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mercoledì 13 agosto 2014

14 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 14 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
Lei insiste ancora con una domanda retorica sull’ipotetico campo sperimentale, io insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 14 - Secondo Lei la sperimentazione per fini di “ricerca scientifica pubblica” in pieno campo (che solo l'Italia vieta dal 2002) può riprendere entro quest'anno solare con le stesse regole di sicurezza che vigono in un qualunque stato europeo? In caso di permanenza del divieto, non ritiene che sia il caso di accordarsi con il Suo collega ministro dell'Università, affinché non si sprechino soldi pubblici? Infatti, il 99% dei docenti e ricercatori - pagati per insegnare ai futuri agronomi, biologi e biotecnologi - insegnano cosa sono gli Ogm e, quindi, che non sono “streghe da mandare al rogo”, ma utili strumenti per la crescita economica e sociale, e per la salute. Non Le sembra una situazione surreale?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 14 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la domanda n. 14 è composta di 4 domande e, purtroppo, è “farcita” di informazioni che solo Lei possiede…..o, forse, sono solo opinioni Sue personali …….. alle quali noi dovremmo credere?

1)    Lei chiede che siano riprese le “sperimentazioni in campo aperto". Le vorrei far notare che per riprendere le sperimentazioni in campo aperto è necessario individuare un sistema affinchè il polline non se ne vada in giro per il mondo a fecondare piante parentali selvatiche (non è certo il caso del mais in Italia, ma lo è per tante altre piante coltivate), per esempio facendo piante maschiosterili, oppure inserendo il transgene nei cloroplasti. Purtroppo l’”inquinamento genetico” è qualcosa di molto più pervasivo dell’inquinamento chimico, poiché per la diffusione del transgene non è necessario l’intervento dell’uomo. Lei saprà meglio di me che le piante sono esseri viventi e, una volta nell’ambiente, si diffondono autonomamente ed è molto difficile, se non impossibile, eliminarle in un secondo momento. Supponiamo per un attimo che gli OGM in futuro siano causa di danni alla salute umana e all'ambiente. Cosa potremo fare per eliminarli? Quali costi economici dovremo affrontare? Chi pagherà questi costi? Sempre pantalone? Ancora una volta avremo la privatizzazione dei guadagni e la collettivizzazione dei costi?

2)    La seconda domanda proprio non l’ho capita, perché, vede, gli OGM non rappresentano il solo settore di ricerca agricolo in grado di aumentare la competitività della nostra agricoltura. Secondo Lei, facendo un esempio automobilistico, la FERRARI se vuole competere sul mercato delle auto con la FIAT dovrebbe produrre le “Panda”? Personalmente credo che se la FERRARI si mettesse a produrre delle "Panda", dopo pochi mesi chiuderebbe i battenti. La nostra agricoltura, purtroppo, è perdente nella competizione basata sui bassi costi e sui bassi prezzi. Ci sono altri Paesi che sono in grado di produrre gli stessi prodotti OGM a costi decisamente più bassi dei nostri. Se anche noi adottassimo gli OGM, le nostre importazioni di soia non calerebbero di 1 grammo, poiché il nostro prezzo di mercato sarà sempre superiore ai prezzi del mercato globale. A questo proposito il Ministro Martina, ha parlato di tanti settori della ricerca agricola da potenziare, senza mai parlare di OGM;



3)    Che il 99% dei docenti e dei ricercatori insegnino che gli OGM sono un utile strumento per la crescita economica, sociale e per la salute è un dato Suo, che, forse, nessun altro possiede. Ci può fornire le Fonti dei suoi dati? Se, invece, sono sue opinioni personali, penso che valgano tanto quanto le opinioni di quelli che sono contrari agli OGM. Personalmente conosco tanti docenti che affrontano il problema degli OGM con obiettività e mettono in dubbio il fatto che siano lo strumento idoneo per la crescita economica dell'Agricoltura del nostro Paese. E poi, mi consenta, la crescita economica, da sola, non è sinonimo di benessere, ci sono altri elementi, non solo monetari che contribuiscono a far sì che le persone stiano bene;

4)    Sinceramente l’attuale situazione in cui si trovano gli OGM nel nostro Paese, non mi sembra una situazione "surreale", poiché non sono ancora sicuri al 100%, non rappresentano un mezzo per essere più competitivi a livello mondiale, una gran parte della Società non li vuole mangiare (80% circa). Surreale è il fatto che ne abbiamo vietato la coltivazione, ma non ne abbiamo impedito l'importazione, anche in relazione al fatto che i derivati ottenuti dai mangimi OGM (carne, latte, uova, ecc.) non sono etichettati. Questo fatto, come Le ho già detto precedentemente, determina una sorta di "concorrenza sleale" nei confronti degli allevatori che utilizzano mangimi "OGM free" ed ai quali è impedito di veder premiato questo loro sforzo dal mercato, poichè la Legge non prevede l'obbligo di etichettatura dei derivati. Se veramente vuole una apertura agli OGM, sarebbe necessario introdurre questa norma, ovvero l'etichettatura dei derivati zootecnici ottenuti con mangimi OGM. Perchè non propone una norma di questo tipo? L'80% dei consumatori, che gli OGM non li vogliono, Le sarebbero sicuramente grati ed anche tanti agricoltori Le sarebbero altrettanto grati; 

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata ancora una volta per far credere alla gente comune che c’è oscurantismo nei confronti degli OGM, ma non è vero! Il campo illegale doveva essere distrutto, per tanti motivi. Gli OGM non sono streghe da mandare al rogo, ma sono semplicemente una strategia produttiva che al momento nel nostro Paese non ha futuro. Punto.

