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venerdì 16 ottobre 2015

NON E’ VERO CHE LA SOIA OGM DI IMPORTAZIONE HA UN PREZZO SUPERIORE ALLA SOIA NON OGM PRODOTTA NEL NOSTRO PAESE

Parlando di soia OGM/HT, tralasciando le polemiche sulla sicurezza alimentare e ambientale, tutte ancora da chiarire, tra gli elementi che devono essere considerati per valutare la convenienza economica alla sua introduzione, oltre al costo dei mezzi tecnici e delle operazioni colturali, di estrema importanza è anche il prezzo di vendita sul mercato (spendere meno a volte non significa guadagnare di più, poichè se spendo meno ma il prezzo cala, ben che vada mantengo inalterato il guadagno).

Al momento attuale l’unico OGM per il quale il mercato consente di operare un reale confronto di prezzo (stesso prodotto OGM oppure certificato "OGM free") è la “soia OGM”. In particolare, i dati a disposizione consentono di affermare che il prezzo di mercato della “soia OGM free”, al contrario di quello che qualcuno afferma, è sicuramente superiore a quello della “soia OGM”.
Per operare questo confronto è sufficiente osservare il Bollettino della Borsa Merci di Bologna, l’unica Borsa Merci che riporta dati tra loro confrontabili, ovvero stessa materia prima “OGM” e “non OGM”. Altre Borse Merci operanti nel nostro Paese non operano questa distinzione e riportano, genericamente, il prezzo della "soia nazionale" e quello della "soia estera". Questi listini prezzi creano ovviamente confusione, in quanto qualcuno approfitta della situazione attribuendo alla "soia nazionale" caratteristiche che potrebbe avere (essere "OGM free", in relazione al fatto che nel nostro Paese è vietata la coltivazione di OGM), ma che potrebbe anche non avere (in mancanza di una certificazione e con una soglia di prodotto OGM superiore allo 0,9%, anche il prodotto nazionale potrebbe essere OGM, in relazione sia alla mancata separazione della filiera distributiva, sia alle miscele operate dalle ditte mangimistiche, al fine di standardizzare le caratteristiche qualitative delle partite di merce vendute).

Ripeto, l'unica Borsa Merci che riporta chiaramente prezzi della stessa merce certificata "OGM free" è quella di Bologna, per le altre tutti i ragionamenti possono essere fatti solo sulla base di supposizioni e non di elementi certi e documentati.


E’ interessante notare il diverso prezzo, sempre superiore, dei trasformati di soia non derivanti da OGM, rispetto a quelli OGM (bollettino relativo alla settimana del 15 ottobre 2015). In particolare (euro/tonnellata):
- Soia tostata integrale Nazionale (prot. 44% stq)  15 ottobre 2015        min. 353,00           max. 354,00
- Soia Tostata integrale Nazionale non derivata OGM 15 ottobre 2015        min. 380,00   max. 381,00           
……. Una differenza di 27-28 €/T a favore del prototto derivato dalla "soia OGM free".                     

- Soia tostata integrale Estera (prot. 44% stq)          15 ottobre 2015       min. 351,00            max. 352,00
- Soia Tostata integrale Estera non derivante OGM      15 ottobre 2015        min. 378,00           max. 379,00
....................Una differenza di 27-28 €/T a favore della "soia OGM Free".    

- Soia Tostata Decorticata nazionale
15 ottobre 2015
364,00
366,00
- Soia Tostata Decorticata nazionale non deriv. OGM
15 ottobre 2015
451,00
453,00
- Soia Tostata Decorticata estera
15 ottobre 2015
361,00
363,00
- Soia Tostata Decorticata estera non deriv. OGM
15 ottobre 2015
448,00
450,00



Qualcuno, a volte in modo strumentale, osservando Bollettini Merci che riportano prezzi di soia nazionale (probabilmente non OGM, ma questo non è certificato e, quindi, non è detto che lo sia, anzi è forse vero il contrario) più bassi della soia estera (probabilmente OGM), afferma, erroneamente, che non è vero che la “soia OGM free” ha un prezzo superiore alla “soia OGM”, anzi è vero il contrario. Trattasi spesso di un confronto errato, che non è fattibile, in quanto potrebbe trattarsi di due prodotti completamente diversi, caratterizzati, per esempio, da un contenuto proteico diverso. In particolare, in taluni mercati il prezzo della soia nazionale è inferiore a quello della soia di importazione perchè ha un contenuto proteico inferiore (intorno al 43%) e non perchè non è OGM (la soia estera costa di più di quella nazionale perchè ha un contenuto proteico intorno al 49% e non perchè è OGM) ........ del resto il costo della proteina è sempre lo stesso!

