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domenica 13 luglio 2014

Società Italiana di Ecologia - Principio di precauzione

Scienza e ambiente 2002 – Società Italiana di Ecologia

- Principio di precauzione: secondo taluni esso viene ingiustamente invocato per ritardare il progresso scientifico e tecnologico.
Precisiamo che con principio di precauzione intendiamo questo: "quando ci si propone di introdurre nuove sostanze o nuove tecnologie nell'uso quotidiano bisogna partire dalla presunzione che esse possano avere un effetto nocivo sull'uomo; perciò, prima di commercializzarle e utilizzarle su larga scala, bisogna sottoporle ad un'analisi preventiva dei danni e dei benefici che possono procurare alla salute dell'uomo e dell'ambiente in cui l'uomo vive". Facciamo notare che il principio di precauzione è normalmente adottato per i nuovi farmaci: solo dopo lunghi anni di sperimentazione e di analisi dei possibili effetti negativi e dei comprovati benefici per la salute dell'uomo un nuovo farmaco può venire utilizzato e commercializzato. Simili precauzioni vengono ora adottate anche per i pesticidi. Non è razionale pensare che il principio di precauzione non debba valere anche per altre sostanze con cui l'uomo viene a contatto o che vengono immesse in natura. Finora è invece sostanzialmente invalso il principio opposto, ovvero si parte dalla presunzione che una sostanza non sia nociva e la si ritira dal commercio quando ne vengono comprovati i danni al di là di ogni dubbio. Gli esempi abbondano: basti citare l'esempio dei clorofluorocarburi, la cui immissione in atmosfera ha portato all'assottigliamento dello strato di ozono stratosferico fondamentale per la sopravvivenza degli organismi viventi. Dopo la seconda guerra mondiale sono stati sintetizzati milioni di nuove molecole, di cui alcune migliaia sono poi state commercializzate e quindi portate a contatto con vaste popolazioni di uomini, animali e piante. Solo una piccolissima percentuale di queste nuove sostanze è stata sottoposta ad analisi tossicologica. Pur senza indulgere a ingiustificati allarmismi, riteniamo del tutto corretto che questa prassi venga cambiata e resa simile a quella per i farmaci. Riteniamo inoltre che il principio di precauzione vada applicato anche agli OGM.

Il Consiglio Direttivo della Societa' Italiana di Ecologia
1) Amalia Virzo, Presidente, Professore di Ecologia, Università di Napoli Federico II
2) Marino Gatto, Vicepresidente, Professore di Ecologia Applicata, Politecnico di Milano
3) Ferdinando Boero, Segretario, Professore di Zoologia e Biologia Marina, Università di Lecce
4) Alberto Castelli, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Pisa
5) Almo Farina, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Urbino
6) Carlo Gaggi, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Siena
7) Silvana Galassi, Consigliere, Professore di Ecologia, Università dell'Insubria
8) Pier Francesco Ghetti, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Venezia
9) Pierluigi Viaroli, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Parma
10) Ireneo Ferrari, Professore di Ecologia, Università di Parma, ex Presidente della Società Italiana di Ecologia


Hanno sottoscritto:

11) Gian Carlo Albertelli, Professore di Biologia, Presidente dell'Associazione Italiana di Oceanografia e Limnologia
12) Carlo Blasi, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Presidente della Società Botanica Italiana
13) Massimo Capaccioli, Professore di Astronomia, Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Presidente della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti
14) Orazio Ciancio, Professore di Assestamento Forestale, Segretario Generale dell'Accademia di Scienze Forestali
15) Salvatore Fasulo, Professore di Citologia e Istologia, Presidente dell'Unione Zoologica Italiana
16) Gerardo Marotta, Presidente dell'Istituto Italiano di Studi Filosofici
17) Giovanni Sburlino, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Presidente della Società Italiana di Fitosociologia
18) Giulio Relini, Professore di Ecologia Animale, Presidente della Società Italiana di Biologia Marina
19) Luciano Bullini, Professore di Ecologia, Accademico dei Lincei
20) Ernesto Capanna, Professore di Anatomia Comparata, Accademico dei Lincei
21) Gian Carlo Carrada, Professore di Biologia marina, Università di Napoli Federico II
22) Roberto Cenci, Institute for Environment and Sustainability, Joint Research Centre, Ispra
23) Gabriella Cundari, Professore di Politica dell'Ambiente, Università di Napoli Federico II, Consigliere della Regione Campania
24) Stefano Guerzoni, Primo Ricercatore, CNR, Istituto di Biologia del Mare, Venezia
25) Donato Marino, Dirigente, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
26) Paolo Menozzi, Professore di Ecologia, Università di Parma
27) Sandro Pignatti, Professore di Fondamenti di Valutazione di Impatto Ambientale, Accademico dei Lincei
28) Andrea Pugliese, Professore di Biomatematica, Universita' di Trento
29) Aristeo Renzoni, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Università di Siena
30) Sergio Rinaldi, Professore di Teoria dei Sistemi, Politecnico di Milano, Premio ITALGAS per le Scienze Ambientali
31) Andrea Rinaldo, Professore di Costruzioni Idrauliche e Marittime, Universita' di Padova
32) Remigio Rossi, Professore di Ecologia, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Università di Ferrara
33) Renzo Rosso, Professore di Infrastrutture Idrauliche, Politecnico di Milano
34) Rodolfo Soncini Sessa, Professore di Modellistica e Gestione delle Risorse Naturali, Politecnico di Milano


Adesioni ricevute:

