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giovedì 7 agosto 2014

Contro le piante OGM Bt gli insetti maturano una resistenza genetica

La semina diffusa di colture geneticamente modificate (OGM) che producono al loro interno tossine insetticide derivanti dal batterio Bacillus thuringiensis (Bt), determina  una forte pressione selettiva sulle popolazioni di parassiti, che evolve in una vera e propria resistenza genetica, dando così origine a progenie di insetti resistenti, molto difficili da controllare, sia per l’agricoltura convenzionale, sia, soprattutto, per l’agricoltura biologica. Tale evoluzione è facilitata dal fatto che i promotori che vengono utilizzati nella trasformazione sono di tipo “costitutivo” e non “inducibile”. Qual è la differenza? La differenza è dovuta al fatto che il promotore, come risaputo, funziona come un interruttore (quando è “acceso” il transgene produce la proteina, quando è “spento” non la produce). In particolare, il “promotore costitutivo” è un interruttore sempre acceso …….. il transgene produce continuamente la proteina insetticida a prescindere dal fatto che vi sia o meno un attacco dell’insetto fitofago.

A differenza dei “promotori costitutivi”, i “promotori inducibili” attivano la produzione della proteina insetticida solo nel caso in cui vi sia un attacco dell’insetto, per esempio in presenza della saliva dell’insetto. Inutile sottolineare che mentre il primo tipo di promotore determina una forte pressione selettiva nei confronti degli insetti fitofagi, per cui ben presto essi maturano una resistenza genetica alla proteina, al contrario i “promotori inducibili” non determinano forti pressioni selettive nei confronti degli insetti, per cui la resistenza genetica dell’insetto si determina in tempi molto più lunghi.   

       La diabrotica è un parassita molto dannoso per il mais e negli USA si cerca di proteggere le coltivazioni attraverso la semina di mais OGM Bt. Nel corso del 2009 e del 2010, sono stati identificati in Iowa campi coltivati a mais in cui la diabrotica del mais ha determinato gravi lesioni alle piante, nonostante esse producessero  la tossina Bt Cry3Bb1. Biotest successivi hanno rivelato che popolazioni di diabrotica hanno sviluppato una resistenza genetica nei confronti della tossina Cry3Bb1. 
Questi primi casi di resistenza della diabrotica del mais, evidenziano che nel lungo periodo l’introduzione di piante OGM Bt non serve a risolvere il problema degli insetti fitofagi, soprattutto nel caso in cui nella trasformazione siano stati utilizzati “promotori costitutivi”.


La previsione di questa evoluzione, ovvero la possibilità che col tempo gli insetti avrebbero messo in atto strategie di difesa, era stata fatta anche da alcuni scienziati italiani, veri scienziati, favorevoli all’introduzione degli OGM nel nostro Paese. In particolare, il prof. Scarascia Mugnozza in una sua pubblicazione ha affermato che:

”Limitazioni all’impiego di resistenze genetiche derivano dalle continue modificazioni cui va incontro il patogeno che, come già riportato, sviluppando nuovi geni di virulenza, è in grado di superare rapidamente le resistenze presenti nell’ospite.”, Scarascia Mugnozza – Potenzialità del miglioramento genetico in piante ed animali – Accademia Nazionale di Agricoltura e CNR – Bologna, 2001

Anche il prof. Francesco Sala si è occupato di questa problematica e, molto obiettivamente, aveva posto il problema relativo all’utilizzazione di promotori costitutivi nella creazione di piante OGM. In una sua pubblicazione si può leggere che:
“Le piante GM oggi coltivate hanno transgeni con promotori costitutivi. Per esempio è costitutivo il promotore 35S del mais Bt. Ciò permette di esprimere il gene con alta efficienza, ma questo a volte non è raccomandabile. Nel caso del mais Bt stesso, la produzione continua della tossina Bt potrebbe determinare la scomparsa dell’insetto bersaglio, con conseguenze per la biodiversità, oppure potrebbe favorire la selezione di insetti resistenti.”, Francesco Sala – Biotecnologie vegetali: tra rifiuto e accettazione, LE SCIENZE, n. 386, ottobre 2.000 

Pertanto, in conclusione, le piante OGM oggi disponibili per la coltivazione sono frutto di una tecnologia vecchia, una tecnologia ormai superata.

A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: “è giusto introdurre una tecnologia discutibile, frutto di una innovazione tecnologica ormai superata, che può avere degli effetti ambientali di una certa gravità?”

