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martedì 17 novembre 2015

Quanto costerebbe in più 1 litro di latte o 1 kg di carne se fossero banditi i mangimi OGM?

Quanto costerebbe in più 1 litro di latte o 1 kg di carne se fossero banditi i mangimi OGM? Questa è la “madre di tutte le domande”, in quanto occorre verificare se ne vale la pena di soggiogare il nostro sistema produttivo ad una strategia fatta per aziende agricole decisamente diverse dalle nostre.

Quanto costerebbe in più 1 litro di latte? 

Ovviamente è una stima, ma si avvicina alla realtà.

Secondo uno studio del CRPA i mangimi incidono per 0,12 €/litro di latte


Se anche ammettessimo che il 30% di questi mangimi fosse costituito da mais e soia OGM (per la soia è vero, per il mais non è vero), il costo per mangimi OGM sarebbe di 0,036 €/litro. Ipotizzando un minor costo dei mangimi OGM rispetto a quelli convenzionali del 5%, il risparmio sul costo di produzione di 1 litro di latte sarebbe di 0,0018 euro!!!!! Su un costo totale di 0,39 €/l, la riduzione di costo inciderebbe per una aliquota dello 0,4%.

Non credo che i nostri allevatori, anche con gli OGM, se la passerebbero comunque bene!

martedì 19 maggio 2015

Diciamo basta al sostegno delle esportazioni industriali in cambio di prodotti agricoli

- gli agricoltori operano in un mercato artefatto, non reale, dove qualche politico ha deciso che occorre sostenere l’industria e, pertanto, c’è bisogno di lavoratori, che, per forza, devono provenire dall’agricoltura;

- sostenere l’industria significa sostenere le esportazioni industriali;

- sostenere le esportazioni per un Paese significa avere dei prodotti competitivi, ma significa anche trovare delle merci di scambio, poichè molto spesso i Paesi importatori non hanno dollari o euro per pagare (nel dopoguerra la FIAT, poté esportare auto in Jugoslavia in cambio di acciaio);

- le uniche merci che certi Paesi riescono a fornire in cambio di prodotti industriali sono costituite da prodotti agroalimentari;

- questi Paesi, però non hanno le nostre regole produttive …….. fa niente basta abbassare le nostre al loro livello;

- in questa situazione per non far “incazzare” i nostri agricoltori, che non riescono certo ad essere competitivi con i costi di questi Paesi, i politici si inventano i contributi PAC (350-400 euro per ettaro che non fanno mai male);

- contributi PAC che vanno agli agricoltori, ma che, indirettamente, servono all’industria, in quanto se non ci fossero le importazioni come contropartita di prodotti agricoli, col cavolo che le industrie esporterebbero.

Allora, è necessario operare una “Eliminazione degli alimenti dagli accordi del WTO. Nessun Paese deve subire delle conseguenze, sulla base delle scelte agroalimentari di altri Paesi”……… se gli americani amano la carne agli ormoni …… potrò essere libero di non comprarla?

Non è possibile che negli ultimi 30 anni nel nostro Paese siano scomparse il 60% delle aziende agricole di collina e il 70% di quelle di montagna, per il sol fatto che non riescono a competere con il basso prezzo del prodotto di importazione, con tutte le conseguenze sull'assetto idrogeologico del territorio.

mercoledì 4 marzo 2015

Le piante Transplastomiche ci salveranno dalle piante Transgeniche

Finalmente era ora! Ma su questo blog è da tempo che lo auspichiamo. Sembra che siano state prodotte piante transgeniche Transplastomiche, nelle quali il transgene è inserito nei cloroplasti, in grado di uccidere i parassiti senza originare fenomeni di resistenza. La tecnica è stata elaborata da ricercatori del Max-Planck Institut per la fisiologia molecolare delle piante di Potsdam-Golm, in Germania ed è illustrata in un articolo su "Science".

http://www.lescienze.it/news/2015/03/03/news/piante_ogm_dorifera_patata_interferenza_dna-2507971/

http://www.sciencemag.org/content/347/6225/991


Le piante Transplastomiche ci salveranno dalle piante Transgeniche? Vedremo...."Se son rose fioriranno".


lunedì 24 novembre 2014

Sementi OGM e dipendenza da colui che possiede il brevetto

Da un punto di vista economico, la possibilità che qualcuno possa coltivare e vendere  piante OGM senza che il consumatore possa fare una scelta consapevole (senza etichettatura degli alimenti e senza etichettatura dei derivati dai mangimi OGM) è una "sciagura" per il produttore agricolo, in quanto lo obbliga a fare delle scelte produttive che, forse, non avrebbe mai fatto. In particolare, in relazione al fatto che il costo di produzione delle piante OGM è leggermente inferiore a quello delle coltivazioni convenzionali, l'immissione sul mercato di alimenti/prodotti/mangimi OGM determina una sorta di concorrenza sleale tra gli agricoltori. Infatti, i bassi costi di produzione dei coltivatori OGM, nell'impossibilità di fissare il prezzo di mercato del prodotto ottenuto, determinano nel lungo periodo un abbassamento dei prezzi di mercato di quell'alimento/prodotto/mangime (è scritto su tutti i libri di economia). In questa situazione gli agricoltori che in un primo momento non volevano coltivare OGM saranno costretti a farlo dal mercato, in quanto, se decideranno di continuare a non coltivare OGM, i loro margini di guadagno si abbasseranno.

La situazione ipotizzata è frutto di pura fantasia? Assolutamente no! E' quello che è avvenuto negli USA, in Argentina, in Canada, in Brasile, in India col cotone....... la presenza di cotone OGM, in assenza di un prezzo di mercato diverso per il prodotto finale ottenuto, ha determinato un massiccio ricorso a questa tipologia di semente. Successivamente, una volta creata la dipendenza, le multinazionali del seme possono attuare le loro politiche di mercato per aumentare i profitti. In particolare, possono attuare una "politica dei prezzi", ovvero aumentare il prezzo della semente OGM sino, al limite, all'incremento di livello di margine che esse sono in grado di consentire al produttore, azzerando quindi i relativi margini.

