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martedì 8 luglio 2014

Per un dialogo autentico sugli OGM, considerazioni del Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, card. Turkson

Un documento interessante per capire la posizione della Chiesa nei confronti degli OGM applicati al settore agroalimentare..........

"E' azzardato - e in ultima analisi assurdo, anzi peccaminoso - impiegare le biotecnologie senza la guida di un'etica profondamente responsabile."

"Si promuovono le nuove tecnologie asserendo che aumenteranno il cibo a disposizione di ciascuno, ma questo è solo un pezzo della storia. In realtà, le innovazioni sono concepite e realizzate a beneficio di un numero circoscritto di persone già molto abbienti. Man mano che si procede, molti piccoli produttori saranno inevitabilmente esclusi e/o spostati dalle loro terre. Saranno “amputati” dalle loro occupazioni tradizionali e dal loro stile di vita. Lo sradicamento di singoli, famiglie e comunità non è soltanto una dolorosa separazione dalla terra, ma investe il loro intero ambiente esistenziale e spirituale, minacciando e talvolta sconvolgendo le poche certezze della loro vita. Non dovrebbe sorprenderci il fatto che alcune popolazioni rifiutino certe innovazioni, non perché siano cattive o percepite come tali, ma perché il modo in cui vengono diffuse comporta costi insostenibili per coloro che in teoria dovrebbero beneficiarne. Non sono loro che non capiscono; è chi si rifiuta di guardare il quadro dell’insicurezza alimentare nel suo complesso – le persone, la loro dignità e la loro vita, oltre alla produzione e alla distribuzione del cibo – a non cogliere il nocciolo della questione, proprio come il chirurgo che ha in mente solo le braccia e non la persona intera."

http://www.aggiornamentisociali.it/easyne2/LYT.aspx?Code=AGSO&IDLYT=769&ST=SQL&SQL=ID_Documento=10102

lunedì 3 marzo 2014

A proposito della possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio

La norma è sicuramente auspicabile, ogni Paese potrà autonomamente, senza parere dell'UE, autorizzare o vietare la coltivazione, ma si badi bene non il commercio tra Stati, di piante OGM.

Proprio perchè ogni Paese potrà vietare la coltivazione, ma non il commercio tra Stati, prima di applicare questa norma è necessario introdurre una ulteriore norma che preveda l’etichettatura dei derivati ottenuti dall’allevamento di animali nutriti con mangimi OGM (carne, latte, uova, ecc.), altrimenti questa Legge potrebbe essere un “Cavallo di Troia” che potrebbe favorire l’introduzione degli OGM nel nostro Paese e in tutti gli altri Paesi che ne vieteranno la coltivazione. 

In particolare, in una situazione di libero mercato dei mangimi (già etichettati come OGM) e dei derivati da OGM (carne, latte, uova, ecc.) e senza etichettatura di questi ultimi, è una Legge destinata a cadere dopo pochi anni, a causa delle previste lamentele degli agricoltori “non OGM”, che si vedrebbero sommersi da “mangimi OGM” e da “derivati non etichettati” provenienti dai Paesi UE che ne hanno consentito la coltivazione. Infatti, la gran parte dei prodotti delle attuali coltivazioni OGM sono destinati all'allevamento animale, per cui si trasformano in alimenti destinati al consumo per l'uomo solo successivamente alla trasformazione (ad esempio carne, latte, uova) e, pertanto, stante l'attuale normativa, riescono a sottrarsi all'etichettatura. In tale situazione viene meno la possibilità di scelta del fruitore del prodotto finale, il quale, anche se contrario, consuma inconsapevolmente OGM attraverso l'acquisto dei prodotti ottenuti dalla loro trasformazione. Nel caso in cui non ci sia etichettatura dei derivati, con ogni probabilità gli animali saranno nutriti massicciamente con mangimi OGM (hanno un costo leggermente inferiore ed i relativi derivati spuntano lo stesso prezzo di quelli ottenuti con mangimi “non OGM”), per cui si determineranno situazioni economiche decisamente diverse per gli Stati che opteranno per la loro coltivazione e per quelli che, invece, decideranno di non coltivarli. In particolare, il costo di produzione dei prodotti dell'allevamento (carne, latte, uova, ecc.) sarà presumibilmente inferiore per quelle realtà, e per quegli Stati,  che decideranno di optare per il transgenico, per cui, in mancanza di specifica etichettatura, essi saranno sicuramente più competitivi sul mercato rispetto agli Stati che avranno optato di non coltivare OGM. Questa situazione, in mancanza di etichettatura, determinerà una sorta di concorrenza sleale per lo stesso prodotto (carne, uova, latte, formaggi, ecc.) tra gli Stati che opteranno per il transgenico e per quelli che, invece, decideranno di non coltivarli. E’ forse inutile far presente che in una situazione di questo tipo ben presto, dopo pochi anni, anche gli agricoltori che non volevano utilizzare gli OGM saranno costretti dal mercato a farlo, poiché opereranno in un mercato in cui c’è asimmetria informativa ed esiste un unico prezzo tra “Derivati OGM” e “Derivati non OGM”….ancora una volta ”La moneta cattiva scaccerà la moneta buona”.
         Ci sono poi altre considerazioni che ci portano a dire che questa “libertà per gli Stati membri di coltivare o meno OGM” si potrebbe trasformare in un “Cavallo di Troia” per poi aprire il nostro Paese agli OGM. In particolare, una volta che la "patata bollente OGM" è passata ai singoli Stati, la Commissione UE sarà portata ad approvare un sacco di altri OGM........tanto ci penseranno i singoli Stati a dire di no! E dicendo di no! aumenteranno per questi Stati i contenziosi con il WTO.