Cronistoria degli interventi della neuroscienziata Elena Cattaneo a favore degli OGM in agricoltura

Gli alimenti ottenuti da piante OGM, che molti scienziati vorrebbero farci mangiare, sono l’ultimo prodotto della globalizzazione dei mercati. Infatti, con motivazioni fisiocratiche, gli USA cercano in tutti i modi di esportare prodotti agricoli, ben sapendo che i loro costi di produzione interni sono decisamente superiori a quelli del mercato globalizzato. Ecco allora che si sono inventati gli OGM, un prodotto agricolo decisamente tecnologico, che si "autodifende" dagli attacchi degli insetti (piante che autoproducono una tossina velenosa per gli insetti), oppure necessita di limitate cure colturali (piante resistenti ai diserbanti), ma che non ha, purtroppo, ancora subito il vaglio di specifiche ricerche epidemiologiche volte a verificarne gli eventuali effetti negativi e, perché no, positivi che si potrebbero avere per la salute umana e per l’ambiente. Senza gli OGM gli USA, in relazione ai loro costi di produzione, non sarebbero competitivi sul mercato delle materie prime agricole e non esporterebbero né un granellino di soia, né, tantomeno, un granellino di mais. Pertanto, per gli agricoltori USA, quella degli OGM rappresenta l'unica strategia in grado di migliorare la loro competitività sul mercato mondiale ....... senza gli OGM non riuscirebbero a competere con altri Paesi che hanno costi dei fattori produttivi più bassi.

Nel nostro paese gli OGM si possono acquistare, per alimentazione umana diretta o per scopi mangimistici (devono essere etichettati) , ma non si possono coltivare. È una situazione che potremmo definire “kafkiana”, in quanto taluni imprenditori che pensano di poter ottenere dall’utilizzazione degli OGM un beneficio economico, non possono coltivarli e, nello stesso tempo, subiscono la concorrenza del prodotto proveniente  dall’estero ad un prezzo più basso, (gli OGM hanno un costo di produzione leggermente più basso della pianta ottenuta da semente convenzionale). Paradossalmente i nostri agricoltori non possono coltivarli, ma se li ritrovano come concorrenti sul mercato. Avversari che partecipano allo stesso gioco, ma utilizzano “regole diverse”, a loro più favorevoli.

Nel dibattito relativo alla possibilità di coltivare OGM nel nostro paese si è inserita anche la neuroscienziata, nonché senatrice a vita, Elena Cattaneo. Il suo è stato un inserimento a gamba tesa che ha portato solo considerazioni favorevoli alla coltivazione di questi prodotti e, grazie al suo ruolo, ha potuto utilizzare mezzi di comunicazione di altissima visibilità, come possono essere il “Corriere della sera” e “Il Sole 24 ore”. Possibile che gli OGM abbiano solo effetti positivi? Allora quelli che da 20 anni dicono di NO! agli OGM sono proprio così sprovveduti? 

Di seguito la cronistoria dei fatti:

- 9 aprile 2014, la neuro scienziata Elena Cattaneo, con lo storico corbellini, pubblica un articolo su “La Repubblica” dal titolo “Quelle mistificazioni sugli OGM”. Lo storico corbellini è sempre lui. Interessante è l’inizio dell’articolo, segno inequivocabile di una scarsa considerazione di chi la pensa in modo diverso da loro: “Un filo nero o rosso se qualcuno preferisce, intrecciato di irrazionalità, fanatismo, emotività, tecnofobia, antimodernismo, anti-industrialismo, populismo, etc., collega il caso Stamina, la propaganda politica che ha portato al recepimento restrittivo della legge sulla sperimentazione animale, le sentenze e le indagini sul presunto ruolo dei vaccini nell'eziologia dell'autismo e l'azione politica e legislativa contro la ricerca e la coltivazione di ogm.” Sono sicuramente toni astiosi, ingiuriosi, altezzosi, cattivi, che non si addicono a persone di scienza, che dovrebbero essere abituate a “mettersi in discussione” e a comprendere, se possibile, le ragioni degli altri, che non sono pochi (poco meno dell’80% dei cittadini italiani, secondo le ultime indagini demoscopiche). Possibile che gli studiosi italiani, e non solo italiani, che sono contrari agli OGM per la nostra agricoltura siano  tutti irrazionali, tecnofobici e antimodernisti?  

- 9 aprile 2014, nello stesso giorno Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, appartenenti all’area di LEGAMBIENTE, rispondono alla neuro scienziata con un articolo sull’”HUFFINGTONPOST”, dal titolo “Senatrice Cattaneo: “che ci azzecca” Stamina con gli OGM?”

- 11 giugno 2014, Elena Cattaneo interviene con una lettera al direttore pubblicata in prima pagina sul “Corriere della Sera”, dal titolo “I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazione”

- 11 giugno 2014, nello stesso giorno l’On. Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro dell’Agricoltura e Ministro dell’Ambiente, risponde alla Cattaneo con un articolo dal titolo “L’Italia deve essere BIO e OGM free”

- 13 giugno 2014, l’On. Fiorello Cortiana di Green Italia-Verdi Europei, già vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, risponde alla Cattaneo con un articolo pubblicato da “EUROPA Quotidiano”, dal titolo “OGM, così rispondo a Elena Cattaneo”

- 18 giugno 2014, Elena Cattaneo interviene con un’altra lettera al Direttore pubblicata sul “Corriere della Sera”, dal titolo “Liberarsi dai pregiudizi sugli Ogm. L’ecologia è scienza, non ideologia”

- 18 giugno 2014, Legambiente risponde alla Cattaneo con un intervento dal titolo “La senatrice Cattaneo torna a difendere gli Ogm. Legambiente: «Ragioniamo sui dati di fatto»

- 19 giugno 2014, la Cattaneo risponde a Cortiana con un articolo su “EUROPA Quotidiano” dal titolo “Caro Cortiana basta allarmi sugli OGM”

- 19 giugno 2014, interviene nel dibattito anche Roberto D’Agostino con un commento, come al solito, un po’ provocatorio “OGM for ever! La senatrice a vita Elena Cattaneo lancia la sua crociata personale pro OGM e scontenta tutti: il PD s’incazza, gli ambientalisti protestano e pure il Quirinale è infastidito!

