Visualizzazioni totali

lunedì 15 luglio 2013

OGM, coesistenza impossibile

In questi ultimi tempi si parla tanto di coesistenza tra coltivazioni OGM e coltivazioni convenzionali/biologiche, tanto che i nostri 3 Ministri (De Girolamo, Orlando e Lorenzin), nel decreto che vieta la coltivazione di OGM, si sono dati 18 mesi di tempo per determinare le regole di coesistenza nel nostro Paese.
La coesistenza, pur essendo legata in termini tecnici alla capacità fisiologica delle piante di incrociarsi (e quindi di scambiare materiale genetico) con altre piante della stessa specie e/o di specie affini, è soprattutto un problema economico. È necessario, infatti, garantire da un lato la possibilità per gli agricoltori di coltivare sia colture GM che convenzionali o biologiche, garantendo dall’altro ai consumatori la possibilità di scegliere fra prodotti realmente diversi. La possibilità della coesistenza dipende pertanto da tre fattori chiave: 1) la tracciabilità, 2) l’etichettatura, 3) la capacità degli agricoltori di fornire prodotti, di qualunque filiera (OGM, convenzionale, biologico), conformi agli obblighi di legge.
Prevedendo, infatti, un mercato con prezzi differenziati per i diversi prodotti (OGM, convenzionale e biologico), il mancato rispetto degli obblighi di Legge in termini di commistione accidentale tra colture, può potenzialmente condurre ad una perdita di reddito per gli agricoltori. Questo risulta vero sia nel caso in cui un agricoltore biologico o convenzionale si trovi costretto ad etichettare un proprio prodotto come contenente OGM (ovvero laddove la presenza accidentale superi la soglia dello 0,9%), sia quando si verifichi il deprezzamento di uno speciale prodotto transgenico, come per esempio un alimento potenziato (un alimento OGM arricchito di vitamine, o quant'altro), che non raggiunga il grado di purezza richiesto dall'acquirente. Di vitale importanza risulta quindi essere un’efficace gestione della commistione accidentale (coesistenza) tra colture geneticamente modificate e non, dovuta sia alla presenza di impurezze nelle sementi, sia all’impollinazione incrociata, sia alla presenza di piante parentali spontanee (provenienti soprattutto da precedenti coltivazioni), o in relazione alle pratiche di coltivazione e raccolta, nonchè a quelle successive di trasporto e di stoccaggio. Tali fattori determinano delle inevitabili conseguenze economiche in termini di aumento dei costi di produzione della fase agricola e, se mal gestite, di diminuzione dei prezzi di mercato della merce prodotta (si rischia di coltivare ai costi del biologico, per poi vendere ai prezzi del transgenico).
La domanda è sempre la stessa: è possibile le coesistenza tra questi tipi di coltivazioni (OGM, convenzionale, biologico)? 
Convenzionale e biologico, pur in presenza di alcuni casi di "deriva" di antiparassitari che da campi convenzionali possono inquinare campi biologici, convivono ormai da decenni.
Più difficile è la risposta relativa alla coesistenza tra OGM e le altre due tipologie di coltivazione. Per rispondere a questa domanda occorre prima di tutto distinguere tra piante coltivate OGM che non hanno parentali selvatiche nel nostro Paese  e piante coltivate OGM che hanno piante parentali selvatiche.
Appartiene al primo gruppo il mais. Il mais non è originario del nostro Paese e, pertanto, sul nostro territorio non ci sono parentali selvatiche di questa pianta. Per il mais non esiste il pericolo che il transgene possa essere veicolato ad altre piante e possa così diffondersi autonomamente nell’ambiente. Permangono comunque problematiche di coesistenza che devono essere risolte prima di introdurre questa pianta nella versione OGM.
Appartengono al secondo gruppo, ovvero quelle che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese, tante altre piante coltivate, come per esempio colza, barbabietola da zucchero, sorgo, ecc. Per questa tipologia di piante il problema della coesistenza è molto più complesso, poiché c’è la possibilità che il transgene possa essere trasmesso alle piante parentali selvatiche e, attraverso queste stesse piante, esso possa diffondersi autonomamente nell’ambiente e dar luogo ad inquinamento genetico diffuso e incontrollabile.
Pertanto, mentre per la prima tipologia di piante il problema della contaminazione/coesistenza è limitato alle piante coltivate, e con i dovuti accorgimenti potrebbe anche essere risolto (permane comunque il problema della coesistenza economica), per la seconda tipologia di piante il problema della coesistenza è molto più complesso, poiché le piante selvatiche non rispettano le  distanze di semina e la contaminazione dei campi coltivati convenzionali/biologici è praticamente  inevitabile.
Di seguito le principali problematiche della coesistenza:
1.     C’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto al polline delle piante coltivate OGM che può fecondare altre piante coltivate della stessa specie non OGM (biologico e/o convenzionale). Tale problematica riguarda anche le piante OGM che non hanno parentali selvatiche nel nostro Paese, in quanto il polline della pianta coltivata OGM è in grado di fecondare altre piante coltivate non OGM. Il problema, ovviamente, andrà valutato caso per caso, poiché la tipologia di fecondazione delle piante può essere diversa (piante allogame, nelle quali prevale una fecondazione incrociata, e piante autogame, nelle quali prevale l’autofecondazione, che può raggiungere percentuali prossime al 100%, come per esempio nel frumento e nell’orzo) e la situazione ambientale può essere anch’essa diversa (esposizione, presenza di venti di forte entità, ecc.);

