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venerdì 29 novembre 2013

Coesistenza “mais OGM” e “mais convenzionale”, a cosa dovremo rinunciare?

I sostenitori del “mais OGM” affermano che la coesistenza con altre produzioni di mais sarebbe possibile, in quanto il mais non ha parentali selvatiche nel nostro Paese, per cui sarebbe sufficiente controllare con idonee distanze di sicurezza la diffusione del polline dai campi coltivati con piante OGM agli altri campi limitrofi “non OGM”…………..è ancora aperta la discussione su chi dovrà sostenere i maggiori oneri di queste “fasce tampone”. Ovviamente i fautori del “mais OGM” dicono che questi maggiori oneri li dovranno sostenere coloro che vogliono produrre “mais OGM free o biologico”, al contrario i coltivatori di mais convenzionale affermano che questi maggiori oneri li dovranno sostenere coloro che vogliono coltivare “mais OGM”. E’ questa la “vexata quaestio”, in quanto i sostenitori del “mais OGM” sanno benissimo che nel caso in cui fossero loro a dover sostenere gli oneri della coesistenza, non ci sarebbe alcun vantaggio economico. Vantaggio economico che si annulla completamente nei Paesi dove è prevista la separazione di filiera tra “mais OGM” e “mais convenzionale”, poiché i costi di coesistenza (aree tampone nei campi coltivati, pulizia delle macchine per la semina e la raccolta, conservazione in specifici silos, analisi genetiche di certificazione, specifica etichettatura degli alimenti, ecc.), anche ad un primo sommario giudizio, sono sicuramente superiori al vantaggio economico ottenibile dalla coltivazione in campo. Che sia chiaro, fino a quando il consumatore richiederà l’etichettatura degli alimenti OGM, ad esclusione delle ditte che vendono il seme, non ci sarà alcun vantaggio economico per nessuno.
Anche nel caso di coesistenza, noi consumatori, in relazione al fatto che sarà impossibile avere la certezza di produrre “mais OGM free”, dovremo comunque rinunciare a qualcosa. In particolare, pur nella consapevolezza che il 90% del mais prodotto in Italia è destinato all’alimentazione animale e ai digestori per produrre energia elettrica (Zea mays sub-sp. indentata), dovremo comunque rinunciare ad avere la certezza che gli alimenti derivanti da altre tipologie di mais (per uso alimentare umano) siano effettivamente “OGM free”, poiché l’inquinamento genetico prodotto dal “mais OGM” è solo in parte controllabile.  
In Italia le superfici investite a mais sono dell’ordine di 1 milione di ettari (per averne un’idea, 1/30 della superficie nazionale), che originano una produzione di circa 10 milioni di tonnellate, destinate, come si è detto, per oltre il 90% all’alimentazione animale e ai digestori per biogas. Rimangono 1 milione di tonnellate (1miliardo di kg) destinati alle utilizzazioni più disparate, compresa l’alimentazione umana. Dalla lavorazione della granella di mais si ricavano:
Prodotti alimentari: olio, farine per pane, polenta, zucchero, biscotti, ecc.;
Bevande alcooliche come birra e liquori;
Prodotti farmaceutici come acetone, aldeide acetica, acido citrico, acido lattico, acido fumarico, ecc.;
Prodotti dell’industria cartaria, tessile, ceramica e di quella delle vernici e degli esplosivi.
Per quanto attiene ai prodotti alimentari, si tratta soprattutto di mais particolari, che spesso sono rappresentati da prodotti tipici di un territorio (mais otto file, mais bianco, ecc.). Così, per esempio abbiamo le seguenti sottospecie di mais destinate per la gran parte all’alimentazione umana diretta:
- Zea mays sub-sp. everta: mais da far scoppiare (pop-corn).Raggruppa tipi primitivi, con piante prolifiche e accestite, portanti spighe piccole e numerose. Le cariossidi sono molto piccole (1.000 pesano 100 grammi e meno), hanno endo­sperma completamente vitreo, traslucido, molto proteico e se riscaldate «scoppiano» aumentando assai di volume e formando una massa bianca e porosa (pop-corn).
- Zea mays sub-sp. indurata: mais vitreo o plata («flint corn»). Ha cariossidi tondeggianti, con endosperma farinoso all'interno e corneo tutt'intorno. Moltissimi mais europei di antica introduzione appartengono a questo tipo. Questo mais è preferito nell'alimentazione umana e in avicoltura («Plata»).
- Zea mays sub-sp. amylacea: mais amilosico («soft corn»). Deriva da mutazioni che inducono modificazioni nella costituzione dell'amido (prevalenza di amilosio rispetto all'amilopectina) ed è destinato a specifiche preparazioni alimentari.
- Zea mays sub-sp. saccharata: mais zuccherino («sweet corn»). L'endosperma contiene poco amido e molti carboidrati solubili. Le spighe raccolte alla maturazione latteo-cerosa, costituiscono un ortaggio apprezzato da consumare fresco in insalata o inscatolato.
Come si è potuto notare, sono tante le sottospecie di mais…….…..mais non è solo quello destinato all’alimentazione animale, esistono sottospecie di mais destinate all’alimentazione umana diretta e non solo mediata dagli animali.
Le domande che ci possiamo porre sono le seguenti:
-         è giusto che con l’introduzione di “mais OGM” non sia più possibile avere a disposizione per l’alimentazione umana mais delle precedenti sottospecie sicuramente esente da OGM?”

