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giovedì 19 giugno 2014

OGM, libertà per gli Stati membri di vietare la coltivazione di OGM

Il 12 giugno il Consiglio Europeo ha raggiunto un accordo politico sulla bozza di direttiva elaborata dalla Commissione nel 2010, che prevede che ogni Stato membro possa limitare o vietare la coltivazione di piante OGM sul proprio territorio. La bozza di direttiva dovra' ora passare al vaglio del Parlamento Europeo, e questo avverra' in autunno, sotto la presidenza italiana. Ma la strada affinchè ogni Paese possa vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio è ormai segnata.
La Direttiva prevede che l'approvazione dei singoli OGM sara' gestita centralmente dalla Ue (attraverso una valutazione tecnico-scientifica da parte dell'EFSA) ma i Paesi membri avranno ora la possibilita' di vietare la coltivazione degli OGM sul loro territorio non solo per motivi sanitari e/o ambientali – ancora difficili da dimostrare, poiché mancano specifiche indagini epidemiologiche - ma anche per motivi socio-economici, etici, di ordine pubblico, di politica agricola, ecc.
Ad una attenta osservazione, e ad una analisi critica, di questa Direttiva ci si rende conto che, forse, è un “Cavallo di Troia”, mediante il quale, con ogni probabilità, le imprese detentrici dei brevetti sugli OGM riusciranno a  “sfondare” questi divieti. In particolare, la carta che le multinazionali del seme potranno giocare è quella delle importazioni di OGM dall'estero per scopi mangimistici. Oggi l'Ue importa 32/35 milioni di tonnellate di sola soia, impiegata soprattutto per alimentazione animale. E la maggior parte di questa soia (quasi tutta quella che arriva da USA, Brasile ed Argentina) e' geneticamente modificata. Come dire che quel che vietiamo dalla porta (la coltivazione di OGM), entra dalla finestra mediante le importazioni e finisce nei nostri piatti quando mangiamo “derivati da OGM”, ovvero carne, latte, uova, ecc. (penalizzando la “soia non OGM” prodotta dai nostri agricoltori). Prima o poi i nostri agricoltori si stancheranno di questa situazione ingiusta e ipocrita e chiederanno, giustamente, di coltivare gli OGM…….tanto questi entrano ugualmente.

Se vogliamo evitare che tutto questo accada, occorrerà attuare specifiche strategie difensive:

-               dare la possibilità ai Paesi che non vogliono coltivare OGM di bloccarne anche l'importazione, ma questo è reso impossibile dagli accordi del WTO;

-               etichettare i derivati da OGM, al fine di consentire al consumatore una scelta consapevole.

La prima strategia non sarà facile da applicare in sede WTO. Si possono prevedere ritorsioni commerciali da parte di altri Paesi, USA in testa.

Più semplice appare la possibilità di applicare la norma relativa all’etichettatura dei derivati, al fine di fornire trasparenza al mercato degli alimenti. Trattasi, in pratica, delle stesse modalità attraverso le quali viene attuata l'Agricoltura Biologica. Una tracciabilità di Filiera.

domenica 15 dicembre 2013

Le importazioni di alimenti sono la contropartita per la vendita di macchinari e altri prodotti industriali, per cui stiamo sacrificando l’agricoltura a favore dell’industria

La notizia è sicuramente vera: il nostro Paese importa una notevole quantità di prodotti alimentari. La domanda che sorge subito spontanea è: perché? Perché non è in grado di produrli o ci possono essere altre motivazioni?
Che l’agricoltura nel nostro Paese sia in crisi è un fatto accertato. Secondo i dati dei diversi Censimenti dell’agricoltura, gli agricoltori in 10 anni sono passati da 2,5 milioni a 1,5 milioni.