2.     C’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto al polline delle piante coltivate OGM, che può fecondare piante parentali selvatiche, che così acquisiscono il transgene e, conseguentemente, le proprietà tipiche di questa pianta OGM, che al momento sono resistenza ai diserbanti o resistenza agli insetti. In questo caso, per esempio, la colza RR è in grado di trasferire il carattere di resistenza ai diserbanti alla “senape selvatica”, la quale si diffonde autonomamente nell’ambiente e determina inquinamento genetico diffuso e incontrollabile (la colza RR sarebbe meglio non coltivarla in Italia);




3.     In relazione alla problematica precedente, nel caso di coesistenza, c’è un problema di contaminazione  dovuto al polline delle piante infestanti che hanno acquisito il transgene da piante parentali coltivate OGM, che, in un secondo momento, lo diffondono autonomamente nell’ambiente, provocando così un "inquinamento genetico" diffuso e incontrollabile;

http://www.ogm.gouv.qc.ca/envi_canolagm.html


4.     C’è un problema di contaminazione diffusa e incontrollabile dovuto alle piante coltivate in una annata, che disperdono semi nell'ambiente e diventano infestanti della coltivazione che le segue. E’ il caso, per esempio, della colza RR, che negli U.S.A. sta creando grossi problemi agli agricoltori. Cosa accade? Accade che quando si raccoglie il prodotto dell’annata in corso, qualche seme cade sempre a terra e, inevitabilmente, germinerà nell’annata successiva. Tale evento non costituisce un problema se non si fanno le rotazioni e si “ristoppia” la stessa pianta, mentre lo è nel caso in cui vengano effettuati avvicendamenti colturali (rotazioni colturali). Come potrà essere diserbato il campo coltivato se la pianta dell’annata precedente  (per esempio "colza RR") è divenuta infestante e la pianta coltivata nell’anno in corso (per esempio "soia RR") sono resistenti allo stesso diserbante? Molto semplice, è necessario reintrodurre i vecchi diserbanti ed effettuare trattamenti con miscele di diserbanti, così come sta accadendo negli USA;




5.     C’è un problema di contaminazione ambientale dovuto alla diffusione incontrollata delle piante coltivate che “sfuggono” al campo coltivato, diventano infestanti e si diffondono in modo incontrollato nell’ambiente. In particolare, negli USA, dove da anni queste piante vengono coltivate, c’è il grosso problema della diffusione incontrollata della colza RR, che cresce spontaneamente sui cigli delle strade, nei fossi, nelle sedi ferroviarie e in tutte le aree non coltivate e costituisce un vero problema per gli agricoltori che, spesso, si trovano il campo coltivato infestato da questa colza che è difficile da controllare, poiché è resistente ai diserbanti. Il problema è talmente sentito che le Ditte che hanno il brevetto su queste piante HT hanno offerto gratuitamente gli erbicidi per il controllo dei cigli stradali e dei fossi (si tratta spesso di diserbanti selettivi di post-emergenza e pre-emergenza sistemici, specificamente utilizzabili per il controllo di erbe annuali e perenni e dicotiledoni in aree non coltivate);




