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martedì 17 novembre 2015

Quanto costerebbe in più 1 litro di latte o 1 kg di carne se fossero banditi i mangimi OGM?

Quanto costerebbe in più 1 litro di latte o 1 kg di carne se fossero banditi i mangimi OGM? Questa è la “madre di tutte le domande”, in quanto occorre verificare se ne vale la pena di soggiogare il nostro sistema produttivo ad una strategia fatta per aziende agricole decisamente diverse dalle nostre.

Quanto costerebbe in più 1 litro di latte? 

Ovviamente è una stima, ma si avvicina alla realtà.

Secondo uno studio del CRPA i mangimi incidono per 0,12 €/litro di latte


Se anche ammettessimo che il 30% di questi mangimi fosse costituito da mais e soia OGM (per la soia è vero, per il mais non è vero), il costo per mangimi OGM sarebbe di 0,036 €/litro. Ipotizzando un minor costo dei mangimi OGM rispetto a quelli convenzionali del 5%, il risparmio sul costo di produzione di 1 litro di latte sarebbe di 0,0018 euro!!!!! Su un costo totale di 0,39 €/l, la riduzione di costo inciderebbe per una aliquota dello 0,4%.

Non credo che i nostri allevatori, anche con gli OGM, se la passerebbero comunque bene!

venerdì 16 ottobre 2015

NON E’ VERO CHE LA SOIA OGM DI IMPORTAZIONE HA UN PREZZO SUPERIORE ALLA SOIA NON OGM PRODOTTA NEL NOSTRO PAESE

Parlando di soia OGM/HT, tralasciando le polemiche sulla sicurezza alimentare e ambientale, tutte ancora da chiarire, tra gli elementi che devono essere considerati per valutare la convenienza economica alla sua introduzione, oltre al costo dei mezzi tecnici e delle operazioni colturali, di estrema importanza è anche il prezzo di vendita sul mercato (spendere meno a volte non significa guadagnare di più, poichè se spendo meno ma il prezzo cala, ben che vada mantengo inalterato il guadagno).

Al momento attuale l’unico OGM per il quale il mercato consente di operare un reale confronto di prezzo (stesso prodotto OGM oppure certificato "OGM free") è la “soia OGM”. In particolare, i dati a disposizione consentono di affermare che il prezzo di mercato della “soia OGM free”, al contrario di quello che qualcuno afferma, è sicuramente superiore a quello della “soia OGM”.
Per operare questo confronto è sufficiente osservare il Bollettino della Borsa Merci di Bologna, l’unica Borsa Merci che riporta dati tra loro confrontabili, ovvero stessa materia prima “OGM” e “non OGM”. Altre Borse Merci operanti nel nostro Paese non operano questa distinzione e riportano, genericamente, il prezzo della "soia nazionale" e quello della "soia estera". Questi listini prezzi creano ovviamente confusione, in quanto qualcuno approfitta della situazione attribuendo alla "soia nazionale" caratteristiche che potrebbe avere (essere "OGM free", in relazione al fatto che nel nostro Paese è vietata la coltivazione di OGM), ma che potrebbe anche non avere (in mancanza di una certificazione e con una soglia di prodotto OGM superiore allo 0,9%, anche il prodotto nazionale potrebbe essere OGM, in relazione sia alla mancata separazione della filiera distributiva, sia alle miscele operate dalle ditte mangimistiche, al fine di standardizzare le caratteristiche qualitative delle partite di merce vendute).

Ripeto, l'unica Borsa Merci che riporta chiaramente prezzi della stessa merce certificata "OGM free" è quella di Bologna, per le altre tutti i ragionamenti possono essere fatti solo sulla base di supposizioni e non di elementi certi e documentati.


E’ interessante notare il diverso prezzo, sempre superiore, dei trasformati di soia non derivanti da OGM, rispetto a quelli OGM (bollettino relativo alla settimana del 15 ottobre 2015). In particolare (euro/tonnellata):
- Soia tostata integrale Nazionale (prot. 44% stq)  15 ottobre 2015        min. 353,00           max. 354,00
- Soia Tostata integrale Nazionale non derivata OGM 15 ottobre 2015        min. 380,00   max. 381,00           
……. Una differenza di 27-28 €/T a favore del prototto derivato dalla "soia OGM free".                     