Aggiungiamo poi che le certificazioni costano (separazione di filiera, analisi di laboratorio, etichettatura, ecc.) e, pertanto, è praticamente impossibile che il prodotto certificato "OGM free" abbia un prezzo inferiore a quello di importazione non certificato. Insomma, ancora una volta una mistificazione della realtà operata da coloro che con tutti i mezzi cercano di far entrare gli OGM nell'agricoltura del nostro Paese. 

https://drive.google.com/drive/folders/0B3bvKzenHISHNDFWQXpuQTY2Tkk

martedì 19 maggio 2015

Diciamo basta al sostegno delle esportazioni industriali in cambio di prodotti agricoli

- gli agricoltori operano in un mercato artefatto, non reale, dove qualche politico ha deciso che occorre sostenere l’industria e, pertanto, c’è bisogno di lavoratori, che, per forza, devono provenire dall’agricoltura;

- sostenere l’industria significa sostenere le esportazioni industriali;

- sostenere le esportazioni per un Paese significa avere dei prodotti competitivi, ma significa anche trovare delle merci di scambio, poichè molto spesso i Paesi importatori non hanno dollari o euro per pagare (nel dopoguerra la FIAT, poté esportare auto in Jugoslavia in cambio di acciaio);

- le uniche merci che certi Paesi riescono a fornire in cambio di prodotti industriali sono costituite da prodotti agroalimentari;

- questi Paesi, però non hanno le nostre regole produttive …….. fa niente basta abbassare le nostre al loro livello;

- in questa situazione per non far “incazzare” i nostri agricoltori, che non riescono certo ad essere competitivi con i costi di questi Paesi, i politici si inventano i contributi PAC (350-400 euro per ettaro che non fanno mai male);

- contributi PAC che vanno agli agricoltori, ma che, indirettamente, servono all’industria, in quanto se non ci fossero le importazioni come contropartita di prodotti agricoli, col cavolo che le industrie esporterebbero.

Allora, è necessario operare una “Eliminazione degli alimenti dagli accordi del WTO. Nessun Paese deve subire delle conseguenze, sulla base delle scelte agroalimentari di altri Paesi”……… se gli americani amano la carne agli ormoni …… potrò essere libero di non comprarla?

Non è possibile che negli ultimi 30 anni nel nostro Paese siano scomparse il 60% delle aziende agricole di collina e il 70% di quelle di montagna, per il sol fatto che non riescono a competere con il basso prezzo del prodotto di importazione, con tutte le conseguenze sull'assetto idrogeologico del territorio.

venerdì 5 dicembre 2014

A proposito di libertà per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM

Anche il “Comitato delle Regioni” si è occupato dell’argomento relativo alla possibilità di lasciare agli Stati membri la possibilità di limitare e/o di vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio.

Anche il “Comitato delle Regioni” ha fatto presente che prima di adottare questa normativa è necessario introdurre dei correttivi, altrimenti questa è una norma destinata ad aprire la strada agli OGM.



http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2011:104:0062:0066:IT:PDF

Nel documento del Comitato delle Regioni viene evidenziato che la norma sulla possibilità di lasciare gli stati membri liberi di limitare o vietare la coltivazione di piante OGM sul loro territorio è una norma zoppa, in quanto senza l'etichettatura dei derivati essa è destinata a trasformarsi in "Cavallo di Troia" a favore degli OGM. In particolare, la carta che le multinazionali del seme potranno giocare è quella delle importazioni di OGM dall'estero per scopi mangimistici. Oggi l'Ue importa 32/35 milioni di tonnellate di sola soia, per la gran parte OGM, impiegata soprattutto per alimentazione animale. E la maggior parte di questa soia (quasi tutta quella che arriva da Usa, Brasile ed Argentina) e' geneticamente modificata. Come dire che quel che vietiamo dalla porta (la coltivazione di OGM sul nostro territorio), entra dalla finestra mediante le importazioni, che non possono essere vietate a causa degli accordi del WTO e finisce nei nostri piatti quando mangiamo “derivati da OGM”, ovvero carne, latte, uova, ecc. Ovviamente queste importazioni penalizzano la “soia non OGM” prodotta dai nostri agricoltori, con grave danno economico agli stessi. Prima o poi i nostri agricoltori si stancheranno di questa situazione e chiederanno, giustamente, di coltivare gli OGM…….tanto questi entrano ugualmente e i prodotti derivati da mangimi OGM sono anonimi e non sono riconoscibili.