6.     C’è un problema di contaminazione incontrollabile accidentale dovuto al seme transgenico che può essere disperso durante il trasporto attuato dai più svariati vettori (animali, vento, acqua, camion adibiti al trasporto dei raccolti, ecc.). Tale seme in un secondo momento germinerà e darà origine ad un inquinamento diffuso e incontrollato;

http://ccwa.org.au/content/fugitive-gm-canola-study

http://www.repubblica.it/ambiente/2010/08/10/news/canola_ogm-6185318/

7.     C’è un problema di contaminazione incontrollabile dovuto ai mezzi meccanici utilizzati per la raccolta in pieno campo. Cosa può accadere? Nella maggioranza dei casi, il coltivatore nel nostro Paese non possiede la mietitrebbia per la raccolta (la mietitrebbia ha dei costi molto elevati e deve lavorare parecchie ore per ammortizzarli) e si affida ad un contoterzista. Il contoterzista nel caso di coesistenza opererà sia in campi coltivati con piante OGM, sia in campi coltivati con piante convenzionali/biologiche. In relazione agli inevitabili residui presenti nella mietitrebbia, che in precedenza aveva raccolto piante OGM, occorrerà prevedere una accurata pulizia, anche interna, della macchina, al fine di evitare inquinamento del raccolto convenzionale/biologico. Tale pulizia ha un costo molto elevato, che andrà a gravare sui costi di coltivazione;

8.     C’è un problema di contaminazione dovuto ai silos di stoccaggio, che dovranno essere mantenuti nettamente separati per le produzioni convenzionali e per quelle transgeniche. A questo proposito, anche al fine di non commettere errori di movimentazione, si auspica la separazione fisica dei centri di stoccaggio, che dovranno essere specifici per ciascun tipo di prodotto (centri di stoccaggio specifici per prodotto OGM, convenzionale, biologico). 

In definitiva, il problema della coesistenza, pur in presenza di grandi difficoltà attuative e di problematiche economiche, potrebbe, forse, essere risolto per le piante OGM che non hanno parentali selvatiche nel nostro Paese, mentre sarebbe impossibile da risolvere nel caso di piante coltivate OGM che presentano sul nostro territorio parentali selvatiche.

Come si potrebbe uscire da questa situazione? Probabilmente l’unico sistema idoneo, in grado di consentire una reale coesistenza tra piante OGM e piante convenzionali, potrebbe essere quello di coltivare piante OGM che non originino “inquinamento genetico”, ovvero che non siano in grado di fecondare altre piante. A questo proposito occorre rilevare che la tecnologia transgenica sarebbe già in grado di creare piante OGM con il transgene inserito nei cloroplasti, ovvero nelle parti verdi della pianta. In questo modo il transgene non si troverebbe nel polline e le piante OGM non originerebbero  “inquinamento genetico”. Ma questa è un'altra storia.

http://ogmbastabugie.blogspot.it/2012/11/flusso-genico-e-inquinamento-genetico.html