Chi guadagnerà da questa situazione? Al lettore la risposta. 

venerdì 10 ottobre 2014

I prezzi delle sementi OGM sono decisamente superiori a quelli delle sementi convenzionali

Spesso si afferma che i prezzi delle sementi OGM sono superiori a quelli delle sementi convenzionali. Spesso sono solo opinioni, non supportate da dati certi, verificabili.
La Virginia Cooperative Extension pubblica questo listino (anno 2007) dal quale è possibile vedere che il prezzo delle sementi OGM è a volte anche quasi 4 volte il prezzo delle sementi convenzionali.

http://pubs.ext.vt.edu/446/446-047/PDF_Seed07.pdf

 Gli aumenti di prezzo delle sementi OGM rispetto alle convenzionali vanno da un minimo di +44,4% per il "mais BT, RR", che presenta contemporaneamente la resistenza alla piralide e la resistenza ad un erbicida,   sino ad arrivare ad un più 360% per la colza RR, rispetto alla colza convezionale.

 Vediamo i dati (per i nostri scopi si riportano i prezzi in dollari, senza le unità di misura):

- SOIA
.......... soia convenzionale......... 18,25
.......... soia RR .......................... 30,88............ aumento %........+69,2


- MAIS
.......... mais convenzionale......... 90,00

.......... mais BT, RW, RR ..........212,00.......... aumento %........+135,5
.......... mais BT, RW................. 155,00.......... aumento %........+72,2
 ..........mais BT, RR ..................130,00.......... aumento %........ +44,4
.......... mais BT......................... 131,00.......... aumento %........+45,5
 ..........mais RW, RR .................141,00.......... aumento %........ +56,6
.......... mais RR......................... 132,50.......... aumento %........+47,2
 ..........mais RW.........................146,00.......... aumento %........+62,2


- COTONE
.......... cotone convenzionale... 121,50

.......... cotone RR..................... 266,50........... aumento %........+119,3
.......... cotone BT......................250,30............ aumento %........+106,0


- COLZA
.......... colza convenzionale......... 1,00
.......... colza RR........................... 4,60............ aumento %........+360,0







Vantaggi economici del mais Bt negli USA. Di che cosa stiamo parlando?

Molto spesso i sostenitori del mais Bt affermano che il reddito ottenibile dalla coltivazione di mais Bt sarebbe decisamente superiore a quello ottenibile dal mais convenzionale. Purtroppo, secondo specifiche indagini dell'Extension Service dell'Università del Minnesota, la realtà è un'altra, ovvero, considerato l'elevato costo della semente OGM, il vantaggio economico è limitato a pochi dollari per ettaro. In particolare, in uno studio pubblicato dalla "Extension Service" dell'Università del Minnesota si apprende che "L'analisi storica dei danni procurati dalla piralide in Minnesota durante il periodo 1988-1995 hanno dato questi risultati. Protezione del rendimento stimato per acro del mais Bt è stato di $ 5.61 e $ 11,63 per il controllo della prima e della seconda generazione di piralide, rispettivamente. I benefici previsti, per un totale di 17,24 dollari per acro, superano in modo significativo il premio di prezzo corrente per il mais Bt di $ 7 a $ 10 per acro."

 http://www.extension.umn.edu/agriculture/corn/pest-management/bt-corn-and-european-corn-borer/

 Allora, di che cosa stiamo parlando? Il prodotto "salvato" vale 17,24 dollari per acro, mentre il maggior costo della semente è mediamente pari a 8,5 dollari. Pertanto, stiamo parlando di un incremento di reddito di 8,74 dollari/acro. Considerato che 1 acro è pari a 4.047 mq, il maggior reddito derivante dall'adozione di mais Bt è pari a 21,60 dollari/ettaro, ovvero 16,61 euro/ettaro. Allora, in una situazione come quella europea in cui i consumatori chiedono l'etichettatura degli alimenti OGM, la domanda che sorge spontanea è la seguente............"riusciremo con questi 16,61 euro/ettaro a coprire i costi di separazione di filiera, ovvero di etichettatura, nonchè gli eventuali costi ambientali/sociali dovuti all'aumento di rischiosità che caratterizza tutte le innovazioni tecnologiche?"

Personalmente credo proprio che la risposta sia negativa, in quanto attualmente il costo di produzione di 1 ettaro di mais si aggira intorno ai 1.500 euro/ettaro, per cui questo incremento di redditività è pari a poco più dell'1%............una cifra a dir poco irrisoria.


Sempre secondo lo studio precedente dell'Università del Minnesota, occorre aggiungere che........ "Popolazioni di piralide europee fluttuano nel corso degli anni, da un campo coltivato a quello successivo. Allo stesso modo, le rese del mais e i relativi prezzi di mercato spesso sono volatili. Questa variabilità solleva preoccupazioni circa le fluttuazioni dei benefici economici annuali del mais Bt. Per illustrare questo punto, il rischio di investire nel mais Bt è stato esaminato per il Sud del Minnesota su un periodo di otto anni 1988-1995. Questo periodo ha incluso tre focolai annui (alto) per piralide e cinque endemiche (bassi). Il beneficio medio per questo periodo, 17,24 dollari per acro, era molto vicino alla stima nazionale, ma il ritorno economico varia considerevolmente tra gli anni di infestazioni endemiche e quelli di epidemia. Nel corso degli anni con infestazioni endemiche, la protezione del rendimento offerto dal mais Bt a malapena copriva il premio di prezzo per le sementi, attualmente variabile tra $ 7 a $ 10 per acro. Durante gli anni di epidemia, il risparmio di rendimento erano 4-5 volte il costo delle sementi aggiunto ($ 28 a $ 50 per acro). La linea di fondo: non aspettatevi un ritorno economico ogni anno o in ogni campo. Come con qualsiasi tipo di resistenza naturale, mais Bt offre solo un beneficio economico in caso di focolai di piralide."

C'è anche questo studio interessante della Iowa State University, dove addirittura per la soia si guadagnerebbe di più con la soia convenzionale, rispetto a quella OGM.

 http://www.leopold.iastate.edu/news/leopold-letter/1999/fall/does-planting-gmo-seed-boost-farmers-profits 

PERTANTO, IL VANTAGGIO ECONOMICO PER GLI AGRICOLTORI E' LIMITATO E FINO A QUANDO I CONSUMATORI RICHIEDERANNO L'ETICHETTATURA DEGLI ALIMENTI OGM, NON CI SARA' ALCUN VANTAGGIO ECONOMICO PER NESSUNO......... TRANNE, OVVIAMENTE, CHE PER I PRODUTTORI DELLE SEMENTI OGM!


 

venerdì 26 settembre 2014

Coesistenza impossibile - Mais non autorizzato respinto dalla Cina. Un gran pasticcio!