Se vogliamo evitare che tutto questo accada, occorrerà attuare specifiche strategie difensive:

-               dare la possibilità ai Paesi che non vogliono coltivare OGM di bloccarne anche l'importazione;

-               etichettare i derivati da OGM, al fine di consentire al consumatore una scelta consapevole.

La prima strategia non sarà facile da applicare in sede WTO. Si possono prevedere ritorsioni commerciali da parte di altri Paesi, USA in testa.

Più semplice appare la possibilità di applicare la norma relativa all’etichettatura dei derivati, al fine di fornire trasparenza al mercato degli alimenti e consentire al consumatore una scelta consapevole.

venerdì 26 settembre 2014

Coesistenza impossibile - Mais non autorizzato respinto dalla Cina. Un gran pasticcio!

La notizia è interessante per tutti quelli che affermano che col mais, che non ha parentali selvatiche nel nostro Paese, la coesistenza con altre tipologie di coltivazioni di mais (biologico, 8 file, ecc.) è possibile. Secondo queste persone sarebbero sufficienti pochi metri di "distanza di sicurezza" per evitare la commistione. Potrebbe anche essere vero, ma vediamo che cosa è successo sul mercato.

Pochi giorni fa è uscito un articolo sul quotidiano tedesco Agrarheute nel quale si dà notizia del risarcimento dei danni chiesto dalla società americana Cargill alla svizzera Syngenta, per aver venduto agli agricoltori americani la varietà di mais geneticamente modificato Agrisure Viptera, anche nota come MIR 162, non autorizzata dalla Cina. La Cina ha infatti respinto due spedizioni di più di un milione di tonnellate di mais provenienti dalla Louisiana proprio perché contaminato con il MIR 162. Cargill ha chiesto il risarcimento “per danni significativi” presunti in 90 milioni di dollari, per avere la società svizzera agito irresponsabilmente.

http://www.agrarheute.com/cargill-verklagt-syngenta-wegen-genmais-mir-162




venerdì 22 agosto 2014

L’Italia apre agli OGM. Quali sarebbero gli scenari futuri più probabili?

L’Italia, come tutti sanno, ha sempre contrastato gli OGM in campo agricolo. Fatto, direi, incontestabile. Supponiamo per un attimo che il nostro Paese apra alla possibilità di poter coltivare OGM, in un mercato in cui non ci sia né l'etichettatura degli alimenti OGM in quanto tali, né l’etichettatura dei derivati da OGM (carne, latte, uova, ecc.).

Gli scenari, molto brevemente, potrebbero essere i seguenti, in successione:

- sul mercato si avrà un unico prezzo per la materia prima OGM e per quella convenzionale e, pertanto, in relazione ad un seppur minimo abbassamento del costo di produzione, gli agricoltori ricorreranno massicciamente alle sementi OGM;

- le grandi aziende agricole di pianure utilizzeranno massicciamente gli OGM, in quanto consentono una seppur minima riduzione del costo della manodopera, in relazione alla possibilità di semplificare talune operazioni colturali (diserbo e trattamenti insetticidi);

- le aziende agricole di collina e di montagna, che non otterranno grandi vantaggi dall'utilizzazione degli OGM, in quanto queste piante per aumentare la produttività hanno comunque bisogno di terreni fertili e di acqua, saranno ulteriormente svantaggiate da questa innovazione tecnologica, poichè non potranno competere sulla base dei bassi costi con le aziende agricole di pianura;

- la diminuzione di competitività delle aziende agricole di collina e di montagna determinerà esodo rurale da questi territori, con tutte le conseguenze del caso, legate a fenomeni di dissesto idrogeologico;