http://www.istat.it/it/files/2012/12/PresentazioneGreco.pdf


 Questo, ovviamente, non vuol dire nulla in termini produttivi, poiché il terreno coltivato potrebbe essere rimasto lo stesso, con un minor numero di agricoltori e la produzione potrebbe essere rimasta costante. I terreni coltivabili sono sicuramente diminuiti a causa della loro utilizzazione per scopi non agricoli (aree edificabili, strade, aeroporti, ecc.). Ma tale evoluzione del numero di agricoltori è sintomatica di quello che sta accadendo in agricoltura, ovvero che il reddito per unità di superficie si sta abbassando, per cui molti agricoltori sono costretti ad abbandonare la loro piccola azienda agricola, che non è più in grado di fornire loro un reddito adeguato……perché? Molto semplicemente perché la dinamica dei prezzi dei prodotti agricoli non ha seguito la dinamica dei costi di produzione (ad un aumento dei costi di produzione agricoli, non ha fatto seguito un analogo aumento dei prezzi di vendita dei prodotti agricoli) e, pertanto, i redditi agricoli si sono enormemente abbassati.
A questo punto la domanda potrebbe essere: perché i prezzi agricoli nel nostro Paese non hanno seguito la dinamica dei costi di produzione? Cerchiamo di dare una delle tante risposte.
Una delle tante motivazioni, a mio parere tra le più importanti, che hanno determinato questa situazione è sicuramente dovuta alla forte concorrenza esercitata sul mercato interno dal prodotto di importazione, che determina un  "forzato" abbassamento dei nostri prezzi interni (prodotto nostrano e prodotto di importazione competono sullo stesso mercato e, pertanto, i prezzi tendono a coincidere). Prodotto di importazione che a volte proviene da Paesi che attuano forme di dumping diverse dal dumping sul prezzo, per cui è caratterizzato da un prezzo molto vantaggioso rispetto ai nostri prezzi interni. Prodotto di importazione che spesso, è “forzatamente importato” dall’Italia come contropartita di altre esportazioni italiane (soprattutto macchinari). A questo riguardo occorre ricordare che nel Commercio Internazionale vige ancora il baratto e, pertanto, le esportazioni di un determinato prodotto da un Paese, sono pagate con l'importazione di altri prodotti ottenuti in questo stesso Paese.  
In merito al primo punto (Dumping), è risaputo che spesso le nostre importazioni provengono da Paesi che non adottano il nostro sistema sociale/produttivo/economico. Per farla molto breve, si tratta di Paesi che non hanno le nostre regole produttive, che non hanno i nostri costi sociali, che non hanno i nostri costi burocratici, ecc. e che, pertanto, sono in grado di produrre a costi agricoli decisamente inferiori ai nostri. L’importazione di alimenti da questi Paesi a prezzi contenuti determina sicuramente una concorrenza per il prodotto nazionale ed i prezzi agricoli interni tendono ad una diminuzione.
Ma l’altro aspetto, sotto certi punti di vista sottovalutato, ma che sicuramente determina il maggior impatto sulle nostre “forzate importazioni di alimenti”, alimenti che vanno poi a competere con la produzione agricola interna, è il Commercio Internazionale. Da un punto di vista generale, occorre essere consapevoli del fatto che nel Commercio Internazionale le Bilance dei Pagamenti dei diversi Stati che vi partecipano, deve essere nel limite del possibile in pareggio (per un Paese si avrebbero problemi economici di svalutazione interna, di effetti sul tasso di cambio della moneta, ecc. sia nel caso di un forte sbilanciamento negativo, sia nel caso contrario di un forte sbilanciamento positivo). Ecco allora che l’Italia, che notoriamente produce alimenti di altissima qualità, ma che non è certo un Paese agricolo (meno del 2% del PIL), quando esporta macchinari, medicinali, autoveicoli, elettrodomestici, abbigliamento, ecc. è costretta ad accettare qualcos’altro come pagamento e questo qualcos’altro molto spesso è costituito da prodotti agricoli. Ecco allora che, in termini generali, potremmo affermare che, pur di sostenere le esportazioni di prodotti industriali e, conseguentemente la nostra industria, siamo disposti a sacrificare l’agricoltura. E’ un bene o è un male?
Tanto per rendercene conto, di seguito saranno riportati alcuni dati relativi ai flussi di import-export da alcuni Paesi. Trattasi solo di esempi, e come tali devono essere considerati, e vogliono esclusivamente evidenziare che a fronte di una esportazione di prodotti meccanico/tecnologici/moda, il nostro Paese accetta in pagamento prodotti agricolo/alimentari (i dati sono ufficiali e sono del Ministero dello Sviluppo Economico e si riferiscono all'anno 2012).