La notizia è interessante per tutti quelli che affermano che col mais, che non ha parentali selvatiche nel nostro Paese, la coesistenza con altre tipologie di coltivazioni di mais (biologico, 8 file, ecc.) è possibile. Secondo queste persone sarebbero sufficienti pochi metri di "distanza di sicurezza" per evitare la commistione. Potrebbe anche essere vero, ma vediamo che cosa è successo sul mercato.

Pochi giorni fa è uscito un articolo sul quotidiano tedesco Agrarheute nel quale si dà notizia del risarcimento dei danni chiesto dalla società americana Cargill alla svizzera Syngenta, per aver venduto agli agricoltori americani la varietà di mais geneticamente modificato Agrisure Viptera, anche nota come MIR 162, non autorizzata dalla Cina. La Cina ha infatti respinto due spedizioni di più di un milione di tonnellate di mais provenienti dalla Louisiana proprio perché contaminato con il MIR 162. Cargill ha chiesto il risarcimento “per danni significativi” presunti in 90 milioni di dollari, per avere la società svizzera agito irresponsabilmente.

http://www.agrarheute.com/cargill-verklagt-syngenta-wegen-genmais-mir-162




venerdì 4 aprile 2014

Il mercato, il prezzo, il margine delle sementi ibride di mais in Italia

Il seme ibrido di mais è brevettato, sia esso seme convenzionale o seme OGM. E questo è un avvertimento anche per tutti coloro che dicono mezze verità sul fatto che l’agricoltore con gli OGM è obbligato ad acquistare tutti gli anni la semente …… già oggi l’agricoltore, anche se le sementi in Italia non sono OGM, è obbligato ad acquistare tutti gli anni sementi ibride di mais brevettate, per cui paga tutti gli anni le relative royalty.
Pertanto, l’introduzione degli OGM non aggraverebbe questo problema, poiché il problema è già grave. Perché? Perché le sementi ibride hanno un costo elevatissimo e rappresentano una fonte di guadagno enorme per le industrie sementiere ……. ed è forse per questo motivo che sono in atto potenti azioni nei riguardi del mercato, al fine di ottenere il monopolio sulle sementi.
Facciamo un po’ di conti e vediamo di che cosa stiamo parlando (dati ENSE, anno 2004, ma le cose non sono molto diverse per il 2014……cambiano i prezzi):


I fabbisogni di seme e le forme di approvvigionamento del mercato: 

Il fabbisogno di sementi di mais per le semine 2004, ipotizzando stabilità nelle superfici investite, può essere così stimato:
Mais:
sup. coltivata nel 2003 (stima AIS):                                1.400.000 Ha
fabbisogno di seme (kg 20 x Ha):
28.000 t
moltiplicazione seme in Italia nel 2003 (dato ENSE):
5.000 Ha
produzione nazionale 2003 seme, prima certificazione (stima):
12.000 t
importazioni 2003 di seme (dato ISTAT):
22.000 t
esportazione 2003 di seme (dato ISTAT):
3.000 t
Le importazioni sono avvenute in particolare da Francia (14.000 t), Turchia (3.000 t), Spagna (2.000 t) e Stati Uniti (1.000 t).

Il peso medio di una dose di seme (25.000 semi) si aggira, a seconda delle annate, sui 6-6,5 kg e si impiegano 2,8-3,0 dosi di seme per ettaro.

In sintesi, il fabbisogno del nostro paese, pari a circa 28.000.000 di kg, equivale a circa 4.000.000 di dosi di seme da 25 mila semi ciascuna.

Considerato che oggi, primavera 2014, ogni dose di mais viene venduta all’agricoltore a 60 €, il conto è presto fatto………..

4.000.000 x 60  = 240.000.000 di euro circa

è il valore della semente di mais utilizzata in Italia…………ovvero 480 miliardi delle “vecchie lire”….niente male……..adesso si capisce meglio, forse, l’interesse delle multinazionali per ottenere il monopolio delle sementi.

Molto più interessante è il discorso relativo al Margine conseguibile dalla produzione e dalla vendita di semente di mais. In particolare, interessante è il prezzo per tonnellata della semente di mais. Considerato che una dose di seme pesa 6 kg circa e viene venduta a 60 euro……..il prezzo medio della semente ibrida di mais è pari a 10 euro per chilogrammo, che per tonnellata ammonta a 10.000 euro……incredibile veramente, se pensiamo che oggi il prezzo della granella di mais è dell'ordine di 0,2 euro per kg, ovvero 200 euro per tonnellata (un aumento di 50 volte)!

Perché è incredibile? Perché i costi di coltivazione agricoli della semente di mais non sono molto diversi da quelli della coltivazione convenzionale per ottenere granella ad uso zootecnico (tra l'altro la coltivazione è attuata nei Paesi dell'Emisfero Sud, dove minori sono i costi dei fattori produttivi)……per cui i margini ottenibili dalla produzione di semente di mais possono essere così quantificati (valori per ettaro):

-          Costo di coltivazione ……………………….…….. 1.000 €/ha

-         Produzione ottenuta …………………………….…. 5.000 kg/ha

-     Prezzo per kg................................................................. 10 €

-         Valore della produzione ottenuta ……………..…… 50.000 euro/ha

-         Margine Lordo ………………………………………. 49.000 euro/ha

Ovviamente il Margine Netto è diverso, poiché occorrerà tener conto dei costi di ricerca e sviluppo, dei costi di selezione, dei costi di lavorazione, dei costi per trattamenti insetticidi, dei costi di promozione, dei costi di imballaggio, dei costi di commercializzazione, delle imposte, ecc.


Ma è sicuramente un buon margine di partenza!!!! ed è per questo che si sono creati dei monopoli o quasi monopoli nel settore delle sementi

http://www.mdpi.com/2071-1050/1/4/1266

giovedì 13 marzo 2014

Costante aumento di blocchi nella commercializzazione di alimenti e mangimi con modici livelli di OGM

Un’indagine della FAO mostra che 26 paesi hanno bloccato le importazioni dopo aver trovato tracce di OGM non autorizzati

Roma, 13 marzo 2014 - L'aumentata produzione in tutto il mondo di colture geneticamente modificate ha portato ad un aumento di casi di bassi livelli di OGM rilevati nella commercializzazione di alimenti e mangimi, ha reso noto oggi la FAO.

