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sabato 7 novembre 2015

il mais che importiamo non è OGM!!!!


“La situazione per quanto riguarda
il mais appare piuttosto semplice: nel
2013 l’Italia importava quasi 4 milioni
di tonnellate e i nostri principali fornitori
erano l’Ucraina, che non produce
mais ogm, e i Paesi comunitari. La
quota di mais importata da Paesi con
coltivazioni ogm (Brasile, Argentina,
Stati Uniti) incide per pochi punti percentuali
per un totale di circa 100.000
tonnellate, di cui il Brasile ne fornisce
circa 96.000.”

domenica 1 novembre 2015

Il Gliphosate trovato nei prodotti intimi femminili


Uno studio condotto in Argentina dall’Università Nazionaledi La Plata ha rivelato la presenza negli assorbenti interni femminili del principio attivo dei diserbanti utilizzati nella coltivazione del cotone OGM (Gliphosate). 

In particolare, la gran parte del cotone commercializzato nel mondo è Ogm e, quindi, presumibilmente, è contaminato da questo principio attivo.



Nel marzo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha finalmente dichiarato probabilmente cancerogeno il Gliphosate


sabato 31 ottobre 2015

Etichettiamo anche i derivati da OGM

Il Parlamento europeo ha respinto la proposta della Commissione di lasciare agli Stati membri la possibilità di autorizzare o meno l'importazione di mangimi OGM.

A giustificazione di questa decisione è stata portata la preoccupazione che questa Legge potrebbe dimostrarsi irrealizzabile e condurre alla reintroduzione di controlli alle frontiere tra i Paesi favorevoli e quelli contrari agli OGM. Hanno quindi chiesto alla Commissione di presentare un nuovo progetto di Legge.
A questo punto una domanda sorge spontanea: Ci sarebbe una soluzione semplicissima (tra l’altro già adottata in taluni comparti come per esempio quello degli alimenti biologici, quello dei prodotti IGP, quello dei DOP, ecc.) che si chiama “TRACCIABILITA’ DI FILIERA”, ovvero garantire mediante specifica etichettatura il processo produttivo adottato. PERCHE’ NON ADOTTIAMO L’ETICHETTATURA DEI DERIVATI DA OGM?

Sarebbe tutto molto più semplice. Il consumatore diventerebbe padrone delle sue scelte. Il produttore orienterebbe la produzione sulla base dei desiderata dei consumatori e, nel caso di reale coesistenza, nessuno più si occuperebbe di OGM, liberando così menti e risorse da questa problematica.


SPERO CHE LA PROSSIMA VOLTA LA COMMISSIONE EUROPEA PROPONGA AL PARLAMENTO UNA NORMA SULL’ETICHETTATURA DEI DERIVATI DA OGM!

venerdì 16 ottobre 2015

NON E’ VERO CHE LA SOIA OGM DI IMPORTAZIONE HA UN PREZZO SUPERIORE ALLA SOIA NON OGM PRODOTTA NEL NOSTRO PAESE

Parlando di soia OGM/HT, tralasciando le polemiche sulla sicurezza alimentare e ambientale, tutte ancora da chiarire, tra gli elementi che devono essere considerati per valutare la convenienza economica alla sua introduzione, oltre al costo dei mezzi tecnici e delle operazioni colturali, di estrema importanza è anche il prezzo di vendita sul mercato (spendere meno a volte non significa guadagnare di più, poichè se spendo meno ma il prezzo cala, ben che vada mantengo inalterato il guadagno).

Al momento attuale l’unico OGM per il quale il mercato consente di operare un reale confronto di prezzo (stesso prodotto OGM oppure certificato "OGM free") è la “soia OGM”. In particolare, i dati a disposizione consentono di affermare che il prezzo di mercato della “soia OGM free”, al contrario di quello che qualcuno afferma, è sicuramente superiore a quello della “soia OGM”.
Per operare questo confronto è sufficiente osservare il Bollettino della Borsa Merci di Bologna, l’unica Borsa Merci che riporta dati tra loro confrontabili, ovvero stessa materia prima “OGM” e “non OGM”. Altre Borse Merci operanti nel nostro Paese non operano questa distinzione e riportano, genericamente, il prezzo della "soia nazionale" e quello della "soia estera". Questi listini prezzi creano ovviamente confusione, in quanto qualcuno approfitta della situazione attribuendo alla "soia nazionale" caratteristiche che potrebbe avere (essere "OGM free", in relazione al fatto che nel nostro Paese è vietata la coltivazione di OGM), ma che potrebbe anche non avere (in mancanza di una certificazione e con una soglia di prodotto OGM superiore allo 0,9%, anche il prodotto nazionale potrebbe essere OGM, in relazione sia alla mancata separazione della filiera distributiva, sia alle miscele operate dalle ditte mangimistiche, al fine di standardizzare le caratteristiche qualitative delle partite di merce vendute).