- 25 giugno 2014, seconda risposta dell’On. Cortiana alla Cattaneo, con un articolo su “EUROPA Quotidiano” dal titolo “OGM, niente terrorismo ma decidere spetta alla politica”

- 26 giugno 2014, seconda risposta della Sen. Cattaneo a Cortiana, con un articolo su “EUROPA Quotidiano” dal titolo “La scienza è d’accordo. Meno OGM più pesticidi”

- 4 luglio 2014, scienziati e agricoltori favorevoli alla coltivazione di OGM dalle pagine de “La Stampa”sostengono la Cattaneo

- 6 luglio 2014, l’intancabile neuro scienziata, nonché senatrice a vita Elena Cattaneo, interviene ancora dalle pagine de “Il Sole 24 ore” sugli OGM, con un articolo dal titolo “La caccia alle streghe manda al rogo gli OGM”

- 9 luglio 2014, la Cattaneo dalle pagine de “il Sole 24 ore” con un articolo dal titolo “No al Medioevo sulla ricerca OGM”;

- 13 luglio 2014, il Ministro dell’Agricoltura Martina dalle pagine de “Il Sole 24 Ore”, interviene con un articola dal titolo “Italia oltre il duello pro-contro OGM”

- 19 luglio 2014, la Cattaneo dalle pagine de “Il Sole 24 ore” pone 16 domande al Ministro dell’Agricoltura Martina con un articolo dal titolo “Le domande al ministro Martina. Elena Cattaneo chiede di chiarire la situazione degli OGM in Italia”


Al di là della polemica “gli OGM fanno male alla salute umana” o “gli OGM fanno male all’ambiente”, vorrei far notare alla neuro scienziata Cattaneo che gli OGM applicati al settore agroalimentare sono qualcosa di diverso da ciò che avviene in un laboratorio di chimica. Gli OGM richiedono un approccio olistico al problema, che deve spaziare dagli aspetti scientifici a quelli ambientali, economici, politici, etici, ecc.

Per approfondire le nostre conoscenze sulla neuroscienziata

La neuro scienziata si è battuta anche contro la Legge sulla sperimentazione animale votata dal Parlamento italiano


Il Ministro Martina a proposito degli OGM in agricoltura. Ineccepibile!

Il Ministro Martina è intervenuto nel dibattito estivo sugli OGM, innescato dagli interventi bulimici della sen. Cattaneo. Una risposta corretta e ineccepibile sotto tutti i punti di vista. Anche se approvassimo la coltivazione della soia RR i nostri costi sarebbero decisamente superiori a quelli di Brasile e Argentina e le nostre importazioni non calerebbero di un grammo.

http://www.confagricolturapadova.it/wp-content/uploads/2014/07/Maurizio-Martina_Sole24ore_13-luglio2014.pdf

8 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta 8 di 16

Gent. neuroscienziata Elena Cattaneo,
in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro, mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc.

DOMANDA N. 8 - Secondo Lei il derivato di un alimento (immaginiamo un prosciutto, del parmigiano, o della carne) ottenuto nutrendo gli animali con mangimi contenenti Ogm può essere considerato fra i prodotti tipici italiani? Se sì, perché non nutrirli allora con lo stesso mais Ogm, ma coltivato dalle nostre imprese agricole, qui in Italia? Se no, perché non si impedisce alle navi cariche di Ogm di arrivare in Italia? E se gli Ogm rovinano la tipicità italiana perché allora noi continuiamo a mangiare prodotti tipici dal 1996, ossia da quando queste navi hanno cominciato a scaricare milioni di tonnellate di Ogm destinati alla mangimistica?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 8 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  ancora una domanda retorica, con una vena di polemica nei confronti dei nostri Prodotti Tipici, mi creda da parte di un rappresentante del nostro Senato, non è bello. Non ho idea di chi sia il suo suggeritore, forse ho capito chi è, ma non è questo il problema. Purtroppo, Lei parte da un presupposto sbagliato. Ovvero, che sia necessario utilizzare mangimi “non OGM” per ottenere Prodotti Tipici. Guardi che i maiali mangiano delle “schifezze” che io mai mangerei, ma non per questo io non mangio i prosciutti ottenuti dalle loro cosce. Pertanto, nel caso dei maiali nutriti da secoli con queste “schifezze”, non ci sono preclusioni alla produzione di derivati di qualità. Non è scritto, purtroppo, in nessuna Legge che per ottenere prodotti tipici occorra utilizzare mangimi “non OGM”. La Tipicità, non è sinonimo di mancata utilizzazione di OGM. E tutto questo determina grossi svantaggi per i nostri allevatori che, a volte, vedono arrivare materie prime dall’estero (cosce di suino, latte, ecc.), utilizzate per l’ottenimento di “prodotti ritenuti tipici”, che vivono molto spesso della luce riflessa dei veri “Prodotti Tipici” nazionali. Materie prime ottenute con regole produttive diverse dalle nostre, molto meno restrittive e, pertanto, caratterizzate da minori costi di produzione e da un prezzo di mercato più basso. Prezzo che molto spesso deprime anche il nostro prezzo interno, determinando così l’uscita di molti allevatori dal mercato.   
   