-         è giusto che la presenza di “mais OGM” metta in difficoltà i coltivatori e gli utilizzatori di mais tradizionale?


-         è giusto che le incertezze produttive determinate dalla presenza del “mais OGM” possa determinare nel lungo periodo la scomparsa delle produzioni tipiche di mais tradizionale di un territorio?

sabato 23 novembre 2013

In Friuli Venezia Giulia una petizione a favore del mais OGM

Una petizione pro mais OGM sottoscritta da 400 imprenditori agricoli e' stata recentemente consegnata  al Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. In relazione alla definizione delle “Regole di coesistenza”, i firmatari hanno fatto presente che nelle campagne del Friuli Venezia Giulia è prassi consolidata la coltivazione simultanea di mais bianco e di mais giallo, che ha consentito la pacifica coesistenza fra imprenditori che perseguono i loro diversi obiettivi economici, senza che si sia mai creato alcun contenzioso giudiziario. Proprio in considerazione di questa secolare pratica, i firmatari sottintendono che non è necessaria alcuna regola di coesistenza tra mais convenzionale, mais OGM e mais Biologico, poiché ci penserà il mercato ad appianare ogni divergenza.
Si tratta a mio parere della solita “mezza verità” raccontata da chi, senza argomentazioni specifiche e senza alcun timore per le conseguenze che la scelta transgenica può avere sull’economia agro-industriale di un territorio, vuole adottare una tecnologia fortemente pervasiva, che non offre possibilità di coesistenza, poiché se è vero che con il mais OGM la coesistenza tecnica potrebbe anche essere possibile, in quanto il mais nel nostro Paese non ha parentali selvatiche, è altrettanto vero che non sarebbe possibile una coesistenza economica, in quanto il mais OGM modificherebbe quell’equilibrio economico che caratterizza attualmente il settore. In particolare, non essendoci etichettatura dei derivati (carne, latte, uova, ecc.) da mangimi OGM, dopo pochi anni, anche i coltivatori che volevano mantenersi “OGM free” saranno costretti dal mercato a coltivare OGM, poiché altrimenti coltiverebbero ai costi del convenzionale (più alti del transgenico), per poi vendere ai prezzi del transgenico.


Occorre poi far rilevare che il paragone “mais giallo/mais bianco” portato ad esempio di pacifica coesistenza dai promotori degli OGM in Friuli Venezia Giulia, non regge. In particolare, per i non addetti ai lavori, il “mais giallo” è quello destinato all’alimentazione animale (la quasi totalità delle coltivazioni), mentre il “mais bianco” è destinato all'alimentazione umana diretta per la produzione di particolari polente (anche in questo caso la quasi totalità). Perchè il paragone non regge? Non regge per il semplice fatto che per la gran parte della produzione di "mais bianco" non esistono soglie di tolleranza per il prodotto fecondato da polline di "mais giallo convenzionale". Pertanto il prodotto ottenuto può essere venduto senza specifica etichettatura, così come previsto per gli OGM. Diverso è il discorso relativo alla possibilità che il mais bianco destinato all'alimentazione umana sia fecondato da polline di mais OGM. In questo caso, se la percentuale di produzione finale supera lo 0,9%, il mais bianco dovrà essere etichettato come "alimento OGM" e saremmo quasi sicuri che non avrà mercato e che non ne sarà venduto un chicco!
Se si vuole avere un'idea di quello che già accade sul mercato del mais nel caso di "inquinamento genetico", è possibile portare ad esempio la coltivazione del "mais waxy". In particolare, il “mais waxy”, è caratterizzato da un’altissima percentuale di amilopectina (99%) ed una bassa quantità di amilosio (1%, rispetto al 25% del “mais giallo”), per cui è destinato a specifici usi industriali e per questa ragione gli ibridi di "mais waxy" vengono coltivati solo su contratto di coltivazione con l’industria di trasformazione. Tale contratto di coltivazione, nella fissazione del prezzo tiene conto del fatto che una parte della produzione sarà inquinata dal polline del “mais giallo convenzionale” e dovrà essere eliminata (di solito sono le 8-10 file perimetrali del campo coltivato) e destinata al mercato del “mais giallo”. Pertanto, anche il prezzo fissato nel contratto di coltivazione tiene conto di questa eventualità, con un “premio di coltivazione” che è dell’ordine di 10-20 euro/Tonnellata…….più o meno 150-300 euro/ettaro, che oggigiorno sono “gran soldi” in agricoltura (1).
In conclusione, la coesistenza tra "mais convenzionale" e "mais OGM" potrebbe anche essere possibile, ma è necessario che il mercato possa essere in grado di valorizzare la differenza esistente tra i due prodotti. Purtroppo, la possibilità di utilizzare nell'allevamento mangimi OGM, senza specifica etichettatura dei derivati ottenuti (carne, latte, uova, ecc.), impedisce al consumatore una scelta consapevole, per cui sarà impossibile dare un valore diverso ai mangimi OGM e a quelli convenzionali.   



