Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta rischio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rischio. Mostra tutti i post

mercoledì 19 marzo 2014

La diabrotica sviluppa resistenze genetiche nei confronti del mais Bt

La semina diffusa di colture geneticamente modificate (OGM) che producono al loro interno tossine insetticide derivanti dal batterio Bacillus thuringiensis (Bt), determina  una forte pressione selettiva sulle popolazioni di parassiti, che evolve in una vera e propria resistenza genetica, dando così origine a progenie di insetti resistenti, molto difficili da controllare.

La diabrotica è un parassita molto dannoso per il mais e negli USA si cerca di proteggere le coltivazioni attraverso la semina di mais OGM Bt. Nel corso del 2009 e del 2010, sono stati identificati in Iowa campi coltivati a mais in cui la diabrotica del mais ha determinato gravi lesioni alle piante, nonostante esse producessero  la tossina Bt Cry3Bb1. Biotest successivi hanno rivelato che popolazioni di diabrotica hanno sviluppato una resistenza genetica nei confronti della tossina Cry3Bb1. 
Questi primi casi di resistenza della diabrotica del mais, evidenziano che nel lungo periodo l’introduzione di piante OGM Bt non serve a risolvere il problema degli insetti fitofagi.


La previsione di questa evoluzione, ovvero la possibilità che col tempo gli insetti avrebbero messo in atto strategie di difesa, era stata fatta anche da alcuni scienziati, veri scienziati, favorevoli all’introduzione degli OGM nel nostro Paese. In particolare, il prof. Scarascia Mugnozza ha affermato che:

Limitazioni all’impiego di resistenze genetiche derivano dalle continue modificazioni cui va incontro il patogeno che, come già riportato, sviluppando nuovi geni di virulenza, è in grado di superare rapidamente le resistenze presenti nell’ospite., Scarascia Mugnozza – Potenzialità del miglioramento genetico in piante ed animali – Accademia Nazionale di Agricoltura e CNR – Bologna, 2001

Anche il prof. Francesco Sala si è occupato di questa problematica:

Le piante GM oggi coltivate hanno transgeni con promotori costitutivi. Per esempio è costitutivo il promotore 35S del mais Bt. Ciò permette di esprimere il gene con alta efficienza, ma questo a volte non è raccomandabile. Nel caso del mais Bt stesso, la produzione continua della tossina Bt potrebbe determinare la scomparsa dell’insetto bersaglio, con conseguenze per la biodiversità, oppure potrebbe favorire la selezione di insetti resistenti., Francesco Sala – Biotecnologie vegetali: tra rifiuto e accettazione, LE SCIENZE, n. 386, ottobre 2.000 

venerdì 17 gennaio 2014

Non è vero che tutte le Società Scientifiche abbiano affermato che non ci sono problemi ambientali con gli OGM

I sostenitori degli OGM affermano spesso che tutti gli scienziati, ovvero tutte le Società Scientifiche italiane, sono a favore di questa nuova tecnologia per l'agricoltura del nostro Paese. Questa affermazione, purtroppo, non è vera, in quanto, fin dal lontano 2002, la Società Italiana di Ecologia ci aveva messo al corrente degli effetti ambientali che l'introduzione degli OGM avrebbe potuto avere, con particolare riferimento alla perdita di biodiversità...........e la biodiversità, come sappiamo, è alla base della vita......senza biodiversità non c'è vita!

Di seguito il documento. E' un documento complesso, che presenta uno specifico capitolo sugli OGM.


Scienza e ambiente 2002 – Società Italiana di Ecologia
http://www.ecologia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=23:scienza-e-ambiente-2002&catid=23:appelli&Itemid=210