La seconda parte della Sua domanda, invece, è molto più interessante, soprattutto in una situazione di mancata etichettatura dei derivati OGM (carne, latte, uova, ecc.). Perché vietare la coltivazione di OGM in Italia e dall’altra consentirne l’importazione? Questa è veramente una ipocrisia. Purtroppo, come Lei saprà vietarne l’importazione è praticamente impossibile in relazione agli accordi sottoscritti dal nostro Paese in sede WTO. Pena, ritorsioni commerciali da parte di taluni Paesi esportatori, oppure la mancata esportazione dei nostri prodotti industriali nei Paesi, che come “moneta di pagamento” offrono solo soia OGM o altri prodotti agricoli. Pertanto:

-         i mangimi del mercato globalizzato, che vengono ottenuti con regole produttive meno restrittive delle nostre, hanno un prezzo di mercato inferiore al nostro prezzo interno;

-         il nostro Paese, sulla base delle regole del WTO, non può vietarne l’importazione;

-         l’importazione di questi mangimi servono come contropartita per le nostre esportazioni di prodotti industriali;

-         i derivati da mangimi OGM (carne, latte, uova, ecc.) non devono essere etichettati e, pertanto, i nostri allevatori possono utilizzare liberamente questi mangimi;

-     non essendoci etichettatura, il derivato ottenuto con mangimi OGM si confonde con quello ottenuto da mangimi convenzionali ed è più competitivo sul mercato;

e si meraviglia del fatto, cara neuroscienziata, che il nostro mercato sia invaso da questi mangimi e che i nostri allevatori li utilizzino? Spesso sono costretti, dal mercato, ad utilizzarli.

Tra l’altro, in relazione alla mancata etichettatura dei derivati, assistiamo alla contraddizione che il mais nazionale, tutto isogenico, è destinato in parte alla produzione di energia elettrica, mentre quello di importazione, in parte OGM, è destinato alla filiera alimentare.

Alle navi non viene impedito di portare nel nostro Paese mangimi OGM, in quanto verrebbero a cadere gli accordi di libero scambio, alle regole dettate dagli U.S.A., del WTO. In particolare, le regole che riguardano gli OGM e i prodotti agricoli in generale, sono state ottenute attraverso una strategie da far rabbrividire qualsiasi stratega:

-         In un primo momento ai Paesi della UE è stata chiesta, ed ottenuta, l’eliminazione dei “sussidi alla produzione”. Nei Paesi della UE si è passati da un aiuto accoppiato alla produzione ad un aiuto disaccoppiato, che ha consentito di aiutare il reddito degli agricoltori, ma ha determinato una certa riduzione delle produzioni e, quindi, una diminuzione dell’offerta di alimenti sul mercato;

-         In un secondo momento è stata chiesta, ed accettata, la “sostanziale equivalenza” tra alimenti convenzionali e alimenti OGM. Cosa sia la sostanziale equivalenza nessuno ancora lo sa con precisione (anch’io sono sostanzialmente equivalente a George Clooney, però siamo due cose completamente diverse). In questo modo si sono superate tutte le barriere proponibili per evitare l’importazione di OGM. Alimenti convenzionale e alimenti OGM sono “sostanzialmente equivalenti”, per cui, se tu non li vuoi importare mi devi dimostrare, fatto impossibile da dimostrare, che fanno male alla salute e/o all’ambiente (sull’ambiente c’è qualche possibilità di dimostrare che non fanno benissimo. Sulla salute è molto difficile, ci vogliono studi epidemiologici difficili da fare e che durano anni);   

-         Successivamente è stato chiesta, ed accettata, la possibilità di brevettare il materiale vivente, le sementi OGM, nella consapevolezza che chi controlla le sementi potrà avere un certo controllo sul prodotto ottenuto da queste sementi, sui produttori agricoli che utilizzano queste sementi, sui trasformatori del prodotto agricolo, sui distributori al dettaglio dei trasformati e, in definitiva, sugli utilizzatori finali del cibo.

Come vede gent. Sen. Cattaneo, occorre avere una visione olistica del probelma, non si può focalizzare l’attenzione solo su ciò che fa comodo alle proprie finalità.

Gent. neuroscienziata, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che il nostro Paese senza OGM non sarebbe in grado di ottenere Prodotti Tipici. Questo non è vero! Ma è vero che pur di esportare prodotti industriali, il nostro Paese accetta come pagamento anche mangimi OGM, che deprimono il prezzo interno dei mangimi e determinano un abbassamento dei margini economici di tante aziende di allevamento che gli OGM non li utilizzano.

Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede non è tutto così semplice. E’ vero che per ottenere i nostri Prodotti Tipici utilizziamo mangimi OGM per l’allevamento animale, ma è altrettanto vero che i nostri agricoltori potrebbero produrli nel nostro Paese e, con ogni probabilità, potremmo fare a meno delle importazioni di soia OGM, ma ci sono altre motivazioni che ci impediscono di farlo.


Testo completo dell'appello fatto da un gruppo di ricercatori a Papa Francesco sugli OGM

A sua Santità  Papa Francesco – Palazzo Apostolico – Città del Vaticano   
30 aprile 2014

Con grande considerazione e rispetto,
ci rivolgiamo a Sua Santità riguardo a un tema che suscita grande preoccupazione a livello globale: la coltivazione di transgenici e il suo impatto sulle popolazioni rurali e urbane, sulla sovranità alimentare dei popoli e sulla natura, la terra, l’acqua, i semi e le economie, soprattutto dei Paesi del Sud globale.

I firmatari di questa lettera sono scienziati ed esperti che hanno fatto ricerca sul tema per decenni, dedicando gran parte delle proprie vite professionali a questo compito: conosciamo quindi il tema in profondità nei suoi diversi aspetti, come biologi, agronomi, genetisti, fisici ed esperti di altre aree. Alcuni di noi sono tra coloro che hanno avviato, nel mondo, il dibattito pubblico su queste coltivazioni e sulle loro implicazioni. Cerchiamo inoltre di sostenere con le nostre conoscenze scientifiche diversi movimenti contadini, come la Via Campesina, nei nostri Paesi e nel mondo intero.

Il tema dei transgenici non suscita soltanto un dibattito scientifico e tecnico, ma ha anche molte ramificazioni economiche e politiche. Senza dubbio, molti scienziati che sostengono le coltivazioni transgeniche nascondono la maggior parte dei problemi e delle incertezze scientifiche, come per esempio il fatto che con i transgenici le grandi imprese dell’agribusiness avanzano verso il controllo assoluto del sistema agroalimentare.

Le statistiche ufficiali dei Paesi in cui è presente la maggior parte delle coltivazioni transgeniche mostrano che,  in media, i transgenici producono meno per ettaro, usano una quantità molto maggiore di veleni agricoli e hanno provocato un aumento significativo della disoccupazione e dello svuotamento dei campi.

Le coltivazioni transgeniche sono gli strumenti fondamentali che permettono alle grandi imprese transnazionali di assumere le decisioni sull’alimentazione dei vari Paesi. Il fine dichiarato delle imprese è il profitto, non l’interesse sociale. Questa situazione colpisce gravemente la sovranità alimentare e impedisce lo sviluppo di sistemi agricoli differenziati, che favoriscano la maggioranza dei popoli, soprattutto i più poveri, così come la salute pubblica e l’ambiente.

Particolarmente grave, per il suo carattere irreversibile e per la complessità del suo impatto, è la minaccia imminente della liberalizzazione commerciale dei transgenici nei luoghi di origine di alcuni prodotti, come il mais in America Centrale e il riso in Asia; così come la pressione per rompere, nei prossimi mesi, la moratoria in vigore presso le Nazioni Unite contro la tecnologia transgenica “Terminator”, finalizzata a rendere sterili i semi.

I modelli di agricoltura senza transgenici, basati sul lavoro di contadine, contadini e piccoli agricoltori, sulla diversificazione e su scienze che avvertono la responsabilità sociale e ambientale, sono essenziali per affrontare la fame e il cambiamento climatico, ma sono minacciati dalla contaminazione transgenica e dalla crescita dei monopoli delle imprese.

Per tutto questo, e con il massimo rispetto, crediamo che sarebbe di enorme importanza e di grande valore per tutti se Sua Santità si esprimesse criticamente sui transgenici e in appoggio all’agricoltura contadina: sarebbe un grande aiuto per salvare i popoli e il pianeta dalla minaccia costituita dal controllo sulla vita da parte di imprese che monopolizzano i semi, la chiave di tutta la rete alimentare.

Alleghiamo un documento che riassume alcuni dei punti principali che definiscono la realtà delle coltivazioni transgeniche. Esistono molti altri documenti e dimostrazioni scientifiche, così come molti altri ricercatori ed esperti che hanno fornito dati su questa stessa linea. Noi restiamo a sua disposizione per qualsiasi altra informazione lei possa richiedere.

Ringraziandola per la sua attenzione, la salutiamo con grande rispetto

Ana María Primavesi
Andrés E. Carrasco
Elena Álvarez-Buylla
Pat Mooney
Paulo Kageyama
Rubens Nodari
Vandana Shiva
Vanderley Pignati


Ana María Primavesi, austriaca, ingegnere agronomo dell’Università Rurale di Vienna, dottore in Nutrizione vegetale e animale e produttività del suolo. Autrice di 12 libri tecnici sui suoli, 94 lavori scientifici originali e centinaia di altri articoli, documenti, interventi a congressi. Ha collaborato con varie università di altri Paesi,  in particolare brasiliane. Tra i suoi testi,  si distingue “Gestione ecologica del suolo”. Tra i premi ricevuti l’ One World Award.