(1) Occorre, però, considerare che rispetto al “mais giallo” il costo di coltivazione del “mais waxy” è leggermente maggiore………altrimenti tutti coltiverebbero “mais waxy”. 

venerdì 15 novembre 2013

Quando il mercato ci fa fare cose assurde, ovvero “mais non OGM” per scopi energetici e “mais OGM” per l’allevamento zootecnico.

Che sia subito chiaro, nessuno vuole insinuare che i derivati (carne, latte, uova, ecc.) ottenuti dall’allevamento zootecnico mediante l’utilizzazione di “mais OGM” siano diversi da quelli normalmente ottenuti con mais convenzionale, fatto ancora da dimostrare con certezza. Quale è l’obiezione? o quantomeno, quale è la contraddizione?      La contraddizione è che oggigiorno la produzione nazionale di mais convenzionale, in quanto nel nostro Paese è vietato coltivare OGM, è destinata in larga parte alla produzione di energia elettrica e non di alimenti, mentre per sopperire al fabbisogno mangimistico per uso zootecnico a scopi alimentari, facciamo largo uso di materiale OGM di importazione.
Qualcuno penserà una cosa assurda, invece è proprio così, in relazione alle regole di mercato che ci siamo dati……regole di mercato sicuramente da riscrivere.
In particolare, in Italia è vietato coltivare piante OGM, ma non è vietato importarle per destinarle all’alimentazione animale. Già questo fatto è assurdo e determina una sorta di concorrenza sleale tra gli stessi allevatori, in quanto i mangimi OGM hanno un costo decisamente più basso di quelli certificati “OGM Free”, mentre i prodotti ottenuti dalla trasformazione hanno lo stesso prezzo. In pratica chi utilizza mangimi OGM, spende di meno e incassa lo stesso prezzo per i derivati ottenuti……veramente assurdo……tra qualche anno assisteremo sicuramente a proteste di piazza per questo fatto, poiché anche gli allevatori che non vogliono adottare gli OGM, saranno costretti a farlo dal mercato, in quanto i margini si restringeranno sempre più (pure loro tengono famiglia).
Se qualcuno pensa che questo non sia vero è sufficiente osservare il bollettino della “Borsa Merci di Bologna”.
Per il mais il confronto tra convenzionale e OGM non è fattibile, in quanto il bollettino non riporta specificamente prezzi diversi per la granella, anche in relazione al fatto che il mangime viene importato sottoforma di farina. E’ possibile, invece, il confronto con la soia, poiché il bollettino riporta esplicitamente prezzi diversi per derivati di soia di importazione estera (quasi tutta OGM) o derivati certificati “OGM Free”. In particolare, il bollettino del 14 novembre 2013 riporta i seguenti prezzi:

                                                         
FARINE VEGETALI DI ESTR. (2)
Soia tostata integ. Nazion. (prot. 44% stq)
14 novembre 2013
476,00
477,00
7 novembre 2013
478,00
479,00
-2,00
-2,00
Soia tostata integ. estera (prot. 44% stq)
14 novembre 2013
474,00
475,00
7 novembre 2013
476,00
477,00
-2,00
-2,00
Soia Tostata integ. Naz. non deriv. OGM
14 novembre 2013
499,00
500,00
7 novembre 2013
489,00
490,00
10,00
10,00
Soia Tostata integ. Estera non deriv. OGM
14 novembre 2013
497,00
498,00
7 novembre 2013
487,00
488,00
10,00
10,00
Soia Tostata Decorticata naz.
14 novembre 2013
481,00
483,00
7 novembre 2013
486,00
488,00
-5,00
-5,00
Soia Tostata Decorticata estera
14 novembre 2013
478,00
480,00
7 novembre 2013
483,00
485,00
-5,00
-5,00
Soia Tostata Decorticata naz.non deriv. OGM
14 novembre 2013
543,00
545,00
7 novembre 2013
533,00
535,00
10,00
10,00
Soia Tostata Decorticata est.non deriv. OGM
14 novembre 2013
540,00
542,00
7 novembre 2013
530,00
532,00
10,00
10,00

E’ interessante notare il diverso prezzo, sempre superiore, dei trasformati di soia non derivanti da OGM, rispetto a quelli OGM. In particolare:
-         Soia tostata integrale Estera non derivante OGM………….497/498 €/T
-         Soia tostata integrale Estera………………………….…….474/475 €/T

Una differenza di 24/25 €/T, pari al 5% circa.

-         Soia tostata Decorticata estera non derivante OGM………….540/542 €/T
-         Soia tostata Decorticata estera……………………….……….478/480 €/T

Una differenza di 60/62 €/T, pari all’11% circa.

Da questi elementi possiamo porci una domanda: fino a quando gli allevatori che utilizzano mangimi convenzionali saranno disposti a produrre i loro derivati zootecnici (carne, latte, uova, ecc.) ai costi del convenzionale, per poi vendere ai prezzi del transgenico?

domenica 10 novembre 2013

Lettera aperta al dott. Macrì, che ha provato a dare una informazione disinteressata sugli OGM

Gent. dott. Macrì,
il Suo sforzo è sicuramente apprezzabile, poichè sono 20 anni che si parla di OGM in Italia e ancora, purtroppo, non ne siamo venuti fuori.