Come reazione ad alcune esagerazioni di taluni movimenti ambientalisti si va diffondendo la nuova moda di negare l'esistenza di alcuni gravi problemi ambientali per il nostro pianeta. Si afferma inoltre che le politiche di conservazione della natura sono di impedimento allo sviluppo civile ed economico e ostacolano il progresso scientifico. Come scienziati che hanno a cuore la protezione dell'ambiente al di là di ogni credo politico vogliamo invece ribadire, senza allarmismi, ma anche senza ottimismi fideistici, che i problemi che affliggono la nostra Terra sono davvero ingenti. Purtroppo non possiamo non rilevare che anche alcuni colleghi scienziati, facendosi paladini di una visione scientifica parziale e di una tendenza alla semplificazione di problemi intrinsecamente complessi, tendono ad avvalorare la nuova moda "negazionista". Essi inoltre ripropongono l'idea che i problemi dell'umanità, quali la fame e il degrado ambientale, possano essere risolti dal solo progresso scientifico e tecnologico, anzi dal solo progresso in alcune specifiche aree scientifiche. Siamo invece convinti che solo un progresso equilibrato in tutti i settori scientifici e tecnici e solo la parallela adozione di adeguate politiche sociali ed economiche e di conservazione della natura potranno portare ad un reale miglioramento delle condizioni di vita del nostro pianeta.
Più specificatamente vogliamo fare chiarezza su alcuni temi di attualità portando, come scienziati, precise osservazioni ad alcune affermazioni che vengono proposte all'opinione pubblica.
Riscaldamento globalesecondo taluni non ci sarebbero prove scientifiche del graduale riscaldamento dell'atmosfera della Terra; i cambiamenti climatici ci sono sempre stati e l'eventuale riscaldamento non può essere imputato all'attività dell'uomo.
Nei 160.000 anni precedenti il 1850 la concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera è sempre rimasta compresa tra 190 e 290 parti per milione con lente variazioni; dal 1850 ad oggi è aumentata continuamente, passando da 280 a 370 parti per milione. In base alle conoscenze scientifiche attuali, un aumento di tale portata in un tempo così breve non era mai stato registrato prima nella storia della Terra. Non v'è dubbio che tale continua crescita sia dovuta alle emissioni da combustibili fossili e alla deforestazione. Inoltre esiste da centinaia di migliaia di anni una correlazione fortissima tra le concentrazioni di biossido di carbonio e la temperatura media della terra, come scientificamente provato al di là di ogni dubbio negli ultimi anni. Le previsioni più recenti, basate sui modelli di illustri colleghi climatologi, perlopiù provenienti da scuole di fisica, scienziati degni di fede e non fondamentalisti ambientali, sono che la temperatura della terra aumenterà di almeno un grado entro il 2040 se non verranno presi provvedimenti di limitazione delle emissioni.
Biotecnologiesecondo taluni non si dovrebbero porre limitazioni alla ricerca biotecnologica che ha un ruolo fondamentale per alleviare i problemi dell'umanità.
Sotto il termine "biotecnologie" vengono in realtà indicati settori scientifici e tecnologici diversi: dallo sviluppo di nuovi farmaci (a volte, ma non sempre, basati sull'utilizzo dell'ingegneria genetica), alla clonazione di organi e organismi, all'introduzione di organismi geneticamente modificati per scopo agricolo o zootecnico. Ognuna di queste tecnologie pone problemi diversi dal punto di vista scientifico, etico e sociale e non si può quindi parlarne in maniera generica. Per quanto riguarda l'aspetto di maggiore impatto sull'ambiente, ovvero l'introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM), vogliamo osservare che, se è vero che gli effetti sulla salute umana dell'ingestione di cibo proveniente da OGM sono stati grandemente esagerati da alcuni movimenti ambientalisti, è anche vero che alcuni scienziati hanno grandemente esagerato i benefici che possono derivare dall'utilizzo degli OGM per combattere la fame nel mondo e ne hanno minimizzato i pericoli per il mantenimento dell'ambiente naturale di cui l'uomo è parte. Va infatti ricordato che attualmente il 70% dell'area coltivata ad OGM è destinata a specie modificate per resistere all'azione degli erbicidi. L'aumento di produzione agricola dovuto a questi OGM è minimo, se non inesistente, l'unico cosiddetto "vantaggio" essendo la possibilità di utilizzare indiscriminatamente grandi quantità di erbicida senza danneggiare la specie coltivata. Ma gli OGM possono anche costituire un pericolo per il funzionamento degli ecosistemi, poichè la loro introduzione è del tutto analoga al rilascio di specie esotiche, una pratica che ha portato nel recente e lontano passato a qualche beneficio, ma anche a molti danni, di natura sia biologica che economica. L'introduzione di OGM ha già contribuito in alcuni casi al declino di specie e razze naturali e, se effettuata su larga scala, può contribuire a una drastica diminuzione della biodiversità dei nostri ecosistemi. Vogliamo ricordare con forza che a medio e lungo termine la salute dei nostri figli e dei nostri nipoti dipende dal mantenimento del funzionamento degli attuali sistemi naturali che forniscono gratuitamente non solo cibo, legname, fibre tessili, medicinali, ma anche servizi fondamentali per la nostra sopravvivenza quali la purificazione naturale di aria e acqua, il riciclo dei sali nutritivi, la stabilità dei versanti montagnosi, la protezione delle coste dall'erosione.
Principio di precauzionesecondo taluni esso viene ingiustamente invocato per ritardare il progresso scientifico e tecnologico. 
Precisiamo che con principio di precauzione intendiamo questo: "quando ci si propone di introdurre nuove sostanze o nuove tecnologie nell'uso quotidiano bisogna partire dalla presunzione che esse possano avere un effetto nocivo sull'uomo; perciò, prima di commercializzarle e utilizzarle su larga scala, bisogna sottoporle ad un'analisi preventiva dei danni e dei benefici che possono procurare alla salute dell'uomo e dell'ambiente in cui l'uomo vive". Facciamo notare che il principio di precauzione è normalmente adottato per i nuovi farmaci: solo dopo lunghi anni di sperimentazione e di analisi dei possibili effetti negativi e dei comprovati benefici per la salute dell'uomo un nuovo farmaco può venire utilizzato e commercializzato. Simili precauzioni vengono ora adottate anche per i pesticidi. Non è razionale pensare che il principio di precauzione non debba valere anche per altre sostanze con cui l'uomo viene a contatto o che vengono immesse in natura. Finora è invece sostanzialmente invalso il principio opposto, ovvero si parte dalla presunzione che una sostanza non sia nociva e la si ritira dal commercio quando ne vengono comprovati i danni al di là di ogni dubbio. Gli esempi abbondano: basti citare l'esempio dei clorofluorocarburi, la cui immissione in atmosfera ha portato all'assottigliamento dello strato di ozono stratosferico fondamentale per la sopravvivenza degli organismi viventi. Dopo la seconda guerra mondiale sono stati sintetizzati milioni di nuove molecole, di cui alcune migliaia sono poi state commercializzate e quindi portate a contatto con vaste popolazioni di uomini, animali e piante. Solo una piccolissima percentuale di queste nuove sostanze è stata sottoposta ad analisi tossicologica. Pur senza indulgere a ingiustificati allarmismi, riteniamo del tutto corretto che questa prassi venga cambiata e resa simile a quella per i farmaci. Riteniamo inoltre che il principio di precauzione vada applicato anche agli OGM.
Nuove infrastrutture: secondo taluni non bisogna assolutamente ostacolare i tentativi di dotare il Paese di infrastrutture vitali per lo sviluppo economico e per il miglioramento della qualità della vita della popolazione. 
