecce
4) Alberto Castelli, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Pisa
5) Almo Farina, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Urbino
6) Carlo Gaggi, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Siena
7) Silvana Galassi, Consigliere, Professore di Ecologia, Università dell'Insubria
8) Pier Francesco Ghetti, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Venezia
9) Pierluigi Viaroli, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Parma
10) Ireneo Ferrari, Professore di Ecologia, Università di Parma, ex Presidente della Società Italiana di Ecologia


Hanno sottoscritto:

11) Gian Carlo Albertelli, Professore di Biologia, Presidente dell'Associazione Italiana di Oceanografia e Limnologia
12) Carlo Blasi, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Presidente della Società Botanica Italiana
13) Massimo Capaccioli, Professore di Astronomia, Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Presidente della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti
14) Orazio Ciancio, Professore di Assestamento Forestale, Segretario Generale dell'Accademia di Scienze Forestali
15) Salvatore Fasulo, Professore di Citologia e Istologia, Presidente dell'Unione Zoologica Italiana
16) Gerardo Marotta, Presidente dell'Istituto Italiano di Studi Filosofici
17) Giovanni Sburlino, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Presidente della Società Italiana di Fitosociologia
18) Giulio Relini, Professore di Ecologia Animale, Presidente della Società Italiana di Biologia Marina
19) Luciano Bullini, Professore di Ecologia, Accademico dei Lincei
20) Ernesto Capanna, Professore di Anatomia Comparata, Accademico dei Lincei
21) Gian Carlo Carrada, Professore di Biologia marina, Università di Napoli Federico II
22) Roberto Cenci, Institute for Environment and Sustainability, Joint Research Centre, Ispra
23) Gabriella Cundari, Professore di Politica dell'Ambiente, Università di Napoli Federico II, Consigliere della Regione Campania
24) Stefano Guerzoni, Primo Ricercatore, CNR, Istituto di Biologia del Mare, Venezia
25) Donato Marino, Dirigente, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
26) Paolo Menozzi, Professore di Ecologia, Università di Parma
27) Sandro Pignatti, Professore di Fondamenti di Valutazione di Impatto Ambientale, Accademico dei Lincei
28) Andrea Pugliese, Professore di Biomatematica, Universita' di Trento
29) Aristeo Renzoni, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Università di Siena
30) Sergio Rinaldi, Professore di Teoria dei Sistemi, Politecnico di Milano, Premio ITALGAS per le Scienze Ambientali
31) Andrea Rinaldo, Professore di Costruzioni Idrauliche e Marittime, Universita' di Padova
32) Remigio Rossi, Professore di Ecologia, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Università di Ferrara
33) Renzo Rosso, Professore di Infrastrutture Idrauliche, Politecnico di Milano
34) Rodolfo Soncini Sessa, Professore di Modellistica e Gestione delle Risorse Naturali, Politecnico di Milano


Adesioni ricevute:

35) Anna Alfani, Professore di Ecologia, Università di Napoli Federico II
36) Paolo Boscato, Ricercatore di Archeozoologia, Università di Siena
37) Antonella Brozzetti, Professore di Diritto Bancario, Università di Siena
38) Giampiero Cai, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
39) Ilaria Corsi, Assegnista di Ecotossicologia, Università di Siena
40) Roberto Danovaro, Professore di Ecologia, Università di Ancona
41) Vincenzo De Dominicis, Professore di Botanica, Università di Siena
42) Giulio De Leo, Professore di Ecologia Applicata, Università di Parma
43) Anna Elisa Fano, Professore di Ecologia, Università di Ferrara
44) Lucia Falciai, Ricercatrice di Ecologia, Università di Siena
45) Silvia Ferrozzi, Assegnista di Ecotossicologia, Università di Siena