35) Anna Alfani, Professore di Ecologia, Università di Napoli Federico II
36) Paolo Boscato, Ricercatore di Archeozoologia, Università di Siena
37) Antonella Brozzetti, Professore di Diritto Bancario, Università di Siena
38) Giampiero Cai, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
39) Ilaria Corsi, Assegnista di Ecotossicologia, Università di Siena
40) Roberto Danovaro, Professore di Ecologia, Università di Ancona
41) Vincenzo De Dominicis, Professore di Botanica, Università di Siena
42) Giulio De Leo, Professore di Ecologia Applicata, Università di Parma
43) Anna Elisa Fano, Professore di Ecologia, Università di Ferrara
44) Lucia Falciai, Ricercatrice di Ecologia, Università di Siena
45) Silvia Ferrozzi, Assegnista di Ecotossicologia, Università di Siena
46) Paolo Gambassini, Professore di Ecologia Preistorica, Università di Siena
47) Folco Giusti, Professore di Zoologia, Università di Siena
48) Maria Grazia Mazzocchi, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
49) Stefano Loppi, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
50) Fausto Manes, Professore di Ecologia, Università di Roma La Sapienza
51) Giuseppe Manganelli, Professore di Zoogeografia, Università di Siena
52) Monica Modigh, Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
53) Emanuela Molinaroli, Ricercatore di Geologia Marina, Università di Venezia
54) Marina Montresor, Primo Ricercatore , Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
55) Massimo Nepi, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
56) Ettore Pacini, Professore di Botanica, Università di Siena
57) Maurizio Ribera d'Alcalà, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
58) Annamaria Ronchitelli, Professore di Paleontologia Umana, Università di Siena
59) Gianni Fulvio Russo, Professore di Ecologia, Università di Napoli Parthenope
60) Vincenzo Saggiomo, Dirigente, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
61) Adriana Zingone, Primo Ricercatore, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
62) Patrizia Torricelli, Professore Ordinario di Ecologia, Dipartimento di Scienze Ambientali, Università Ca' Foscari Venezia
63) Paolo Burlando, Professore di Idrologia e Gestione delle Risorse Idriche, Scuola Politecnica Federale di Zurigo, Svizzera
64) Francesco Montecchio Responsabile di Sezione Associazione Italiana per il WWF – Sezione di Este
65) Rino Cardone Giornalista Professionista, TG3 RAI Radio Televisione Italiana
66) Valerio Caramassi, Direttore di ECO SRL Marketing e Comunicazione Ambientale, Livorno
67) Andrea Nardini, ingegnere, esperto senior Ministero Ambiente, Servizio Sviluppo Sostenibile (Roma); socio fondatore del Centro Italiano Riqualificazione Fluviale (CIRF)
68) Riccardo Sedola, Direttore Tecnico Ufficio Ambiente, Comune di Maranello, Modena
69) Rosario Gatto, Docente, Min. Pubblica Istruzione
70) Daniele Fraternali, Ingegnere chimico, ex ricercatore di area ENEL, Ricercatore indipendente nel settore energia ed ambiente
71) Enzo Pranzini, Professore straordinario di Geografia fisica, Universtà degli Studi di Firenze
72) Maurizio Gioioisa, Naturalista - Resp. Ricerca, Museo Provinciale di Storia Naturale di Foggia
73) Adriana Galderisi, Ricercatrice CNR- Docente a contratto presso l'Università Federico II di Napoli,
74) Gianpaolo Salmoiraghi, Ricercatore confermato, Professore di Ecologia applicata e di Limnologia, Università di Bologna
75) Giannozzo Pucci, agricoltore, pubblicista, Membro Commissioni agricoltura biologica e agricoltura sostenibile del MIPAF, Associazione Fioretta Mazzei; Associazione La FierucolaOnl.
76) Luigi Guarrera, Direttore AMAB-Ass. Medit. Agricoltura Biologica, AMAB
77) Massimo Pandolfi, Docente e Ricercatore confermato, Università degli Studi di Urbino
78) Fabio Caporali, Professore Ordinario di Ecologia Agraria, Università della Tuscia
79) Anna Giovanetti, biologa, ricercatrice ENEA, CR Casaccia, Roma
80) Pasquale De Sole, Laboratorio di Chimica clinica - Policlinico Gemelli, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma
81) Antonino Drago , Docente di Storia della Fisica, Università Federico II, membro del Com. Scient. del CIRB, Napoli
82) Elda Perlino, Primo Ricercatore CNR, IBBE- BARI
83) Franco Medici, Professore di Tecnologia dei Materiali e Chimica Applicata, Università di Roma "La Sapienza"
84) Elisabetta Morelli, Ricercatore presso l'Istituto di Biofisica, CNR PISA
85) Gioacchino Carella, Tecnico del CNR e Vice Sindaco di Capurso, Bari
86) Giovanni Cercignani, Ricercatore Confermato, Università degli Studi di Pisa.
87) Simonetta Corsolini, Ricercatore di Ecologia. Dip. Sc. Ambientali, Università di Siena
88) Silvia Olmastroni, Dottoranda in Scienze Polari, Dipartimento Scienze Ambientali, Siena
89) Stefano Mazzotti, Conservatore Zoologia, Museo di Storia Naturale, Ferrara
90) Daniele Vitalini, Primo Ricercatore, Istituto per la Chimica e la Tecnologia dei Materiali Polimerici, CNR, Catania
91) Monica Masti, Funzionario Amministrativo, Università di Siena
92) Antonio Finizio, Assegnista di Ricerca, Università di Milano Bicocca
93) Francesco Maria Senatore, Biologo Chiron Vaccines, Siena
94) Aldemaro Boscagli, Ricercatore, Dip. Scienze Ambientali, Università di Siena
95) Michele Gregorkiewitz, Professore Associato di Cristallografia, Dip. Scienze della Terra, Università di Siena
96) Alessandro Chiarucci, Ricercatore, Dip. Scienze Ambientali, Università di Siena
97) Elena Torricelli, Dottoranda in Ecologia, Dip. Scienze Ambientali, Università di Parma
98) Gilberto Gandolfi, Professore Ordinario di Biologia, Università di Parma
99) Cinzia Marchiani, Borsista Post-Dottorato, Università di Parma
100) Filippo Samperi, Ricercatore ICTMP (CNR)
101) Silvia Scozzafava, Master in Scienze Ambientali, University of Stirling, UK
102) Cecilia Robles, Dipartimento di Scienze Ambientali, UNiversità di Siena
103) Agostino Letardi, Ricercatore ENEA, Roma
104) Riccardo Basosi, Prof. Ordinario, Docente di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia. Dip. Di Chimica – Univ. Siena
105) Emilio Martines, Ricercatore, Istituto Gas Ionizzati del CNR, Padova
106) Carlo Nike Bianchi, Ricercatore ENEA, Centro Ricerche Ambiente Marino, Santa Teresa, La Spezia
107) Carla Morri, Ricercatrice di Ecologia, Università di Genova
108) Sebastiano Calvo, Dipartimento di Scienze Botaniche, Palermo
109) Matteo Orlandi, Presidente del Parco Fluviale Regionale dello Stirone
110) Roberto Imperiali, Presidente del Circolo Culturale Palazzo Cattaneo, CR
111) Loreto Rossi, Professore Ordinario di Ecologia, Università di Roma "La Sapienza"
112) David Pellegrni, I Ricercatore, ICRAM (Istituto Centrale di Ricerca Applicata al Mare) Roma
113) Giovanna Ranci Ortigosa, Dottore di ricerca in Ecologia, Assegnista di ricerca, Politecnico di Milano
114) Giancarlo Sbrilli, Biologo Dirigente, ARPAT Piombino (LI)
115) Paola Grasso, International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention (ICPS), Busto Garolfo (MI)
116) Daniel Franco, Prof. a contr. Ecologia del Paesagio, Università di Venezia; esperto senior Ministero Ambiente
117) Susanna Perlini, Direttore del Parco Regionale Oglio Sud, MN
118) Giacomo Santini, Ricercatore, Dipartimento Biologia Animale e Genetica,Università di Firenze
119) Gianumberto Caravello, Università di Padova
120) Riccardo Basosi, Università di Siena
121) Fabio Romani, Dott.in Scienze Ambientale, Ernst&Young S.p.A.– Divisione ambiente
122) Christian Melis, laureato in Scienze Ambientali
123) Tiziana Lettere, Architetto del Paesaggio, Firenze
124) Giuliana Guarino, Dottoranda di Ecotossicologia, Università di Siena
125) Claudio Malagoli, Prof. Associato di Estimo rurlae e pianificazione agricola, Università di Bologna
126) Gabriella Buffa, Professore Associato - Settore "Botanica ambientale ed applicata", Universita' "Ca' Foscari" di Venezia
127) Emanuela Molinaroli, Ricercatore, Dipartimento di Scienze Ambientali , Università di Venezia