- il massiccio ricorso a sementi OGM determinerà la completa scomparsa dell’industria sementiera nazionale e la completa dipendenza dall’estero per la fornitura di sementi, con tutti i problemi connessi alla produzione delle sementi e all’autoapprovvigionamento alimentare, in quanto non si può consentire che la nostra agricoltura dipenda dall'estero per le sementi;

- i costi di produzione agricoli italiani, anche con gli OGM e soprattutto per le aree marginali di collina e di montagna (e di collina e di montagna in Italia ce n’è tanta), sarebbero comunque decisamente superiori a quelli del mercato globalizzato. Solo alcune aree di pianura particolarmente vocate, e a fronte di una intensificazione dei processi produttivi e/o di sfruttamento dell’ambiente, potrebbero competere con il mercato globale;

- esodo rurale dalla collina e dalla montagna, in relazione al fatto che gli OGM sono più favorevoli alle aree di pianura (secondo i dati degli ultimi Censimenti agricoli il numero di aziende agricole è diminuito del 50% in collina e del 60% in montagna);

- aggravamento dei fenomeni di dissesto idrogeologico in relazione all’abbandono della collina e della montagna;

- nonostante gli OGM, i prezzi interni delle materie prime agricole sarebbero comunque mediamente superiori a quelli mondiali, in relazione al fatto che il costo dei nostri fattori produttivi è superiore a quello mondiale e in relazione al fatto che abbiamo “Regole produttive” che altri Paesi non hanno (Legge nitrati, tutela del lavoro minorile, sicurezza del lavoro, limiti nell’uso di determinati antiparassitari, ecc.);

- le importazioni crescerebbero enormemente e raggiungerebbero soglie vicino al 100% per tutte le materie prime agricole. Probabilmente noi potremmo rimanere competitivi con frutta e ortaggi, a meno che i “Geni degli OGM” non facciano ortaggi e frutta OGM resistenti al freddo, o con minor fabbisogno di freddo, o a quant’altro……in questo caso potremmo assistere ad una delocalizzazione della produzione, così come è già avvenuto, per altre motivazioni, con il melo, con il riso, ecc. E’ anche vero che i nostri agricoltori, nel caso in cui fossero create, potrebbero iniziare a produrre caffè, banane e ananas a “Chilometro zero”, con tutti i vantaggi legati alla produzione e distribuzione del cibo;

- ovviamente, diminuirebbe il grado di autoapprovvigionamento alimentare del nostro Paese, con tutti i problemi del caso;

- in termini generali aumenteranno i nostri problemi relativamente al mantenimento di una agricoltura vitale sul territorio e al reperimento di alimenti …….. e questo per un Paese non è auspicabile ………………  la sicurezza alimentare è un bene troppo prezioso per la collettività, poiché per impostare una “Robusta Agricoltura” sul territorio, c’è bisogno di grandi capitali e di tanto tempo.

Se qualcuno pensa che la nostra Agricoltura possa competere con gli OGM con la Globalizzazione dei Mercati, allora, forse, non ha ben presente come funziona un mercato che negli ultimi anni è stato modellato e fatto su misura per gli OGM. Di seguito la cronistoria degli avvenimenti, che hanno portato alla creazione di un mercato dei prodotti agricoli fatto "a misura degli OGM":

-         1) Eliminazione dei sussidi all’agricoltura (disaccoppiamento), che ha determinato una certa flessione delle produzioni;

-         2) Brevetto sul materiale biologico (sementi);

-         3) Accettazione della "Sostanziale equivalenza" (che cosa sia nessuno è in grado di comprenderlo pienamente) degli alimenti OGM nei confronti di quelli convenzionali;

-         4) Tecniche agricole diverse per i diversi Paesi che partecipano al mercato internazionale. Tecniche agricole che molto spesso da noi non sono consentite (nessuna limitazione nell'uso dei concimi e degli antiparassitari, sfruttamento del lavoro, assenza di burocrazia e di norme igieniche, ecc.). Per l’Italia è come partecipare ad un incontro di box con le mani legate;

-         5) Libero mercato tra i diversi Paesi, senza alcuna forma di protezione;

6) Migliaia di aziende agricole che chiudono.

Cos'hanno fatto di male gli agricoltori per meritarsi tutto questo?