46) Paolo Gambassini, Professore di Ecologia Preistorica, Università di Siena
47) Folco Giusti, Professore di Zoologia, Università di Siena
48) Maria Grazia Mazzocchi, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
49) Stefano Loppi, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
50) Fausto Manes, Professore di Ecologia, Università di Roma La Sapienza
51) Giuseppe Manganelli, Professore di Zoogeografia, Università di Siena
52) Monica Modigh, Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
53) Emanuela Molinaroli, Ricercatore di Geologia Marina, Università di Venezia
54) Marina Montresor, Primo Ricercatore , Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
55) Massimo Nepi, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
56) Ettore Pacini, Professore di Botanica, Università di Siena
57) Maurizio Ribera d'Alcalà, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
58) Annamaria Ronchitelli, Professore di Paleontologia Umana, Università di Siena
59) Gianni Fulvio Russo, Professore di Ecologia, Università di Napoli Parthenope
60) Vincenzo Saggiomo, Dirigente, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
61) Adriana Zingone, Primo Ricercatore, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
62) Patrizia Torricelli, Professore Ordinario di Ecologia, Dipartimento di Scienze Ambientali, Università Ca' Foscari Venezia
63) Paolo Burlando, Professore di Idrologia e Gestione delle Risorse Idriche, Scuola Politecnica Federale di Zurigo, Svizzera
64) Francesco Montecchio Responsabile di Sezione Associazione Italiana per il WWF – Sezione di Este
65) Rino Cardone Giornalista Professionista, TG3 RAI Radio Televisione Italiana
66) Valerio Caramassi, Direttore di ECO SRL Marketing e Comunicazione Ambientale, Livorno
67) Andrea Nardini, ingegnere, esperto senior Ministero Ambiente, Servizio Sviluppo Sostenibile (Roma); socio fondatore del Centro Italiano Riqualificazione Fluviale (CIRF)
68) Riccardo Sedola, Direttore Tecnico Ufficio Ambiente, Comune di Maranello, Modena
69) Rosario Gatto, Docente, Min. Pubblica Istruzione
70) Daniele Fraternali, Ingegnere chimico, ex ricercatore di area ENEL, Ricercatore indipendente nel settore energia ed ambiente
71) Enzo Pranzini, Professore straordinario di Geografia fisica, Universtà degli Studi di Firenze
72) Maurizio Gioioisa, Naturalista - Resp. Ricerca, Museo Provinciale di Storia Naturale di Foggia
73) Adriana Galderisi, Ricercatrice CNR- Docente a contratto presso l'Università Federico II di Napoli,
74) Gianpaolo Salmoiraghi, Ricercatore confermato, Professore di Ecologia applicata e di Limnologia, Università di Bologna
75) Giannozzo Pucci, agricoltore, pubblicista, Membro Commissioni agricoltura biologica e agricoltura sostenibile del MIPAF, Associazione Fioretta Mazzei; Associazione La FierucolaOnl.
76) Luigi Guarrera, Direttore AMAB-Ass. Medit. Agricoltura Biologica, AMAB
77) Massimo Pandolfi, Docente e Ricercatore confermato, Università degli Studi di Urbino
78) Fabio Caporali, Professore Ordinario di Ecologia Agraria, Università della Tuscia
79) Anna Giovanetti, biologa, ricercatrice ENEA, CR Casaccia, Roma
80) Pasquale De Sole, Laboratorio di Chimica clinica - Policlinico Gemelli, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma
81) Antonino Drago , Docente di Storia della Fisica, Università Federico II, membro del Com. Scient. del CIRB, Napoli
82) Elda Perlino, Primo Ricercatore CNR, IBBE- BARI
83) Franco Medici, Professore di Tecnologia dei Materiali e Chimica Applicata, Università di Roma "La Sapienza"
84) Elisabetta Morelli, Ricercatore presso l'Istituto di Biofisica, CNR PISA
85) Gioacchino Carella, Tecnico del CNR e Vice Sindaco di Capurso, Bari
86) Giovanni Cercignani, Ricercatore Confermato, Università degli Studi di Pisa.