128) Elena Battaglini, Ricercatore Senior ; Responsabile Area di Ricerca Ambiente, Territorio e Sicurezza; IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) Roma
129) Gianni Tamino, Docente di Biologia e di Fondamenti di Diritto ambientale, Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova
130) Enrico Crepaldi, Professore di Telecomunicazioni Istituto Tecnico Industriale Statale "G. Galilei" Adria (RO)
131) Pietro Piussi, Ordinario di Selvicoltura generale, Facoltà di Agraria, Università degli studi di Firenze
Vittorio Parisi, Docente di Zoologia, Università di Parma
132) Sergio Rozzi, Responsabile Servizio Tecnico Urbanistico, Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e presidente dell'Associazione IL SALVIANO-Pro Natura Marsica
133) Roberto Pinton, Consulente aziendale agroalimentare, giornalista, Greenplanet Natural Network International Federation of Organc Agriculture Movements, Padova
134) Gigliola Puppi, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università "La Sapienza"
135) Alessandro Carletti, Dottorando in Ecologia, Università degli studi di Parma
136) Raffaello Giannini, Professore di Genetica, Università di Firenze
137) Matteo Badiali, Rappresentante degli studenti CdL Scienze Ambientali - Ravoologia, Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo, Università di Roma La Sapienza,
138) Ettore Pacini, Professore di Botanica, Università di Siena
139) Maurizio Ribera d' Alcalà, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica. Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
140) Annamaria Ronchitclli, Professore di Paleontologia Umana, Università di Siena
141) Gianni Fulvio Russo, Professore di Ecologia, Università di Napoli Parthenope
142) Vincenzo Saggiomo, Dirigente, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
143) Adriana Zingone. Primo Ricercatore, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
144) Liliana Mammino, Associated Professor of Applied Chemistry, University of Venda, South Africa
145) Maurizio Fraissinet, Dirigente di Staff della Presidenza della Regione Campania per il coordinamento delle Aree Protette
146) Marzia Cristiana Rosi, Ricercatore Università di Firenze
147) Mirco Federici, Dottorando in Scienze Chimiche XVI ciclo
148) Annarita Leva, Ricercatore CNR Istituto Propagazione Specie Legnose, Firenze
149) Valerio Sbordoni, Professore di Zoologia; Coordinatore dell'Osservatorio sulla Biodiversità delle Aree Protette del Lazio (Agenzia Regionale Parchi/Università del Lazio), Università di Roma "Tor Vergata"
150) Bruno Sabelli, Professore di Zoologia, Università di Bologna
151) Laura Mancini, ricercatrice, responsabile di programmi di ricerca ed attività istituzionali. Istituto Superiore di Sanità, Roma
152) Francesca Cellina, Dottoranda in Ecologia, Università di Parma
153) Ferdinando Porciani, Docente Corso D.U.I., Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze
154) Giorgio Vacchiano, Studente di Scienze Forestali Ambientali, Università di Torino
155) Raffaele D'Adamo, Ricercatore, Istituto per lo Studio degli Ecosistemi Costieri, Lesina (FG)
156) Armando Gariboldi, Naturalista libero professionista, già Direttore Generale della LIPU
157) Angelo Fierro, Cattedra di Ecologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università Federico II, Napoli
158) Emilio Padoa Schioppa, Dottorando - Scienze Naturalistiche e Ambientali XV° Ciclo. Università di Milano-Bicocca
159) Giuseppe Zerbi, Professore ordinario di Ecologia Agraria, Università di Udine
160) Carlo Galli, Avvocato- Vicepresidente W.W.F. ITALIA, Lecco
161) Longino Contoli, ex Primo Ricercatore e Docente, CNR, Roma
162) Dario Occhi Villavecchia, Ingeniere Libero Professionista, Asti
163) Giuseppe Sansoni, Resp. U.O. Tutela Risorsa Idrica, ARPAT, Dip. di Massa Carrara
164) Beti Piotto, Ricercatrice all'Agenzia Nazionale Protezione dell'Ambiente, ROMA
165) Leonardo Nieri, Tecnico Amministrativo - Uff. Ambiente -Inquinamento Atmosferico, Amministrazione Provinciale di Pisa
166) Franco Paolinelli, Presidente Associazione Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Roma
167) Fausta Setti, Ricercatore, Dip.di Biologia, Università di Milano
168) Nelli Luca, Servizio Prevenzione e Protezione, Chiron S.p.a. Siena
169) Giovanna Tornello, Docente di Scienze, Palermo
170) Mario Castorina, Dirigente di Ricerca, ENEA, Roma
171) Giovanni Dimitri, Presidente Associazione Italiana delle Scienze Ambientali, Parma
172) Angelo Parrello, Segretario Generale Commissione Intermediterranea, (organizzazione europea che associa tutte le Regioni del Mediterraneo), Livorrno
173) Edo Ronchi, Presidente Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, (ISSI)
174) Stefano Semenzato, Vicepresidente Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, (ISSI)
175) Pasquale Ventrella, Biologo- Membro Commissione Conservazione Societas Herpetologica Italica, Foggia
176) Maria Antonietta La Torre, Docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio. Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa - Napoli
177) Franco Paolinelli, Presidente Associazione S.A.P. Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Roma
178) Federico Ferrario, Laureando in Economia Politica, Università Commerciale Luigi Bocconi - Milano
179) Marcello Vitale, Ricercatore Confermato SSD Ecologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Univ. "La Sapienza"- Roma
180) Riccardo Santolini, Ricercatore, Docente di Ecologia, Univ. Urbino e Univ. Bologna
181) Antonio Di Sabatino, Ricercatore, Docente di Ecologia delle acque interne, Università di L'Aquila
182) Giovanni Staiano, Biologo, ANPA - Agenzia Nazionale Protezione Ambiente, Roma
183) Giuseppe Bogliani, Professore Associato di Zoologia, Università di Pavia
184) Marco Gustin, Responsabile specie e caccia, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), Parma
185) Irene Montanari, Biologa, Bologna
186) Claudio Carere, Ricercatore, Dept Animal BehaviourUniversity of Groningen, NL
187) Caterina Morosi, Dottorando di ricerca in Pianificazione forestale, Università degli Studi di Firenze
188) Carlo Rondinini, Dottorando in Biologia Animale, Università di Roma La Sapienza
189) Johannes Pignatti, Professore associato in Paleontologia e Paleoecologia, Università di Roma "La Sapienza"
190) Mariella Morbidelli, Insegnante di Scienze,MIUR, Perugia
191) Luciana Carotenuto, Dottore di Ricerca in Geobotanica, Università di Camerino
192) Pietro Politi, specialista in gestione dell'ambiente naturale e delle aree protette, Università di Camerino
193) Giovanni Piva, Ufficio educazione ambientale, Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
194) Gisella Monterosso, Specialista in gestione ambiente naturale ed aree protette, Università di Camerino
195) Franco Moccia, Geologo, Bari
196) Giovanni Monastra, Biologo ricercatore - Coordinatore Scientifico, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), Roma.
197) Luciano Carotenuto, P. O. - titolare corso Analisi dei Sistemi , Facoltà di Ingegneria - Università della Calabria
198) Attilio Arillo, Professore. di Zoologia e di Meccanismi evolutivi, Università di Genova.
199) Ezio Marzella, Ferroviere, Ferrovie dello Stato - Rete Ferroviaria Italiana
200) Laura De Riso, collaboratore tecnico, Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano - Ufficio Conservazione Natura
201) Davide Geneletti, Professore a contratto di Metodi di Valutazione Ambientale, Università degli Studi di Trento
202) Gretel Frangipane, Dottoranda Dip. Scienze Ambientali - Univesità Ca' Foscari di Venezia.
203) Maria Appiani, Architetto, Dip. di Pianificazione territoriale, Università della Calabria
204) Carlo Maurizio Modonesi, Biologo, Professore a contratto, Museo di Storia Naturale, Università di Parma
205) Vito Marino, guardia ecozoofila, A.N.P.A.N.A. Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, Roma