 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice come in un laboratorio di chimica. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi e, quindi, un miglioramento della biodiversità, ma è altrettanto vero che nel lungo periodo con le piante OGM si verrebbero a determinare situazioni dannose alla biodiversità.

13 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 13 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so, sono ripetitivo, ma, spesso, lo è anche Lei. Lei, però, ha avuto una “caduta di stile” ed ha dimostrato anche di essere  un po’ arrogante e presupponente, affermando che chi vuole distruggere il campo illegale seminato a mais Bt si schiera dalla parte del “rogo dell’ignoranza”. Così dicendo, visto che il Parlamento si è pronunciato per la distruzione dei campi coltivati con piante OGM illegali, afferma che anche il Parlamento Italiano fa parte di coloro che sostengono il “rogo dell’ignoranza” e che, pertanto, è costituito per la gran parte da ignoranti. Ma lo vuole capire, gent.  neuroscienziata, che quello non era un campo sperimentale, ma era semplicemente un “campo illegale e provocatorio” di mais Bt, fatto appositamente per creare polemiche sulla questione e per aizzare coloro che credono di ottenere da questo mais effetti miracolosi sul loro reddito. I campi sperimentali per fornire dati scientificamente validi dovrebbero essere suddivisi in particelle “completamente randomizzate” o “randomizzate a blocchi”, con ripetizione delle tesi. Pertanto, gent. neuro scienziata, insisto ancora nel dirLe che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 13 - Ad oggi, c'è ancora un campo di mais Ogm a Colloredo in Friuli dove si stanno conducendo esperimenti di coesistenza tra differenti agricolture e di tutela della biodiversità: non sarebbe il caso di destinare pochi spiccioli per consentire - a favorevoli e contrari agli Ogm - di fare misurazioni di tutti i possibili parametri ed informarne il pubblico, invece di destinare al rogo dell'ignoranza la verifica delle informazioni che Lei dovrebbe pretendere e garantire?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 13 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  mi meraviglio che una scienziata come Lei possa affermare con insistenza che il campo di mais Bt distrutto in Friuli, perché illegale, potesse rappresentare un campo sperimentale. Le ricordo che i campi sperimentali devono essere “totalmente randomizzati” o a “blocchi randomizzati”, con ripetizione delle sperimentazioni (split-plot). Questo campo di mais Bt da un punto di vista sperimentale non serviva a nulla o, per lo meno,  poteva servire solo a dare visibilità a quelle persone che, mettendosi contro all’80% delle altre persone che gli OGM non li vogliono, avevano puntato i media su di loro. Tra l’altro questo campo sperimentale aveva un Grande Responsabile Scientifico, un ricercatore freelance, che dal 2014 ha iniziato ad interessarsi di OGM (è dal 1980 che si parla di piante OGM) e che ritiene che la sua esperienza di vita vissuta possa essere riferita all’universo delle coltivazioni di mais Bt. Veramente una grande sperimentazione …….. non ho parole!  


Meraviglia poi il fatto che chi ha criticato la ricerca di Seralini possa considerare questo un “campo sperimentale”. Se vuole le metto un link, così vede come deve essere fatta una sperimentazione in campo agricolo e come deve essere fatto un “campo sperimentale”.


Poi, mi scusi, gent. neuroscienziata, che modi, riesce persino ad essere offensiva! Lei pensa veramente che il prof. Buiatti, la prof. Sorlini, il prof. Prestamburgo, la prof. Giovannetti, il prof. Infascelli, Padre Sorge, la Società Italiana di Ecologia, il Parlamento Italiano che ha legiferato e potrei continuare ancora, siano così ottusi da essere accomunati al “rogo dell’ignoranza”. Chi è contrario agli OGM in Italia e vuole il rispetto della legalità, non è sempre così ignorante e oscurantista come Lei lo vuol fare apparire. Spesso sono professionisti della ricerca, che mettono in dubbio le capacità miracolose delle piante OGM, cosa che Lei non ha fatto, poichè ha riportato solo i presunti effetti positivi. Possibile che le piante OGM non abbiano alcun effetto negativo? Allora vediamo se è vero che gli OGM sono miracolosi:

-         Dovevano eliminare gli insetticidi….... sembra non sia vero;

-         Dovevano semplificare la lotta alle malerbe …….. non è vero e l’hanno complicata;

-         Dovevano produrre di più ………. sembra non sia vero;

-         Dovevano dare piante identiche a quelle isogeniche ……. non è vero;

-         Dovevano aumentare il reddito degli agricoltori ……. non è vero;

-         Dovevano servire alle aree marginali ……….. non è vero;

-         Ed altro ancora

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che c’è oscurantismo nei confronti degli OGM, ma non è vero! Il campo illegale non era un "campo sperimentale" e doveva essere distrutto, per tanti motivi. Punto.