Mi dispiace, però, farle notare che il Suo documento contiene una serie di inesattezze, che non contribuiscono certo ad impostare una discussione serena e tranquilla sull'argomento, come Lei vorrebbe.
Sul Creso lasciamo perdere, anche se, a mio parere, questa si chiama disinformazione. Nella Sua presunta obiettività, non può far credere ai comuni cittadini che sono decine di anni che mangiamo OGM......non è vero! Purtroppo il frumento duro Creso non rientra nella fattispecie prevista dalla vigente legislazione. Se poi Lei è in grado di cambiare le leggi, tutti quanti saremo d'accordo nel definire il Creso un OGM.

Nel Suo documento, ci sono poi una serie di inesattezze, guarda caso tutte favorevoli all’introduzione degli OGM o, quantomeno, idonee a formare un'opinione favorevole agli OGM da parte del lettore:

- non è vero che la pianta è indenne agli insetti fitofagi, gli insetti dopo poche generazioni maturano una resistenza genetica alla tossina Bt;


- non è vero che un unico trattamento diserbante elimina le erbe infestanti. Negli USA, a causa della massiccia utilizzazione dello stesso diserbante le erbe infestanti hanno maturato una resistenza genetica al diserbante. C’è poi il problema delle piante coltivate che diventano infestanti. C’è poi il problema del passaggio del transgene alle parentali selvatiche;


- le piante che resistono nel tempo alla conservazione non esistono. Avevano fatto il pomodoro, ma l’hanno ritirato dal mercato perchè aveva un sapore metallico, in pratica faceva schifo;

- le piante OGM che resistono ad ambienti avversi (caldo, freddo, sale, ecc.), purtroppo, ancora non esistono. Ma Lei pensa che se esistessero non sarebbero adottate e ci sarebbero opinioni contrarie?

- le piante con più vitamine, tipo Golden Rice o pomodoro arricchito di vit. A, non esistono. Tenga poi presente che il pomodoro arricchito di vit. A, prodotto italiano, ha un minor contenuto di licopene…..è la solita coperta stretta. Poi sappiamo benissimo che, soprattutto nel caso di vitamine liposolubili, è dannosa per la salute sia una carenza di vitamine, sia un eccesso delle stesse;

- le piante OGM che non contengono allergeni ancora non esistono;

- le piante OGM che producono farmaci sono farmaci e non alimenti, non possiamo metterle nello stesso capitolo. Ma Lei crede che i contrari agli OGM alimentari siano contrari all’insulina transgenica? 

- ben vengano microrganismi che producono farmaci, ma non sono alimenti.

Dott. Macrì, mi consenta, un documento mediocre, che non contiene proposte condivisibili. Per esempio avesse scritto che gli OGM per essere accettati devono, ripeto devono, avere il transgene nei cloroplasti, che devono avere promotori inducibili e che non devono avere marcatori antibiotici……forse avrebbe dato un contributo all’adozione degli OGM.
Macrì, mi scusi, ma devo essere molto franco…..un documento che non apporta nulla alla discussione in atto e che, probabilmente, è destinato a quel 20% di consumatori che sono favorevoli agli OGM.

sabato 6 luglio 2013

Il Ministro De Girolamo, per il momento a parole, è contrario agli OGM


A margine dell’Assemblea Nazionale di Coldiretti, così si è espresso il Ministro De Girolamo: “Considero quanto detto oggi un vero e proprio contratto con tutti gli agricoltori italiani e per questo ho messo per iscritto il mio impegno per dire no agli OGM in Italia, abolire l’IMU agricola, semplificare la burocrazia del comparto, premiare gli agricoltori attivi e promuovere l’internazionalizzazione dell’agricoltura italiana. L’agricoltura italiana non ha bisogno di OGM. Questo è il mio impegno senza se e senza ma. Non si tratta di pregiudizio ideologico, ma piuttosto di stare ai fatti: il nostro patrimonio agroalimentare è amato in tutto il mondo per la sua tipicità e scegliere la strada degli organismi geneticamente modificati è fallimentare. Non mi farò condizionare da polemiche strumentali e voglio chiedere ai miei colleghi di governo, il Ministro Lorenzin e il Ministro Orlando, di sostenere questa lotta che è per tutti gli agricoltori, per la biodiversità e per il Paese intero dal momento che il Made in Italy è il vero potere dell’Italia. Dobbiamo firmare – ha affermato De Girolamo - il Decreto anti OGM per risolvere il nodo della coltivazione sul territorio nazionale”.

Siamo soddisfatti di questa presa di posizione del Ministro De Girolamo. Speriamo che alle parole seguano i fatti, poichè finora nulla di concreto si è visto, anzi il temporeggiamento non ha fatto altro che rendere la vita più facile a coloro che a tutti i costi vogliono seminare OGM in Italia. Per quanto ci riguarda è da tanto che facciamo rilevare che:

1 – questi OGM non sono adatti all’agricoltura italiana. L’Italia, anche con gli OGM,  con le sue piccole aziende agricole, non potrà mai competere sul mercato mondiale sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi, ma potrà competere solo sulla base della qualità;