sabato 13 aprile 2013

OGM, brevetto e agricoltore


In questa sede non si vuole entrare nel merito dell’utilità del Brevetto per lo sviluppo della nostra Società. E’ risaputo, infatti, che la tutela brevettuale può rappresentare un incentivo allo sviluppo tecnologico e che molti prodotti di uso comune, e quindi di elevata utilità, sono stati studiati, creati e diffusi anche grazie alla tutela brevettuale. In particolare, il Brevetto è lo strumento giuridico che conferisce all'autore di un'invenzione il monopolio temporaneo di sfruttamento dell'invenzione stessa, ossia il diritto di escludere terzi dall'attuare l'invenzione e dal trarne profitto.

Il brevetto, pertanto, rappresenta una sorta di  monopolio legale, seppur limitato territorialmente e temporalmente. Tale monopolio legale si giustifica con il fatto che il sistema brevettuale è basato su una forma di scambio: il titolare del brevetto riceve protezione per la propria invenzione e in cambio è obbligato a svelare e a descrivere l'invenzione stessa. Durante il periodo di applicazione del Brevetto, il detentore può sfruttare economicamente la protezione brevettuale, al fine di ottenere un ritorno economico per le spese di ricerca e sviluppo sostenute.

In un contesto di questo tipo si riscontrano tutti gli effetti di mercato del monopolio. In particolare, in un primo momento il Brevetto determina una tenuta dei prezzi di vendita del prodotto brevettato, in relazione al fatto che il monopolista è protetto dalla Legge e può applicare o una “politica dei prezzi”, mantenendo alti prezzi di vendita del prodotto (sarà poi la domanda ad adeguarsi a questi prezzi) o una “politica delle quantità”, attraverso un contingentamento volontario delle quantità immesse sul mercato (in questo caso sarà la domanda che sulla base della quantità richiesta stabilirà il prezzo di mercato). Solo in un secondo momento, ovvero trascorso il periodo di tutela brevettuale, la Società otterrà reali benefici dal consumo dei beni coperti da brevetto, in quanto il mercato sarà aperto alla concorrenza, i costi di produzione scenderanno e con loro i prezzi di mercato. A questo, e con particolare riferimento ai brevetti in ambito agroalimentare, occorre evidenziare che per le nuove varietà vegetali i diritti esclusivi nascenti dal brevetto durano 15 anni dalla concessione del brevetto stesso (30 anni nel caso di piante arboree). Soprattutto in ambito agroalimentare, però, è facile immaginare che dopo 15 anni quella determinata varietà sarà obsoleta, sarà superata, per cui sarà sostituita da un’altra varietà che a sua volta sarà tutelata dal brevetto per altri 15 anni! E’ facilmente intuibile che in questo modo il costitutore, mediante una attenta analisi dei tempi tecnici di introduzione di nuove cultivar, sarà  in grado di mantenere il brevetto sul seme di una determinata pianta per un tempo illimitato.