Andrés E. Carrasco, dottore in medicina all’Università di Buenos Aires (UBA). Direttore di ricerca del laboratorio di Embriologia Molecolare dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neuroscienze (UBA). Esperto a livello mondiale per le sue ricerche e pubblicazioni sugli effetti del glisofato negli anfibi.  Ha collaborato con università di Svizzera, Germania e Stati Uniti. Ha avuto importanti incarichi in Argentina a livello scientifico e politico, tra i premi ricevuti la Beca Guggenheim nel 2005.

Elena Álvarez-Buylla Roces, biologa dell’Università Nazionale del Messico (UNAM). Dottore in genetica molecolare dell’università della California, coordinatrice del Laboratorio di Genetica Molecolare dello Sviluppo ed Evoluzione delle Piante dell’Istituto di Ecologia della UNAM, autrice di decine di pubblicazioni scientifiche; ha ricevuto molti riconoscimenti ed è un riferimento scientifico a livello mondiale sul tema degli effetti del mais transgenico in Messico.

Pat Mooney, ricercatore canadese, fondatore e direttore esecutivo del Gruppo ETC (Gruppo di Azione sull’Erosione, Tecnologia e Concentrazione), organizzazione internazionale della società civile con sedi in Canada, USA, Messico, Filippine e Nigeria. Autore e coautore di vari libri e pubblicazioni scientifiche, è stato più volte invitato a tenere relazioni all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È considerato un’autorità sui temi della governance mondiale, della concentrazione delle imprese, della proprietà intellettuale e dell’impatto delle nuove tecnologie. Ha ricevuto molti premi tra cui il “Right Livelihood Award”, o Premio Nobel Alternativo.

Paulo Yoshio Kageyama, ingegnere agronomo, dottore in genetica e miglioramento delle piante, titolare della Scuola Superiore di Agricoltura dell’Università di São Paulo. Ricercatore in genetica e biodiversità di ecosistemi tropicali e applicazione dell’agro-biodiversità in insediamenti rurali della Riforma Agraria. Ex-direttore del Programma Nazionale di Biodiversità del Ministero dell’Ambiente ed ex-membro della Commissione di biosicurezza in Brasile  (CTNBio). È punto di riferimento internazionale sul tema della biodiversità forestale.

Rubens Onofre Nodari, ingegnere agronomo, professore all’Università Federale di Santa Catarina (UFSC)/Brasile, con ampia esperienza nell’area della genetica vegetale, si occupa in particolare dei temi della differenziazione e conservazione genetica, fitomiglioramento e biosicurezza degli OGM. È coordinatore del gruppo di ricerca su biosicurezza e biodiversità della sua Università. In collaborazione con il Centro di Biosicurezza di Genok in Norvegia, ha sviluppato e diretto ricerche sui rischi biologici diretti e indiretti derivanti dall’introduzione di organismi geneticamente modificati nell’ambiente, ex-membro della Commissione di biosicurezza in Brasile (CTNBio).

Vandana Shiva, indiana, scienziata, ricercatrice e attivista, laureata in fisica e filosofia della scienza in Canada. Fondatrice e coordinatrice della Fondazione per la Ricerca Scientifica, Tecnologica e Ecologica, con sede in India, dal 1982 ha realizzato una grande quantità di attività di informazione e divulgazione con contadine e contadini sulla biodiversità, i semi, l’agricoltura ecologica e gli organismi geneticamente modificati, tra cui il programma Navdanya, per la conservazione e il recupero della agrobiodiversità e dei semi contadini. È autrice di numerose pubblicazioni e libri conosciuti a livello mondiale. Ha ricevuto moltissimi premi, tra cui, nel 1993, il Nobel alternativo e il Premio Global 500 del programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Wanderlei Pignati dottore in medicina, specialista in medicina del lavoro, salute pubblica e medicina ambientale, professore della Facoltà di Medicina dell’Università Federale del Mato Grosso/Brasile, professore del corso di specializzazione in Salute Pubblica dell’Istituto di Salute Pubblica del Mato Grosso e della Scuola Nazionale di Salute Pubblica  (FIOCRUZ/ ENSP). Conduce ricerche sull’impatto di agribusiness e veleni agricoli sulla salute e l’ambiente ed è membro di ABRASCO, Associazione Brasiliana di Salute Pubblica. I suoi lavori di ricerca sull’impatto dei veleni agricoli sugli esseri umani, sugli animali e sugli ecosistemi (in particolare in Mato Grosso, una delle maggiori aree di coltivazione industriale e di transgenici del Brasile) sono assai conosciuti.



mercoledì 6 agosto 2014

7 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta 7 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
ribadisco che Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro, mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, come le ho già detto, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc.

DOMANDA N. 7 - Può confermare l'informazione che nei Consorzi agrari legati a Coldiretti (che mi pare sia contraria agli Ogm) si vendono mangimi Ogm di derivazione extraeuropea?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 7 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  ancora una domanda retorica, con una vena di polemica nei confronti della COLDIRETTI, ........... “che mi pare sia contraria agli OGM”. Sì, guardi, lo posso confermare, se per caso non l'avesse capito e avesse ancora dei dubbi, visto che sono pochi mesi che si occupa di OGM, la COLDIRETTI è contraria agli OGM!