venerdì 12 luglio 2013

Finalmente, era ora. divieto di coltivazione degli OGM

Finalmente, era ora. Il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo, della Salute Beatrice Lorenzin e dell'Ambiente e della tutela del territorio e del Mare, Andrea Orlando hanno firmato oggi, 12 luglio 2013, il decreto interministeriale che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato MON810 sul territorio italiano. Il divieto è così in vigore fino all'adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178/2002 e comunque per un periodo di massimo diciotto mesi. Il provvedimento sarà immediatamente notificato alla Commissione europea e agli altri 27 Stati membri dell'Unione europea.
"Con i Ministri Lorenzin e Orlando avevamo preso un impegno preciso sugli Ogm, considerate anche le posizioni unitarie del Parlamento e delle Regioni. Con il decreto che abbiamo firmato oggi - spiega in una nota De Girolamo - vietiamo la sola coltivazione del mais Mon810 in Italia, colmando un vuoto normativo dovuto alle recenti sentenze della Corte di Giustizia europea. È un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguardia l'Italia dall’omologazione. La nostra agricoltura si basa sulla biodiversità, sulla qualità e su queste dobbiamo continuare a puntare, senza avventure che anche dal punto di vista economico non ci vedrebbero competitivi. Il decreto di oggi è solo il primo elemento, quello più urgente, di una serie di ulteriori iniziative, con le quali definiremo un nuovo assetto nella materia della coltivazione di Ogm nel nostro Paese"
Il divieto di coltivazione del Mais MON810 è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, 

http://www.infogm.org/IMG/pdf/italie_lettre_moratoire_mon810_avril2013.pdf

consolidato da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l'impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011.
Il decreto giunge a conclusione della procedura di emergenza attivata dal nostro Governo nell'aprile 2013, ed è giuridicamente sostenuto anche dal precedente provvedimento di divieto di coltivazione di Organismi geneticamente modificati, fondato su analoghe motivazioni, adottato il 16 marzo 2012 dal Governo francese e tuttora in vigore. Le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea, cui l'Italia si conforma, ribadiscono la legittimità di misure di coesistenza che salvaguardino le colture tradizionali e biologiche, e che dovranno essere adottate dalle Regioni conformemente alla sentenza n. 116 del 2006 della Corte costituzionale, nel quadro di una organica e condivisa disciplina statale che definirà principi comuni al fine di garantire il rispetto della libera concorrenza e della libertà di iniziativa economica, a parità di condizioni sull’intero territorio nazionale.
Si auspica che in futuro la “Clausola di salvaguardia” possa essere chiesta anche per motivazioni economiche e non soltanto per motivazioni salutistiche o ambientali. In particolare, è ormai assodato che:

1 – questi OGM non sono adatti all’agricoltura italiana. L’Italia, anche con gli OGM,  con le sue piccole aziende agricole non potrà mai competere sul mercato mondiale sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi, ma potrà competere solo sulla base della qualità;



2 – con gli OGM l’agricoltore non guadagnerà di più, perché se è vero che calano i costi è altrettanto vero che calano anche i prezzi di mercato, in quanto il prezzo non viene fissato dall’agricoltore (in agricoltura, nel lungo periodo, costo unitario medio, costo marginale e prezzo di mercato tendono a coincidere). Anche l’esplosione delle superfici coltivate a livello mondiale in certi Paesi non è sinonimo di maggior reddito per il coltivatore, ma è dovuta alla mancata etichettatura degli alimenti OGM in questi stessi Paesi;



3 – gli OGM favoriscono la delocalizzazione produttiva. Quando avremo piante che “resistono” ad ogni avversità e ad ogni condizione pedoclimatica, è molto probabile che la loro coltivazione si sposterà in Paesi che hanno situazioni di costo di produzione più favorevoli delle nostre;



4 – il brevetto sugli OGM rende dipendente il coltivatore dalle multinazionali del seme, che potrebbero avviare coltivazioni con contratti di soccida per le piante sulla falsa riga di quello che già avviene nell’allevamento animale;



5 -  non è vero che con gli OGM la produzione per ettaro è superiore a quella delle sementi convenzionali;



6 – gli OGM sono contro la biodiversità, poiché il patrimonio genetico delle piante OGM coltivate deriva da un ristretto numero di cellule trasformate;


7 – gli attuali OGM hanno il transgene inserito nel nucleo e determinano “inquinamento genetico” e, pertanto non rendono possibile la coesistenza con altre forme di agricoltura, sia essa convenzionale o biologica. Da rilevare che, oggigiorno, le moderne tecniche di ingegneria genetica consentirebbero di introdurre il transgene nei cloroplasti, evitando così l’inquinamento genetico;



8 – gli OGM favoriscono le strategie di appropriazionismo e di sostituzionismo del settore industriale nei confronti del settore agricolo. Con gli OGM il reddito dell’agricoltore nel lungo periodo è destinato a diminuire;



9 – gli OGM possono determinare la scomparsa dell’industria sementiera nazionale, determinando così grande preoccupazione per la sicurezza alimentare, sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo.