Dobbiamo essere convinti del fatto che l’introduzione di Organismi Transgenici (OT) in agricoltura è fortemente correlata, se non addirittura condizionata, dalla possibilità di brevettare il risultato della manipolazione genetica; se non ci fosse il brevetto, con ogni probabilità, non ci sarebbero nemmeno OT e oggigiorno, forse, non si parlerebbe di questo argomento.

Relativamente alla tutela brevettale delle innovazioni tecnologiche, ciò che lascia maggiormente perplessi è l’utilizzazione del brevetto in ambito agricolo, soprattutto nel caso in cui riguardi piante o animali di fondamentale importanza per l’alimentazione umana. Nella fattispecie, non stiamo parlando di una funzione fisiologica della quale ognuno di noi, volendo, potrebbe fare a meno; stiamo parlando di alimentazione, un’azione che bene o male ognuno di noi deve compiere obbligatoriamente almeno tre volte al giorno. Sono queste considerazioni che differenziano sostanzialmente i brevetti su materiale elettronico o su capi di abbigliamento, da quelli su piante ed animali ad uso alimentare, in quanto essi, per assurdo, potrebbero mettere in discussione anche la sovranità alimentare di un Paese. E di questo, ovviamente, si sono accorte le grandi multinazionali del seme, che stanno facendo di tutto per ottenere il monopolio nella produzione e nella distribuzione del seme, poiché non si tratta del solo seme, ma anche di tutto ciò che è possibile trovare a monte e a valle della produzione del cibo. In particolare, alcune domande sullo sfruttamento del brevetto esigono una risposta prima di adottare piante ed animali transgenici in agricoltura:

 - esistono delle limitazioni allo sfruttamento economico del brevetto? 

- chi decide in merito alla qualità dell’alimento?

- il detentore del brevetto potrà modificare a suo piacimento le caratteristiche intrinseche del prodotto alimentare?

- come potranno essere modificate le caratteristiche nutrizionali?

- il detentore del brevetto potrà modificare a suo piacimento il legame esistente tra qualità del prodotto e luogo di produzione?

- da un punto di vista etico, sarà tutto consentito o vi saranno delle limitazioni?

Consapevoli del fatto che l’agricoltura italiana è di fondamentale importanza per lo sviluppo sostenibile del territorio, dobbiamo chiederci che cosa potrebbe significare il "brevetto" per il settore agricolo italiano e, in particolare, quali effetti potrebbe avere per il reddito dell’agricoltore?

In primo luogo, il brevetto sulle piante e sugli animali contribuirà ad aumentare la dipendenza economica del settore agricolo nei confronti di quello industriale, in quanto l'agricoltore sarà costretto ad acquistare tutti gli anni la semente che intende coltivare o l’animale che intende allevare. Qualcuno potrebbe far rilevare che, di fatto, questo già accade per la gran parte delle sementi oggi coltivate. Vero! Nel caso degli OT, a parte la situazione di monopolio che si verrebbe a determinare, il brevetto significa qualcosa di più, in quanto l’agricoltore, oltre all’acquisto delle sementi, potrebbe essere “obbligato” ad acquistare anche la materia prima in grado di far produrre queste sementi (è il caso delle piante di soia e di mais resistenti ad uno specifico diserbante). In futuro il problema potrebbe essere amplificato dal fatto che le ditte che propongono questi nuovi organismi, per proteggersi dall’utilizzazione illecita di sementi brevettate non ibride, potrebbero inserire geni che consentono la germinazione del seme solo nel caso di contemporanea presenza di una sostanza particolare, che sarà venduta insieme alla semente. Se sarà vero poi, come ovviamente si spera, che questi nuovi organismi non avranno alcun effetto sulla salute umana e sull’ambiente, occorrerà considerare che la loro completa accettazione da parte del mercato  (presenza di una sola filiera di distribuzione, assenza di etichettatura obbligatoria dei prodotti OGM, ecc.) determinerà un forte vantaggio competitivo per le ditte sementiere, con creazione di un mercato in condizioni di monopolio o “quasi monopolio”. Si verrebbe a determinare ciò che, di fatto, è già avvenuto nei Paesi dove si registra un’accettazione incondizionata di questi nuovi alimenti: la presenza di un’unica filiera di distribuzione (per esempio, per il mais significa assenza di etichettatura e un unico prezzo di mercato), associata ad una diminuzione dei prezzi di mercato dei prodotti transgenici, ha determinato un’esplosione delle superfici coltivate con questi nuovi organismi. In pratica, cos’è accaduto? Il minor costo di produzione delle coltivazioni transgeniche ha determinato un abbassamento dei prezzi di mercato dei relativi prodotti, siano essi transgenici e non. Pertanto, anche gli agricoltori che in un primo momento non volevano coltivare transgenico sono stati costretti a farlo dal mercato, se volevano mantenere un certo grado di redditività dall’attività agricola.

Il brevetto su una pianta potrebbe consentire ai Paesi che ne detengono la proprietà di attuare le coltivazioni in località prossime ai mercati di collocamento, rendendo così competitive produzioni che attualmente sono penalizzate dagli elevati costi di trasporto/commercializzazione, evitando nel contempo le problematiche ambientali che queste coltivazioni potrebbero comportare se fossero attuate sul loro territorio. Per alcune produzioni questo già avviene. Cos’è accaduto? Alcuni Paesi, vuoi perché non hanno condizioni pedoclimatiche favorevoli, vuoi perché non sarebbero concorrenziali sul nostro mercato a causa degli elevati costi di trasporto, stanno producendo sul nostro territorio su base contrattuale alcuni prodotti dei quali detengono il brevetto; tali prodotti al momento della raccolta diverranno di loro proprietà. Ecco che in questo modo qualsiasi Paese, anche senza alcuna vocazionalità produttiva, e, al limite, senza disponibilità di territorio agricolo, di strutture e di competenze agricole specifiche, potrebbe divenire un protagonista nel mercato del cibo; la produzione sarebbe attuata nel nostro Paese per conto terzi, ovvero per conto di colui che ha il brevetto del materiale di propagazione, che si approprierà del valore aggiunto di questa coltivazione.