ESPORTAZIONI ITALIANE (1.019 milioni di euro), principali prodotti esportati
-          Macchine per impiego speciale (90 milioni di euro)
-          Macchine per impiego generale (35 milioni di euro)
-          Medicinali (32 milioni di euro)
-          Parti di Autoveicoli, motori, ecc. (27 milioni di euro)

IMPORTAZIONI ITALIANE (1.025 milioni di euro), principali prodotti importati
-          Oli e grassi vegetali e animali (84 milioni di euro)
-          Prodotti di colture agricole permanenti (35 milioni di euro)
-          Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (22 milioni di euro)
-          Prodotti di colture agricole non permanenti (19 milioni di euro)
-          Pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati (18 milioni di euro)


ESPORTAZIONI ITALIANE (4.994 milioni di euro), principali prodotti esportati
-          Parti di Autoveicoli, motori, ecc. (408 milioni di euro)
-          Macchine per impiego generale (737 milioni di euro)
-          Macchine per impiego speciale (365 milioni di euro)
-          Altre macchine (203 milioni di euro)

IMPORTAZIONI ITALIANE (3.402 milioni di euro), principali prodotti importati
-          Prodotti di colture agricole permanenti (268 milioni di euro)
-          Pasta-carta, carta e cartone (259 milioni di euro)
-          Prodotti di colture agricole non permanenti (155 milioni di euro)
-          Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne (127 milioni di euro)


Altri esempi:
                                                                                                                    


Sacrificare l’agricoltura a favore dell’industria è un bene o un male? E’ una domanda importante, che richiede una risposta altrettanto importante, poiché l’agricoltura nel nostro Paese svolge funzioni che vanno al di là della semplice produzione di alimenti sani e di buona qualità. La nostra agricoltura è importante per il paesaggio, per l’assetto idro-geologico del territorio, per la tutela della flora e della fauna, per le attività indotte, ecc. Il nostro Paese potrà rinunciare alle esternalità prodotte dall’agricoltura? Il nostro Paese potrà rinunciare alle nostre produzioni alimentari di qualità? Il nostro Paese potrà rinunciare all’agricoltura? Non credo proprio. 

martedì 5 marzo 2013

Le sementi OGM non sono sterili, però è vietato riseminarle, anche in secondo raccolto.


Negli U.S.A. sono ormai numerose le cause messe in atto da talune ditte sementiere contro agricoltori che, trattenendo una parte del raccolto e riseminandolo, coltivano le loro sementi brevettate "abusivamente". Trattasi, soprattutto, di semi di soia e colza (per il mais, essendo un ibrido, non è possibile attuare questa operazione), poiché non essendo varietà ibride, essi possono essere coltivati e tranquillamente  riseminati tutti gli anni. 

Il caso in oggetto riguarda le produzioni effettuate in secondo raccolto (un raccolto secondario, che viene effettuato dopo la coltivazione principale e che non origina grandi profitti per l’agricoltore). Il secondo raccolto, lo dice la parola stessa, può essere attuato per le coltivazioni che hanno un ciclo molto breve. L'agricoltore semina in primavera il primo raccolto.....raccoglie il prodotto.......trattiene una parte del prodotto per la risemina del secondo raccolto nella stessa annata. Pertanto, negli USA, e nel caso della soia OGM, utilizza per il secondo raccolto un seme che deriva dalla riproduzione di un seme brevettato.   