La scoperta di importazioni anche con bassi livelli GM ha portato a brusche interruzioni degli scambi tra paesi, con le spedizioni di grano, cereali e altre colture bloccate dai paesi importatori, distrutte o restituite al paese d'origine.

Casualmente tracce di colture geneticamente modificate si possono mescolare con colture alimentari e mangimi non-GM durante la produzione (per esempio, una coltura GM cresciuta vicino a un campo di una coltura non-GM), la lavorazione, il confezionamento, lo stoccaggio e il trasporto.

Non esiste alcun accordo internazionale che definisca o quantifichi cosa s'intende per "basso livello", quindi l'interpretazione varia da paese a paese. In molti paesi viene interpretato come qualsiasi livello in cui l'identificazione è possibile, anche con tracce molto basse, mentre in altri paesi le decisioni vengono prese caso per caso, in base a quale livello si ritiene accettabile.

In alcuni paesi le coltivazioni GM sono consentite sia per uso commerciale che per la vendita, ma possono non essere autorizzate in un paese importatore. Pertanto, se il paese importatore rileva la coltivazione non autorizzata, può legalmente rifiutare la spedizione.

Nella prima indagine di questo tipo, hanno risposto alla domanda su cosa intendere per bassi livelli di colture OGM negli alimenti e nei mangimi destinati al commercio internazionale, 75 paesi su 193 membri della FAO.

I risultati dell'indagine saranno discussi nell'ambito di una consultazione tecnica organizzata dalla FAO, che si terrà a Roma il 20 e 21 marzo, per esaminare la portata dei blocchi commerciali causati da spedizioni contaminate. Nell'incontro si discuterà delle questioni commerciali legate a bassi livelli GM nelle colture, ma non verrà affrontata la questione dei pro e dei contro degli OGM.

L'indagine ha rivelato:

• I paesi intervistati hanno riferito di 198 casi tra il 2002 e il 2012 di bassi livelli di colture geneticamente modificate mescolati a colture non geneticamente modificate.
• Tra il 2009 e il 2012 c'è stato un brusco aumento di casi, quando ne sono stati segnalati 138 su 198 riscontrati.
• Le spedizioni con bassi livelli di colture GM sono provenute principalmente dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Cina, anche se altri paesi, anche accidentalmente, hanno spedito tali colture.
• Una volta individuate, la maggior parte delle spedizioni sono state distrutte o restituite al paese esportatore.
• Il maggior numero d'incidenti a livello commerciale ha interessato i semi di lino, il riso, il mais e la papaia.


"Il numero di blocchi delle esportazioni è relativamente basso rispetto ai milioni di tonnellate di alimenti e mangimi scambiati ogni giorno", ha detto Renata Clarke, esperta senior della FAO per la sicurezza degli alimenti, responsabile dell'indagine.  "Ma poiché i blocchi degli scambi possono essere molto costosi e dato l'aumento riportato di tali casi, la FAO ha condotto questa indagine e terrà una consultazione tecnica per cercare di avviare un dialogo tra i paesi su queste questioni".

"Siamo stati sorpresi nel riscontrare casi in ogni regione" ha continuato. "Sembrerebbe che più test vengono fatti, più casi vengono trovati".

"Anche se la tecnologia di monitoraggio è adesso più sensibile, vorrei far notare che 37 paesi su 75 hanno risposto che hanno scarsa o nessuna capacità di individuare gli OGM, cioè, non hanno i laboratori, i tecnici, e le attrezzature per farlo".  "Molti paesi hanno chiesto alla FAO di contribuire a migliorare la loro capacità di individuare gli OGM".

"Nel corso dell'indagine i paesi ci hanno anche chiesto di aiutarli a valutare se le colture GM sono sicure o no, per questo vorremmo che i paesi condividessero tutte le scoperte scientifiche che hanno sul tema".  "A questo fine, la FAO ha istituito una Piattaforma Alimenti GM, una pagina web dove i paesi possono condividere le informazioni sulla valutazione della sicurezza."  Si può accedere alla piattaforma su http://fao.org/gm-platform/.

Altri risultati del sondaggio sono stati:

• 30 paesi producono colture GM, sia per la ricerca che per la produzione commerciale, o per entrambe, e si stanno sviluppando sempre più colture GM.
• 17 paesi non hanno alcuna normativa sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi provenienti da colture geneticamente modificate.
• 55 paesi hanno una politica di tolleranza zero per le colture GM non autorizzate.
• 38 paesi considerano le diverse politiche sugli OGM che esistono tra i partner commerciali un fattore importante nel contribuire al rischio commerciale rappresentato dalla presenza di bassi livelli di colture GM in alcuni alimenti.

Nella maggior parte dei paesi, non sono ancora in vigore politiche generali, normative o regolamenti applicabili a cosa sia un basso livello OGM.  Opzioni differenti sono state utilizzate per impostare tali politiche: una politica di tolleranza zero, una politica di bassa soglia e una politica del caso per caso.

Coesistenza mais in Friuli Venezia Giulia...qualcosa si muove

Proposta di delibera di generalità

Azioni dell’amministrazione regionale per l’esclusione della coltivazione di mais geneticamente modificato dal territorio regionale


Il Vice Presidente Bolzonello riferisce che l’Area risorse agricole e forestali della Direzione centrale attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali ha elaborato una proposta di misure di coesistenza fra colture geneticamente modificate, convenzioni e biologiche, in attuazione della legge regionale 5/2011 (Disposizioni relative all’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura) e che tale documento, nei mesi di gennaio e febbraio, è stato sottoposto alla valutazione, attraverso consultazioni, degli enti e dei portatori di interesse.