Ripeto, l'unica Borsa Merci che riporta chiaramente prezzi della stessa merce certificata "OGM free" è quella di Bologna, per le altre tutti i ragionamenti possono essere fatti solo sulla base di supposizioni e non di elementi certi e documentati.


E’ interessante notare il diverso prezzo, sempre superiore, dei trasformati di soia non derivanti da OGM, rispetto a quelli OGM (bollettino relativo alla settimana del 15 ottobre 2015). In particolare (euro/tonnellata):
- Soia tostata integrale Nazionale (prot. 44% stq)  15 ottobre 2015        min. 353,00           max. 354,00
- Soia Tostata integrale Nazionale non derivata OGM 15 ottobre 2015        min. 380,00   max. 381,00           
……. Una differenza di 27-28 €/T a favore del prototto derivato dalla "soia OGM free".                     

- Soia tostata integrale Estera (prot. 44% stq)          15 ottobre 2015       min. 351,00            max. 352,00
- Soia Tostata integrale Estera non derivante OGM      15 ottobre 2015        min. 378,00           max. 379,00
....................Una differenza di 27-28 €/T a favore della "soia OGM Free".    

- Soia Tostata Decorticata nazionale
15 ottobre 2015
364,00
366,00
- Soia Tostata Decorticata nazionale non deriv. OGM
15 ottobre 2015
451,00
453,00
- Soia Tostata Decorticata estera
15 ottobre 2015
361,00
363,00
- Soia Tostata Decorticata estera non deriv. OGM
15 ottobre 2015
448,00
450,00



Qualcuno, a volte in modo strumentale, osservando Bollettini Merci che riportano prezzi di soia nazionale (probabilmente non OGM, ma questo non è certificato e, quindi, non è detto che lo sia, anzi è forse vero il contrario) più bassi della soia estera (probabilmente OGM), afferma, erroneamente, che non è vero che la “soia OGM free” ha un prezzo superiore alla “soia OGM”, anzi è vero il contrario. Trattasi spesso di un confronto errato, che non è fattibile, in quanto potrebbe trattarsi di due prodotti completamente diversi, caratterizzati, per esempio, da un contenuto proteico diverso. In particolare, in taluni mercati il prezzo della soia nazionale è inferiore a quello della soia di importazione perchè ha un contenuto proteico inferiore (intorno al 43%) e non perchè non è OGM (la soia estera costa di più di quella nazionale perchè ha un contenuto proteico intorno al 49% e non perchè è OGM) ........ del resto il costo della proteina è sempre lo stesso!

Aggiungiamo poi che le certificazioni costano (separazione di filiera, analisi di laboratorio, etichettatura, ecc.) e, pertanto, è praticamente impossibile che il prodotto certificato "OGM free" abbia un prezzo inferiore a quello di importazione non certificato. Insomma, ancora una volta una mistificazione della realtà operata da coloro che con tutti i mezzi cercano di far entrare gli OGM nell'agricoltura del nostro Paese. 

https://drive.google.com/drive/folders/0B3bvKzenHISHNDFWQXpuQTY2Tkk

giovedì 3 settembre 2015

Negli USA stanno cercando di vietare agli stati membri di vietare gli OGM

Al contrario di quello che viene fatto nei Paesi dell’Unione Europea, la Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato una proposta di legge che vieta ai singoli Stati membri di approvare Leggi sull’obbligo di etichettatura degli alimenti contenenti OGM, così come avvenuto in Vermont. Questa proposta di Legge è stata denominata Safe and Accurate Labelling Act (Etichettatura sicura e precisa), ma è stata ribattezzata dagli oppositori DARK Act (Denying Americans the Right-to-Know, Negare agli americani il diritto di sapere).