- Soia tostata integrale Estera (prot. 44% stq)          15 ottobre 2015       min. 351,00            max. 352,00
- Soia Tostata integrale Estera non derivante OGM      15 ottobre 2015        min. 378,00           max. 379,00
....................Una differenza di 27-28 €/T a favore della "soia OGM Free".    

- Soia Tostata Decorticata nazionale
15 ottobre 2015
364,00
366,00
- Soia Tostata Decorticata nazionale non deriv. OGM
15 ottobre 2015
451,00
453,00
- Soia Tostata Decorticata estera
15 ottobre 2015
361,00
363,00
- Soia Tostata Decorticata estera non deriv. OGM
15 ottobre 2015
448,00
450,00



Qualcuno, a volte in modo strumentale, osservando Bollettini Merci che riportano prezzi di soia nazionale (probabilmente non OGM, ma questo non è certificato e, quindi, non è detto che lo sia, anzi è forse vero il contrario) più bassi della soia estera (probabilmente OGM), afferma, erroneamente, che non è vero che la “soia OGM free” ha un prezzo superiore alla “soia OGM”, anzi è vero il contrario. Trattasi spesso di un confronto errato, che non è fattibile, in quanto potrebbe trattarsi di due prodotti completamente diversi, caratterizzati, per esempio, da un contenuto proteico diverso. In particolare, in taluni mercati il prezzo della soia nazionale è inferiore a quello della soia di importazione perchè ha un contenuto proteico inferiore (intorno al 43%) e non perchè non è OGM (la soia estera costa di più di quella nazionale perchè ha un contenuto proteico intorno al 49% e non perchè è OGM) ........ del resto il costo della proteina è sempre lo stesso!

Aggiungiamo poi che le certificazioni costano (separazione di filiera, analisi di laboratorio, etichettatura, ecc.) e, pertanto, è praticamente impossibile che il prodotto certificato "OGM free" abbia un prezzo inferiore a quello di importazione non certificato. Insomma, ancora una volta una mistificazione della realtà operata da coloro che con tutti i mezzi cercano di far entrare gli OGM nell'agricoltura del nostro Paese. 

https://drive.google.com/drive/folders/0B3bvKzenHISHNDFWQXpuQTY2Tkk

martedì 19 maggio 2015

Diciamo basta al sostegno delle esportazioni industriali in cambio di prodotti agricoli

- gli agricoltori operano in un mercato artefatto, non reale, dove qualche politico ha deciso che occorre sostenere l’industria e, pertanto, c’è bisogno di lavoratori, che, per forza, devono provenire dall’agricoltura;

- sostenere l’industria significa sostenere le esportazioni industriali;

- sostenere le esportazioni per un Paese significa avere dei prodotti competitivi, ma significa anche trovare delle merci di scambio, poichè molto spesso i Paesi importatori non hanno dollari o euro per pagare (nel dopoguerra la FIAT, poté esportare auto in Jugoslavia in cambio di acciaio);

- le uniche merci che certi Paesi riescono a fornire in cambio di prodotti industriali sono costituite da prodotti agroalimentari;

- questi Paesi, però non hanno le nostre regole produttive …….. fa niente basta abbassare le nostre al loro livello;

- in questa situazione per non far “incazzare” i nostri agricoltori, che non riescono certo ad essere competitivi con i costi di questi Paesi, i politici si inventano i contributi PAC (350-400 euro per ettaro che non fanno mai male);

- contributi PAC che vanno agli agricoltori, ma che, indirettamente, servono all’industria, in quanto se non ci fossero le importazioni come contropartita di prodotti agricoli, col cavolo che le industrie esporterebbero.

Allora, è necessario operare una “Eliminazione degli alimenti dagli accordi del WTO. Nessun Paese deve subire delle conseguenze, sulla base delle scelte agroalimentari di altri Paesi”……… se gli americani amano la carne agli ormoni …… potrò essere libero di non comprarla?