In conclusione, la norma sulla possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio è sicuramente auspicabile, ma occorre prima introdurre anche la norma sull’etichettatura dei derivati ottenuti da mangimi OGM ……… altrimenti sarà un guaio!

venerdì 21 febbraio 2014

Maurizio Martina è il nuovo Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali

Finalmente abbiamo un Ministro dell’Agricoltura serio, Maurizio Martina. Si spera che egli porterà avanti le nostre esigenze di agricoltori italiani, agricoltori che quotidianamente si devono misurare con le importazioni provenienti dall’estero a prezzi bassissimi. Perché i prezzi sul mercato mondiale sono bassissimi rispetto ai nostri? Perché arrivano da Paesi che non hanno le nostre regole sociali, da Paesi che non tutelano il lavoro minorile, da paesi che utilizzano mezzi produttivi (antiparassitari soprattutto) che da noi sono vietati, che utilizzano OGM, purtroppo non ancora sicuri al 100% per l’uomo e per l’ambiente.
Speriamo che il nostro Ministro sia contrario all’introduzione degli OGM nel nostro Paese e lo deve essere per numerosi motivi:

1 – questi OGM non sono adatti all’agricoltura italiana. L’Italia, anche con gli OGM,  con le sue piccole aziende agricole non potrà mai competere sul mercato mondiale sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi, ma potrà competere solo sulla base della qualità;



2 – con gli OGM l’agricoltore italiano non guadagnerà di più, perché se è vero che calano i costi di produzione agricoli è altrettanto vero che calano anche i prezzi di mercato, in quanto il prezzo non viene fissato dall’agricoltore (in agricoltura, nel lungo periodo, costo unitario medio, costo marginale e prezzo di mercato tendono a coincidere). Anche l’esplosione delle superfici coltivate a livello mondiale in certi Paesi non è sinonimo di maggior reddito per il coltivatore, ma è dovuta alla mancata etichettatura degli alimenti OGM in questi stessi Paesi;



3 – gli OGM favoriscono la delocalizzazione produttiva. Quando avremo piante che “resistono” ad ogni avversità e ad ogni condizione pedoclimatica, è molto probabile che la loro coltivazione si sposterà in Paesi che hanno situazioni di costo di produzione più favorevoli delle nostre;



4 – il brevetto sugli OGM rende dipendente il coltivatore dalle multinazionali del seme, che potrebbero avviare coltivazioni con contratti di soccida per le piante sulla falsa riga di quello che già avviene nell’allevamento animale;



5 -  non è vero che con gli OGM la produzione per ettaro è superiore a quella delle sementi convenzionali;



6 – gli OGM sono contro la biodiversità, poiché il patrimonio genetico delle piante OGM coltivate deriva da un ristretto numero di cellule trasformate;


7 – gli attuali OGM hanno il transgene inserito nel nucleo e determinano “inquinamento genetico” e, pertanto non rendono possibile la coesistenza con altre forme di agricoltura, sia essa convenzionale o biologica. Da rilevare che, oggigiorno, le moderne tecniche di ingegneria genetica consentirebbero di introdurre il transgene nei cloroplasti, evitando così l’inquinamento genetico;



8 – gli OGM favoriscono le strategie di appropriazionismo e di sostituzionismo del settore industriale nei confronti del settore agricolo. Con gli OGM il reddito dell’agricoltore nel lungo periodo è destinato a diminuire ed è destinato ad essere inglobato dall’industria, sempre più fornitrice di mezzi tecnici per l’agricoltura;



9 – gli OGM possono determinare la scomparsa dell’industria sementiera nazionale, determinando così grande preoccupazione per la sicurezza alimentare, sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo.



10 – gli OGM da soli non risolvono il problema delle micotossine;





11 – le piante OGM resistenti ai diserbanti non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
                        - le erbe infestanti dopo pochi anni maturano una resistenza genetica al diserbante;
                        - le erbe infestanti parentali acquisiscono il transgene dalle piante OGM coltivate e diventano esse stesse resistenti al diserbante;
                        - le piante transgeniche coltivate (per esempio colza OGM) in annate successive diventano esse stesse infestanti di altre coltivazioni;



12 – non risolvono il problema degli insetti nocivi (anche utilizzando il mais BT, la piralide dopo pochi anni diventa resistente alla tossina BT);




13) gli attuali OGM non sono adatti all’agricoltura presente nel nostro Paese




14) gli attuali OGM favoriscono l’esodo rurale dalle aree marginali del nostro Paese, con tutte le problematiche di aggravamento dell’assetto territoriale del nostro Paese nelle aree di collina e di montagna.