Il Vice Presidente ricorda che tale documento è stato redatto tenendo conto:
-       sia dei parametri individuati nel documento tecnico di buone prassi per la coesistenza redatto dall’Ufficio europeo di coesistenza (ECoB);
-       sia delle misure di coesistenza già approvate in altri Stati membri.
Il documento, come perfezionato a seguito degli esiti delle consultazioni, si fonda essenzialmente su tre criteri:
1.      vengono previsti degli adempimenti preventivi rispetto la coltivazione di tutte specie OGM, sia quelle già autorizzate in Italia (mais) sia quelle che in futuro si rendessero coltivabili: si tratta della frequentazione di un corso di formazione e del pagamento di una tariffa per sostenere i costi che l’amministrazione è chiamata a sostenere per l’esecuzione dei controlli conseguenti alla semina;
2.      vengono previste delle zone in cui non è possibile coltivare alcuna specie OGM: tali zone coincidono sostanzialmente con le aree naturalistiche tutelate a livello comunitario e regionale, comprensive di una fascia di rispetto di 600 metri dai loro confini. A queste si aggiungono le aree determinate applicando una distanza di 3 kilometri dai confini regionali e dagli alveari denunciati all’azienda sanitaria;
3.      vengono previste delle misure di isolamento degli appezzamenti coltivati con mais OGM. Tali misure, fra loro alternative, consistono:
-          nell’obbligo di osservare una distanza di isolamento di 600 metri fra il campo coltivato con mais OGM e i campi coltivati con mais convenzionale o biologico, con l’onere, per l’interessato a coltivare OGM, di comunicare tale intenzione a tutti i conduttori di terreni coltivati con seminativi che rientrano nel raggio di 600 metri dal confine del suo appezzamento;
-          nell’obbligo di costituire una fascia di 300 metri di mais non OGM seminata nello stesso periodo ed entro i confini interni dell’appezzamento coltivato con mais OGM, in modo che il mais convenzionale intercetti il polline di quello OGM.

Qualora si volesse procedere con l’approvazione delle sopra citate misure la Giunta regionale dovrebbe approvare il predetto documento nella forma di regolamento regionale come richiede l’articolo 2 della legge regionale 5/2011.

Tuttavia il Vice Presidente ricorda che il quadro giuridico comunitario in materia di organismi geneticamente modificati e, in particolare, la raccomandazione della Commissione europea del 13 luglio 2010 recante orientamenti per l'elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza, consente di escludere, quale misura di coesistenza, la coltivazione di OGM da vaste aree («zone senza OGM»).
Tale esclusione può essere prevista, secondo il punto 2.4 della Raccomandazione:
-       a fronte di una serie di fattori che possono influenzare il grado di commistione tra colture OGM e colture convenzionali e biologiche, quali le condizioni climatiche, le caratteristiche topografiche, i modelli produttivi e le strutture aziendali;
-       qualora sia dimostrato che, in tali zone, non è possibile raggiungere un livello sufficiente di purezza con altri mezzi e che le misure restrittive siano proporzionali all'obiettivo di tutela delle esigenze specifiche degli agricoltori che operano secondo metodi convenzionali o biologici.

Il Vice Presidente evidenzia che, in occasione delle consultazioni, sono stati acquisiti dati, informazioni ed elementi tecnici idonei a supportare l’esclusione della coltivazione di mais geneticamente modificato dal territorio regionale.
Infatti è stato verificato che l’applicazione al territorio regionale delle citate misure di coesistenza, riviste e integrate a seguito degli esiti delle consultazioni, ma comunque in linea con le misure già approvate dagli altri Stati europei, comporterebbe di fatto l’esclusione della possibilità di coltivare OGM nella pressoché totalità del territorio regionale.
Parallelamente risulta possibile dimostrare, attraverso dati e simulazioni, che:
-          il grado di commistione tra colture OGM e non OGM è fortemente influenzato nella nostra Regione, nella fase dell’impollinazione, dalla fortissima frammentazione esistente a livello di aziende e appezzamenti, nella fase della raccolta, dal diffuso fenomeno del contoterzismo e, nella fase dell’essiccazione, dalla quasi generalizzata mancanza di strutture che consentano la separazione delle filiere OGM e non OGM;
-          il mais attualmente prodotto in Regione è in misura rilevante destinato ad acquirenti, presenti nei mercati nazionali e internazionali, che richiedono prodotti totalmente privi di OGM (ossia con livelli di presenza di OGM anche inferiori allo 0,1 %) e tali contratti risultano economicamente più remunerativi rispetto ai contratti per la fornitura di mais senza questi requisiti;
-          l’introduzione delle misure di coesistenza nel contesto attuale, caratterizzato dall’impossibilità di mantenere distinte le filiere OGM e non OGM, potrebbe pertanto compromettere l’accesso ai contratti per la fornitura di mais con elevato livello di purezza da OGM, con conseguenti perdite di reddito per l’intero comparto.

Per arrivare a rendere applicabile l’esclusione della coltivazione di mais OGM in Regione, il Vice Presidente riferisce che, vista la delicatezza della materia, si rende opportuna l’approvazione di una modifica della legge regionale 5/2011 che introduca tale esclusione con forza di legge anziché con atto formalmente amministrativo e autonomamente impugnabile come quello regolamentare.
Tale modifica legislativa, configurandosi come introduzione di una norma speciale:
-          da un lato, non farebbe venire meno l’impianto generale della legge regionale e la possibilità di adottare future e diverse misure di coesistenza con regolamento regionale per altre tipologie di colture;
-          dall’altro, eviterebbe di dover applicare, in particolare, la disposizione transitoria di cui all’articolo 11 bis della legge regionale 5/2011. Tale norma prevede che, fino all’approvazione definitiva del regolamento contenente le misure di coesistenza, il Servizio competente in materia di Corpo forestale regionale ordina al conduttore del fondo l'adozione dei possibili accorgimenti necessari a evitare la presenza involontaria di OGM, secondo modalità tecniche stabilite dall'ERSA. Il Vice Presidente ricorda che tale disposizione è già stata applicata lo scorso anno e ha dato origine ad un contenzioso ancora in fase di definizione.

Il Vice Presidente illustra nel dettaglio la bozza di disegno di legge intitolato: “Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2011, n. 5 (Disposizioni relative all’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura)”.

Il Vice Presidente ricorda inoltre che, come tutte le misure di coesistenza, la previsione dell’esclusione della coltivazione di una determinata specie, essendo regola tecnica, va comunicata, prima dell’approvazione definiva, alla Commissione europea ai sensi e nei modi previsti dalla direttiva 98/34/CE e per il tramite di un’apposita struttura del Ministero dello sviluppo economico con cui l’Area risorse agricole e forestali ha già preso contatto. Tale comunicazione deve avere per oggetto un progetto di regole tecnica ossia una norma non approvata in via definitiva. La procedura di comunicazione si conclude in non meno di tre mesi.

Il Vice Presidente rappresenta l’opportunità di procedere con l’approvazione del disegno di legge che prevede l’introduzione nella legge regionale 5/2011 dell’esclusione della coltivazione di mais OGM e di procedere immediatamente dopo alla notifica alla Commissione europea, in modo che il Consiglio regionale possa approvarlo una volta che ha già superato il delicato esame comunitario.