In particolare, l’oggetto del contendere riguarda anche gli agricoltori che hanno pagato le royalty sul seme di soia utilizzato per il primo raccolto   e che intendono utilizzare una parte del raccolto per la semina del secondo raccolto. Essi, secondo le ditte che hanno il brevetto su quella semente, devono ripagare i diritti sulle sementi, anche se la ditta proprietaria del brevetto non ha manipolato in alcun modo la semente e, pertanto, non ha sostenuto alcun costo di lavorazione e di condizionamento per quella stessa semente.

Da rilevare che non è consentito nemmeno seminare semi acquistati da grossisti locali, poiché il silos in cui si raccolgono e si conservano i semi provenienti da diversi agricoltori della zona (OGM e "non OGM"), contiene sicuramente una parte che è OGM ed è, quindi, oggetto di brevetto.

Per un agricoltore la causa è iniziata nel 2007 presso la corte distrettuale dell’Indiana, la quale ha dato ragione alla ditta proprietaria del brevetto e ha stabilito un risarcimento di 84 000 dollari (60 000 euro) da parte del contadino a favore della ditta detentrice del brevetto. Da rilevare che la Corte d’Appello Federale, specializzata in cause riguardanti i brevetti, ha confermato questo pronunciamento. Ora la Corte Suprema (sorta di Cassazione italiana) avrà l’ultima parola.

L’America guarda a questa sentenza, che potrebbe creare un precedente in grado di mettere in discussione tutti i sistemi basati sul copyright, ma intanto l’auspicio è che almeno in questo campo la Corte Suprema possa restituire ai produttori la possibilità di conservare e di scambiare liberamente le sementi, cancellando quella limitazione che il sistema dei brevetti pone alla velocità di innovazione e sviluppo di nuove varietà.

lunedì 25 febbraio 2013

L'aumento delle superfici coltivate a OGM nel mondo non è solo gradimento dell'agricoltore


Secondo quanto emerge dal Rapporto del Servizio Internazionale per l'acquisizione delle applicazioni nelle biotecnologie per l'agricoltura (ISAAA) sullo "Status globale della commercializzazione di coltura biotech/OGM", a livello globale nel 2012 sono stati coltivati 170,3 milioni di ettari di colture biotech, con un tasso di crescita medio annuo del 6%, 10,3 milioni in più rispetto ai 160 milioni di ettari del 2011.

Molti associano questo dato al gradimento della coltivazione di queste piante da parte degli agricoltori, sottintendendo, e facendo credere ai meno informati,  che queste piante, se sono preferite a quelle convenzionali, significa che sono decisamente migliori, sia da un punto di vista agronomico, sia da un punto di vista delle performance economiche. 

Purtroppo, tutto questo non è vero, poichè tra le motivazioni che hanno determinato un aumento delle superfici coltivate a OGM nel mondo sono legate quasi esclusivamente alla mancata etichettatura degli alimenti ottenuti da queste coltivazioni. Ci si riferisce sia agli alimenti direttamente utilizzati come cibo quotidiano, sia agli alimenti derivati dall’utilizzazione degli OGM nell’attività zootecnica (carne, latte, uova, ecc.). 

Cosa accade, per esempio, per il mais? Non essendoci etichettatura dei derivati, nessun trasformatore (allevatore) ha interesse alcuno a tener separati i due prodotti e ad adottare "mais non OGM", piuttosto di "mais OGM". Se non c'è etichettatura, sul mercato è presente un unico prezzo del mais, sia esso OGM o "non OGM". Ecco allora spiegata l'esplosione delle superfici coltivate a mais OGM (la stessa cosa vale per soia e per colza)............. molto semplicemente, in presenza di un unico prezzo di mercato per "mais OGM" e "mais non OGM", gli agricoltori tendono a produrre e ad utilizzare quello che ha il minor costo di produzione, ovvero quello OGM (alcuni hanno calcolato un minor costo di produzione agricolo del 5-6%, che, laddove è obbligatoria l'etichettatura, non sarebbe sufficiente a compensare i maggiori costi di separazione di filiera). 