Gent. neuroscienziata, non c’è bisogno di scomodare il Ministro Martina  per avere una risposta alla domanda n. 7. E’ sufficiente recarsi in un Consorzio Agrario Provinciale (CAP), o in una qualsiasi rivendita di mangimi, quindi non solo nei Consorzi Agrari, e acquistare un sacco di mangime. Sull’etichetta, purtroppo, ci sarà scritto che gli alimenti, forse non tutti, ma soia sicuramente, derivano da OGM.  Mi trova completamente d’accordo e la farei anch’io questa domanda, pleonastica, al Ministro Martina, perché è assurdo che i nostri agricoltori/allevatori che si autoproducono i mangimi, giochino una stessa “partita taroccata” con altri allevatori, che, invece, acquistano mangimi OGM, senza poi essere obbligati ad indicare in etichetta che la carne, il latte, le uova, ecc. sono state ottenute mediante l’utilizzazione di questa tipologia di mangimi.

Gent. neuroscienziata, a me, sinceramente, sorge anche un dubbio…..ovvero che i mangimi animali in Italia siano etichettati come OGM anche se non lo sono. Mi spiego, se io fossi un produttore di mangimi, consapevole del fatto che siamo in presenza di “inquinamento genetico” ormai diffuso, e conseguentemente risulta difficile avere materiale completamente esente da OGM, per togliermi ogni responsabilità, etichetterei come OGM anche il mangime che non lo è! Risparmierei tutti i costi di segregazione e di analisi, e, soprattutto, eviterei tutte le responsabilità legali, qualitative e commerciali legate alla etichettatura come “mangime non OGM”. Tanto gli allevatori, in un mercato in cui il prezzo della carne e del latte non è correlato alle caratteristiche qualitative del mangime utilizzato, lo acquistano ugualmente e acquistano quello che ha il minor costo per Unità Foraggera. Pertanto, la presenza sul mercato di mangime OGM, ritenuto (ripeto ritenuto, poi andremo a vedere se è vero oppure no) qualitativamente inferiore, venduto ad un prezzo leggermente più basso, determina anche un abbassamento del prezzo del “mangime non OGM”……… e questo è un fatto gravissimo per i nostri coltivatori/allevatori che sono costretti ad utilizzare un mangime autoprodotto "OGM free", e che non vedono ripagato adeguatamente il fatto di non coltivare OGM.

Le dirò di più gent. neuroscienziata, in Italia viviamo il paradosso che importiamo una modestissima quantità di mais OGM destinato all'alimentazione animale, che è più o meno pari a quella che destiniamo ai biodigestori per la produzione di singas. Pertanto, paradossalmente, utilizziamo il mais OGM per l'alimentazione animale e destiniamo il nostro mais "non OGM" ai digestori. Tutto questo in relazione al fatto che non c'è etichettatura dei derivati ottenuti da mangimi OGM. Se ci fosse etichettatura, il nostro mais "non OGM" sarebbe sicuramente più apprezzato e sarebbe destinato all'alimentazione animale e non ai digestori. Assurdo, veramente assurdo. 

Gent. neuroscienziata, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per fare polemica con la COLDIRETTI. Ma che colpa ne ha la COLDIRETTI se l’80% delle persone non vuole questa innovazione tecnologica. Certo, la COLDIRETTI, così come la CIA (almeno quella romana), gli OGM non li vuole ………. e allora? Per non fare ipocrisia deve smettere di vendere mangimi OGM, anche se sul mercato ci sono solo quelli? Senatrice Cattaneo Lei vuole forse che noi dipendiamo dall’estero anche per la carne e per il latte, così poi possiamo esportare una maggior quantità di prodotti industriali? Facciamo le cose seriamente. Mettiamo l’etichettatura anche sui derivati da OGM (carne, latte, uova, ecc.) e poi vedrà come diminuirà l’importazione e la vendita di mangimi OGM, anche nei Consorzi Agrari della COLDIRETTI.

Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede non è tutto così semplice. E’ vero che la COLDIRETTI vende mangimi OGM presso i suoi Consorzi Agrari, ma cosa dovrebbe fare? Se fossero etichettati i derivati (carne, latte, uova, ecc.) probabilmente la gente sceglierebbe quelli ottenuti senza gli OGM. Ecco allora che i nostri agricoltori potrebbero produrre di più e con ogni probabilità potremmo fare a meno delle importazioni di soia OGM, ma ci sono altre motivazioni che ci impediscono di farlo. Se fossi in Lei, visto che ha anche un ruolo istituzionale di prestigio, proporrei una bella Legge sull’etichettatura dei derivati da mangimi OGM (carne, latte, uova, ecc.), con la certezza di rendere un ottimo servizio alla nostra agricoltura, alla nostra Società e ai nostri figli.


sabato 2 agosto 2014

6 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta 6 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
mi scusi ma devo essere ripetitivo, poiché Lei ha posto 16 domande, spesso retoriche, spesso ripetitive, ed io devo ripetere la premessa, ovvero che in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro, mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc.