Il Vice Presidente evidenzia che, nell’ambito della procedura di notifica, la Direzione centrale produrrà, oltre al disegno di legge anche un documento tecnico teso, come anticipato, a dimostrare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla Raccomandazione per l’esclusione. Tale documento, in questi giorni in fase finale di predisposizione sarà strutturato secondo i seguenti argomenti:
-       analisi del territorio, con particolare riguardo a orografia, idrografia e clima;
-       analisi del territorio dal punto di vista produttivo, con particolare riguardo alla strutturazione e alla dimensione delle aziende;
-       analisi del territorio dal punto di vista ambientale e dei vincoli ambientali;
-       analisi delle filiere di produzione, raccolta e stoccaggio del mais;
-       analisi del quadro normativo in materia di organismi geneticamente modificati;
-       descrizione delle misure di coesistenza predisposte alla luce delle consultazioni effettuate;
-       analisi di impatto dell’applicazione delle predette misure sul territorio regionale;
-       considerazioni conclusive sul rispetto dei presupposti che giustificano il ricorso all’esclusione dalla coltivazione di una coltura OGM.

Il Vice Presidente rappresenta, infine, che una volta avviata la procedura di comunicazione del disegno di legge di cui sopra, verranno valutate le condizioni giuridiche e di opportunità per la proposizione in Consiglio regionale di una norma di moratoria alla coltivazione di mais OGM, per il periodo di massimo 12 mesi, tenuto conto anche:
-       degli sviluppi che assumerà l’impugnazione avanti al TAR Lazio del decreto interministeriale per il divieto di coltivazione del mais MON810 quale misura di emergenza a fronte di paventati rischi per l’ambiente;
-       della conclusione della procedura di autorizzazione da parte della Commissione europea di una nuova varietà di mais OGM (Pioneer 1507).

La Giunta prende atto e incarica il Vice Presidente di assumere ogni adempimento ritenuto necessario per lo svolgimento della procedura di notifica alla Commissione europea.


lunedì 10 febbraio 2014

OGM/Convenzionale ........... Coesistenza impossibile, anche negli USA!

Certo che nel Mondo vive gente strana! Gli Americani e i Canadesi che da quasi vent’anni coltivano OGM, chiedono uno “STOP ai campi sperimentali di nuovi OGM” e chiedono di evitare la coesistenza tra varietà diverse di mais e soia OGM. Noi, Italia/UE, che fortunatamente abbiamo lasciato fuori dai nostri confini queste piante, chiediamo, invece, norme di coesistenza, ben sapendo che “coesistenza” significa apertura incondizionata alla coltivazione di OGM!

Cos’è accaduto? In Canada e negli Stati Uniti d’America numerose associazioni di produttori e di trasformatori di frumento hanno chiesto una moratoria alla sperimentazione in pieno campo ad alla successiva coltivazione di varietà di mais e di soia non approvate nei Paesi importatori. Perché questa cautela in Paesi che da anni coltivano “senza scrupolo” piante transgeniche di ogni tipo? La motivazione è da ricercare nel fatto che la coesistenza dei soli campi sperimentali con coltivazioni di piante convenzionali, ha determinato “inquinamento genetico incontrollato”, per cui anche nella granella ottenuta dalla produzione di piante convenzionali è stata verificata la presenza di “granella OGM”, spesso di varietà non ancora approvate per la coltivazione. Tale esigenza, ovvero quella di evitare la coesistenza, è giustificata dal fatto che, in un momento in cui la scienza è ancora divisa sulle conseguenze ambientali e salutistiche di questi nuovi organismi, i consumatori, soprattutto quelli europei, sono concordi nel ritenere gli alimenti transgenici di qualità inferiore rispetto a quelli convenzionali o biologici. Cosa comporta tutto ciò? Molto semplicemente, comporta il rischio di vedersi rifiutare il prodotto esportato in cui vi è la presenza di “granella OGM non ancora approvata” e, pertanto, comporta il rischio di ingenti perdite economiche! Cosa, del resto già accaduta per le esportazioni di mais in Cina. In particolare, la Cina ha rispedito al mittente le esportazioni di mais “inquinate” da mais non approvato dal Governo cinese. In relazione a questo fatto i produttori americani di mais hanno chiesto alle ditte sementiere di evitare di mettere in commercio, anche per le semine negli U.S.A. o in Canada, varietà di mais non approvate dai Paesi esportatori, poiché a causa dell’inquinamento genetico, partite di mais approvato dai Paesi importatori, potrebbe essere inquinato da “mais non approvato”.



Ecco allora che le motivazioni allo STOP alla sperimentazione ed alla coltivazione di piante transgeniche divengono di tipo economico, in quanto sostenere queste coltivazioni significa produrre un bene che il consumatore non vuole acquistare.
Questa presa di posizione delle associazioni dei produttori e dei trasformatori americani e canadesi è la chiara dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che non possono coesistere in uno stesso territorio coltivazioni convenzionali con coltivazioni transgeniche. La motivazione è da ricercare nel fatto che queste piante hanno tutte transgeni costitutivi che si esprimono in ogni parte della pianta (nelle radici, nel fusto, nelle foglie, nel polline), con tutte le conseguenze del caso, in quanto il polline una volta diffuso nell’ambiente, può fecondare altre piante coltivate della stessa specie, oppure altre piante parentali selvatiche, originando così “inquinamento genetico diffuso e incontrollabile”.