Il nostro paese ha sicuramente bisogno di investire in infrastrutture. Va però precisato che i miglioramenti infrastrutturali necessari per lo sviluppo del paese non sono costituiti solo dalla costruzione di nuove strade o ponti. L'adeguamento dei finanziamenti alla ricerca scientifica di base alle percentuali di PIL degli altri Paesi avanzati, la costruzione di laboratori scientifici per gli studenti, l'apprestamento di efficienti reti informatiche e di biblioteche, la costruzione di impianti di depurazione delle acque reflue e di reti di approvvigionamento idrico, il miglioramento dei servizi tecnici di sorveglianza contro gli incendi e dei servizi idrogeologici e meteorologici sono anch'essi fondamentali investimenti infrastrutturali. Secondo noi vale il principio che le cattedrali nel deserto non servono a nessuno e quindi che gli investimenti devono essere equilibrati e andare a rafforzare tutti i settori carenti del nostro paese. Riteniamo inoltre che una nuova infrastruttura debba soddisfare a tre requisiti: a) non essere fine a se stessa, ma fornire la soluzione di una ben precisa esigenza pubblica; b) venire valutata in termini sia di costi e benefici economici che di impatto per la salute dell'uomo e dell'ambiente; c) non avere alcuna ragionevole alternativa che abbia minore costo economico e minore impatto sull'ambiente. Le valutazioni economiche, sanitarie e ambientali vanno condotte da organi indipendenti da pressioni di parte.
E' importante anche notare come il prepotente emergere negli ultimi trent'anni di una maggiore coscienza delle problematiche ambientali non sia andata a scapito del progresso scientifico, ma anzi abbia dato un enorme impulso al miglioramento tecnologico. Ad esempio i "Clean Air Act Amendments" introdotti dal parlamento statunitense nel 1990 per migliorare la qualità dell'aria non hanno affatto portato ai disastri economici previsti da alcuni critici e sono costati molto meno di quanto predetto inizialmente dalle industrie. In particolare, per quanto riguarda il programma sulle precipitazioni acide dovute al biossido di zolfo, uno studio industriale del 1989 aveva predetto un costo annuale tra 4 e 7 miliardi di dollari, ma le stime più recenti dell' US Accounting Office sono di circa due miliardi di dollari. Il costo della riformulazione del carburante a minore contenuto di benzene era stato valutato dall'industria petrolifera nel 1993 in circa 16 centesimi di dollaro al gallone, ma nel 1999 tale costo è stato valutato essere di solo un centesimo al gallone. Nel 1990 i portavoce di alcune industrie chimiche avevano predetto severi problemi economici e sociali se si fosse accelerata la dismissione dei clorofluorocarburi come refrigeranti. In realtà le industrie chimiche hanno rapidissimamente sviluppato prodotti alternativi ai clorofluorocarburi. E' confortante osservare come recentemente l'atteggiamento del mondo delle imprese verso i problemi ambientali sia cambiato radicalmente. E'sempre maggiore il numero di aziende che adotta strumenti per la gestione ambientale di impresa come i marchi verdi, l'analisi del ciclo di vita dei beni di produzione e lo schema EMAS (management e audit ambientale). Molte imprese hanno infatti scoperto che l'analisi accurata del ciclo produttivo per contenere i danni ambientali ha anche consentito loro di riorganizzare in maniera più razionale l'azienda, realizzando così importanti risparmi sui costi di produzione.
Tutti i medici riconoscono che è meglio prevenire l'insorgenza delle malattie con semplici precauzioni piuttosto che curarle con costosi medicinali quando sono insorte. Siamo convinti che anche per l'ambiente sia meglio investire nella prevenzione del degrado piuttosto che sperare nella cura a posteriori, fidando nell'onnipotenza dello sviluppo scientifico e tecnologico per la soluzione di tutti i guasti provocati dall'incuria e dalla disattenzione. Siamo perciò dell'opinione che i corsi di studio scientifici, sia quelli tradizionali sia quelli di nuova istituzione, non debbano ripiegarsi su di un sapere estremamente specializzato, ma aprirsi all'insegnamento anche di altre discipline scientifiche e di discipline socio-economiche. Solo così creeremo degli scienziati coscienti della realtà sociale in cui operano e della loro influenza sulla salute del nostro ambiente naturale. Siamo convinti che in questa maniera l'Italia non farebbe altro che continuare la sua grande tradizione umanistica nel solco di personaggi come Leonardo, che fu grande scienziato, ingegnere, osservatore della natura e al contempo grande artista.
Per concludere non possiamo infine non ricordare che la libertà di ricerca scientifica non può essere assoluta, perchè anche la ricerca scientifica e tecnologica è soggetta a limitazioni di ordine morale, come qualsiasi altra attività umana. Tra questi limiti etici c'è anche quello di non nuocere alla meravigliosa Natura che ci circonda, formatasi in miliardi di anni di evoluzione biologica.
Il Consiglio Direttivo della Societa' Italiana di Ecologia
Amalia Virzo, Presidente, Professore di Ecologia, Università di Napoli Federico II
Marino Gatto, Vicepresidente, Professore di Ecologia Applicata, Politecnico di Milano
Ferdinando Boero, Segretario, Professore di Zoologia e Biologia Marina, Università di Lecce
Alberto Castelli, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Pisa
Almo Farina, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Urbino
Carlo Gaggi, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Siena
Silvana Galassi, Consigliere, Professore di Ecologia, Università dell'Insubria
Pier Francesco Ghetti, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Venezia
Pierluigi Viaroli, Consigliere, Professore di Ecologia, Università di Parma
Ireneo Ferrari, Professore di Ecologia, Università di Parma, ex Presidente della Società Italiana di Ecologia
Hanno sottoscritto:
Gian Carlo Albertelli, Professore di Biologia, Presidente dell'Associazione Italiana di Oceanografia e Limnologia
Carlo Blasi, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Presidente della Società Botanica Italiana
Massimo Capaccioli, Professore di Astronomia, Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Presidente della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti
Orazio Ciancio, Professore di Assestamento Forestale, Segretario Generale dell'Accademia di Scienze Forestali
Salvatore Fasulo, Professore di Citologia e Istologia, Presidente dell'Unione Zoologica Italiana
Gerardo Marotta, Presidente dell'Istituto Italiano di Studi Filosofici
Giovanni Sburlino, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Presidente della Società Italiana di Fitosociologia
Giulio Relini, Professore di Ecologia Animale, Presidente della Società Italiana di Biologia Marina
Luciano Bullini, Professore di Ecologia, Accademico dei Lincei
Ernesto Capanna, Professore di Anatomia Comparata, Accademico dei Lincei
Gian Carlo Carrada, Professore di Biologia marina, Università di Napoli Federico II
Roberto Cenci, Institute for Environment and Sustainability, Joint Research Centre, Ispra
Gabriella Cundari, Professore di Politica dell'Ambiente, Università di Napoli Federico II, Consigliere della Regione Campania
Stefano Guerzoni, Primo Ricercatore, CNR, Istituto di Biologia del Mare, Venezia
Donato Marino, Dirigente, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Paolo Menozzi, Professore di Ecologia, Università di Parma
Sandro Pignatti, Professore di Fondamenti di Valutazione di Impatto Ambientale, Accademico dei Lincei
Andrea Pugliese, Professore di Biomatematica, Universita' di Trento
Aristeo Renzoni, Professore di Conservazione della Natura e delle sue Risorse, Università di Siena