E' forse inutile fare osservare che, molto probabilmente, in relazione alla diffidenza manifestata dai consumatori, se "alimenti diretti" e "alimenti derivati" fossero etichettati, così come avviene nei Paesi della UE, non avremmo assistito a questa ascesa.

L’ISAAA sottolinea inoltre che dei 28 paesi che hanno piantato colture biotech nel 2012, 20 sono in via di sviluppo e 8 sono industrializzati; mentre nel 2011 erano 19 Paesi in via di sviluppo e 10 industrializzati.

I 5 Paesi in via di sviluppo leader nel biotech sono la Cina, l’India, il Brasile, l’Argentina ed il Sud Africa, che coltivano il 46% delle colture biotech globali (78,2 milioni di ettari) ed insieme rappresentano circa il 40% della popolazione mondiale. Da rilevare che l'aumento delle coltivazioni di piante OGM in queste aree del Globo è dovuto soprattutto al fatto che in questi Paesi il brevetto sulle piante non è ammesso, per cui gli agricoltori, soprattutto per la soia, trattengono una parte della produzione dell'annata per poi riseminarla nell'annata successiva (questa pratica, purtroppo, non è attuabile per il "mais ibrido"). Pertanto lo sviluppo degli OGM in questi Paesi è in pratica un obbligo per l'agricoltore, determinato dal fatto che essi hanno queste sementi e non ne hanno di altro tipo. 

Gli Stati Uniti continuano ad essere leader nella produzione di coltivazioni geneticamente modificate, con 69,5 milioni di ettari.

L’India ha coltivato 10.8 milioni di ettari di cotone Bt; mentre la Cina ne ha coltivati 4.0 milioni di ettari.

In Africa, il Sudan si è aggiunto alla lista dei paesi (Sud Africa, Burkina Faso ed Egitto) che hanno adottato colture biotech.

Cinque paesi europei (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) hanno piantato 129.071 ettari di mais geneticamente modificato (di cui il 90% in Spagna), con un aumento del 13% rispetto al 2011. In relazione al fatto che in questi Paesi dell’UE esiste l’obbligo di coesistenza, è auspicabile, al più presto, che si arrivi ad una etichettatura dei “Derivati da OGM” (carne, latte, uova, ecc.), poichè, se così non fosse, si assisterebbe ad una sorta di concorrenza sleale da parte dei Paesi che consentono la coltivazione di OGM, nei confronti di quelli che, invece, preferiscono attendere risposte certe da parte della scienza prima di adottarli.

martedì 22 gennaio 2013

Chi racconta che gli attuali OGM sono sterili racconta una bugia



Ogni tanto sui mezzi di informazione qualcuno scrive che “gli OGM attualmente coltivati sono sterili” e, pertanto, determinano una forma di subordinazione dell'agricoltore, che è costretto a ricomprare tutti gli anni la semente dalle ditte che detengono il brevetto su quella stessa semente. Purtroppo questa affermazione, al momento e per le piante OGM finora presenti sul mercato, non è vera, poichè i semi prodotti dalle piante OGM germinano tranquillamente. 