DOMANDA N. 6 - È vero che nessuno dei grandi consorzi di tutela più prestigiosi può etichettare i suoi prodotti come “Prodotti ottenuti a partire da mangimi esenti da Ogm”?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 6 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la domanda n. 6 è tautologica e, conseguentemente,  non è molto scientifica, ma è posta solo in modo ripetitivo, ridondante e polemico, al solo scopo di dare maggiore enfasi a ciò che era già stato affermato nella domanda n. 5, ovvero che è vero che gli animali nel nostro Paese sono nutriti in parte con mangimi OGM (soprattutto soia) e, pertanto, visto che i prosciutti, le mortadelle e i formaggi derivano da questi animali, anch’essi sono di derivazione OGM. Pertanto, è affermativo che, al momento attuale, nessun Grande Consorzio, probabilmente, non può etichettare i suoi prodotti come “Prodotti ottenuti a partire da mangimi esenti da OGM”.  

Però il nostro Paese, che ancora non ha una filiera inquinata da OGM, potrebbe farlo e anche molto semplicemente, poichè sarebbe sufficiente sottoscrivere contratti di fornitura con i Paesi produttori/esportatori di mangimi esenti da soia OGM. 

Rimanere fuori dagli OGM significa garantirsi la possibilità di poter scegliere. Soprattutto per le piante che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese (non è il caso del mais), scegliere OGM significa, molto probabilmente, andare verso un punto di non ritorno. Ed io, non so Lei, non sarei molto contento, per me e per i miei figli.

Occorre poi considerare che, con ogni probabilità, anche nel caso in cui nell'allevamento siano utilizzati solo mangimi "OGM free", nessun Consorzio garantisce in etichetta questo processo produttivo. Perchè? Molto semplicemente, in primo luogo perchè non è obbligatorio farlo e non è previsto dalla Legge. In secondo luogo perchè è una certificazione costosa, che andrebbe ad aumentare i costi e, conseguentemente, i prezzi di vendita dei relativi prodotti, con aggravio di tutte le condizioni di concorrenza rispetto a prodotti simili. Per capirci, certificare "OGM free" costa e il costo deve essere "scaricato" sul consumatore attraverso il prezzo di vendita. Per chi produce qualità, certificare la "Filiera OGM Free" significa aumentare i costi e, conseguentemente, vendere ad un prezzo maggiore. Vendere ad un prezzo maggiore significa aumentare la competitività dei prodotti ritenuti di scarsa qualità, ovvero quelli non garantiti (quelli ottenuti da OGM).


Pertanto, già oggi, in una situazione in parte compromessa di coesistenza, l'unico risultato ottenuto dalle aziende che vogliono certificare un prodotto "OGM free", è l'aumento dei costi di produzione (di analisi, di separazione di filiera, di etichettatura, ecc.) e, conseguentemente, la diminuzione di competitività dei loro prodotti sul mercato rispetto a quelli che impiegano OGM (quasi tutti i prodotti della globalizzazione dei mercati), che non hanno alcun costo di segregazione e di certificazione. 

Gent. neuroscienziata, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per fare polemica con i Grandi Consorzi di prodotti Tipici del nostro Paese. Ma che colpa ne hanno i Grandi Consorzi? Prima dell’arrivo degli OGM potevano senz’altro affermare che i loro prodotti erano ottenuti con mangimi convenzionali, adesso, anche grazie a persone come Lei che, ancor prima di avere certezze e contro la volontà dell’80% delle persone, vorrebbero introdurre questa innovazione tecnologica, purtroppo, non possono più farlo. Di chi è la colpa? La colpa è delle importazioni di mangimi, che prima riguardavano mangimi convenzionali e adesso riguardano mangimi OGM. Volendo si potrebbe recuperare la situazione iniziale, sarebbe sufficiente chiudere alle importazioni brasiliane e argentine di soia OGM e rifornirci da un'altro Paese …….. ma sappiamo che questo è impossibile, poiché questa soia serve a questi due Paesi per pagare le importazioni di macchinari e di altri prodotti industriali provenienti dall'Italia. Se a questi Paesi fosse preclusa la possibilità di esportare soia OGM nel nostro Paese, molto probabilmente essi non acquisterebbero i nostri prodotti industriali e tutti griderebbero allo scandalo, con migliaia di disoccupati in più.

http://ogmbastabugie.blogspot.it/2013/12/le-importazioni-di-alimenti-sono-la.html

Cara neuroscienziata Elena Cattaneo, come vede non è tutto così semplice come le ha voluto far credere il suo suggeritore. E’ vero che una buona parte dei mangimi che utilizziamo per l’allevamento dei nostri animali è OGM (20% circa e non il 100% come ha lasciato intendere nella prima domanda), ma è anche vero che saremmo in grado di produrceli, ma ci sono altre motivazioni legati agli accordi commerciali sottoscritti dal nostro Paese che ci impediscono di farlo. Io, se fossi in Lei, anche al fine di evitare che poi i nostri derivati siano considerati OGM, suggerirei al Ministro Martina di attuare contratti di fornitura con Paesi che non coltivano piante OGM e di proporre a livello europeo una Legge per l'etichettatura dei derivati da OGM (carne, latte, uova, ecc.). Se così fosse, molti Paesi che attualmente coltivano OGM smetterebbero  di farlo .......... perchè la gente gli OGM non li vuole.