Non è possibile che negli ultimi 30 anni nel nostro Paese siano scomparse il 60% delle aziende agricole di collina e il 70% di quelle di montagna, per il sol fatto che non riescono a competere con il basso prezzo del prodotto di importazione, con tutte le conseguenze sull'assetto idrogeologico del territorio.

mercoledì 4 marzo 2015

Le piante Transplastomiche ci salveranno dalle piante Transgeniche

Finalmente era ora! Ma su questo blog è da tempo che lo auspichiamo. Sembra che siano state prodotte piante transgeniche Transplastomiche, nelle quali il transgene è inserito nei cloroplasti, in grado di uccidere i parassiti senza originare fenomeni di resistenza. La tecnica è stata elaborata da ricercatori del Max-Planck Institut per la fisiologia molecolare delle piante di Potsdam-Golm, in Germania ed è illustrata in un articolo su "Science".

http://www.lescienze.it/news/2015/03/03/news/piante_ogm_dorifera_patata_interferenza_dna-2507971/

http://www.sciencemag.org/content/347/6225/991


Le piante Transplastomiche ci salveranno dalle piante Transgeniche? Vedremo...."Se son rose fioriranno".


lunedì 24 novembre 2014

Sementi OGM e dipendenza da colui che possiede il brevetto

Da un punto di vista economico, la possibilità che qualcuno possa coltivare e vendere  piante OGM senza che il consumatore possa fare una scelta consapevole (senza etichettatura degli alimenti e senza etichettatura dei derivati dai mangimi OGM) è una "sciagura" per il produttore agricolo, in quanto lo obbliga a fare delle scelte produttive che, forse, non avrebbe mai fatto. In particolare, in relazione al fatto che il costo di produzione delle piante OGM è leggermente inferiore a quello delle coltivazioni convenzionali, l'immissione sul mercato di alimenti/prodotti/mangimi OGM determina una sorta di concorrenza sleale tra gli agricoltori. Infatti, i bassi costi di produzione dei coltivatori OGM, nell'impossibilità di fissare il prezzo di mercato del prodotto ottenuto, determinano nel lungo periodo un abbassamento dei prezzi di mercato di quell'alimento/prodotto/mangime (è scritto su tutti i libri di economia). In questa situazione gli agricoltori che in un primo momento non volevano coltivare OGM saranno costretti a farlo dal mercato, in quanto, se decideranno di continuare a non coltivare OGM, i loro margini di guadagno si abbasseranno.

La situazione ipotizzata è frutto di pura fantasia? Assolutamente no! E' quello che è avvenuto negli USA, in Argentina, in Canada, in Brasile, in India col cotone....... la presenza di cotone OGM, in assenza di un prezzo di mercato diverso per il prodotto finale ottenuto, ha determinato un massiccio ricorso a questa tipologia di semente. Successivamente, una volta creata la dipendenza, le multinazionali del seme possono attuare le loro politiche di mercato per aumentare i profitti. In particolare, possono attuare una "politica dei prezzi", ovvero aumentare il prezzo della semente OGM sino, al limite, all'incremento di livello di margine che esse sono in grado di consentire al produttore, azzerando quindi i relativi margini.

Chi guadagnerà da questa situazione? Al lettore la risposta. 

venerdì 10 ottobre 2014

I prezzi delle sementi OGM sono decisamente superiori a quelli delle sementi convenzionali

Spesso si afferma che i prezzi delle sementi OGM sono superiori a quelli delle sementi convenzionali. Spesso sono solo opinioni, non supportate da dati certi, verificabili.
La Virginia Cooperative Extension pubblica questo listino (anno 2007) dal quale è possibile vedere che il prezzo delle sementi OGM è a volte anche quasi 4 volte il prezzo delle sementi convenzionali.

http://pubs.ext.vt.edu/446/446-047/PDF_Seed07.pdf

 Gli aumenti di prezzo delle sementi OGM rispetto alle convenzionali vanno da un minimo di +44,4% per il "mais BT, RR", che presenta contemporaneamente la resistenza alla piralide e la resistenza ad un erbicida,   sino ad arrivare ad un più 360% per la colza RR, rispetto alla colza convezionale.