Io credo che questa opinione sbagliata, perché di opinione si tratta, nasca dal fatto che quando questi nuovi organismi furono introdotti per la prima volta, accanto all’informazione sulle loro proprietà miracolose (resistenti ai diserbanti, resistenti agli insetti, resistenti al caldo, resistenti al freddo, resistenti alla siccità, ecc.), veniva data anche quella del brevetto  di una tecnologia transgenica volgarmente chiamata “Terminator”, che avrebbe impedito la germinabilità della semente ottenuta da piante OGM. In termini più “scientifici” si tratta di una “Genetic Use Restriction Technologies (GURTs)” o TPS  (Technology Protection System), ovvero una tecnologia messa a punto non tanto per realizzare una innovazione genetica commerciabile, bensì per controllarne, e di fatto limitarne, lo sviluppo orizzontale (tra gli agricoltori) e lo sfruttamento dei benefici (diritti brevettuali per le ditte sementiere). In particolare, è ovvio che questa tecnologia sarebbe decisamente sostenuta dalle ditte che detengono il brevetto della semente, che sarebbero così sicure di vendere tutti gli anni “nuovi semi” agli agricoltori.
Questa tecnologia (TPS), esistente e brevettata, al momento non mai stata applica (sarà applicata in futuro?). Pertanto gli attuali OGM in commercio non sono sterili, né lo sono mai stati. Non si spiegherebbe altrimenti il forte sviluppo della “soia RR” in Argentina e in Brasile. In questi Paesi il brevetto sulle piante coltivate non esiste e, pertanto, non è tutelato dalla Legge, per cui gli agricoltori di soia, che non è un ibrido per cui può essere riseminata tutti gli anni senza perdita di produttività, trattengono una parte del raccolto di soia RR per seminarlo nell’annata successiva, senza pagare alcun diritto brevettuale.

In relazione al fatto che gli attuali OGM non sono sterili, cade anche l’affermazione secondo la quale l’agricoltore in presenza di sementi OGM è costretto ad acquistare tutti gli anni la semente. Di fatto, già oggi l’agricoltore acquista tutti gli anni la semente "non OGM" e difficilmente conserva una parte del raccolto dell’annata per seminarlo nell’annata successiva (potrebbe farlo, e in alcune Regioni italiane lo fanno, per la soia, per il frumento). La gran parte degli agricoltori non risemina il prodotto dell'annata, poiché necessita di una semente esente da impurità, caratterizzata da un’elevata germinabilità e libera da contaminazioni di virus, di batteri e di malattie crittogamiche.

Si tenga presente poi che se gli OGM fossero sterili non esisterebbe, o sarebbe notevolmente limitato, il problema della coesistenza e della contaminazione accidentale di chi vuole, legittimamente, coltivare Mais convenzionale accanto ad un campo di Mais OGM.


Le piante OGM potrebbero divenire sterili in futuro? La risposta è affermativa, nel caso in cui fossero applicate  “Genetic Use Restriction Technologies (GURTs)”, tra le quali la tecnologia volgarmente detta “Terminator”.

mercoledì 28 novembre 2012

Perché nel mondo si è avuto un forte aumento delle superfici coltivate a piante OGM?



E’ una domanda molto importante, alla quale occorre dare una risposta il più possibile obiettiva, senza soffermarsi erroneamente sul solo dato statistico. 
E’ vero! Nel corso degli ultimi anni le superfici agricole coltivate ad OGM, in alcuni specifici Paesi, sono aumentate enormemente. 
I sostenitori degli OGM spesso utilizzano questo dato per indicare alla gente comune che queste piante hanno caratteristiche di pregio e che sono decisamente apprezzate dagli agricoltori, con particolare riferimento alle caratteristiche di redditività. In particolare, essi affermano: “Se a livello mondiale gli agricoltori preferiscono le piante OGM a quelle convenzionali, significa che esse fanno guadagnare di più!”
Purtroppo, però, se si va alla base delle motivazioni che hanno portato a questa situazione, si scopre che "non è vero gradimento", ma obbligo di mercato, in relazione al fatto che in questi Paesi non c’è separazione di filiera e, quindi, non c’è etichettatura di mercato, che possa determinare una scelta consapevole, sia per il produttore, sia per il consumatore! A differenza di quello che accade nei Paesi dell’UE, in questi Paesi il mais è mais, che sia OGM o meno e, pertanto esiste un unico prezzo del mais, che sia OGM o "non OGM"!

Se non c’è etichettatura ed esiste un unico prezzo di mercato  del mais sia esso convenzionale o OGM, e visto che il mais OGM ha un costo di produzione leggermente inferiore, è logico che gli agricoltori di questi Paesi preferiscano coltivare quello OGM! Che essi producano mais OGM o "non OGM", il prezzo di vendita della produzione ottenuta è sempre lo stesso. 