Sergio Rinaldi, Professore di Teoria dei Sistemi, Politecnico di Milano, Premio ITALGAS per le Scienze Ambientali
Andrea Rinaldo, Professore di Costruzioni Idrauliche e Marittime, Universita' di Padova
Remigio Rossi, Professore di Ecologia, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Università di Ferrara
Renzo Rosso, Professore di Infrastrutture Idrauliche, Politecnico di Milano
Rodolfo Soncini Sessa, Professore di Modellistica e Gestione delle Risorse Naturali, Politecnico di Milano
Adesioni ricevute:
Anna Alfani, Professore di Ecologia, Università di Napoli Federico II
Paolo Boscato, Ricercatore di Archeozoologia, Università di Siena
Antonella Brozzetti, Professore di Diritto Bancario, Università di Siena
Giampiero Cai, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
Ilaria Corsi, Assegnista di Ecotossicologia, Università di Siena
Roberto Danovaro, Professore di Ecologia, Università di Ancona
Vincenzo De Dominicis, Professore di Botanica, Università di Siena
Giulio De Leo, Professore di Ecologia Applicata, Università di Parma
Anna Elisa Fano, Professore di Ecologia, Università di Ferrara
Lucia Falciai, Ricercatrice di Ecologia, Università di Siena
Silvia Ferrozzi, Assegnista di Ecotossicologia, Università di Siena
Paolo Gambassini, Professore di Ecologia Preistorica, Università di Siena
Folco Giusti, Professore di Zoologia, Università di Siena
Maria Grazia Mazzocchi, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Stefano Loppi, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
Fausto Manes, Professore di Ecologia, Università di Roma La Sapienza
Giuseppe Manganelli, Professore di Zoogeografia, Università di Siena
Monica Modigh, Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Emanuela Molinaroli, Ricercatore di Geologia Marina, Università di Venezia
Marina Montresor, Primo Ricercatore , Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Massimo Nepi, Ricercatore di Botanica, Università di Siena
Ettore Pacini, Professore di Botanica, Università di Siena
Maurizio Ribera d'Alcalà, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Annamaria Ronchitelli, Professore di Paleontologia Umana, Università di Siena
Gianni Fulvio Russo, Professore di Ecologia, Università di Napoli Parthenope
Vincenzo Saggiomo, Dirigente, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Adriana Zingone, Primo Ricercatore, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Patrizia Torricelli, Professore Ordinario di Ecologia, Dipartimento di Scienze Ambientali, Università Ca' Foscari Venezia
Paolo Burlando, Professore di Idrologia e Gestione delle Risorse Idriche, Scuola Politecnica Federale di Zurigo, Svizzera
Francesco Montecchio Responsabile di Sezione Associazione Italiana per il WWF – Sezione di Este
Rino Cardone Giornalista Professionista, TG3 RAI Radio Televisione Italiana
Valerio Caramassi, Direttore di ECO SRL Marketing e Comunicazione Ambientale, Livorno
Andrea Nardini, ingegnere, esperto senior Ministero Ambiente, Servizio Sviluppo Sostenibile (Roma); socio fondatore del Centro Italiano Riqualificazione Fluviale (CIRF)
Riccardo Sedola, Direttore Tecnico Ufficio Ambiente, Comune di Maranello, Modena
Rosario Gatto, Docente, Min. Pubblica Istruzione
Daniele Fraternali, Ingegnere chimico, ex ricercatore di area ENEL, Ricercatore indipendente nel settore energia ed ambiente
Enzo Pranzini, Professore straordinario di Geografia fisica, Universtà degli Studi di Firenze
Maurizio Gioioisa, Naturalista - Resp. Ricerca, Museo Provinciale di Storia Naturale di Foggia
Adriana Galderisi, Ricercatrice CNR- Docente a contratto presso l'Università Federico II di Napoli,
Gianpaolo Salmoiraghi, Ricercatore confermato, Professore di Ecologia applicata e di Limnologia, Università di Bologna
Giannozzo Pucci, agricoltore, pubblicista, Membro Commissioni agricoltura biologica e agricoltura sostenibile del MIPAF, Associazione Fioretta Mazzei; Associazione La FierucolaOnl.
Luigi Guarrera, Direttore AMAB-Ass. Medit. Agricoltura Biologica, AMAB
Massimo Pandolfi, Docente e Ricercatore confermato, Università degli Studi di Urbino
Fabio Caporali, Professore Ordinario di Ecologia Agraria, Università della Tuscia
Anna Giovanetti, biologa, ricercatrice ENEA, CR Casaccia, Roma
Pasquale De Sole, Laboratorio di Chimica clinica - Policlinico Gemelli, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma
Antonino Drago , Docente di Storia della Fisica, Università Federico II, membro del Com. Scient. del CIRB, Napoli
Elda Perlino, Primo Ricercatore CNR, IBBE- BARI
Franco Medici, Professore di Tecnologia dei Materiali e Chimica Applicata, Università di Roma "La Sapienza"
Elisabetta Morelli, Ricercatore presso l'Istituto di Biofisica, CNR PISA
Gioacchino Carella, Tecnico del CNR e Vice Sindaco di Capurso, Bari
Giovanni Cercignani, Ricercatore Confermato, Università degli Studi di Pisa.
Simonetta Corsolini, Ricercatore di Ecologia. Dip. Sc. Ambientali, Università di Siena
Silvia Olmastroni, Dottoranda in Scienze Polari, Dipartimento Scienze Ambientali, Siena
Stefano Mazzotti, Conservatore Zoologia, Museo di Storia Naturale, Ferrara
Daniele Vitalini, Primo Ricercatore, Istituto per la Chimica e la Tecnologia dei Materiali Polimerici, CNR, Catania
Monica Masti, Funzionario Amministrativo, Università di Siena
Antonio Finizio, Assegnista di Ricerca, Università di Milano Bicocca
Francesco Maria Senatore, Biologo Chiron Vaccines, Siena
Aldemaro Boscagli, Ricercatore, Dip. Scienze Ambientali, Università di Siena
Michele Gregorkiewitz, Professore Associato di Cristallografia, Dip. Scienze della Terra, Università di Siena
Alessandro Chiarucci, Ricercatore, Dip. Scienze Ambientali, Università di Siena
Elena Torricelli, Dottoranda in Ecologia, Dip. Scienze Ambientali, Università di Parma
Gilberto Gandolfi, Professore Ordinario di Biologia, Università di Parma
Cinzia Marchiani, Borsista Post-Dottorato, Università di Parma
Filippo Samperi, Ricercatore ICTMP (CNR)
Silvia Scozzafava, Master in Scienze Ambientali, University of Stirling, UK
Cecilia Robles, Dipartimento di Scienze Ambientali, UNiversità di Siena
Agostino Letardi, Ricercatore ENEA, Roma
Riccardo Basosi, Prof. Ordinario, Docente di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia. Dip. Di Chimica – Univ. Siena
Emilio Martines, Ricercatore, Istituto Gas Ionizzati del CNR, Padova
Carlo Nike Bianchi, Ricercatore ENEA, Centro Ricerche Ambiente Marino, Santa Teresa, La Spezia
Carla Morri, Ricercatrice di Ecologia, Università di Genova
Sebastiano Calvo, Dipartimento di Scienze Botaniche, Palermo
Matteo Orlandi, Presidente del Parco Fluviale Regionale dello Stirone
Roberto Imperiali, Presidente del Circolo Culturale Palazzo Cattaneo, CR
Loreto Rossi, Professore Ordinario di Ecologia, Università di Roma "La Sapienza"
David Pellegrni, I Ricercatore, ICRAM (Istituto Centrale di Ricerca Applicata al Mare) Roma
Giovanna Ranci Ortigosa, Dottore di ricerca in Ecologia, Assegnista di ricerca, Politecnico di Milano
Giancarlo Sbrilli, Biologo Dirigente, ARPAT Piombino (LI)
Paola Grasso, International Centre for Pesticides and Health Risk Prevention (ICPS), Busto Garolfo (MI)
Daniel Franco, Prof. a contr. Ecologia del Paesagio, Università di Venezia; esperto senior Ministero Ambiente
Susanna Perlini, Direttore del Parco Regionale Oglio Sud, MN
Giacomo Santini, Ricercatore, Dipartimento Biologia Animale e Genetica,Università di Firenze
Gianumberto Caravello, Università di Padova
Riccardo Basosi, Università di Siena
Fabio Romani, Dott.in Scienze Ambientale, Ernst&Young S.p.A.– Divisione ambiente
Christian Melis, laureato in Scienze Ambientali
Tiziana Lettere, Architetto del Paesaggio, Firenze
Giuliana Guarino, Dottoranda di Ecotossicologia, Università di Siena
Claudio Malagoli, Prof. Associato di Estimo rurlae e pianificazione agricola, Università di Bologna