87) Simonetta Corsolini, Ricercatore di Ecologia. Dip. Sc. Ambientali, Università di Siena
88) Silvia Olmastroni, Dottoranda in Scienze Polari, Dipartimento Scienze Ambientali, Siena
89) Stefano Mazzotti, Conservatore Zoologia, Museo di Storia Naturale, Ferrara
90) Daniele Vitalini, Primo Ricercatore, Istituto per la Chimica e la Tecnologia dei Materiali Polimerici, CNR, Catania
91) Monica Masti, Funzionario Amministrativo, Università di Siena
92) Antonio Finizio, Assegnista di Ricerca, Università di Milano Bicocca
93) Francesco Maria Senatore, Biologo Chiron Vaccines, Siena
94) Aldemaro Boscagli, Ricercatore, Dip. Scienze Ambientali, Università di Siena
95) Michele Gregorkiewitz, Professore Associato di Cristallografia, Dip. Scienze della Terra, Università di Siena
96) Alessandro Chiarucci, Ricercatore, Dip. Scienze Ambientali, Università di Siena
97) Elena Torricelli, Dottoranda in Ecologia, Dip. Scienze Ambientali, Università di Parma
98) Gilberto Gandolfi, Professore Ordinario di Biologia, Università di Parma
99) Cinzia Marchiani, Borsista Post-Dottorato, Università di Parma
100) Filippo Samperi, Ricercatore ICTMP (CNR)
101) Silvia Scozzafava, Master in Scienze Ambientali, University of Stirling, UK
102) Cecilia Robles, Dipartimento di Scienze Ambientali, UNiversità di Siena
103) Agostino Letardi, Ricercatore ENEA, Roma
104) Riccardo Basosi, Prof. Ordinario, Docente di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia. Dip. Di Chimica – Univ. Siena
105) Emilio Martines, Ricercatore, Istituto Gas Ionizzati del CNR, Padova
106) Carlo Nike Bianchi, Ricercatore ENEA, Centro Ricerche Ambiente Marino, Santa Teresa, La Spezia
107) Carla Morri, Ricercatrice di Ecologia, Università di Genova
108) Sebastiano Calvo, Dipartimento di Scienze Botaniche, Palermo
109) Matteo Orlandi, Presidente del Parco Fluviale Regionale dello Stirone
110) Roberto Imperiali, Presidente del Circolo Culturale Palazzo Cattaneo, CR
111) Loreto Rossi, Professore Ordinario di Ecologia, Università di Roma "La Sapienza"
112) David Pellegrni, I Ricercatore, ICRAM (Istituto Centrale di Ricerca Applicata al Mare) Roma
113) Giovanna Ranci Ortigosa, Dottore di ricerca in Ecologia, Assegnista di ricerca, Politecnico di Milano
114) Giancarlo Sbrilli, Biologo Dirigente, ARPAT Piombino (LI)
115) Paola Grasso, International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention (ICPS), Busto Garolfo (MI)
116) Daniel Franco, Prof. a contr. Ecologia del Paesagio, Università di Venezia; esperto senior Ministero Ambiente
117) Susanna Perlini, Direttore del Parco Regionale Oglio Sud, MN
118) Giacomo Santini, Ricercatore, Dipartimento Biologia Animale e Genetica,Università di Firenze
119) Gianumberto Caravello, Università di Padova
120) Riccardo Basosi, Università di Siena
121) Fabio Romani, Dott.in Scienze Ambientale, Ernst&Young S.p.A.– Divisione ambiente
122) Christian Melis, laureato in Scienze Ambientali
123) Tiziana Lettere, Architetto del Paesaggio, Firenze
124) Giuliana Guarino, Dottoranda di Ecotossicologia, Università di Siena
125) Claudio Malagoli, Prof. Associato di Estimo rurlae e pianificazione agricola, Università di Bologna
126) Gabriella Buffa, Professore Associato - Settore "Botanica ambientale ed applicata", Universita' "Ca' Foscari" di Venezia
127) Emanuela Molinaroli, Ricercatore, Dipartimento di Scienze Ambientali , Università di Venezia
128) Elena Battaglini, Ricercatore Senior ; Responsabile Area di Ricerca Ambiente, Territorio e Sicurezza; IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) Roma
129) Gianni Tamino, Docente di Biologia e di Fondamenti di Diritto ambientale, Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova
130) Enrico Crepaldi, Professore di Telecomunicazioni Istituto Tecnico Industriale Statale "G. Galilei" Adria (RO)