 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice, non sono solo i favorevoli agli OGM i depositari della verità, poiché un conto è la ricerca tecnologica, che nel limite del lecito non deve essere contrastata, un conto è l’applicazione della ricerca tecnologica che deve subire il vaglio di giudizi scientifici, economici, politici ed etici. Sinceramente, se avesse portato nella discussione anche taluni elementi di incertezza sulle caratteristiche miracolose degli OGM, sarebbe stata sicuramente più credibile. Possibile che non abbiano nemmeno un difetto tra quelli elencati da taluni studi scientifici?

12 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 12 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, ma insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 12 - Risulta anche a Lei che il 62% del mais italiano raccolto nel 2013 non era commerciabile per uso umano a causa dell'inquinamento da fumonisine? Quando sarà finalmente garantito il rispetto del consumatore e sarà applicata su tutte le confezioni di polenta e di mais in generale il tenore di fumonisine di quel lotto, come prevede la normativa europea fin dal 2007? Non si dovrebbero accogliere gli auspici del Consiglio Superiore della Sanità che suggerisce dosaggi di fumonisine inferiori per i bambini?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 12 di 16

Gent. neuroscienziata Elena Cattaneo,  i suoi dati sulla contaminazione del mais da fumonisine saranno anche veri, non li metto in discussione, tenga però presente che derivano da sperimentazioni che mettono a confronto il “mais Bt” con una coltivazione di “mais convenzionale non trattato con insetticidi contro la piralide”. Pertanto, non è un confronto che regge. Al limite la sperimentazione doveva riguardare un confronto tra “mais Bt” e “mais convenzionale trattato con insetticidi contro la piralide”.  A mio parere sarebbe stato importante metterlo in premessa, poichè si rischia di fare "allarmismo sociale". Ma fa niente …....… sono sempre quelle “mezze verità” di cui fa parte questo mondo, da una parte e dall’altra. Occorre anche essere consapevoli del fatto che il mais Bt, da solo, non costituisce un rimedio completo contro le micotossine. Negli USA, dove viene utilizzato massicciamente il mais Bt, ci sono grossi problemi di micotossine e in molti alimenti americani il contenuto ammesso di talune micotossine è 10 volte superiore a quello consentito in Italia. Come mai?

Gent. neuro scienziata, tra le “mezze verità” che vengono dette in giro in merito alle proprietà miracolose degli OGM, vi è anche quella relativa al fatto che gli OGM servirebbero per la risoluzione delle problematiche connesse alla proliferazione delle micotossine. Ovviamente, non si vuole sostenere che il mais Bt non serva a nulla, ma, purtroppo, il mais Bt, molto probabilmente, non rappresenta, da solo, il mezzo per la risoluzione del problema delle micotossine. In particolare, negli U.S.A., dove si fa largo uso di mais Bt, il contenuto ammesso di aflatossine negli alimenti è 10 volte quello consentito nei Paesi dell’UE (0,50 ppb negli USA, contro gli 0,05 ppb nei Paesi dell’UE), segno inequivocabile che il mais Bt, da solo, non rappresenta la soluzione al problema e che serve qualcos’altro.

Nell’Unione Europea i limiti massimi di aflatossine sono quelli stabiliti dal Reg. Ce 165/2010, che prevede per il mais valori differenti a seconda della destinazione della granella. In particolare, per l’alimentazione umana è consentita la presenza di 5 ppb - parti per miliardo - per l’aflatossina B1 e 10 ppb per le B1+B2+G1+G2. Per l’alimentazione animale è consentita la presenza di 20 ppb per la B1. Nel latte crudo, nel latte trattato termicamente e nel latte destinato alla fabbricazione di prodotti a base di latte, il tenore massimo è di 0,05 ppb di aflatossina M1.

Diversa è la legislazione americana, in particolare per le aflatossine nei prodotti destinati all’alimentazione animale. La normativa Usa, infatti, distingue i limiti massimi a seconda della specie e del periodo di vita dell’animale e varia notevolmente, passando dal valore minimo di 20 ppb nei prodotti a base di mais per mangimi destinati alle vacche da latte, fino ad un massimo di 300 ppb per quelli destinati ai bovini in finissaggio.

Pertanto, negli USA, pur avendo a disposizione l’arma del mais Bt, sono consapevoli che esso, da solo, non serve a risolvere il problema delle micotossine.