Gabriella Buffa, Professore Associato - Settore "Botanica ambientale ed applicata", Universita' "Ca' Foscari" di Venezia
Emanuela Molinaroli, Ricercatore, Dipartimento di Scienze Ambientali , Università di Venezia
Elena Battaglini, Ricercatore Senior ; Responsabile Area di Ricerca Ambiente, Territorio e Sicurezza; IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) Roma
Gianni Tamino, Docente di Biologia e di Fondamenti di Diritto ambientale, Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova
Enrico Crepaldi, Professore di Telecomunicazioni Istituto Tecnico Industriale Statale "G. Galilei" Adria (RO)
Pietro Piussi, Ordinario di Selvicoltura generale, Facoltà di Agraria, Università degli studi di Firenze
Vittorio Parisi, Docente di Zoologia, Università di Parma
Sergio Rozzi, Responsabile Servizio Tecnico Urbanistico, Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e presidente dell'Associazione IL SALVIANO-Pro Natura Marsica
Roberto Pinton, Consulente aziendale agroalimentare, giornalista, Greenplanet Natural Network International Federation of Organc Agriculture Movements, Padova
Gigliola Puppi, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università "La Sapienza"
Alessandro Carletti, Dottorando in Ecologia, Università degli studi di Parma
Raffaello Giannini, Professore di Genetica, Università di Firenze
Matteo Badiali, Rappresentante degli studenti CdL Scienze Ambientali - Ravoologia, Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo, Università di Roma La Sapienza,
Ettore Pacini, Professore di Botanica, Università di Siena
Maurizio Ribera d' Alcalà, Primo Ricercatore, Laboratorio di Oceanografia Biologica. Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Annamaria Ronchitclli, Professore di Paleontologia Umana, Università di Siena
Gianni Fulvio Russo, Professore di Ecologia, Università di Napoli Parthenope
Vincenzo Saggiomo, Dirigente, Laboratorio di Oceanografia Biologica, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Adriana Zingone. Primo Ricercatore, Laboratorio di Botanica Marina, Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli
Liliana Mammino, Associated Professor of Applied Chemistry, University of Venda, South Africa
Maurizio Fraissinet, Dirigente di Staff della Presidenza della Regione Campania per il coordinamento delle Aree Protette
Marzia Cristiana Rosi, Ricercatore Università di Firenze
Mirco Federici, Dottorando in Scienze Chimiche XVI ciclo
Annarita Leva, Ricercatore CNR Istituto Propagazione Specie Legnose, Firenze
Valerio Sbordoni, Professore di Zoologia; Coordinatore dell'Osservatorio sulla Biodiversità delle Aree Protette del Lazio (Agenzia Regionale Parchi/Università del Lazio), Università di Roma "Tor Vergata"
Bruno Sabelli, Professore di Zoologia, Università di Bologna
Laura Mancini, ricercatrice, responsabile di programmi di ricerca ed attività istituzionali. Istituto Superiore di Sanità, Roma
Francesca Cellina, Dottoranda in Ecologia, Università di Parma
Ferdinando Porciani, Docente Corso D.U.I., Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Firenze
Giorgio Vacchiano, Studente di Scienze Forestali Ambientali, Università di Torino
Raffaele D'Adamo, Ricercatore, Istituto per lo Studio degli Ecosistemi Costieri, Lesina (FG)
Armando Gariboldi, Naturalista libero professionista, già Direttore Generale della LIPU
Angelo Fierro, Cattedra di Ecologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università Federico II, Napoli
Emilio Padoa Schioppa, Dottorando - Scienze Naturalistiche e Ambientali XV° Ciclo. Università di Milano-Bicocca
Giuseppe Zerbi, Professore ordinario di Ecologia Agraria, Università di Udine
Carlo Galli, Avvocato- Vicepresidente W.W.F. ITALIA, Lecco
Longino Contoli, ex Primo Ricercatore e Docente, CNR, Roma
Dario Occhi Villavecchia, Ingeniere Libero Professionista, Asti
Giuseppe Sansoni, Resp. U.O. Tutela Risorsa Idrica, ARPAT, Dip. di Massa Carrara
Beti Piotto, Ricercatrice all'Agenzia Nazionale Protezione dell'Ambiente, ROMA
Leonardo Nieri, Tecnico Amministrativo - Uff. Ambiente -Inquinamento Atmosferico, Amministrazione Provinciale di Pisa
Franco Paolinelli, Presidente Associazione Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Roma
Fausta Setti, Ricercatore, Dip.di Biologia, Università di Milano
Nelli Luca, Servizio Prevenzione e Protezione, Chiron S.p.a. Siena
Giovanna Tornello, Docente di Scienze, Palermo
Mario Castorina, Dirigente di Ricerca, ENEA, Roma
Giovanni Dimitri, Presidente Associazione Italiana delle Scienze Ambientali, Parma
Angelo Parrello, Segretario Generale Commissione Intermediterranea, (organizzazione europea che associa tutte le Regioni del Mediterraneo), Livorrno
Edo Ronchi, Presidente Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, (ISSI)
Stefano Semenzato, Vicepresidente Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, (ISSI)
Pasquale Ventrella, Biologo- Membro Commissione Conservazione Societas Herpetologica Italica, Foggia
Maria Antonietta La Torre, Docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio. Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa - Napoli
Franco Paolinelli, Presidente Associazione S.A.P. Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Roma
Federico Ferrario, Laureando in Economia Politica, Università Commerciale Luigi Bocconi - Milano
Marcello Vitale, Ricercatore Confermato SSD Ecologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Univ. "La Sapienza"- Roma
Riccardo Santolini, Ricercatore, Docente di Ecologia, Univ. Urbino e Univ. Bologna
Antonio Di Sabatino, Ricercatore, Docente di Ecologia delle acque interne, Università di L'Aquila
Giovanni Staiano, Biologo, ANPA - Agenzia Nazionale Protezione Ambiente, Roma
Giuseppe Bogliani, Professore Associato di Zoologia, Università di Pavia
Marco Gustin, Responsabile specie e caccia, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), Parma
Irene Montanari, Biologa, Bologna
Claudio Carere, Ricercatore, Dept Animal BehaviourUniversity of Groningen, NL
Caterina Morosi, Dottorando di ricerca in Pianificazione forestale, Università degli Studi di Firenze
Carlo Rondinini, Dottorando in Biologia Animale, Università di Roma La Sapienza
Johannes Pignatti, Professore associato in Paleontologia e Paleoecologia, Università di Roma "La Sapienza"
Mariella Morbidelli, Insegnante di Scienze,MIUR, Perugia
Luciana Carotenuto, Dottore di Ricerca in Geobotanica, Università di Camerino
Pietro Politi, specialista in gestione dell'ambiente naturale e delle aree protette, Università di Camerino
Giovanni Piva, Ufficio educazione ambientale, Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Gisella Monterosso, Specialista in gestione ambiente naturale ed aree protette, Università di Camerino
Franco Moccia, Geologo, Bari
Giovanni Monastra, Biologo ricercatore - Coordinatore Scientifico, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), Roma.
Luciano Carotenuto, P. O. - titolare corso Analisi dei Sistemi , Facoltà di Ingegneria - Università della Calabria
Attilio Arillo, Professore. di Zoologia e di Meccanismi evolutivi, Università di Genova.
Ezio Marzella, Ferroviere, Ferrovie dello Stato - Rete Ferroviaria Italiana
Laura De Riso, collaboratore tecnico, Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano - Ufficio Conservazione Natura
Davide Geneletti, Professore a contratto di Metodi di Valutazione Ambientale, Università degli Studi di Trento
Gretel Frangipane, Dottoranda Dip. Scienze Ambientali - Univesità Ca' Foscari di Venezia.
Maria Appiani, Architetto, Dip. di Pianificazione territoriale, Università della Calabria
Carlo Maurizio Modonesi, Biologo, Professore a contratto, Museo di Storia Naturale, Università di Parma
Vito Marino, guardia ecozoofila, A.N.P.A.N.A. Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, Roma