10 – gli OGM da soli non risolvono il problema delle micotossine;





11 – le piante OGM resistenti ai diserbanti non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
                        - le erbe infestanti dopo pochi anni maturano una resistenza genetica al diserbante;
                        - le erbe infestanti parentali acquisiscono il transgene dalle piante OGM coltivate e diventano esse stesse resistenti al diserbante;
                        - le piante transgeniche coltivate (per esempio colza OGM) in annate successive diventano esse stesse infestanti di altre coltivazioni;



12 – non risolvono il problema degli insetti nocivi (anche utilizzando il mais BT, la piralide dopo pochi anni diventa resistente alla tossina BT);



sabato 6 luglio 2013

Il Ministro De Girolamo, per il momento a parole, è contrario agli OGM


A margine dell’Assemblea Nazionale di Coldiretti, così si è espresso il Ministro De Girolamo: “Considero quanto detto oggi un vero e proprio contratto con tutti gli agricoltori italiani e per questo ho messo per iscritto il mio impegno per dire no agli OGM in Italia, abolire l’IMU agricola, semplificare la burocrazia del comparto, premiare gli agricoltori attivi e promuovere l’internazionalizzazione dell’agricoltura italiana. L’agricoltura italiana non ha bisogno di OGM. Questo è il mio impegno senza se e senza ma. Non si tratta di pregiudizio ideologico, ma piuttosto di stare ai fatti: il nostro patrimonio agroalimentare è amato in tutto il mondo per la sua tipicità e scegliere la strada degli organismi geneticamente modificati è fallimentare. Non mi farò condizionare da polemiche strumentali e voglio chiedere ai miei colleghi di governo, il Ministro Lorenzin e il Ministro Orlando, di sostenere questa lotta che è per tutti gli agricoltori, per la biodiversità e per il Paese intero dal momento che il Made in Italy è il vero potere dell’Italia. Dobbiamo firmare – ha affermato De Girolamo - il Decreto anti OGM per risolvere il nodo della coltivazione sul territorio nazionale”.

Siamo soddisfatti di questa presa di posizione del Ministro De Girolamo. Speriamo che alle parole seguano i fatti, poichè finora nulla di concreto si è visto, anzi il temporeggiamento non ha fatto altro che rendere la vita più facile a coloro che a tutti i costi vogliono seminare OGM in Italia. Per quanto ci riguarda è da tanto che facciamo rilevare che:

1 – questi OGM non sono adatti all’agricoltura italiana. L’Italia, anche con gli OGM,  con le sue piccole aziende agricole, non potrà mai competere sul mercato mondiale sulla base dei bassi costi e dei bassi prezzi, ma potrà competere solo sulla base della qualità;



2 – con gli OGM l’agricoltore non guadagnerà di più, perché se è vero che calano i costi di produzione è altrettanto vero che nel lungo periodo calano anche i prezzi di mercato, in quanto il prezzo non viene fissato dall’agricoltore (in agricoltura, nel lungo periodo, costo unitario medio, costo marginale e prezzo di mercato tendono a coincidere). Anche l’esplosione delle superfici coltivate a livello mondiale in certi Paesi non è sinonimo di maggior reddito per il coltivatore, ma è dovuta alla mancata etichettatura degli alimenti OGM in questi stessi Paesi;



3 – gli OGM favoriscono la delocalizzazione produttiva. Quando avremo piante che “resistono” ad ogni avversità e ad ogni condizione pedoclimatica, è molto probabile che la loro coltivazione si sposterà in Paesi che hanno situazioni di costo di produzione più favorevoli delle nostre;