2 – con gli OGM l’agricoltore non guadagnerà di più, perché se è vero che calano i costi di produzione è altrettanto vero che nel lungo periodo calano anche i prezzi di mercato, in quanto il prezzo non viene fissato dall’agricoltore (in agricoltura, nel lungo periodo, costo unitario medio, costo marginale e prezzo di mercato tendono a coincidere). Anche l’esplosione delle superfici coltivate a livello mondiale in certi Paesi non è sinonimo di maggior reddito per il coltivatore, ma è dovuta alla mancata etichettatura degli alimenti OGM in questi stessi Paesi;



3 – gli OGM favoriscono la delocalizzazione produttiva. Quando avremo piante che “resistono” ad ogni avversità e ad ogni condizione pedoclimatica, è molto probabile che la loro coltivazione si sposterà in Paesi che hanno situazioni di costo di produzione più favorevoli delle nostre;



4 – il brevetto sugli OGM rende dipendente il coltivatore dalle multinazionali del seme, che potrebbero avviare coltivazioni con contratti di soccida per le piante, sulla falsa riga di quello che già avviene nell’allevamento animale;



5 -  non è vero che con gli OGM la produzione per ettaro è superiore a quella delle sementi convenzionali;



6 – gli OGM sono contro la biodiversità, poiché il patrimonio genetico delle piante OGM coltivate deriva da un ristretto numero di cellule trasformate;


7 – gli attuali OGM hanno il transgene inserito nel nucleo e determinano “inquinamento genetico” e, pertanto non rendono possibile la coesistenza con altre forme di agricoltura, sia essa convenzionale o biologica. Da rilevare che, oggigiorno, le moderne tecniche di ingegneria genetica consentirebbero di introdurre il transgene nei cloroplasti, evitando così l’inquinamento genetico;



8 – gli OGM favoriscono le strategie di appropriazionismo e di sostituzionismo del settore industriale nei confronti del settore agricolo. Con gli OGM il reddito dell’agricoltore nel lungo periodo è destinato a diminuire;



9 – gli OGM possono determinare la scomparsa dell’industria sementiera nazionale, determinando così grande preoccupazione per la sicurezza alimentare, sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo.



10 – gli OGM da soli non risolvono il problema delle micotossine;





11 – le piante OGM resistenti ai diserbanti non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
                        - le erbe infestanti dopo pochi anni maturano una resistenza genetica al diserbante;
                        - le erbe infestanti parentali acquisiscono il transgene dalle piante OGM coltivate e diventano esse stesse resistenti al diserbante;
                        - le piante transgeniche coltivate (per esempio colza OGM) in annate successive diventano esse stesse infestanti di altre coltivazioni;



12 – non risolvono il problema degli insetti nocivi (anche utilizzando il mais BT, la piralide dopo pochi anni diventa resistente alla tossina BT);



Da rilevare che il “No agli Ogm” è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri interessati alla firma della clausola di salvaguardia, ovvero Lorenzin per la Salute e Orlando per l’Ambiente, che ha affermato “noi non vogliamo gli OGM perché non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi”.

martedì 30 aprile 2013

I MOTIVI PER I QUALI IL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA ITALIANO NON PUO’ ESSERE FAVOREVOLE AGLI OGM


1 – questi OGM non sono adatti all’agricoltura italiana. L’Italia, anche con gli OGM,  con le sue piccole aziende agricole non potrà mai competere sul mercato mondiale sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi, ma potrà competere solo sulla base della qualità;



2 – con gli OGM l’agricoltore non guadagnerà di più, perché se è vero che calano i costi è altrettanto vero che calano anche i prezzi di mercato, in quanto il prezzo non viene fissato dall’agricoltore (in agricoltura, nel lungo periodo, costo unitario medio, costo marginale e prezzo di mercato tendono a coincidere). Anche l’esplosione delle superfici coltivate a livello mondiale in certi Paesi non è sinonimo di maggior reddito per il coltivatore, ma è dovuta alla mancata etichettatura degli alimenti OGM in questi stessi Paesi;



3 – gli OGM favoriscono la delocalizzazione produttiva. Quando avremo piante che “resistono” ad ogni avversità e ad ogni condizione pedoclimatica, è molto probabile che la loro coltivazione si sposterà in Paesi che hanno situazioni di costo di produzione più favorevoli delle nostre;



4 – il brevetto sugli OGM rende dipendente il coltivatore dalle multinazionali del seme, che potrebbero avviare coltivazioni con contratti di soccida per le piante sulla falsa riga di quello che già avviene nell’allevamento animale;



5 -  non è vero che con gli OGM la produzione per ettaro è superiore a quella delle sementi convenzionali;



6 – gli OGM sono contro la biodiversità, poiché il patrimonio genetico delle piante OGM coltivate deriva da un ristretto numero di cellule trasformate;

http://ogmbastabugie.blogspot.it/2012/10/ogm-e-societa-italiana-di-ecologia.html


7 – gli attuali OGM hanno il transgene inserito nel nucleo e determinano “inquinamento genetico” e, pertanto non rendono possibile la coesistenza con altre forme di agricoltura, sia essa convenzionale o biologica. Da rilevare che, oggigiorno, le moderne tecniche di ingegneria genetica consentirebbero di introdurre il transgene nei cloroplasti, evitando così l’inquinamento genetico;



8 – gli OGM favoriscono le strategie di appropriazionismo e di sostituzionismo del settore industriale nei confronti del settore agricolo. Con gli OGM il reddito dell’agricoltore nel lungo periodo è destinato a diminuire;



9 – gli OGM possono determinare la scomparsa dell’industria sementiera nazionale, determinando così grande preoccupazione per la sicurezza alimentare, sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo.