Da un punto di vista della sfruttabilità economica, il proprietario del brevetto potrebbe limitarsi a richiedere il pagamento di una royalty per ogni chilogrammo di semente venduta, lasciando libertà di scelta all’agricoltore in merito alle diverse opportunità di vendita sul mercato del prodotto ottenuto. Tale somma di denaro potrebbe essere vista come il giusto compenso per colui che ha investito in ricerca e sviluppo ed è riuscito ad ottenere una pianta caratterizzata da un surplus di utilità per l’agricoltore e per il consumatore. Occorre comunque rilevare che, soprattutto nel caso in cui il mercato della semente  sia in condizioni di monopolio, a differenza di quanto precedentemente affermato, l’imposizione di una royalty sulla semente potrebbe limitare il processo di riduzione dei costi di produzione, in quanto il monopolista, con ogni probabilità, sarà portato ad aumentare il prezzo di vendita della semente di un’aliquota  prossima al maggior margine che essa sarà in grado di determinare al produttore agricolo, con annullamento dei potenziali vantaggi economici per il coltivatore e, conseguentemente, per il consumatore (in pratica se la semente transgenica determina una diminuzione dei costi di 100 €/ha, il monopolista della semente potrebbe far pagare la semente 99 € in più ed accaparrarsi tutto il vantaggio). Pertanto, il brevetto potrebbe impedire l’attesa riduzione dei prezzi di mercato dei prodotti alimentari, annullando così anche l’auspicato ampliamento delle possibilità di acquisto di cibo da parte delle classi sociali economicamente più deboli (quelle classi sociali che in molti Paesi soffrono la fame perché non dispongono del reddito necessario per acquistare il cibo).
Rispetto alla situazione precedente, il detentore del brevetto potrebbe andare oltre. In particolare, oltre a richiedere il pagamento di una royalty per ogni chilogrammo di semente venduta, potrebbe richiedere una royalty anche per ogni chilogrammo di prodotto ottenuto da quella stessa semente. Il brevetto in questo caso porterebbe grandi vantaggi a colui che ne detiene la proprietà  e trasformerebbe l’agricoltore in un “dipendente” della stessa ditta proprietaria del seme, in quanto più l’agricoltore produce e più questa ditta guadagna.

Il detentore del brevetto potrebbe non accontentarsi  delle due precedenti strategie e potrebbe riservarsi anche la proprietà della produzione finale, attuando la produzione per conto proprio, sulla base di un rapporto contrattuale con l’agricoltore.  Trattasi di modalità di produzione che già avvengono in agricoltura (contratti di soccida) e che sarebbero amplificate dalla presenza di un forte ricorso al brevetto. In particolare, colui che detiene il brevetto non venderebbe la semente sul mercato e potrebbe sottoscrivere con l’agricoltore un “contratto di coltivazione”, nel quale sono indicate le epoche di semina, le modalità di coltivazione e quant’altro serve per portare a termine il processo produttivo, riservandosi la proprietà del prodotto una volta giunto a maturazione. Ovviamente per l’attività prestata l’agricoltore riceverà un compenso, che sarà commisurato all’impegno richiesto in termini di apporto di fattori della produzione (terra, lavoro, capitale). In una situazione come quella evidenziata, l’agricoltore non avrebbe alcun potere contrattuale, per cui la presenza di un unico  detentore della semente, associata al fatto che i coltivatori non sono in grado di manifestare un’unica controparte, li metterebbe tra loro in concorrenza per l’acquisizione della commessa di coltivazione.  E’ facilmente intuibile che in questa situazione si determinerebbe una tendenza verso il basso del compenso relativo allo svolgimento dell’attività agricola, in quanto, nel peggiore dei casi per la nostra agricoltura, colui che possiede il brevetto potrebbe trovare in altri Paesi migliori condizioni contrattuali per attuare il processo produttivo agricolo.

Ma il grande salto di qualità per le ditte che detengono il brevetto, potrà essere ottenuto allorquando la manipolazione genetica sulle piante consentirà di sfruttare l’”apomissia”, ovvero la possibilità di originare piante identiche alla madre anche nel caso di riproduzione sessuata. In particolare, lo sfruttamento dell’”apomissia” consentirà alle ditte sementiere  di  evitare la produzione e la successiva commercializzazione del seme, mantenendo comunque la possibilità di ricavare le royalty dal seme e dalla produzione di cibo; il seme una volta distribuito sarà annualmente prodotto autonomamente dall’azienda agricola, la quale, mediante un apposito contratto di sfruttamento della semente, sarà tenuta a pagare le royalty al detentore del brevetto, ogni qual volta utilizzerà le sementi apomittiche per una nuova semina. L’”apomissia” semplificherà notevolmente la vita al detentore del brevetto, che dovrà attuare un’unica operazione: distribuire una sola volta la semente e incassare le royalty ogni volta che quella pianta viene seminata ed il cibo viene prodotto. Qualcuno afferma che questo scenario è irrealizzabile, in quanto alle ditte sementiere non converrebbe mettere sul mercato una semente apomittica, poiché lieviterebbero le frodi e occorrerebbe mettere in atto un sistema di vigilanza decisamente costoso. Purtroppo queste affermazioni si scontrano con la realtà, in quanto le grandi multinazionali del seme stanno cercando di evitare questo inconveniente mediante la creazione di una “Apomissia inducibile chimicamente”. In pratica, che cosa accade? Accade che la semente apomittica germina ed origina una pianta identica alla madre solo in presenza di una sostanza chimica che sarà venduta a parte. Da rilevare che tutto questo non è fantascienza, in quanto il brevetto sull’”Apomissia inducibile” è già stato richiesto 

Gli esempi precedenti, costituiscono per il nostro Paese un vantaggio o uno svantaggio? Si adattano a tutte le coltivazioni o solo a quelle brevettate? E il consumatore otterrà dei vantaggi o degli svantaggi? Occorre rispondere a queste domande prima di effettuare delle scelte che potrebbero rivelarsi controproducenti per il nostro Paese.
A conclusione di quanto precedentemente esposto, è possibile affermare che il brevetto su piante ed animali transgenici sarà in grado di sconvolgere il modo di produrre in agricoltura. Lo scenario sarà quello di un settore in cui l’agricoltore avrà perso ogni potere decisionale; egli diverrà semplicemente un fornitore di mezzi di produzione a favore di colui che detiene il brevetto di quel prodotto, che diverrà anche proprietario del cibo. Cibo che potrà essere ottenuto in ogni parte del Globo, non importa con quale materiale genetico, non importa con quale tecnica di produzione, non importa con quali tutele sociali. Tutto questo comporterà la realizzazione di un grande mercato mondiale dei prodotti alimentari, un mercato dove l’imperativo sarà produrre di tutto ovunque, ai più bassi costi possibili, per poi vendere il prodotto laddove ci sono i mezzi economici per acquistarlo. 