venerdì 10 gennaio 2014

Arctic Golden e Arctic Granny…….al momento non ne abbiamo bisogno….grazie

Una mela “miracolosa”, ovviamente OGM, che non annerisce a contatto con l’aria, è  l’ultimo dei miracoli dell’industria transgenica, che ben poco può contribuire all’economia agricola italiana (siamo, forse, il primo produttore mondiale di mele) e alla genuinità dei cibi, da tutti auspicata. Questa mela, “Arctic Golden e Arctic Granny”, conserva  un aspetto sempre croccante e lucente, anche dopo alcune ore, forse giorni, dal  momento in cui è stata sbucciata. Questa mela, al momento attuale, è oggetto di attenzioni da parte della FDA degli USA ed è in attesa di approvazione da parte del Ministero federale dell’Agricoltura.
Ci serve veramente questa mela? Gli agricoltori la adotteranno?
Alla prima domanda non siamo in grado di rispondere, poiché nessuno è materialmente in grado di comprendere la reale portata di una innovazione. Spesso innovazioni che a prima vista erano considerate inutili, si sono poi rivelate di importanza “vitale” per lo sviluppo della Società.
Più semplice è rispondere alla seconda domanda, soprattutto in un momento come questo, in cui nel nostro Paese e nei Paesi dell’UE l’80% dei consumatori si dichiara contrario all’acquisto e al consumo di alimenti OGM. Probabilmente solo qualche agricoltore “fortemente innovatore” e “amante del rischio” coltiverebbe qualche pianta di questa mela (poi, nel tempo, ovviamente se il mercato le richiede, amplierebbe le superfici). La gran parte dei melicoltori, che ancora non hanno ammortizzato completamente i costi delle certificazioni IGP ottenute, con ogni probabilità non coltiverà questa mela.
La mela OGM non è mais OGM, non è soia OGM, non è colza OGM. Mais OGM, soia OGM e colza OGM sono destinati all’alimentazione animale e l’uomo si nutre di questi OGM indirettamente, attraverso l’utilizzazione dei loro derivati (carne, latte, uova, ecc.). Per la mela il discorso è diverso e sarebbe il primo prodotto dopo il “pomodoro che non marcisce” (eliminato dal mercato poiché sembra avesse un forte sapore metallico- di alluminio) ad essere destinato ad alimentazione diretta umana. Il nostro consumatore già non si fida degli OGM destinati all’alimentazione umana, figuriamoci se si fiderà di quelli destinati alla sua diretta alimentazione e a quella dei suoi figli.
Ma c’è di più. Il nostro melicoltore dovrebbe abbandonare cultivar sicure, cultivar che finora gli hanno dato grandi soddisfazioni economiche per impiantare queste mele (costo di impianto e allevamento di 50.000 euro/ha ), che cominceranno a produrre tra 4-5 anni e che produrranno delle mele delle quali non conosciamo le reali caratteristiche organolettiche o, quantomeno, come queste caratteristiche saranno percepite dal consumatore (potrebbero avere delle ottime caratteristiche organolettiche, ma solo perché OGM potrebbero comunque essere scartate dal consumatore). Da questo punto di vista abbiamo la “quasi certezza” che i consumatori, almeno quelli italiani, non ne compreranno una di queste mele.
Per l’agricoltore, melicoltore, esiste poi un altro problema. Queste mele saranno sicuramente brevettate, per cui il detentore del brevetto attiverà sicuramente dei contratti di coltivazione simili alla “Soccida” e adottati per l’allevamento animale. E’ ovvio che in una situazione di questo tipo il valore aggiunto andrà nelle mani del proprietario del brevetto sulla mela e al nostro melicoltore non rimarrà nulla, o quasi.
Per il nostro Paese si pongono poi altri problemi, come per esempio quello di dare la possibilità a Paesi che non hanno strutture produttive, o che non hanno capacità professionali, di poter coltivare questa mela nel nostro Paese. Tale strategia è resa possibile dal brevetto, poiché il Paese estero potrebbe coltivare sulla base di “contratti simil Soccida” la mela nel nostro Paese, per poi commercializzarla nei Paesi limitrofi al nostro. E’ ovvio che questa mela farà concorrenza alle nostre mele e, questo, non è sicuramente un vantaggio per i nostri melicoltori e per la nostra economia.


E se invece di fare la “mela che non marcisce” educassimo i bambini, dicendo loro che la mela un pò neruccia è ugualmente buona come l’altra?

lunedì 23 settembre 2013

Negli USA erba medica inquinata da erba medica OGM

Era previsto, prima o poi negli USA sarebbe accaduto, ovvero ci sarebbe stato “inquinamento genetico” dell’erba medica convenzionale da parte dell’erba medica OGM.
E tutto questo ha portato guai agli agricoltori convenzionali di erba medica, poiché si sono visti rifiutare il loro prodotto. In particolare, un contadino dello Stato di Washington si è lamentato del fatto che il suo fieno di erba medica è stato respinto per l'esportazione, a causa della presenza nel suo DNA di un tratto di erba medica OGM, che rende il raccolto resistente agli erbicidi .
L'evento ha scatenato un'ondata di preoccupazione da parte di gruppi di consumatori e agricoltori che hanno combattuto il governo per quasi un decennio per impedire all'erba medica OGM di contaminare forniture convenzionali e biologiche .
Esperti hanno avvertito che la conferma della contaminazione minaccia le vendite degli Stati Uniti di erba medica per l’alimentazione del bestiame in molte nazioni dell'Asia, che rifiutano gli OGM. Gli esperti hanno consigliato gli agricoltori a verificare ogni sacco di sementi che comprano prima di effettuare l’impianto di erba medica, che, come è risaputo, dura più anni.

Il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha affermato che la presenza di una piccola quantità di materiale geneticamente modificato in coltivazione di erba medica non- OGM costituisce solo una "questione commerciale" e non garantisce alcuna azione di governo.

giovedì 25 aprile 2013

ENRICO LETTA è sicuramente favorevole agli OGM


I ben informati lo conoscono da tempo, perché è da tempo che il nostro primo ministro è schierato a favore degli OGM! Perché mai, visto che i ¾ degli italiani sono contrari? Misteri della fede? Protezione di qualche potentato economico? Impostazione di uno sviluppo sostenibile per la nostra società? Magari!