Negli U.S.A., pur potendo contare sulla possibilità di coltivare mais Bt, può accadere poi che in particolari annate i limiti possano anche essere ritoccati verso l'alto, in relazione al fatto che vengono superate le soglie ammesse:


Nella realtà esistono altre problematiche legate alla diffusione di micotossine nel mais. In particolare:

-        Occorre in primo luogo prestare attenzione alle rotazioni, al fine di limitare la diffusione della  piralide. A questo proposito, occorre rilevare che negli ultimi decenni le aziende agricole, anche al fine di contenere i costi di produzione, si sono fortemente specializzate, per cui privilegiano la monocoltura di mais, con tutti i risvolti negativi in merito alla diffusione di insetti e di piante infestanti;

-        Esiste poi il problema delle attuali varietà di mais che hanno le brattee che non coprono completamente la pannocchia, per cui si sviluppano attacchi fungini. L’umidità ristagna nelle parti apicali della pannocchia, per cui si ha proliferazione di agenti micotici;

-        Esiste poi il problema delle irrigazioni effettuate massicciamente allo scopo di ottenere una maggior produzione, ma che rappresentano un elemento importante per lo sviluppo di micotossine;

-        Negli USA esiste poi il problema della “aree rifugio”, che devono essere attuate insieme alla coltivazione del mais e che, se non trattate con insetticidi, origineranno un prodotto con ingenti attacchi di piralide e, conseguentemente, con un alto contenuto di micotossine. In merito agli effetti del mais Bt sul contenuto di micotossine, il problema è il seguente: consapevoli del fatto che le aree rifugio saranno oggetto di “grandi attenzioni” da parte della piralide, cosa ne sarà della granella prodotta in termini di micotossine se non si faranno trattamenti insetticidi specifici? La granella prodotta sarà buttata? Sarà destinata alla produzione di biocombustibili?

Gent. neuro scienziata Cattaneo, mi consenta un’ultima considerazione sui contenuti di sostanze dannose per l’alimentazione dei bambini. Sono completamente d’accordo con il Consiglio Superiore della Sanità e auspico che gli alimenti per bambini siano costituiti solo ed esclusivamente da alimenti biologici, ovviamente cercando di evitare quelli che provengono dalla Germania, come Lei correttamente ha fatto notare nella Sua dichiarazione di voto al Senato ……….Sue testuali parole “……….. l'agricoltura biologica è legittima, importante, andrebbe forse solo controllata di più perché non è certo esente da rischi. Possiamo parlare ad esempio dell'intossicazione di tre anni fa di centinaia di consumatori di germogli di soia in Germania, con alcuni decessi, descritti dalla stampa come derivati da coltivazioni biologiche.” Però, mi consenta, perchè tutte le volte che si vogliono "sponsorizzare" gli OGM è necessario parlar male dell'"Agricoltura Biologica"?Ma Lei ha mai visitato un’azienda agricola biologica? Ma si rende conto delle fatiche e dei rischi che deve affrontare un agricoltore biologico, che deve attuare una coltivazione in pieno campo senza utilizzare fitofarmaci di sintesi per non inquinare l'ambiente? Senza utilizzare fitofarmaci sistemici? Senza utilizzare concimi chimici? Un agricoltore che attraverso siepi a piante arboree cerca di mantenere una certa biodiversità. Un agricoltore che sperimenta sulla sua pelle tecniche produttive a basso impatto ambientale, che, se funzionano, vengono adottate anche dall’agricoltura convenzionale (trappole sessuali, confusione sessuale, Bacillus thuringiensis, ecc.)? Personalmente ritengo che la nostra Società dovrebbe dare a questi agricoltori un premio! 

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM consentiranno di migliorare le qualità salutistiche del cibo, ma questo è vero solo in parte, poiché il problema delle micotossine, come abbiamo visto, permane anche con l'adozione di mais Bt!

 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt potrebbe contribuire a determinare una riduzione del contenuto di micotossine, ma è altrettanto vero che occorre mettere in pratica altre azioni di contenimento di queste sostanze dannose alla salute.

martedì 12 agosto 2014

11 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 11 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, ma anche Lei non scherza! Mi deve scusare se insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 11 - Secondo Lei, tutela di più la biodiversità un campo di mais Bt o quel milione di ettari sui quali gli agricoltori sono costretti ad irrorare insetticidi perché non li si lascia liberi di fare gli imprenditori e coltivare mais Bt?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 11 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la Sua domanda n. 11 è ancora una volta ripetitiva e tautologica ed in parte abbiamo già risposto quando, scusi la ripetizione, abbiamo risposto alla domanda n. 10. Non è vero che gli agricoltori sono “costretti” a fare i trattamenti insetticidi contro la piralide, poiché se fanno le corrette pratiche colturali (rotazioni con frumento, erba medica, soia, sorgo, pomodoro, colza, ecc.) non c’è bisogno di trattare contro la piralide, il danno è irrisorio ed è economicamente minore del costo del trattamento. Dalle sperimentazioni messe in atto da Veneto Agricoltura, si evince che non c’è una gran differenza tra “mais convenzionale trattato con insetticidi” e “testimone non trattato” e che spesso non conviene fare trattamenti insetticidi contro la piralide……..è più il costo dell’entrata;