131) Pietro Piussi, Ordinario di Selvicoltura generale, Facoltà di Agraria, Università degli studi di Firenze
Vittorio Parisi, Docente di Zoologia, Università di Parma
132) Sergio Rozzi, Responsabile Servizio Tecnico Urbanistico, Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e presidente dell'Associazione IL SALVIANO-Pro Natura Marsica
133) Roberto Pinton, Consulente aziendale agroalimentare, giornalista, Greenplanet Natural Network International Federation of Organc Agriculture Movements, Padova
134) Gigliola Puppi, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università "La Sapienza"
135) Alessandro Carletti, Dottorando in Ecologia, Università degli studi di Parma
136) Raffaello Giannini, Professore di Genetica, Università di Firenze
137) Matteo Badiali, Rappresentante degli studenti CdL Scienze Ambientali - Ravoologia, Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo, Università di Roma La Sapienza,
138) Ettore Pacini, Professore di Botanica, Università di Siena
139) Maurizio Ribera d' Alcalà, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica. Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
140) Annamaria Ronchitclli, Professore di Paleontologia Umana, Università di Siena
141) Gianni Fulvio Russo, Professore di Ecologia, Università di Napoli Parthenope
142) Vincenzo Saggiomo, Dirigente, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
143) Adriana Zingone. Primo Ricercatore, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
144) Liliana Mammino, Associated Professor of Applied Chemistry, University of Venda, South Africa
145) Maurizio Fraissinet, Dirigente di Staff della Presidenza della Regione Campania per il coordinamento delle Aree Protette
146) Marzia Cristiana Rosi, Ricercatore Università di Firenze
147) Mirco Federici, Dottorando in Scienze Chimiche XVI ciclo
148) Annarita Leva, Ricercatore CNR Istituto Propagazione Specie Legnose, Firenze
149) Valerio Sbordoni, Professore di Zoologia; Coordinatore dell'Osservatorio sulla Biodiversità delle Aree Protette del Lazio (Agenzia Regionale Parchi/Università del Lazio), Università di Roma "Tor Vergata"
150) Bruno Sabelli, Professore di Zoologia, Università di Bologna
151) Laura Mancini, ricercatrice, responsabile di programmi di ricerca ed attività istituzionali. Istituto Superiore di Sanità, Roma
152) Francesca Cellina, Dottoranda in Ecologia, Università di Parma
153) Ferdinando Porciani, Docente Corso D.U.I., Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze
154) Giorgio Vacchiano, Studente di Scienze Forestali Ambientali, Università di Torino
155) Raffaele D'Adamo, Ricercatore, Istituto per lo Studio degli Ecosistemi Costieri, Lesina (FG)
156) Armando Gariboldi, Naturalista libero professionista, già Direttore Generale della LIPU
157) Angelo Fierro, Cattedra di Ecologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università Federico II, Napoli
158) Emilio Padoa Schioppa, Dottorando - Scienze Naturalistiche e Ambientali XV° Ciclo. Università di Milano-Bicocca
159) Giuseppe Zerbi, Professore ordinario di Ecologia Agraria, Università di Udine
160) Carlo Galli, Avvocato- Vicepresidente W.W.F. ITALIA, Lecco
161) Longino Contoli, ex Primo Ricercatore e Docente, CNR, Roma
162) Dario Occhi Villavecchia, Ingeniere Libero Professionista, Asti
163) Giuseppe Sansoni, Resp. U.O. Tutela Risorsa Idrica, ARPAT, Dip. di Massa Carrara
164) Beti Piotto, Ricercatrice all'Agenzia Nazionale Protezione dell'Ambiente, ROMA
165) Leonardo Nieri, Tecnico Amministrativo - Uff. Ambiente -Inquinamento Atmosferico, Amministrazione Provinciale di Pisa
166) Franco Paolinelli, Presidente Associazione Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Roma