sabato 11 gennaio 2014

DANNI DA COESISTENZA CON OGM, PER UN AGRICOLTORE BIOLOGICO

E’ risaputo che un agricoltore convenzionale spesso decide di passare alle  coltivazioni biologiche, al fine di incrementare il proprio Reddito Netto (da lavoro e da capitale soprattutto). Come è risaputo il Reddito Netto è dato dalla differenza tra Valore delle Vendite, meno Valore dei Costi Espliciti sostenuti. In agricoltura biologica, pur in presenza di prezzi dei prodotti maggiori di quelli dell’agricoltura convenzionale, il valore delle vendite per ettaro è spesso inferiore a quello dell’agricoltura convenzionale, in relazione ad una minor produttività per ettaro. In Agricoltura Biologica, però, il valore del Reddito Netto dell’agricoltore è spesso superiore a quello ottenibile in agricoltura convenzionale, in quanto il ricorso al mercato per i mezzi produttivi è alquanto limitato e sempre più spesso si attua una agricoltura che potremmo definire a “ciclo chiuso”. L’agricoltore biologico ricava reddito dalla sua manodopera, dai suoi capitali monetari e dai suoi capitali fondiari. A quanto ammonta questo suo Reddito Netto? Volendo fare dei conti “superficiali”, ma realistici,  potremmo dire che per una azienda a seminativo il fatturato è dell’ordine di 1.500 euro/ettaro e i “Costi Espliciti” sono dell’ordine di 500 euro/ettaro. Pertanto, l’agricoltore biologico che attua le normali colture a seminativo (per le orticole e le frutticole i valori sono molto diversi e molto più alti),  ha un Reddito Netto dell’ordine di 1.000 euro/ettaro l’anno.
Con la coesistenza con colture OGM cosa potrà accadere? Accadrà che il coltivatore biologico non potrà mai avere la certezza di attenere un prodotto idoneo ad essere etichettato come “biologico”, pertanto, non potrà correre il rischio di coltivare ai costi (più alti) del biologico, per poi vendere ai prezzi (più bassi) del convenzionale o, addirittura, del transgenico. In questa situazione di coesistenza il coltivatore biologico sarà costretto prima o poi ad abbandonare questa attività, per dedicarsi, sempre che il Reddito Netto conseguibile lo consenta, all’agricoltura convenzionale. Se, addirittura, l’agricoltura convenzionale non gli consentirà di ottenere un adeguato Reddito Netto per se e per la sua famiglia, egli dovrà abbandonare l’agricoltura e dedicarsi a qualcos’altro.
A questo punto la domanda che sorge spontanea è “a quanto ammonta il danno monetario subito dall’agricoltore biologico?”.
Per farla molto breve, egli ha subito 2 tipologie di danno economico (poi, volendo, potrebbero esserci altre tipologie di danno, non riconducibili a situazioni economiche, come per esempio il prestigio sociale, la tranquillità, il lavoro proprio, le prospettive di miglioramento economico, ecc.):
-         Danno per le spese di avviamento a suo tempo sostenute, in quanto, come è risaputo negli anni di “conversione” il reddito dell’agricoltura biologica è inferiore al reddito conseguibile dall’agricoltura convenzionale;

-         “Lucro cessante” , in quanto a causa della coesistenza, che determina incertezza produttiva, egli non potrà più continuare nella sua attività di agricoltura biologica.

Il danno economico per le “Spese di avviamento” non è molto elevato, in quanto è limitato a quella differenza di reddito che l’agricoltore biologico ha dovuto subire nei 2 anni di conversione (ha dovuto produrre con i sistemi del biologico, ma ha dovuto vendere ai prezzi del convenzionale). Si possono stimare, più o meno 500 euro/ettaro. A questi vanno aggiunte le spese di riconversione e di certificazione, quantificabili in altri 200 euro/ettaro. Un totale di 1.400 euro/ettaro, che possono anche essere trascurate, in relazione al danno da “lucro cessante”.
Molto maggiore è il valore del “Lucro cessante”, in quanto questo mancato Reddito Netto annuale è ipotizzabile che potesse durare all’infinito ……………….per l’agricoltore, per la sua famiglia, per i suoi figli e per i figli dei suoi figli. La coesistenza con coltivazioni OGM determina l’impossibilità di mandare avanti questa attività. L’Estimo ci insegna che il valore attuale di un reddito infinito è pari alla capitalizzazione, ai saggi attuali (1%), di questo reddito, ovvero è pari a quella cifra che investita al tasso di capitalizzazione è in grado di fornire tutti gli anni un reddito analogo.

In definitiva, il valore attuale di un Reddito Netto medio annuo di 1.000 euro/ettaro sarà pari a 100.000 euro/ettaro, poiché per ottenere 1.000 euro di reddito, al tasso dell’1% occorrono 100.000 euro.


Coesistenza con piante OGM, nel caso in cui un imprenditore biologico debba rinunciare a portare avanti la sua attività e abbandoni l’agricoltura, significa procurargli un danno economico di 100.000 euro/ettaro.

domenica 29 dicembre 2013

NATURE cerca di rispondere a 3 domande cruciali sugli OGM

La prestigiosa rivista Nature si interroga su taluni controversi effetti degli OGM in ambito agro-alimentare, cercando di rispondere a 3 domande che gli ambienti meno favorevoli agli OGM da anni stanno facendo. Sembra che, finalmente, i nodi vengano al pettine. Di seguito le domande:

1.Gli OGM coltivati sono stati all’origine di varietà super-resistenti agli erbicidi, come alcuni dichiarano? La risposta di Nature è ………VERO!

2. Gli OGM coltivati hanno davvero causato un’ondata di suicidi nell’India rurale, come anche Vandana Shiva ha più volte pubblicamente dichiarato? La risposta di Nature è ………FALSO!

3. I geni delle piante OGM coltivate si sono diffusi nell’ambiente, in modo incontrollato, come paventato da altri? La risposta di Nature è ………ANCORA SCONOSCIUTO, DA VERIFICARE!


Risposta alla 1° domanda secondo Nature ……….. Gli OGM avrebbero davvero contribuito a creare varietà super-resistenti, a causa della monocoltura e dell’uso continuo e incontrollato di alcuni erbicidi totali. Come in tutti i fenomeni biologici di adattamento e selezione, l’utilizzazione continua di questi erbicidi ha determinato la selezione di erbe infestanti resistenti a quell’erbicida, che sono divenute anche più difficili da controllare. Per risolvere questo problema è necessario diversificare gli erbicidi (tornare ai vecchi erbicidi) e per diversificare gli erbicidi è necessario ritornare alle rotazioni (si torna indietro!).

Risposta alla 2° domanda di Nature……… La seconda domanda ha invece una risposta più sfumata. Il tasso di suicidi non sarebbe aumentato, mantenendosi ad un livello di circa 100 mila all’anno.  Nature evidenzia, però, che qualche problema di reddito per gli agricoltori potrebbe essere stato causato dal fatto che i semi costano cinque volte tanto quelli convenzionali.