Anche per quanto attiene alla tutela della biodiversità, Le faccio osservare che  tutela maggiormente la biodiversità un campo convenzionale di mais nel quale vengono praticate le corrette rotazioni agronomiche, rispetto ad una monocoltura di mais, soprattutto se OGM, poiché il mais OGM è il presupposto indispensabile per la monocoltura. Se poi questo campo con agricoltura convenzionale è anche biologico, la biodiversità è ancor più tutelata. A dirlo, non sono io, ma la Società Italiana di Ecologia. In particolare, in un suo documento si legge a proposito degli OGM e delle biotecnologie:

“Biotecnologie: secondo taluni non si dovrebbero porre limitazioni alla ricerca biotecnologica che ha un ruolo fondamentale per alleviare i problemi dell'umanità.
Sotto il termine "biotecnologie" vengono in realtà indicati settori scientifici e tecnologici diversi: dallo sviluppo di nuovi farmaci (a volte, ma non sempre, basati sull'utilizzo dell'ingegneria genetica), alla clonazione di organi e organismi, all'introduzione di organismi geneticamente modificati per scopo agricolo o zootecnico. Ognuna di queste tecnologie pone problemi diversi dal punto di vista scientifico, etico e sociale e non si può quindi parlarne in maniera generica. Per quanto riguarda l'aspetto di maggiore impatto sull'ambiente, ovvero l'introduzione di organismi geneticamente modificati (OGM), vogliamo osservare che, se è vero che gli effetti sulla salute umana dell'ingestione di cibo proveniente da OGM sono stati grandemente esagerati da alcuni movimenti ambientalisti, è anche vero che alcuni scienziati hanno grandemente esagerato i benefici che possono derivare dall'utilizzo degli OGM per combattere la fame nel mondo e ne hanno minimizzato i pericoli per il mantenimento dell'ambiente naturale di cui l'uomo è parte. Va infatti ricordato che attualmente il 70% dell'area coltivata ad OGM è destinata a specie modificate per resistere all'azione degli erbicidi. L'aumento di produzione agricola dovuto a questi OGM è minimo, se non inesistente, l'unico cosiddetto "vantaggio" essendo la possibilità di utilizzare indiscriminatamente grandi quantità di erbicida senza danneggiare la specie coltivata. Ma gli OGM possono anche costituire un pericolo per il funzionamento degli ecosistemi, poichè la loro introduzione è del tutto analoga al rilascio di specie esotiche, una pratica che ha portato nel recente e lontano passato a qualche beneficio, ma anche a molti danni, di natura sia biologica che economica. L'introduzione di OGM ha già contribuito in alcuni casi al declino di specie e razze naturali e, se effettuata su larga scala, può contribuire a una drastica diminuzione della biodiversità dei nostri ecosistemi. Vogliamo ricordare con forza che a medio e lungo termine la salute dei nostri figli e dei nostri nipoti dipende dal mantenimento del funzionamento degli attuali sistemi naturali che forniscono gratuitamente non solo cibo, legname, fibre tessili, medicinali, ma anche servizi fondamentali per la nostra sopravvivenza quali la purificazione naturale di aria e acqua, il riciclo dei sali nutritivi, la stabilità dei versanti montagnosi, la protezione delle coste dall'erosione.”


Della problematica relativa alla diminuzione della biodiversità, ne ha parlato anche il prof. Raffaele Testolin, Direttore del Dipartimento Produzione Vegetale e Tecnologie Agrarie Università di Udine,  che non è sicuramente un “anti OGM”, in quanto firmatario della “lettera degli scienziati con la richiesta per liberalizzare la sperimentazione OGM”.  Si tratta sicuramente di una analisi obiettiva, che mette in luce ancora una volta la necessità di fare ricerca prima di introdurre piante OGM nel nostro Paese.



Bellissimo anche questo intervento ad una conferenza su “OGM e biodiversità”


Gent. Sen. Cattaneo, come vede ha iniziato a studiare il problema OGM, a mio parere faceva meglio a continuare a studiare  la malattia di Huntington, però non ha studiato queste considerazioni della Società Italiana di Ecologia e del prof. Testolin, ma è stata solo una dimenticanza ……………… la capisco, con tutto quello che ha da fare!

Vede, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM consentiranno di migliorare la biodiversità del campo coltivato, ma, come ha potuto vedere, non è vero! Dia retta a me …… non si fidi!


 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi e, quindi, un miglioramento temporaneo della biodiversità, ma è altrettanto vero che nel lungo periodo con le piante OGM si verrebbero a determinare situazioni dannose per la biodiversità…………..non lo dico io, lo dice la Società Italiana di Ecologia, nonché illustri professori.

sabato 9 agosto 2014

10 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….risposta n. 10 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
lo so sono ripetitivo, ma insisto ancora nel dirle che, in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc. Purtroppo questo approccio olistico i suoi suggeritori non lo possiedono, per cui le fanno fare delle figure quantomeno discutibili.