Se questa proposta fosse approvata anche dal Senato e diventasse legge, annullerebbe la norma approvata nel 2014 dallo Stato del Vermont, in vigore dal 1° luglio 2016, secondo la quale l’etichetta degli alimenti contenenti ingredienti GM in quantità superiore allo 0,9% rispetto al peso del prodotto, dovrà indicarne la presenza. Il Vermont è stato il primo Stato Usa a decidere l’obbligo di etichettatura degli ogm, senza subordinare l’entrata in vigore della legge al fatto che altri Stati vicini facciano altrettanto, come hanno invece stabilito il Connecticut e il Maine.


sabato 8 agosto 2015

La Chiesa la fame e gli Ogm

La Chiesa la fame e gli Ogm

L’Unità, 7 dicembre 2010


Appena preso possesso del nuovo incarico come presidente del pontificio consiglio per la giustizia e la pace, il cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson ha espresso chiaramente il suo pensiero su l’utilizzazione degli ogm. Per Turkson, «proporre come soluzione ai problemi della fame nel mondo e delle carestie tecniche che non tengono conto della biodiversità delle coltivazioni africane o prevedono l'uso di organismi geneticamente modificati non può che suscitare sospetti sulle reali intenzioni. Un contadino africano che utilizza semi di mais conservati dal raccolto dell'anno precedente, forse avrà una resa leggermente più modesta di quella ottenuta con gli ogm. Sicuramente, però, non dovrà sborsare alcuna somma di denaro per l'acquisto dei semi. E soprattutto la sua attività non dipenderà da fattori esterni condizionanti, come la capacità e la volontà produttiva di aziende multinazionali». In quanti, ricordano che in Costa d’Avorio la pax democratica regnava sovrana fino a quando l’Unione Europea (che ammette il formaggio senza latte e il vino senza uva) ha iniziato una incomprensibile battaglia contro il cioccolato di puro cacao, facendo dimezzare il reddito dei Paesi produttori come Costa d’Avorio, Camerun e Senegal? Le parole di Turkson risalgono al 24 febbraio del 2010, l’Unione Europea aveva appena sdoganato gli organismi geneticamente modificati nel nostro Continente e il porporato africano sulla prima pagina dell’Osservatore Romano replicò rivolgendosi a coloro che usano la pretesa scarsità delle risorse agricole per sostenere la causa degli Ogm per tutti e senza limiti. Il fatto va ricordato perché proprio nel suo dicastero, fino a qualche mese prima della sua nomina, durante la precedente gestione, più di qualcuno pensava di aver visto nascere un forte feeling tra ambienti vaticani e multinazionali del bio-tech. Una entente cordiale manifestatasi con alcuni convegni sponsorizzati dalle organizzazioni pro-ogm prima nei due atenei romani dei Legionari di Cristo (l’Università Europea e l’Ateneo Regina Apostolorum) e poi, nel maggio del 2009, nella sede della Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano. Lo statement conclusivo del convegno di due anni fa, pubblicato in questi giorni e garantito solo dalla competenza scientifica dei firmatari (tra i quali solo 7 accademici pontifici su 80), in effetti esprimeva un sereno ottimismo sull'ingegneria genetica perché gli ogm, se usati nel modo opportuno, aiuterebbero piuttosto che ostacolarla- la biodiversità. Una tesi, abbastanza neutrale che però, ripetuta a Cuba dall’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, che per conto della Santa Sede ha seguito la settimana scorsa nell’isola caraibica i lavori del XII Incontro internazionale degli economisti sulla globalizzazione e i problemi dello sviluppo, è suonata come il certificato di battesimo per il bio-tech in salsa cattolica. Grazie al cielo qualcuno in Vaticano si è ricordato che il Papa aveva spiegato qualche mese prima, alla Fao, che quando si dice ogm e biotech bisogna pensare all’impatto socio-politico che le scelte Occidentali in campo agroalimentare (Turkson ricorda che il nostro è un sistema socio-economico che «giustifica comportamenti irresponsabili come la distruzione di risorse alimentari per mantenere alti i prezzi di mercato») hanno sulle fragili strutture dei Paesi che, in teoria grazie agli ogm, si vorrebbe aiutare. E ha precisato che quelle che qualche cappellano delle multinazionali diffonde sono solo opinioni personali. Tanto, aggiungiamo noi, non c’è bisogno di aspettare i file di Wikileaks per immaginare da chi vengono retribuite le loro prediche. E che queste siano opinabili, risulta anche dal rapporto presentato lunedì scorso a Londra dall’IFAD (fondo internazionale per lo sviluppo dell’agricoltura), un’agenzia Onu con sede a Roma che ribadisce pazientemente alcune verità. È l’agricoltura il “motore” dello sviluppo conosciuto nell’ultimo decennio da Paesi come il Brasile, la Cina, l’India, il Vietnam, il Paraguay. E gli esperti considerano del tutto acquisito il dato che indica come, il miglior strumento per far uscire i Paesi poveri dalle loro angustie quotidiane, sia sempre e soprattutto l’agricoltura. Questa, nel prossimo decennio, e fino al 2025, conoscerà uno sviluppo finora mai raggiunto nella storia dei popoli. Il fatto, poi, che sette su dieci tra gli affamati del mondo vivano in contesti rurali, non dipende dalle sementi ma, dai mercati e dalla politica internazionale dei prezzi. Dove la politica ha aiutato (sottolinea il rapporto) «un nuovo approccio all’agricoltura su piccola scala... negli ultimi dieci anni almeno 350 milioni di abitanti delle zone rurali del mondo sono riusciti a uscire dal vincolo della povertà». Non è esattamente ciò che i terzomondisti di professione affiliati alle multinazionali ci raccontano, ma la realtà è questa. 