Risposta alla 3° domanda di Nature ………. Circa la terza domanda, ancora non si ha una risposta chiara, anche se Nature afferma che esistano evidenze scientifiche che stia accadendo. In Messico, dove gli OGM non sono approvati per la coltivazione, nel 2000 alcuni agricoltori cercarono di farsi certificare una varietà locale di mais per la coltivazione biologica. Con grossa sorpresa, si accorsero che il proprio mais conteneva espressioni genetiche di mais OGM. Probabilmente, il mais OGM era stato piantato da alcuni coltivatori e una volta nell'ambiente, aveva causato la diffusione di geni di resistenza. Lo studio cadde sotto il fuoco della Monsanto, che spinse per sconfessarne la pubblicazione. Diversi studi successivi però non furono in grado di contenere le accuse e anzi, nel 2009 uno studio di Elena Alvarez-Buylla della Università Autonoma del Messico trovò conferme al fenomeno della diffusione genetica nell'ambiente dei transgeni inseriti nelle piante OGM di mais.

domenica 8 dicembre 2013

Mais OGM in Italia. A quante polente dovremo rinunciare?

Da sempre la polenta fa parte dell’alimentazione e della gastronomia di gran parte della popolazione italiana. In tutte le Regioni esistono coltivazioni particolari di mais destinate all'ottenimento di granella idonea alla produzione di farina per polenta. Così, per esempio, in Piemonte troviamo il “Mais 8 file di Antignano”, in Lombardia troviamo il “Mais 8 file di Storo”, in Veneto il “Mais Marano”, nelle Marche troviamo il “Mais 8 file di Pollenza”, ecc.  Nel nostro Paese molti ristoranti vivono, e ricavano reddito,  grazie alla polenta, che rappresenta la base per la produzione di numerosi piatti tipici.

http://www.agricoltura.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Agricoltura%2FDetail&cid=1213305708001&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213287460804&pagename=DG_AGRWrapper

Purtroppo, tutto questo “Ben di Dio” rischia di scomparire se nel nostro Paese sarà  introdotta la coltivazione di mais OGM ….….o, quantomeno, se sarà introdotta la coltivazione di questo mais OGM, che ha il transgene inserito nel genoma nucleare, che ha promotori costitutivi e che ha marcatori antibiotici) . In particolare, abbiamo già spiegato in un altro post che con la coesistenza, in presenza di incertezza produttiva e in assenza di etichettatura dei derivati (carne, latte, uova, ecc.), il mais OGM coltivato per scopi mangimistici è destinato a soppiantare interamente o quasi la coltivazione di mais convenzionale, destinato anch’esso a scopi mangimistici (il mais OGM ha un costo di produzione leggermente inferiore e i derivati da mangimi "non OGM" hanno lo stesso prezzo di vendita di quelli derivati dall’utilizzazione di mangimi OGM, per cui l’allevatore, che non è certo un benefattore, utilizzerà se possibile solo mangimi OGM).
Ma il problema della coesistenza, purtroppo, non riguarda solo il mais destinato alla produzione di mangimi, ma riguarda anche il mais di origine locale e destinato alla produzione di farina per polenta.   In particolare, in una situazione di inquinamento genetico diffuso, in relazione alla forte presenza di mais OGM per la produzione di mangimi (95% del totale),  anche le coltivazioni di “mais 8 file” destinate per la gran parte alla produzione di farina per polenta…..e che polenta! dovranno subire la presenza e l’inquinamento da polline OGM. Da questo punto di vista illuminante è la situazione che si è venuta a determinare in Messico, luogo di origine del mais, dove coltivazioni locali di mais sono state inquinate dal mais OGM.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3001031/

Lo scenario, ipotizzabile e fortemente realistico, che si verrà a determinare è molto semplice:

- la coesistenza con il mais OGM determinerà incertezza produttiva per i coltivatori di “mais 8 file”, che non saranno in grado di prevedere il livello di inquinamento che avrà il loro mais una volta raccolto. Se avrà un livello di OGM inferiore allo 0,9% non succederà niente, ma se avrà un livello superiore allo 0,9%, il loro mais dovrà essere etichettato e dovrà essere venduto come “mais OGM”, con la certezza di non venderne nemmeno un chicco. Questo mais, con ogni probabilità, sarà avviato verso la filiera mangimistica, con grave danno economico per i maiscoltori, in quanto il costo di produzione di questo "mais 8 file" è decisamente superiore al costo di produzione del mais per alimentazione animale;

- l’agricoltore convenzionale del mais 8 file in annate successive non potrà continuare a coltivare ai costi del convenzionale o del biologico destinato all'alimentazione umana per poi vendere ai prezzi del mais transgenico destinato all'alimentazione animale;

- dopo pochi anni, se la soglia di inquinamento genetico da OGM continuerà ad essere superiore allo 0,9%, gli agricoltori del mais convenzionale/biologico smetteranno di coltivare il “mais 8 file”, poichè se etichettato come OGM continueranno a non venderne un chicco e, pertanto, saranno costretti a subire forti perdite economiche;

- in questa situazione di incertezza produttiva, causata dalla presenza del “mais OGM”, si avrà una forte riduzione, se non addirittura la scomparsa, delle produzioni tipiche regionali di “mais 8 file”, poichè non più economicamente valide;

- con la scomparsa della coltivazione di “mais 8 file”, anche i piccoli ristoranti tipici avranno conseguenze negative, così come il turismo enogastronomico legato al consumo di questo preziosissimo alimento;

- nella suddetta situazione anche i piccoli mulini locali, che vivono grazie alla produzione di farina di “mais 8 file”, dovranno chiudere e diminuirà, così, anche il grado di autoapprovvigionamento alimentare locale di un territorio!


Scenario alternativo al precedente potrebbe essere la delocalizzazione produttiva del "mais 8 file" in aree marginali, ovvero in aree dove è antieconomica la produzione di "mais OGM". Se così fosse, la produzione di "mais 8 file" sarebbe comunque garantita, ma si avrebbe un forte aumento dei costi di produzione e, conseguentemente, del prezzo della farina per polenta derivante da “mais 8 file”………ma chi paga?........sempre noi?

lunedì 5 agosto 2013

Il mais Bt da solo non risolve il problema degli insetti fitofagi


Purtroppo è la verità, il mais Bt da solo non serve a risolvere il problema degli insetti fitofagi, in quanto:

- gli insetti bersaglio maturano una resistenza genetica

- altri insetti fitofagi prendono il posto della piralide

- l’uso delle “Aree Rifugio” in Italia con aziende di 7-8 ettari è inattuabile….o quasi (è ovvio che qualche grande azienda lo potrebbe fare).


http://www.sciencemag.org/content/327/5972/1439.summary

http://www.nature.com/scitable/knowledge/library/use-and-impact-of-bt-maize-46975413