10 – gli OGM da soli non risolvono il problema delle micotossine;





11 – le piante OGM resistenti ai diserbanti non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
                        - le erbe infestanti dopo pochi anni maturano una resistenza genetica al diserbante;
                        - le erbe infestanti parentali acquisiscono il transgene dalle piante OGM coltivate e diventano esse stesse resistenti al diserbante;
                        - le piante transgeniche coltivate (per esempio colza OGM) in annate successive diventano esse stesse infestanti di altre coltivazioni;



12 – non risolvono il problema degli insetti nocivi (anche utilizzando il mais BT, la piralide dopo pochi anni diventa resistente alla tossina BT);

http://ogmbastabugie.blogspot.it/2012/12/ogm-e-irm-insectresistance-management.html


13 - gli attuali OGM sono adatti a terreni fertili, pertanto favoriscono ancora una volta le aziende di pianura a scapito delle aziende di collina e di montagna, favorendo così l'esodo rurale da questi territori, con tutti i problemi connessi di assetto idrogeologico;

http://ogmbastabugie.blogspot.it/2014/06/motivazionidiverse-da-effetti-sulla.html

sabato 27 aprile 2013

Nunzia De Girolamo il giusto Ministro contro gli OGM

Sembra proprio che la nuova Ministra dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo di OGM non ne voglia nemmeno sentir parlare. Dopo Catania, dopo Pecoraro Scanio, dopo Alemanno, dopo Zaia, dopo Romano anche il prossimo Ministro sembra sia proprio contrario. Che siano tutti oscurantisti, luddisti e antiscientifici?

http://www.corrieredelsannio.it/2010/03/03/nunzia-de-girolamo-necessita-di-etichettatura-ed-informazione-per-tutelare-il-consumatore-dagli-ogm/

E' figlia di un agricoltore, ha un figlio molto piccolo, non può essere a favore degli OGM!

giovedì 25 aprile 2013

ENRICO LETTA è sicuramente favorevole agli OGM


I ben informati lo conoscono da tempo, perché è da tempo che il nostro primo ministro è schierato a favore degli OGM! Perché mai, visto che i ¾ degli italiani sono contrari? Misteri della fede? Protezione di qualche potentato economico? Impostazione di uno sviluppo sostenibile per la nostra società? Magari!

In un post precedente avevamo parlato della posizione del PD nei confronti degli OGM, sicuramente non contraria.

Senza ombra di dubbio il nostro Enrico Letta è uno dei pochi parlamentari a favore degli OGM!!!





http://www.ladige.it/articoli/2009/09/02/bolzano-liberta-ogm

Tra l'altro il nostro Enrico Letta è un ispiratore, nonchè fondatore di veDrò. veDrò è un "think net" nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese. VeDrò è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo e sapete chi è il loro consulente in materia di OGM? Roberto Defez…….abbiamo detto tutto.

http://www.salmone.org/free-ogm-research/

Tra l'altro, al convegno dell'associazione che si è tenuto a Dro (TN) nell'agosto 2010 l'unico intervento previsto sugli OGM l'ha tenuto il buon Defez.......il titolo "Free OGM........"

http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2010/07/programma-17.pdf

http://www.youtube.com/watch?v=c3ahK3JbCEA&list=PL47DB3052054C3168&index=1

Ad Enrico Letta hanno imposto come Ministro dell’Agricoltura   Nunzia De Girolamo, che non dovrebbe proprio essere a favore degli OGM, viste le sue precedenti prese di posizione sull'argomento.

martedì 9 aprile 2013

Mozione dell’On. Susanna Cenni sugli OGM in ambito agroalimentare



MOZIONE

La Camera

premesso che,

l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica in atto e, in particolare,
l’agricoltura italiana registra risultati migliori dell’industria e dell’economia nel complesso sia in
termini di contributo alla crescita economica (Pil) che di occupazione; ancora meglio si posiziona
l’industria alimentare che presenta indicatori in termini di valore aggiunto che sono costantemente
migliori della media dell’industria in generale; l'export si conferma il motore dell'agroalimentare
italiano, con un nuovo record di 32 miliardi di euro di fatturato nel 2012 (+5,4% sul 2011), e un
avvio di 2013 molto promettente (Ismea su dati Istat);

le performance attuali del settore dipendono sia da fattori generali del sistema Paese, che specifici
del settore caratterizzati da un enorme sforzo dei produttori italiani a tutela della qualità e della
tracciabilità della produzione agroalimentare nazionale che si contrappone ad una visione che a
livello internazionale tende a considerare la produzione agricola solo una commodity che, al pari del
petrolio, può determinare ingenti fortune finanziarie; in tale ultimo contesto, l’attività lobbistica
delle multinazionali che vogliono trarre profitto dal transgenico, a prescindere dalle conseguenze
che derivano dalla loro coltivazione e commercializzazione, ha spesso il sopravvento nelle decisioni
in materia di alimentazione ponendo ostacoli alla ricerca indipendente a causa dei brevetti sui semi
detenuti;