DOMANDA N. 10 - È vero che la coltivazione del mais Ogm del tipo Bt evita i due (talvolta tre) trattamenti con insetticidi che in questi giorni inonderanno buona parte del milione di ettari (ossia fino a 200 tonnellate di insetticida) di campi di mais tradizionale, uccidendo oltre ai parassiti del mais anche lepri, fagiani o vertebrati e qualunque tipo di insetto, farfalle, coccinelle, cioè tutte le prede di passeri e rondini? È vero che l'Europa con i suoi paesi Ogm free ha raddoppiato l'uso di insetticidi nel decennio 2002-2012 passando da una spesa di 6 miliardi di dollari a 12, quando gli Stati Uniti - che coltivano Ogm - sono rimasti fermi a 9 miliardi di dollari?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 10 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  mi dispiace dissentire, ma la risposta alla domanda n. 10, purtroppo, è NO! Non è vero che per coltivare mais è obbligatorio fare 2 trattamenti insetticidi contro la piralide, ma è vero che, laddove si fanno le rotazioni, ovvero una corretta pratica agricola, che costa un po’ di più ma è amica dell’ambiente, non è necessario fare alcun trattamento contro questo insetto. Se, però, Lei si riferisce a specifiche aree della nostra penisola, dove sugli stessi campi viene coltivato mais da 20 anni, allora è vero che occorre fare trattamenti insetticidi, ma questa non è agricoltura, questa è industria!

E’ vero però, e Lei si è dimenticata di dirlo, che negli USA utilizzano il mais Bt e che la piralide matura una resistenza genetica alla tossina Bt prodotta dalla pianta OGM Bt, per cui gli agricoltori devono adottare la tecnica delle “Aree Rifugio”, una pratica inattuabile da noi a causa della piccolissima maglia poderale. Pensi a quando ci saranno individui di piralide con patrimoni genetici diversi, quanta fatica si dovrà fare per contrastarli (soprattutto gli agricoltori biologici ........ ma è vero che a Suo parere,  l'Agricoltura Biologica è costosa, non sostenibile e non salvifica)....... quanti insetticidi dovremo distribuire!

Ma il bello della Sua domanda, Gent. Sen. Cattaneo, viene quando parla della strage di lepri, fagiani e vertebrati, nonché passeri e rondini, causata dagli insetticidi. Mi scusi se lo dico, ma Lei ha fatto “allarmismo sociale”. Ma Lei crede veramente a quello che Le hanno fatto scrivere i suoi suggeritori. Crede veramente che ci sia la moria di animali vertebrati, quando si applica come insetticida il Bacillus thuringiensis (se così fosse avremmo sia le proteste degli ambientalisti, sia le manifestazioni di piazza dei cacciatori). Il Bacillus thuringiensis è un batterio sporigeno che vive nel terreno. Quando viene ingerito mediante vegetali contaminati, il batterio sporula nell'ospite liberando tossine dette tossine Bt o più esattamente delta-endotossine, che danneggiano, molto specificamente, il tratto digerente delle larve di Ditteri come le zanzare o causando nelle larve dei Lepidotteri (la farfallina piralide) una malattia paralitica. Pensi che le tossine Bt sono estremamente specifiche ed interagiscono solo con l'intestino di determinate specie d'insetti. Pensi che questo insetticida è talmente specifico che viene utilizzato in apicoltura nella lotta biologica alla tarma della cera d'api……..e le api sopravvivono benissimo……. e le lepri, pertanto, se ne fanno un baffo dell'insetticida Bt!

Le motivazioni che hanno portato alla riduzione della fauna selvatica sono altre e sono legate a quella agricoltura industrializzata della quale gli OGM sono il principale presupposto (scomparsa dei prati permanenti, alimentazione del bestiame con mangimi a secco e non fresco, monocolture di mais, scomparsa delle aree umide, ecc.). Pertanto, Gent. neuroscienziata Cattaneo, se veramente ci tiene alle lepri, ai fagiani, ecc. dovrebbe battersi in Senato per una agricoltura più compatibile con l’ambiente, non certo per un'agricoltura che fa uso di OGM!

Sull’aumento della spesa per antiparassitari, mi sento di dire che il mais è una di quelle piante che meno utilizzano antiparassitari. La gran parte degli antiparassitari è utilizzata in frutticoltura e in viticoltura, dove nell’arco dell’annata può capitare di fare 30 trattamenti. In merito alla spesa totale che Lei ha riportato, che sarà sicuramente vera, occorre tener conto anche dei fenomeni inflattivi, per cui i prezzi aumentano di anno in anno. Dal 2002 al 2012 è probabile che un raddoppio dei prezzi abbia determinato un raddoppio della spesa e che la quantità distribuita sia rimasta la stessa. Pertanto, non imputerei tutto l’incremento della spesa all’aumento quantitativo degli antiparassitari distribuiti, occorrerebbe fare una specifica indagine, che in questo momento non ho tempo di fare, ma che farò. Anche in questo caso, però, alcune critiche andrebbero fatte al miglioramento genetico delle piante, che ha sempre messo in secondo piano gli aspetti relativi alla resistenza genetica delle piante alle malattie, premiando quasi esclusivamente gli aspetti quantitativi. Una volta accertata la produttività, il fatto che una pianta sia sensibile ad una malattia non è mai stato un problema ………… c’è sempre un antiparassitario che questo problema può risolvere.

Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM consentiranno di eliminare i trattamenti con fitofarmaci. Questo non è vero, poiché gli insetti maturano una resistenza genetica e nuovi insetti resistenti vanno ad insediarsi laddove c’è da mangiare (vedi Diabrotica e Helicoverpa insetti fitofagi apparsi negli ultimi anni nei campi di mais Bt coltivati negli USA). Stessa cosa dicasi per i trattamenti diserbanti, poichè anche le erbe infestanti maturano una resistenza genetica al disseccante (ce n'è più di uno) utilizzato nelle piante OGM HT.



 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che il mais Bt potrebbe determinare una riduzione temporanea nell’utilizzazione di insetticidi, ma è altrettanto vero che sarebbe una riduzione limitata nel tempo, poiché la piralide matura una resistenza genetica, poiché altri insetti diventano fitofagi del mais ............ quella del mais Bt non è sicuramente una strategia di lungo periodo.

9 - Quando la neuroscienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo vuole parlare di OGM in agricoltura al Ministro Martina…….puntata 9 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,
mi permetto ancora di dirle che in relazione al fatto che molto probabilmente non ha mai visto un campo coltivato, o, quantomeno, non ne conosce le problematiche, Le consiglierei di non farsi strumentalizzare su problematiche di carattere agricolo e di continuare a fare il suo lavoro. Mi creda, sarebbe un bene per tutti. Il campo coltivato, purtroppo, non è un laboratorio di chimica, ma è qualcosa di molto più complesso, dove le interazioni tra esseri viventi sono infinite. Occorre poi un approccio olistico al problema, senza dimenticare le interconnessioni che possono esserci tra biodiversità, tutela del territorio, economia, politica, etica, ecc.

DOMANDA N. 9 - È vero che la resa del mais per ettaro italiana del 2013 è stata di 78,1 quintali e quella spagnola (ossia da mais Ogm) di 110,1 quintali per ettaro, e che, conseguentemente, se avessimo la stessa resa degli spagnoli potremmo acquistare da agricoltori italiani tra i 700 milioni ed un miliardo di euro di nostro mais, invece di arricchire le filiere agricole straniere?


RISPOSTA ALLA DOMANDA N. 9 di 16

Gent. Neuroscienziata Elena Cattaneo,  la domanda n. 9, purtroppo, parte, ancora una volta, da presupposti sbagliati, poiché confronta la produzione media per ettaro italiana di mais, che è fatta anche di cultivar locali “non ibride F1”, con quella spagnola esclusivamente “OGM”, per dimostrare che con gli OGM si produce di più, ma le due situazioni produttive non sono confrontabili ............... è un confronto impossibile da accettare per chiunque conosca il settore agricolo. In particolare:

-         la produzione italiana di mais è attuata su tutto il territorio nazionale (collina e aree costiere comprese), per cui la scarsa produttività media per ettaro risente della bassa produttività delle aree di collina, che scarseggiano in tema di fertilità dei terreni e di disponibilità di acqua. Al contrario, la produzione spagnola è concentrata nelle Regioni di Aragona e Catalogna, con particolare riferimento alle province di Huesca, Zaragoza  e Lerida (in queste 3 province sono coltivati 90.000 ettari dei 130 mila totali in Spagna), dove sono presenti terreni di buona fertilità e dove c’è una buona disponibilità di acqua. Sono due cose completamente diverse;

-         il confronto poi non regge anche perché Lei confronta una coltivazione di mais convenzionale “non OGM”, quella attuata in Italia, che non sempre è trattata con insetticidi (in molte aree della nostra penisola si fanno le rotazioni, per cui non è economico fare un trattamento contro la piralide…..si sopporta una piccola perdita di produzione che, inevitabilmente va ad abbassare la produzione media per ettaro nazionale), con una coltivazione OGM Bt, che è tollerante agli insetti (per farle un esempio, è come se avesse confrontato una coltivazione di mais irrigata con una coltivazione "non irrigata" ..........  non ci voleva tanto a capire che quella irrigata produce di più). Per essere corretti, ma non c’è bisogno di essere scienziati per capirlo, avrebbe dovuto confrontare una coltivazione “OGM Bt”, con una coltivazione convenzionale trattata con insetticidi. A questo punto il confronto della produttività media per ettaro, pur nella consapevolezza che non era un confronto sperimentale fatto in un campo “completamente randomizzato” o “randomizzato a blocchi”, poteva essere accettabile;

-         per la Spagna ha preso esclusivamente i 130.000 ettari di mais Bt, contro 1.000.000 di ettari coltivati in Italia con mais convenzionale, per cui il confronto non regge. E’ ovvio che più si aumenta la quantità, più aumenta la probabilità che qualcosa non vada per il verso giusto e, quindi, diminuiscano le produzioni medie per ettaro. Per fare un esempio, un po’ esagerato, ma che rende l’idea, è come confrontare la produzione di pomodoro per metro quadrato del mio orto, con la produzione media per ettaro di pomodoro in Italia. Per fare un confronto maggiormente obiettivo avrebbe dovuto almeno prendere la media della produzione nazionale spagnola, attuata sui 450-500.000 ettari totali coltivati a mais;