In un post precedente avevamo parlato della posizione del PD nei confronti degli OGM, sicuramente non contraria.

Senza ombra di dubbio il nostro Enrico Letta è uno dei pochi parlamentari a favore degli OGM!!!





http://www.ladige.it/articoli/2009/09/02/bolzano-liberta-ogm

Tra l'altro il nostro Enrico Letta è un ispiratore, nonchè fondatore di veDrò. veDrò è un "think net" nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese. VeDrò è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo e sapete chi è il loro consulente in materia di OGM? Roberto Defez…….abbiamo detto tutto.

http://www.salmone.org/free-ogm-research/

Tra l'altro, al convegno dell'associazione che si è tenuto a Dro (TN) nell'agosto 2010 l'unico intervento previsto sugli OGM l'ha tenuto il buon Defez.......il titolo "Free OGM........"

http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2010/07/programma-17.pdf

http://www.youtube.com/watch?v=c3ahK3JbCEA&list=PL47DB3052054C3168&index=1

Ad Enrico Letta hanno imposto come Ministro dell’Agricoltura   Nunzia De Girolamo, che non dovrebbe proprio essere a favore degli OGM, viste le sue precedenti prese di posizione sull'argomento.

martedì 9 aprile 2013

Mozione dell’On. Susanna Cenni sugli OGM in ambito agroalimentare



MOZIONE

La Camera

premesso che,

l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica in atto e, in particolare,
l’agricoltura italiana registra risultati migliori dell’industria e dell’economia nel complesso sia in
termini di contributo alla crescita economica (Pil) che di occupazione; ancora meglio si posiziona
l’industria alimentare che presenta indicatori in termini di valore aggiunto che sono costantemente
migliori della media dell’industria in generale; l'export si conferma il motore dell'agroalimentare
italiano, con un nuovo record di 32 miliardi di euro di fatturato nel 2012 (+5,4% sul 2011), e un
avvio di 2013 molto promettente (Ismea su dati Istat);

le performance attuali del settore dipendono sia da fattori generali del sistema Paese, che specifici
del settore caratterizzati da un enorme sforzo dei produttori italiani a tutela della qualità e della
tracciabilità della produzione agroalimentare nazionale che si contrappone ad una visione che a
livello internazionale tende a considerare la produzione agricola solo una commodity che, al pari del
petrolio, può determinare ingenti fortune finanziarie; in tale ultimo contesto, l’attività lobbistica
delle multinazionali che vogliono trarre profitto dal transgenico, a prescindere dalle conseguenze
che derivano dalla loro coltivazione e commercializzazione, ha spesso il sopravvento nelle decisioni
in materia di alimentazione ponendo ostacoli alla ricerca indipendente a causa dei brevetti sui semi
detenuti;

ad oggi i nodi da sciogliere connessi al transgenico sono ancora molti: oltre ai rischi per la salute e
l’economia del nostro Paese, che si contraddistingue per i suoi tradizionali prodotti tipici e di
qualità, resta irrisolto il problema dell’impossibilità di coesistenza tra le colture Ogm con quelle
convenzionali, dato che non esistono misure idonee ed efficaci per evitare la contaminazione che
determina un inquinamento dell’ambiente irreversibile;

una vasta parte della comunità scientifica continua ad esprimere forti e rinnovate perplessità e
significative resistenze all’impiego di tecnologie transgeniche in agricoltura richiamando
l’attenzione sull’importanza che sia la comunità dei cittadini a prendere le decisioni di merito
sull’uso di tali tecnologie, in considerazione delle ricadute globali ed incontrollabili su salute e
ambiente che potrebbero derivare da eventuali errori di valutazione;
una eventuale introduzione di colture transgeniche avrebbe inoltre come diretta conseguenza la
messa in discussione di uno dei principali fattori di creazione di valore aggiunto del Paese e, cioè, il
nostro modello agricolo, fondato su produzioni di qualità apprezzate sul mercato interno ma, anche
di più, all’estero che danno vita a quel Made in Italy così apprezzato da essere costantemente
minacciato da imitazioni e falsificazioni;

in realtà la maggioranza dei cittadini italiani ed europei ha già manifestato la propria volontà di non
autorizzare la coltivazione di sementi transgeniche sui propri territori al fine di tutelarne l’integrità
per le future generazioni;

la direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 costituisce il testo normativo fondamentale, in punto sia
di “immissione in commercio” di OGM, sia di “emissione deliberata” di OGM nell'ambiente e
prevede, per i singoli stati membri, la possibilità di dichiarare l'intero territorio nazionale come
libero da Ogm attraverso l'applicazione del principio di “salvaguardia”;

la direttiva n. 2001/18/CE sull’emissione deliberata di organismi geneticamente modificati è stata
recepita in Italia con il decreto legislativo n. 224/2003. Con tale atto il Ministero dell’Ambiente è
stato indicato quale autorità competente a livello nazionale con il compito di coordinare l’attività
amministrativa e tecnico-scientifica, il rilascio delle autorizzazioni e le comunicazioni istituzionali
con la Commissione Europea, con il supporto della Commissione Interministeriale di Valutazione.
il decreto 224/2003, all’articolo 25 recepisce quanto stabilito dall’articolo 23 della direttiva n.
2001/18/CE, in relazione alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” mediante la quale le autorità
nazionali preposte – per l’Italia i Ministeri dell’ambiente, delle politiche agricole e della salute -
possono bloccare l’immissione nel proprio territorio di un prodotto transgenico ritenuto pericoloso.
Con l’attivazione di tale clausola si dà luogo ad una serie di consultazioni fra la Commissione
europea, le autorità nazionali, il produttore, gli organismi che sono intervenuti nella procedura di
valutazione della conformità e tutte le parti interessate. La normativa comunitaria consente
comunque alla Commissione europea di annullare il ricorso alla clausola di salvaguardia in caso di
evidenze scientifiche contrarie;

la Direttiva 2001/18/CE costituisce anche la norma che getta le basi per regolamentare la cosiddetta
coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche. Infatti, con l’articolo 22 è previsto
che gli OGM autorizzati in conformità alla direttiva devono poter circolare liberamente all’interno
dell’Unione Europea, mentre con l’articolo 26 bis (introdotto dal Reg. 1829/2003), si dispone che
«gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di
OGM in altri prodotti». Questa disposizione consente quindi agli stati membri di poter introdurre,
nel proprio ordinamento, norme specifiche per regolare la coesistenza;