167) Fausta Setti, Ricercatore, Dip.di Biologia, Università di Milano
168) Nelli Luca, Servizio Prevenzione e Protezione, Chiron S.p.a. Siena
169) Giovanna Tornello, Docente di Scienze, Palermo
170) Mario Castorina, Dirigente di Ricerca, ENEA, Roma
171) Giovanni Dimitri, Presidente Associazione Italiana delle Scienze Ambientali, Parma
172) Angelo Parrello, Segretario Generale Commissione Intermediterranea, (organizzazione europea che associa tutte le Regioni del Mediterraneo), Livorrno
173) Edo Ronchi, Presidente Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, (ISSI)
174) Stefano Semenzato, Vicepresidente Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, (ISSI)
175) Pasquale Ventrella, Biologo- Membro Commissione Conservazione Societas Herpetologica Italica, Foggia
176) Maria Antonietta La Torre, Docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio. Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa - Napoli
177) Franco Paolinelli, Presidente Associazione S.A.P. Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Roma
178) Federico Ferrario, Laureando in Economia Politica, Università Commerciale Luigi Bocconi - Milano
179) Marcello Vitale, Ricercatore Confermato SSD Ecologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Univ. "La Sapienza"- Roma
180) Riccardo Santolini, Ricercatore, Docente di Ecologia, Univ. Urbino e Univ. Bologna
181) Antonio Di Sabatino, Ricercatore, Docente di Ecologia delle acque interne, Università di L'Aquila
182) Giovanni Staiano, Biologo, ANPA - Agenzia Nazionale Protezione Ambiente, Roma
183) Giuseppe Bogliani, Professore Associato di Zoologia, Università di Pavia
184) Marco Gustin, Responsabile specie e caccia, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), Parma
185) Irene Montanari, Biologa, Bologna
186) Claudio Carere, Ricercatore, Dept Animal BehaviourUniversity of Groningen, NL
187) Caterina Morosi, Dottorando di ricerca in Pianificazione forestale, Università degli Studi di Firenze
188) Carlo Rondinini, Dottorando in Biologia Animale, Università di Roma La Sapienza
189) Johannes Pignatti, Professore associato in Paleontologia e Paleoecologia, Università di Roma "La Sapienza"
190) Mariella Morbidelli, Insegnante di Scienze,MIUR, Perugia
191) Luciana Carotenuto, Dottore di Ricerca in Geobotanica, Università di Camerino
192) Pietro Politi, specialista in gestione dell'ambiente naturale e delle aree protette, Università di Camerino
193) Giovanni Piva, Ufficio educazione ambientale, Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
194) Gisella Monterosso, Specialista in gestione ambiente naturale ed aree protette, Università di Camerino
195) Franco Moccia, Geologo, Bari
196) Giovanni Monastra, Biologo ricercatore - Coordinatore Scientifico, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), Roma.
197) Luciano Carotenuto, P. O. - titolare corso Analisi dei Sistemi , Facoltà di Ingegneria - Università della Calabria
198) Attilio Arillo, Professore. di Zoologia e di Meccanismi evolutivi, Università di Genova.
199) Ezio Marzella, Ferroviere, Ferrovie dello Stato - Rete Ferroviaria Italiana
200) Laura De Riso, collaboratore tecnico, Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano - Ufficio Conservazione Natura
201) Davide Geneletti, Professore a contratto di Metodi di Valutazione Ambientale, Università degli Studi di Trento
202) Gretel Frangipane, Dottoranda Dip. Scienze Ambientali - Univesità Ca' Foscari di Venezia.
203) Maria Appiani, Architetto, Dip. di Pianificazione territoriale, Università della Calabria
204) Carlo Maurizio Modonesi, Biologo, Professore a contratto, Museo di Storia Naturale, Università di Parma
205) Vito Marino, guardia ecozoofila, A.N.P.A.N.A. Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, Roma