ad oggi i nodi da sciogliere connessi al transgenico sono ancora molti: oltre ai rischi per la salute e
l’economia del nostro Paese, che si contraddistingue per i suoi tradizionali prodotti tipici e di
qualità, resta irrisolto il problema dell’impossibilità di coesistenza tra le colture Ogm con quelle
convenzionali, dato che non esistono misure idonee ed efficaci per evitare la contaminazione che
determina un inquinamento dell’ambiente irreversibile;

una vasta parte della comunità scientifica continua ad esprimere forti e rinnovate perplessità e
significative resistenze all’impiego di tecnologie transgeniche in agricoltura richiamando
l’attenzione sull’importanza che sia la comunità dei cittadini a prendere le decisioni di merito
sull’uso di tali tecnologie, in considerazione delle ricadute globali ed incontrollabili su salute e
ambiente che potrebbero derivare da eventuali errori di valutazione;
una eventuale introduzione di colture transgeniche avrebbe inoltre come diretta conseguenza la
messa in discussione di uno dei principali fattori di creazione di valore aggiunto del Paese e, cioè, il
nostro modello agricolo, fondato su produzioni di qualità apprezzate sul mercato interno ma, anche
di più, all’estero che danno vita a quel Made in Italy così apprezzato da essere costantemente
minacciato da imitazioni e falsificazioni;

in realtà la maggioranza dei cittadini italiani ed europei ha già manifestato la propria volontà di non
autorizzare la coltivazione di sementi transgeniche sui propri territori al fine di tutelarne l’integrità
per le future generazioni;

la direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 costituisce il testo normativo fondamentale, in punto sia
di “immissione in commercio” di OGM, sia di “emissione deliberata” di OGM nell'ambiente e
prevede, per i singoli stati membri, la possibilità di dichiarare l'intero territorio nazionale come
libero da Ogm attraverso l'applicazione del principio di “salvaguardia”;

la direttiva n. 2001/18/CE sull’emissione deliberata di organismi geneticamente modificati è stata
recepita in Italia con il decreto legislativo n. 224/2003. Con tale atto il Ministero dell’Ambiente è
stato indicato quale autorità competente a livello nazionale con il compito di coordinare l’attività
amministrativa e tecnico-scientifica, il rilascio delle autorizzazioni e le comunicazioni istituzionali
con la Commissione Europea, con il supporto della Commissione Interministeriale di Valutazione.
il decreto 224/2003, all’articolo 25 recepisce quanto stabilito dall’articolo 23 della direttiva n.
2001/18/CE, in relazione alla cosiddetta “clausola di salvaguardia” mediante la quale le autorità
nazionali preposte – per l’Italia i Ministeri dell’ambiente, delle politiche agricole e della salute -
possono bloccare l’immissione nel proprio territorio di un prodotto transgenico ritenuto pericoloso.
Con l’attivazione di tale clausola si dà luogo ad una serie di consultazioni fra la Commissione
europea, le autorità nazionali, il produttore, gli organismi che sono intervenuti nella procedura di
valutazione della conformità e tutte le parti interessate. La normativa comunitaria consente
comunque alla Commissione europea di annullare il ricorso alla clausola di salvaguardia in caso di
evidenze scientifiche contrarie;

la Direttiva 2001/18/CE costituisce anche la norma che getta le basi per regolamentare la cosiddetta
coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche. Infatti, con l’articolo 22 è previsto
che gli OGM autorizzati in conformità alla direttiva devono poter circolare liberamente all’interno
dell’Unione Europea, mentre con l’articolo 26 bis (introdotto dal Reg. 1829/2003), si dispone che
«gli Stati membri possono adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di
OGM in altri prodotti». Questa disposizione consente quindi agli stati membri di poter introdurre,
nel proprio ordinamento, norme specifiche per regolare la coesistenza;

con il decreto legge n. 279/2004, convertito con la legge n. 5/2005, erano state previste disposizioni
per assicurare la «coesistenza» tra colture transgeniche, biologiche e convenzionali. La Corte
costituzionale con la sentenza n. 116/2006 ha dichiarato la parziale incostituzionalità del D-L
279/2004 nella parte ritenuta di esclusiva competenza legislativa regionale in materia di agricoltura.
L’intervento della Corte ha causato un vuoto normativo molto dannoso poiché sono stati mantenuti
in vigore sia il principio della libertà di scelta dell’imprenditore sia il principio della coesistenza,
mancando però del tutto le parti operative e tecniche per attuare la coesistenza. Il risultato è che
ogni norma nazionale o regionale che vieta l’utilizzo di colture transgeniche diventa contraria al
principio di coesistenza stabilito a livello europeo;