Ecco allora spiegata l’esplosione delle superfici: “Rispetto al mais "non OGM", quello OGM ha un minor costo di produzione e spunta lo stesso prezzo di mercato ed è ovvio che sia preferito, e massicciamente utilizzato, dagli agricoltori dei Paesi dove non c'è etichettatura di filiera. Se non lo facessero sarebbero degli sprovveduti e dopo pochi anni i loro utili diminuirebbero, in relazione al fatto che la presenza di mais OGM determina un abbassamento dei prezzi e una diminuzione dei profitti per coloro che coltivano mais "non OGM"!

Diversa è la situazione nel nostro Paese, dove, essendoci separazione di filiera, il prezzo di mercato del mais OGM e della soia OGM (proveniente per la totalità dall’estero ed utilizzato per l’alimentazione animale) è leggermente inferiore a quello del mais e della soia di produzione nazionale.  

A conferma di queste considerazioni è possibile osservare il bollettino prezzi della Borsa Merci di Bologna.


Guardate il listino della “Farina di Estrazione di soia”,  dove i prezzi sono differenziati per prodotto “OGM” e “non OGM”, vi accorgerete che gli operatori di mercato del nostro Paese apprezzano in modo diverso prodotto “OGM” e prodotto “Non OGM” (20-25% in più per il prodotto "non OGM").

Tra le altre motivazioni che hanno determinato un forte incremento delle superfici coltivate a piante transgeniche nel mondo è anche quella relativa al mancato riconoscimento della tutela brevettuale in alcuni importanti Paesi produttori, come per esempio  Argentina e Brasile. In questi Paesi il brevetto sulle piante coltivate non esiste e non è tutelato dalla Legge, per cui gli agricoltori utilizzano per la semina una parte della soia RR prodotta nell'annata precedente senza perdita di produttività, poichè 
la soia non è un ibrido e può essere riseminata tutti gli anni,  e, soprattutto, senza pagare i diritti brevettuali. E' ovvio che in questa situazione gli agricoltori adottino massicciamente soia OGM, poiché in questi Paesi non c’è separazione di filiera e non hanno alcun costo aggiuntivo (royalty) rispetto alla soia convenzionale. 

Ma secondo le ultime notizie la “pacchia” per gli agricoltori argentini durerà ancora poco:



In conclusione, è vero che a livello mondiale si è avuta una esplosione delle superfici coltivate a piante OGM, ma è altrettanto vero che questa esplosione non può essere attribuita esclusivamente alle “ottime” caratteristiche agronomiche di queste piante.  In pratica, gli agricoltori sono stati "obbligati dal mercato" ad adottare queste piante.

Senza separazione di filiera, ovvero nascondendo le reali caratteristiche del prodotto, è ovvio che il produttore agricolo preferisca le piante OGM a  quelle "non OGM"..........hanno un costo di produzione leggermente inferiore e spuntano lo stesso prezzo di mercato.

Ben diversa sarebbe la situazione nel nostro Paese, anche nel caso in cui decidesse di coltivare OGM, poichè la presenza di etichettatura consentirebbe al consumatore di attuare una scelta consapevole. Visto che i 3/4 dei consumatori gli OGM non li vogliono, gli agricoltori, con ogni probabilità, adotterebbero solo in parte piante OGM. 
Occorre, infine, rilevare che, purtroppo, anche nel nostro Paese la possibilità di scelta da parte del consumatore è "mascherata", non è completamente consapevole, poichè non è prevista l'etichettatura dei derivati da mangimi OGM (carne, latte, uova, ecc.).........cosa a mio parere gravissima. In questa situazione, siamo costretti a mangiarci OGM inconsapevolmente, poichè mangiamo OGM attraverso i prodotti da loro derivati (carne, latte, uova, ecc.) senza saperlo!