Link utili:

http://www.agriregionieuropa.univpm.it/dettart.php?id_articolo=72

martedì 9 aprile 2013

Mozione dell’On. Susanna Cenni sugli OGM in ambito agroalimentare



MOZIONE

La Camera

premesso che,

l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica in atto e, in particolare,
l’agricoltura italiana registra risultati migliori dell’industria e dell’economia nel complesso sia in
termini di contributo alla crescita economica (Pil) che di occupazione; ancora meglio si posiziona
l’industria alimentare che presenta indicatori in termini di valore aggiunto che sono costantemente
migliori della media dell’industria in generale; l'export si conferma il motore dell'agroalimentare
italiano, con un nuovo record di 32 miliardi di euro di fatturato nel 2012 (+5,4% sul 2011), e un
avvio di 2013 molto promettente (Ismea su dati Istat);

le performance attuali del settore dipendono sia da fattori generali del sistema Paese, che specifici
del settore caratterizzati da un enorme sforzo dei produttori italiani a tutela della qualità e della
tracciabilità della produzione agroalimentare nazionale che si contrappone ad una visione che a
livello internazionale tende a considerare la produzione agricola solo una commodity che, al pari del
petrolio, può determinare ingenti fortune finanziarie; in tale ultimo contesto, l’attività lobbistica
delle multinazionali che vogliono trarre profitto dal transgenico, a prescindere dalle conseguenze
che derivano dalla loro coltivazione e commercializzazione, ha spesso il sopravvento nelle decisioni
in materia di alimentazione ponendo ostacoli alla ricerca indipendente a causa dei brevetti sui semi
detenuti;

ad oggi i nodi da sciogliere connessi al transgenico sono ancora molti: oltre ai rischi per la salute e
l’economia del nostro Paese, che si contraddistingue per i suoi tradizionali prodotti tipici e di
qualità, resta irrisolto il problema dell’impossibilità di coesistenza tra le colture Ogm con quelle
convenzionali, dato che non esistono misure idonee ed efficaci per evitare la contaminazione che
determina un inquinamento dell’ambiente irreversibile;

una vasta parte della comunità scientifica continua ad esprimere forti e rinnovate perplessità e
significative resistenze all’impiego di tecnologie transgeniche in agricoltura richiamando
l’attenzione sull’importanza che sia la comunità dei cittadini a prendere le decisioni di merito
sull’uso di tali tecnologie, in considerazione delle ricadute globali ed incontrollabili su salute e
ambiente che potrebbero derivare da eventuali errori di valutazione;
una eventuale introduzione di colture transgeniche avrebbe inoltre come diretta conseguenza la
messa in discussione di uno dei principali fattori di creazione di valore aggiunto del Paese e, cioè, il
nostro modello agricolo, fondato su produzioni di qualità apprezzate sul mercato interno ma, anche
di più, all’estero che danno vita a quel Made in Italy così apprezzato da essere costantemente
minacciato da imitazioni e falsificazioni;

in realtà la maggioranza dei cittadini italiani ed europei ha già manifestato la propria volontà di non
autorizzare la coltivazione di sementi transgeniche sui propri territori al fine di tutelarne l’integrità
per le future generazioni;

la direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 costituisce il testo normativo fondamentale, in punto sia
di “immissione in commercio” di OGM, sia di “emissione deliberata” di OGM nell'ambiente e
prevede, per i singoli stati membri, la possibilità di dichiarare l'intero territorio nazionale come
libero da Ogm attraverso l'applicazione del principio di “salvaguardia”;

la direttiva n. 2001/18/CE sull’emissione deliberata di organismi geneticamente modificati è stata
recepita in Italia con il decreto legislativo n. 224/2003. Con tale atto il Ministero dell’Ambiente è
stato indicato quale autorità competente a livello nazionale con il compito di coordinare l’attività
amministrativa e tecnico-scientifica, il rilascio delle autorizzazioni e le comunicazioni istituzionali
con la Commissione Europea, con il supporto della Commissione Interministeriale di Valutazione.
il decreto 224/2003, all’articolo 25 recepisce quanto stabilito dall’articolo 23 della direttiva n.
2001/18/CE, in relazione alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” mediante la quale le autorità
nazionali preposte – per l’Italia i Ministeri dell’ambiente, delle politiche agricole e della salute -
possono bloccare l’immissione nel proprio territorio di un prodotto transgenico ritenuto pericoloso.
Con l’attivazione di tale clausola si dà luogo ad una serie di consultazioni fra la Commissione
europea, le autorità nazionali, il produttore, gli organismi che sono intervenuti nella procedura di
valutazione della conformità e tutte le parti interessate. La normativa comunitaria consente
comunque alla Commissione europea di annullare il ricorso alla clausola di salvaguardia in caso di
evidenze scientifiche contrarie;

la Direttiva 2001/18/CE costituisce anche la norma che getta le basi per regolamentare la cosiddetta
coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche. Infatti, con l’articolo 22 è previsto
che gli OGM autorizzati in conformità alla direttiva devono poter circolare liberamente all’interno
dell’Unione Europea, mentre con l’articolo 26 bis (introdotto dal Reg. 1829/2003), si dispone che
«gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di
OGM in altri prodotti». Questa disposizione consente quindi agli stati membri di poter introdurre,
nel proprio ordinamento, norme specifiche per regolare la coesistenza;

con il decreto legge n. 279/2004, convertito con la legge n. 5/2005, erano state previste disposizioni
per assicurare la «coesistenza» tra colture transgeniche, biologiche e convenzionali. La Corte
costituzionale con la sentenza n. 116/2006 ha dichiarato la parziale incostituzionalità del D-L
279/2004 nella parte ritenuta di esclusiva competenza legislativa regionale in materia di agricoltura.
L’intervento della Corte ha causato un vuoto normativo molto dannoso poiché sono stati mantenuti
in vigore sia il principio della libertà di scelta dell’imprenditore sia il principio della coesistenza,
mancando però del tutto le parti operative e tecniche per attuare la coesistenza. Il risultato è che
ogni norma nazionale o regionale che vieta l’utilizzo di colture transgeniche diventa contraria al
principio di coesistenza stabilito a livello europeo;