con il decreto legge n. 279/2004, convertito con la legge n. 5/2005, erano state previste disposizioni
per assicurare la «coesistenza» tra colture transgeniche, biologiche e convenzionali. La Corte
costituzionale con la sentenza n. 116/2006 ha dichiarato la parziale incostituzionalità del D-L
279/2004 nella parte ritenuta di esclusiva competenza legislativa regionale in materia di agricoltura.
L’intervento della Corte ha causato un vuoto normativo molto dannoso poiché sono stati mantenuti
in vigore sia il principio della libertà di scelta dell’imprenditore sia il principio della coesistenza,
mancando però del tutto le parti operative e tecniche per attuare la coesistenza. Il risultato è che
ogni norma nazionale o regionale che vieta l’utilizzo di colture transgeniche diventa contraria al
principio di coesistenza stabilito a livello europeo;

tale orientamento è stato da ultimo riconfermato nella sentenza della Corte di Giustizia Europea
dell’ottobre 2012 (sul caso di specie Pioneer Hi Bred Italia Srl contro Ministero delle Politiche
agricole alimentari e forestali) con cui la Corte si è pronunciata in via pregiudiziale
sull'interpretazione dell'articolo 26-bis della direttiva 2001/18/CE. Per la Corte uno Stato membro,
ai sensi del citato articolo 26-bis, può disporre restrizioni e divieti geograficamente delimitati, solo
nel caso e per effetto delle misure di coesistenza realmente adottate. Viceversa uno Stato membro
non può, nelle more dell'adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale
di organismi geneticamente modificati in altre colture, vietare in via generale la coltivazione di
prodotti OGM autorizzati ai sensi della normativa dell'Unione e iscritti nel catalogo comune;
fin dal 2010 il Parlamento italiano si è espresso a favore della proposta di regolamento di modifica
della direttiva 2001/18/CE - attualmente in fase di stallo presso le istituzioni europee - che
consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni OGM sulla base di più ampi
criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell’ambiente; più in generale e in ambito
comunitario, l'Italia ha da sempre sottolineato l'importanza dell'impatto socio-economico derivante
dall’uso del transgenico che deve essere valutato a pieno titolo accanto a quelli già riconosciuti in
merito all’ambiente e alla salute;

al riguardo si evidenzia l’intenzione del commissario europeo alla salute Tonio Borg di rilanciare il
negoziato Ue sugli Ogm rendendo gli stati membri maggiormente autonomi sulle linee guida da
autorizzare a livello nazionale;
anche le Regioni hanno ripetutamente dichiarato la loro ferma opposizione all’introduzione di
colture transgeniche in Italia sottolineando la necessità che il futuro regolamento del Parlamento
europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per
gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio sia il più possibile
adeguato a salvaguardare l'agricoltura italiana, la qualità e la specificità dei suoi prodotti;

a tal proposito la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato un ordine del
giorno con cui impegna il “Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, nelle more
dell'approvazione della proposta di modifica della direttiva 2001/18/CE in materia di possibili
divieti alla coltivazione di piante geneticamente modificate, di procedere con l'esercizio della
clausola di salvaguardia ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 12 marzo 2001” (..) e “tenuto conto delle competenze in materia riconosciute
dalla Costituzione impegna il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali a rappresentare
al Ministro dell'ambiente e in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime
delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della
coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale;”

il rischio che corre il sistema agroalimentare nazionale, in assenza di una chiara posizione del
Governo con l’adozione della clausola di salvaguardia, potrebbe essere imminente se, come si
apprende da alcune notizie stampa, fosse vero che “nei silos di stoccaggio della Lombardia, del
Veneto, dell’Emilia e del Friuli ci sono 52 mila sacchi di mais transgenico autorizzato dalla UE
MON810, sufficienti a coltivare 32 mila ettari, pronti per le semine di primavera”;

la tutela e la valorizzazione della qualità del nostro sistema agroalimentare è un obiettivo di
rilevanza strategica che trova attuazione attraverso una concreta tutela istituzionale del comparto
primario dall’inquinamento transgenico ed un efficace sistema di tracciabilità, di riconoscibilità e di
etichettatura dei prodotti agroalimentari;

in presenza di rischi concreti per il sistema agricolo nazionale di inquinamento da colture
transgeniche che potrebbe verificarsi a causa di una normativa nazionale e comunitaria
contraddittoria e incompleta lo stesso Ministro delle politiche agricole, lo scorso 28 gennaio, ha
chiesto formalmente al Ministro dell’Ambiente, in qualità di Autorità nazionale in materia, di
“guardare concretamente alla prospettiva di una clausola di salvaguardia per le coltivazioni di Ogm
in Italia”; ad oggi otto nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia,
Bulgaria e Polonia) hanno già adottato delle clausole di salvaguardia per vietare le colture di Ogm
autorizzate nei loro territori;

in realtà l’ultimo Rapporto del Servizio Internazionale per l’acquisizione delle applicazioni
biotecnologiche per l’agricoltura (ISAA) sullo Status globale della commercializzazione di colture
biotech/Ogm dello scorso febbraio, ha evidenziato che in Europa sono rimasti solo cinque paesi
(Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129.000 ettari di
mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria
che conferma l’opposizione in Europa alla diffusione del transgenico in agricoltura;
al fine di difendere le produzioni nazionali da possibili contaminazioni da colture geneticamente
modificate e collocarne i prodotti ad un livello di maggiore interesse e competitività nel panorama
economico mondiale;
che in data 29 marzo il Ministro della Salute Balduzzi ha inoltrato alla Direzione  generale Salute e Consumatori della Commissione europea la richiesta di sospensione d'urgenza dell'autorizzazione della messa in coltura in Italia e nel resto d'Europa di sementi di mais Mon810, con allegato il dossier elaborato dal ministro del MIPAF Catania a norma dell'art.34 del regolamento(CE)1829/2003 ;


impegna il Governo:

ad adottare la clausola di salvaguardia, di cui all’articolo 25 del decreto legislativo n. 224 del 2003,
di recepimento della direttiva n. 2001/18/CE, al fine di evitare ogni forma di coltivazione in Italia di
Ogm autorizzati a livello europeo e di tutelare la sicurezza del modello economico e sociale di
sviluppo dell’agroalimentare italiano;

a prevedere, in relazione alla stagione delle semine avviata in gran parte del Paese, l'incremento delle attività di controllo per potenziare, d'intesa con le Regioni, la sorveglianza sui prodotti sementieri in corso di distribuzione ed intervenire in presenza di sementi transgeniche non autorizzate.





  1. Cenni
  2. Rosato Ettore
  3. Braga Chiara
  4. Gnecchi
  5. Benamati
  6. Mongiello
  7. Realacci
  8. Lenzi
  9. Arlotti
  10. Magorno
  11. Fanucci
  12. Lodolini
  13. Miotto
  14. Manfredi
  15. Rubinato
  16. Murer
  17. Moscatt Tonino
  18. Antezza Maria
  19. D’Incecco
  20. Petrini
  21. Fossati
  22. Marantelli
  23. Marchi
  24. Bianchi
  25. Mariani
  26. Fregolent
  27. Dallai
  28. Bratti