Il dott. Daniele Colombo ha scritto una lettera a favore della scelta OGM per l’agricoltura del nostro Paese

Il dott. Daniele Colombo ha scritto una lettera a favore della scelta OGM per l’agricoltura del nostro Paese ………… Non si è certo risparmiato ……..

Gentilissimo Sig. Presidente del Consiglio,
On.li Ministri,
On.li Senatori,

Sono a scriverVi, in merito al dibattito scaturito mezzo stampa nelle scorse settimane tra l’On.le Ministro Maurizio Martina e la On.le Sen. Prof. Elena Cattaneo sul tema della ricerca pubblica sugli OGM.” ........................ continua

Quale dibattito? La cosa è stata a senso unico, poiché la “neuro agronoma” Cattaneo, pur non avendo una competenza specifica, è riuscita a pubblicare una decina di articoli a favore degli OGM nelle prime pagine dei più importanti quotidiani nazionali, mentre la voce contraria non si è vista ……. E a mio parere avrebbero voluto in tanti scrivere qualcosa di diverso. Tra l’altro questi interventi della neuro agronoma sono farciti di inesattezze e rappresentano uno spaccato dell’approccio ideologico di coloro che sono a favore di questa tecnologia (la scienza è favorevole, le scelte sono solo politiche, il Paese ne ha bisogno, ecc.).

Daniele, parlando poi di OGM in agricoltura, poiché questo è il problema, mi sembra azzardato affermare che “Più di quindicimila persone, a partire dal 1994, hanno intrapreso nel nostro paese una carriera nelle biotecnologie scegliendo di diventare dei professionisti dell’innovazione medico-farmaceutica, agro-alimentare, veterinaria e industriale.”. Daniele, mi scusi, cerchiamo di non confondere le idee, lasciamo stare l’intera categoria dei Biotecnologi, visto che il problema è agricolo, parliamo di quelli che lavorano in agricoltura …….  Qualche centinaio? e non 15.000 come lei ha scritto?

Daniele scrive poi “I messaggi lanciati dai diversi Governi e Parlamenti che si sono succeduti in questi anni, quasi sempre senza distinzione di colore o provenienza politica, hanno però sottolineato con chiarezza lo scarso interesse, se non una vera e propria ostilità, verso l’innovazione e verso coloro che si adoperano per promuoverla in campo.” Allora Daniele, vuol proprio dire che è una scelta giusta! Possibile che tutti i Governi che si sono succeduti in 15-20 anni abbiano tenuto un atteggiamento solo ideologico sul problema? Probabilmente c’è qualcosa di vero. Ed è di questo che vogliamo parlare. Perché Daniele non ne ha parlato? Perché Daniele non ha parlato delle motivazioni contrarie all’adozione degli OGM in agricoltura. Possibile che non ce ne sia qualcuna vera, reale!

Daniele, ha anche scritto che “L’ultimo atto di questo rifiuto si è consumato nel 2012 con la distruzione forzata degli ultimi campi sperimentali pubblici italiani.
Distrutti senza alcuna ragione tecnica, rischio reale o riflessione sulla loro utilità. Quelle sperimentazioni pubbliche, pagate dai cittadini italiani, potevano aiutarci a capire se ha davvero senso dire no all’uso degli OGM. Ulivi, ciliegi, kiwi, furono distrutti, dopo 14 anni di coesistenza pacifica, per un cavillo.
” 


Daniele, in 14 anni ne saranno state fatte delle ricerche, delle sperimentazioni, delle pubblicazioni …….. dove sono? Non mi sembra che 14 anni siano pochi per poter avere delle conclusioni!