 Vediamo i dati (per i nostri scopi si riportano i prezzi in dollari, senza le unità di misura):

- SOIA
.......... soia convenzionale......... 18,25
.......... soia RR .......................... 30,88............ aumento %........+69,2


- MAIS
.......... mais convenzionale......... 90,00

.......... mais BT, RW, RR ..........212,00.......... aumento %........+135,5
.......... mais BT, RW................. 155,00.......... aumento %........+72,2
 ..........mais BT, RR ..................130,00.......... aumento %........ +44,4
.......... mais BT......................... 131,00.......... aumento %........+45,5
 ..........mais RW, RR .................141,00.......... aumento %........ +56,6
.......... mais RR......................... 132,50.......... aumento %........+47,2
 ..........mais RW.........................146,00.......... aumento %........+62,2


- COTONE
.......... cotone convenzionale... 121,50

.......... cotone RR..................... 266,50........... aumento %........+119,3
.......... cotone BT......................250,30............ aumento %........+106,0


- COLZA
.......... colza convenzionale......... 1,00
.......... colza RR........................... 4,60............ aumento %........+360,0







lunedì 10 febbraio 2014

OGM/Convenzionale ........... Coesistenza impossibile, anche negli USA!

Certo che nel Mondo vive gente strana! Gli Americani e i Canadesi che da quasi vent’anni coltivano OGM, chiedono uno “STOP ai campi sperimentali di nuovi OGM” e chiedono di evitare la coesistenza tra varietà diverse di mais e soia OGM. Noi, Italia/UE, che fortunatamente abbiamo lasciato fuori dai nostri confini queste piante, chiediamo, invece, norme di coesistenza, ben sapendo che “coesistenza” significa apertura incondizionata alla coltivazione di OGM!

Cos’è accaduto? In Canada e negli Stati Uniti d’America numerose associazioni di produttori e di trasformatori di frumento hanno chiesto una moratoria alla sperimentazione in pieno campo ad alla successiva coltivazione di varietà di mais e di soia non approvate nei Paesi importatori. Perché questa cautela in Paesi che da anni coltivano “senza scrupolo” piante transgeniche di ogni tipo? La motivazione è da ricercare nel fatto che la coesistenza dei soli campi sperimentali con coltivazioni di piante convenzionali, ha determinato “inquinamento genetico incontrollato”, per cui anche nella granella ottenuta dalla produzione di piante convenzionali è stata verificata la presenza di “granella OGM”, spesso di varietà non ancora approvate per la coltivazione. Tale esigenza, ovvero quella di evitare la coesistenza, è giustificata dal fatto che, in un momento in cui la scienza è ancora divisa sulle conseguenze ambientali e salutistiche di questi nuovi organismi, i consumatori, soprattutto quelli europei, sono concordi nel ritenere gli alimenti transgenici di qualità inferiore rispetto a quelli convenzionali o biologici. Cosa comporta tutto ciò? Molto semplicemente, comporta il rischio di vedersi rifiutare il prodotto esportato in cui vi è la presenza di “granella OGM non ancora approvata” e, pertanto, comporta il rischio di ingenti perdite economiche! Cosa, del resto già accaduta per le esportazioni di mais in Cina. In particolare, la Cina ha rispedito al mittente le esportazioni di mais “inquinate” da mais non approvato dal Governo cinese. In relazione a questo fatto i produttori americani di mais hanno chiesto alle ditte sementiere di evitare di mettere in commercio, anche per le semine negli U.S.A. o in Canada, varietà di mais non approvate dai Paesi esportatori, poiché a causa dell’inquinamento genetico, partite di mais approvato dai Paesi importatori, potrebbe essere inquinato da “mais non approvato”.



Ecco allora che le motivazioni allo STOP alla sperimentazione ed alla coltivazione di piante transgeniche divengono di tipo economico, in quanto sostenere queste coltivazioni significa produrre un bene che il consumatore non vuole acquistare.
Questa presa di posizione delle associazioni dei produttori e dei trasformatori americani e canadesi è la chiara dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che non possono coesistere in uno stesso territorio coltivazioni convenzionali con coltivazioni transgeniche. La motivazione è da ricercare nel fatto che queste piante hanno tutte transgeni costitutivi che si esprimono in ogni parte della pianta (nelle radici, nel fusto, nelle foglie, nel polline), con tutte le conseguenze del caso, in quanto il polline una volta diffuso nell’ambiente, può fecondare altre piante coltivate della stessa specie, oppure altre piante parentali selvatiche, originando così “inquinamento genetico diffuso e incontrollabile”.