tale orientamento è stato da ultimo riconfermato nella sentenza della Corte di Giustizia Europea
dell’ottobre 2012 (sul caso di specie Pioneer Hi Bred Italia Srl contro Ministero delle Politiche
agricole alimentari e forestali) con cui la Corte si è pronunciata in via pregiudiziale
sull'interpretazione dell'articolo 26-bis della direttiva 2001/18/CE. Per la Corte uno Stato membro,
ai sensi del citato articolo 26-bis, può disporre restrizioni e divieti geograficamente delimitati, solo
nel caso e per effetto delle misure di coesistenza realmente adottate. Viceversa uno Stato membro
non può, nelle more dell'adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale
di organismi geneticamente modificati in altre colture, vietare in via generale la coltivazione di
prodotti OGM autorizzati ai sensi della normativa dell'Unione e iscritti nel catalogo comune;
fin dal 2010 il Parlamento italiano si è espresso a favore della proposta di regolamento di modifica
della direttiva 2001/18/CE - attualmente in fase di stallo presso le istituzioni europee - che
consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni OGM sulla base di più ampi
criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell’ambiente; più in generale e in ambito
comunitario, l'Italia ha da sempre sottolineato l'importanza dell'impatto socio-economico derivante
dall’uso del transgenico che deve essere valutato a pieno titolo accanto a quelli già riconosciuti in
merito all’ambiente e alla salute;

al riguardo si evidenzia l’intenzione del commissario europeo alla salute Tonio Borg di rilanciare il
negoziato Ue sugli Ogm rendendo gli stati membri maggiormente autonomi sulle linee guida da
autorizzare a livello nazionale;
anche le Regioni hanno ripetutamente dichiarato la loro ferma opposizione all’introduzione di
colture transgeniche in Italia sottolineando la necessità che il futuro regolamento del Parlamento
europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per
gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio sia il più possibile
adeguato a salvaguardare l'agricoltura italiana, la qualità e la specificità dei suoi prodotti;

a tal proposito la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato un ordine del
giorno con cui impegna il “Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, nelle more
dell'approvazione della proposta di modifica della direttiva 2001/18/CE in materia di possibili
divieti alla coltivazione di piante geneticamente modificate, di procedere con l'esercizio della
clausola di salvaguardia ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 12 marzo 2001” (..) e “tenuto conto delle competenze in materia riconosciute
dalla Costituzione impegna il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali a rappresentare
al Ministro dell'ambiente e in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime
delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della
coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale;”

il rischio che corre il sistema agroalimentare nazionale, in assenza di una chiara posizione del
Governo con l’adozione della clausola di salvaguardia, potrebbe essere imminente se, come si
apprende da alcune notizie stampa, fosse vero che “nei silos di stoccaggio della Lombardia, del
Veneto, dell’Emilia e del Friuli ci sono 52 mila sacchi di mais transgenico autorizzato dalla UE
MON810, sufficienti a coltivare 32 mila ettari, pronti per le semine di primavera”;

la tutela e la valorizzazione della qualità del nostro sistema agroalimentare è un obiettivo di
rilevanza strategica che trova attuazione attraverso una concreta tutela istituzionale del comparto
primario dall’inquinamento transgenico ed un efficace sistema di tracciabilità, di riconoscibilità e di
etichettatura dei prodotti agroalimentari;

in presenza di rischi concreti per il sistema agricolo nazionale di inquinamento da colture
transgeniche che potrebbe verificarsi a causa di una normativa nazionale e comunitaria
contraddittoria e incompleta lo stesso Ministro delle politiche agricole, lo scorso 28 gennaio, ha
chiesto formalmente al Ministro dell’Ambiente, in qualità di Autorità nazionale in materia, di
“guardare concretamente alla prospettiva di una clausola di salvaguardia per le coltivazioni di Ogm
in Italia”; ad oggi otto nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia,
Bulgaria e Polonia) hanno già adottato delle clausole di salvaguardia per vietare le colture di Ogm
autorizzate nei loro territori;

in realtà l’ultimo Rapporto del Servizio Internazionale per l’acquisizione delle applicazioni
biotecnologiche per l’agricoltura (ISAA) sullo Status globale della commercializzazione di colture
biotech/Ogm dello scorso febbraio, ha evidenziato che in Europa sono rimasti solo cinque paesi
(Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129.000 ettari di
mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria
che conferma l’opposizione in Europa alla diffusione del transgenico in agricoltura;
al fine di difendere le produzioni nazionali da possibili contaminazioni da colture geneticamente
modificate e collocarne i prodotti ad un livello di maggiore interesse e competitività nel panorama
economico mondiale;
che in data 29 marzo il Ministro della Salute Balduzzi ha inoltrato alla Direzione  generale Salute e Consumatori della Commissione europea la richiesta di sospensione d'urgenza dell'autorizzazione della messa in coltura in Italia e nel resto d'Europa di sementi di mais Mon810, con allegato il dossier elaborato dal ministro del MIPAF Catania a norma dell'art.34 del regolamento(CE)1829/2003 ;


impegna il Governo:

ad adottare la clausola di salvaguardia, di cui all’articolo 25 del decreto legislativo n. 224 del 2003,
di recepimento della direttiva n. 2001/18/CE, al fine di evitare ogni forma di coltivazione in Italia di
Ogm autorizzati a livello europeo e di tutelare la sicurezza del modello economico e sociale di
sviluppo dell’agroalimentare italiano;

a prevedere, in relazione alla stagione delle semine avviata in gran parte del Paese, l'incremento delle attività di controllo per potenziare, d'intesa con le Regioni, la sorveglianza sui prodotti sementieri in corso di distribuzione ed intervenire in presenza di sementi transgeniche non autorizzate.





  1. Cenni
  2. Rosato Ettore
  3. Braga Chiara
  4. Gnecchi
  5. Benamati
  6. Mongiello
  7. Realacci
  8. Lenzi
  9. Arlotti
  10. Magorno
  11. Fanucci
  12. Lodolini
  13. Miotto
  14. Manfredi
  15. Rubinato
  16. Murer
  17. Moscatt Tonino
  18. Antezza Maria
  19. D’Incecco
  20. Petrini
  21. Fossati
  22. Marantelli
  23. Marchi
  24. Bianchi
  25. Mariani
  26. Fregolent
  27. Dallai
  28. Bratti