Daniele, riesce anche a scrivere che “L’Italia ha deciso, con le proprie politiche dissennate, di mortificare i propri ricercatori e le proprie Università impedendo loro di fare ricerca sugli OGM, ma allo stesso tempo ha deciso di non rinunciare ad usarli. Dice bene la Professoressa Cattaneo quando ricorda che l’Italia importa ed usa tonnellate di OGM (4 milioni solo per la soia) per alimentare gli animali da cui si ricavano i nostri prodotti di punta apprezzati in tutto il mondo.” Daniele, ma lei è al corrente che l’Italia opera in un mercato globale, dove se vuoi esportare qualcosa devi per forza importare qualcos’altro! E questo qualcos’altro, in relazione al fatto che l’Italia esporta prodotti industriali, è molto spesso costituito da prodotti agricoli ……… carne, mangimi, ecc. Non si spiegherebbe altrimenti la chiusura alla coltivazione e l’apertura alle importazioni di mangimi OGM. In definitiva, i mangimi che noi importiamo sono la contropartita per le nostre esportazioni di prodotti industriali. Che sia un fatto voluto? “A pensar male si commette peccato però spesso ci si prende”.

Daniele riesce anche a scrivere che “L’uso di OGM dopotutto, come emerge dalle oltre 15.000 pubblicazioni scientifiche sul tema, ma anche dai dati raccolti in oltre 15 anni di utilizzo, non presenta particolari rischi per la salute o per l’ambiente, come già ampiamente sottolineato dalle principali Società Scientifiche italiane attraverso due Consensus Document pubblicati nel 2004 e nel 2006.” Queste cose, però, le dovrebbero scrivere le Associazioni dei Medici e non quella dei Biotecnologi, ovviamente dopo aver fatto specifiche indagini epidemiologiche, che non sono mai state fatte.


Daniele, ma lei crede veramente che “Il nostro Paese ha però sistematicamente deciso di ignorare su questo tema la scienza, con il solo risultato di precludersi la possibilità di guidare l’innovazione del settore agricolo, finendo per subirla importando a caro prezzo quella prodotta altrove.” L’Italia che guida l’innovazione nel settore agricolo con gli OGM. Questa è una notizia! L’Italia potrebbe guidare l’innovazione solo basandosi sulla qualità e non tanto su prodotti omologanti, destinati alle grandi produzioni estensive degli USA, dell’Argentina e del Brasile. Le ricordo che in Italia la superficie media delle aziende agricole è di 7-8 ettari, contro i 250 ettari delle aziende americane. In questo caso ha ragione il Ministro Martina quando afferma che “la discussione sugli OGM [...] non rappresenta né l’unica né la più rilevante attività nel mondo della ricerca in agricoltura”. Vogliamo realmente fare innovazione? Ricerchiamo su nuovi metodi di lotta biologica ai parassiti, ricerchiamo sul risparmio di acqua in agricoltura, ricerchiamo su nuove metodiche di conservazione, ricerchiamo su nuove metodiche di coltivazione delle aree marginali, ricerchiamo sul risparmio energetico in agricoltura, ecc.

Daniele, chicca finale quando afferma che “Non ci appassiona il dibattito pro vs contro, ci interessa lavorare per la competitività del nostro paese valorizzando al meglio le competenze di tanti ricercatori e professionisti che vorrebbero mettersi al servizio del Paese invece di fuggire all’estero.Ma lei crede veramente a quello che ha scritto? Crede veramente che il nostro Paese potrebbe competere a livello globale con gli OGM? Pura illusione Daniele. Gli OGM non bastano: serve, infatti, molto di più. Serve soprattutto una scienza che sappia mettere al centro delle sue decisioni le esigenze della Società e che non sia al servizio di finalità di altro tipo. Solo così si potrà avere un dialogo vero e non ideologico sugli OGM, e sui mille altri temi su cui oggi siamo ancora fermi al palo. Solo così facendo si può costruire un futuro sostenibile che non siano gli altri a dettarci, ma che nasca partendo dal lavoro delle nostre menti migliori.