-         la produzione media italiana è poi relativamente bassa, in quanto in Italia sono coltivate una miriade di produzioni tipiche (mais 8 file), caratterizzate da una scarsa produzione quantitativa (4-5 T/ha, contro 10-11 T/ha del mais ibrido), ma da una elevatissima produzione qualitativa, che, tra l’altro, sarebbe messa in crisi dalla coesistenza con mais OGM …… se vuole può leggere il lik seguente


-         poteva prendere come produttività media quella delle aziende agricole americane, ma non andava bene al suo scopo, poiché la produttività media nel 2013 è stata di 9,9 T/ha, abbastanza vicina a quella italiana; 

      - ultimo, non certo per importanza, Lei attribuisce l'eventuale incremento di produttività spagnola solo ed esclusivamente ad una "innovazione di prodotto", come può essere il mais Bt, trascurando, forse per dimenticanza, le "innovazioni di processo" (lavorazioni, concimazioni, irrigazioni, ecc.), che tanto hanno contribuito negli ultimi anni all'incremento delle produzioni medie per ettaro di tutte le coltivazioni. 

Gent. neuro scienziata Cattaneo, ci sono studi di Università americane che mettono in dubbio la maggior produttività media per ettaro delle piante OGM



A completamento delle informazioni precedenti Le vorrei far notare che “Fior fiore di genetisti agrari italiani favorevoli agli OGM”, non certamente i suoi consulenti, hanno affermato in più pubblicazioni che non è vero che le piante OGM producano di più delle piante isogeniche. A questo proposito Le riporto alcune loro affermazioni: 

-         “Le piante transgeniche attualmente commercializzate non alzano il tetto di produzione potenziale. A questo scopo, sarebbe necessario rimaneggiare la pianta ex novo, non limitandosi ad introdurre singoli geni ma modificando processi fisiologici che rappresentano il collo di bottiglia dell’aumento di produzione.” [prof. Gavazzi G., Università di Milano]. 

-         “(omissis) ….. è ancora da dimostrare la superiore potenzialità produttiva delle varietà GM rispetto alle varietà locali adattate in sistemi agricoli sfavoriti da condizioni climatiche …… o edafiche avverse. In questo caso il miglioramento genetico mediante la classica ibridazione intra e interspecifica seguita da selezione, ha sempre offerto e continuerà ad offrire risultati sorprendenti ed a costi relativamente bassi.” [prof. Scarascia Mugnozza G.T., Università di Viterbo].


Gent. Sen. Cattaneo, colui che Le ha suggerito questa domanda l’ha utilizzata per far credere alla gente comune che le piante OGM producono di più delle piante non OGM, ma questo non è vero! Noi, con i nostri territori di collina, non potremo mai avere una produzione media per ettaro di 110,1 quintali (tra l’altro i quintali non esistono più, sarebbe meglio parlare di tonnellate o di chilogrammi)……..magari! Pertanto, l'incremento produttivo da lei auspicato, che si otterrebbe dall'utilizzazione di piante OGM Bt (tra 700 milioni e 1 miliardo di euro), è frutto di pura illusione. Anzi la completa liberalizzazione degli OGM nel nostro Paese determinerà una maggior dipendenza dalle importazioni, in quanto il nostro Paese con le sue regole produttive, non potrà mai competere sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi di vendita sul mercato globale. 

 Cara Neuroscienziata Elena Cattaneo, ancora una volta, come vede, non è tutto così semplice. E’ vero che importiamo una buona parte, non tutti, dei mangimi che utilizziamo e che i nostri prodotti tipici sono ottenuti anche grazie a mangimi OGM, ma è anche vero che saremmo in grado di produrli senza utilizzare OGM, ma ci sono altre motivazioni che ci impediscono di farlo.

venerdì 8 agosto 2014

Coltivare mais in Georgia nonostante sia mais OGM non è una cosa così semplice. Un documento della University of Georgia

Una guida dell'Università della Georgia spiega agli agricoltori le principali tecniche di coltivazione del mais. Dal documento si evince che coltivare mais in Georgia, nonostante esso sia OGM, non è una cosa così semplice. Dalle lettura del documento riusciamo a capire che:

- c'è un problema di erbe infestanti che diventano resistenti;

- c'è un problema di semi volontari (ovvero di piante della coltivazione dell'annata precedente);

- c'è un problema di insetti resistenti;

- c'è un problema di insetti che diventano resistenti;

- si consiglia di fare le rotazioni, sia per cambiare i diserbanti, sia per contrastare la specializzazione degli insetti.

http://www.caes.uga.edu/commodities/fieldcrops/gagrains/documents/2013CompleteCornProductionGuideMP.pdf