tale orientamento è stato da ultimo riconfermato nella sentenza della Corte di Giustizia Europea
dell’ottobre 2012 (sul caso di specie Pioneer Hi Bred Italia Srl contro Ministero delle Politiche
agricole alimentari e forestali) con cui la Corte si è pronunciata in via pregiudiziale
sull'interpretazione dell'articolo 26-bis della direttiva 2001/18/CE. Per la Corte uno Stato membro,
ai sensi del citato articolo 26-bis, può disporre restrizioni e divieti geograficamente delimitati, solo
nel caso e per effetto delle misure di coesistenza realmente adottate. Viceversa uno Stato membro
non può, nelle more dell'adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale
di organismi geneticamente modificati in altre colture, vietare in via generale la coltivazione di
prodotti OGM autorizzati ai sensi della normativa dell'Unione e iscritti nel catalogo comune;
fin dal 2010 il Parlamento italiano si è espresso a favore della proposta di regolamento di modifica
della direttiva 2001/18/CE - attualmente in fase di stallo presso le istituzioni europee - che
consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni OGM sulla base di più ampi
criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell’ambiente; più in generale e in ambito
comunitario, l'Italia ha da sempre sottolineato l'importanza dell'impatto socio-economico derivante
dall’uso del transgenico che deve essere valutato a pieno titolo accanto a quelli già riconosciuti in
merito all’ambiente e alla salute;

al riguardo si evidenzia l’intenzione del commissario europeo alla salute Tonio Borg di rilanciare il
negoziato Ue sugli Ogm rendendo gli stati membri maggiormente autonomi sulle linee guida da
autorizzare a livello nazionale;
anche le Regioni hanno ripetutamente dichiarato la loro ferma opposizione all’introduzione di
colture transgeniche in Italia sottolineando la necessità che il futuro regolamento del Parlamento
europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per
gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di Ogm sul loro territorio sia il più possibile
adeguato a salvaguardare l'agricoltura italiana, la qualità e la specificità dei suoi prodotti;

a tal proposito la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato un ordine del
giorno con cui impegna il “Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, nelle more
dell'approvazione della proposta di modifica della direttiva 2001/18/CE in materia di possibili
divieti alla coltivazione di piante geneticamente modificate, di procedere con l'esercizio della
clausola di salvaguardia ai sensi dell'articolo 23 della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 12 marzo 2001” (..) e “tenuto conto delle competenze in materia riconosciute
dalla Costituzione impegna il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali a rappresentare
al Ministro dell'ambiente e in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime
delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della
coltivazione degli organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale;”

il rischio che corre il sistema agroalimentare nazionale, in assenza di una chiara posizione del
Governo con l’adozione della clausola di salvaguardia, potrebbe essere imminente se, come si
apprende da alcune notizie stampa, fosse vero che “nei silos di stoccaggio della Lombardia, del
Veneto, dell’Emilia e del Friuli ci sono 52 mila sacchi di mais transgenico autorizzato dalla UE
MON810, sufficienti a coltivare 32 mila ettari, pronti per le semine di primavera”;

la tutela e la valorizzazione della qualità del nostro sistema agroalimentare è un obiettivo di
rilevanza strategica che trova attuazione attraverso una concreta tutela istituzionale del comparto
primario dall’inquinamento transgenico ed un efficace sistema di tracciabilità, di riconoscibilità e di
etichettatura dei prodotti agroalimentari;

in presenza di rischi concreti per il sistema agricolo nazionale di inquinamento da colture
transgeniche che potrebbe verificarsi a causa di una normativa nazionale e comunitaria
contraddittoria e incompleta lo stesso Ministro delle politiche agricole, lo scorso 28 gennaio, ha
chiesto formalmente al Ministro dell’Ambiente, in qualità di Autorità nazionale in materia, di
“guardare concretamente alla prospettiva di una clausola di salvaguardia per le coltivazioni di Ogm
in Italia”; ad oggi otto nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia,
Bulgaria e Polonia) hanno già adottato delle clausole di salvaguardia per vietare le colture di Ogm
autorizzate nei loro territori;

in realtà l’ultimo Rapporto del Servizio Internazionale per l’acquisizione delle applicazioni
biotecnologiche per l’agricoltura (ISAA) sullo Status globale della commercializzazione di colture
biotech/Ogm dello scorso febbraio, ha evidenziato che in Europa sono rimasti solo cinque paesi
(Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129.000 ettari di
mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria
che conferma l’opposizione in Europa alla diffusione del transgenico in agricoltura;
al fine di difendere le produzioni nazionali da possibili contaminazioni da colture geneticamente
modificate e collocarne i prodotti ad un livello di maggiore interesse e competitività nel panorama
economico mondiale;
che in data 29 marzo il Ministro della Salute Balduzzi ha inoltrato alla Direzione  generale Salute e Consumatori della Commissione europea la richiesta di sospensione d'urgenza dell'autorizzazione della messa in coltura in Italia e nel resto d'Europa di sementi di mais Mon810, con allegato il dossier elaborato dal ministro del MIPAF Catania a norma dell'art.34 del regolamento(CE)1829/2003 ;


impegna il Governo:

ad adottare la clausola di salvaguardia, di cui all’articolo 25 del decreto legislativo n. 224 del 2003,
di recepimento della direttiva n. 2001/18/CE, al fine di evitare ogni forma di coltivazione in Italia di
Ogm autorizzati a livello europeo e di tutelare la sicurezza del modello economico e sociale di
sviluppo dell’agroalimentare italiano;

a prevedere, in relazione alla stagione delle semine avviata in gran parte del Paese, l'incremento delle attività di controllo per potenziare, d'intesa con le Regioni, la sorveglianza sui prodotti sementieri in corso di distribuzione ed intervenire in presenza di sementi transgeniche non autorizzate.





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