4 – il brevetto sugli OGM rende dipendente il coltivatore dalle multinazionali del seme, che potrebbero avviare coltivazioni con contratti di soccida per le piante, sulla falsa riga di quello che già avviene nell’allevamento animale;



5 -  non è vero che con gli OGM la produzione per ettaro è superiore a quella delle sementi convenzionali;



6 – gli OGM sono contro la biodiversità, poiché il patrimonio genetico delle piante OGM coltivate deriva da un ristretto numero di cellule trasformate;


7 – gli attuali OGM hanno il transgene inserito nel nucleo e determinano “inquinamento genetico” e, pertanto non rendono possibile la coesistenza con altre forme di agricoltura, sia essa convenzionale o biologica. Da rilevare che, oggigiorno, le moderne tecniche di ingegneria genetica consentirebbero di introdurre il transgene nei cloroplasti, evitando così l’inquinamento genetico;



8 – gli OGM favoriscono le strategie di appropriazionismo e di sostituzionismo del settore industriale nei confronti del settore agricolo. Con gli OGM il reddito dell’agricoltore nel lungo periodo è destinato a diminuire;



9 – gli OGM possono determinare la scomparsa dell’industria sementiera nazionale, determinando così grande preoccupazione per la sicurezza alimentare, sia da un punto di vista quantitativo, sia da un punto di vista qualitativo.



10 – gli OGM da soli non risolvono il problema delle micotossine;





11 – le piante OGM resistenti ai diserbanti non risolvono il problema delle erbe infestanti, in quanto:
                        - le erbe infestanti dopo pochi anni maturano una resistenza genetica al diserbante;
                        - le erbe infestanti parentali acquisiscono il transgene dalle piante OGM coltivate e diventano esse stesse resistenti al diserbante;
                        - le piante transgeniche coltivate (per esempio colza OGM) in annate successive diventano esse stesse infestanti di altre coltivazioni;



12 – non risolvono il problema degli insetti nocivi (anche utilizzando il mais BT, la piralide dopo pochi anni diventa resistente alla tossina BT);



Da rilevare che il “No agli Ogm” è stata una tesi sostenuta da tutti e tre i ministri interessati alla firma della clausola di salvaguardia, ovvero Lorenzin per la Salute e Orlando per l’Ambiente, che ha affermato “noi non vogliamo gli OGM perché non vogliamo che il nostro paese diventi troppo simile o uguale ad altri paesi”.

lunedì 3 giugno 2013

MA QUANTO CI COSTA QUESTO GRANO GENETICAMENTE MODIFICATO? CHI PAGA I CONTROLLI? SEMPRE PANTALONE? E SE A PAGARE FOSSE COLUI CHE L’HA INTRODOTTO NELL’AMBIENTE NON SAREBBE MEGLIO PER TUTTI?



La notizia  è relativa ad una varietà di grano geneticamente modificato, non approvata, trovata in un’azienda agricola in Oregon. La questione potrebbe disturbare le esportazioni americane di grano. Il Dipartimento per l'Agricoltura ha detto che il grano era del tipo sviluppato dalla Monsanto per essere resistente all’erbicida Roundup, noto anche come glifosato. Tale grano è stato testato sul campo in 16 Stati, tra cui l’Oregon, dal 1998 al 2005, ma la Monsanto lasciò cadere il progetto prima che il grano fosse mai stato approvato per la coltivazione commerciale. Il dipartimento ha riferito che non èancora a conoscenza se tale grano sia entrato o meno nella catena alimentare o in spedizioni di grano. Tuttavia, i funzionari hanno detto che questo non rappresenterebbe una minaccia per la salute. Da quanto appreso, l’Esecutivo dell’UE avrebbe chiesto alla Monsanto di assistere gli Stati membri nel controllo delle importazioni statunitensi di cereali al fine di verificare la presenza illegale del grano geneticamente modificato non approvato, la cui coltivazione è stata scoperta in Oregon. La Commissione europea ha già allertato gli Stati membri al fine di controllare le importazioni di grano tenero, che costituiscono circa l’80% dell’oltre 1 milione di tonnellate di grano importato annualmente.

MA QUANTO CI COSTA QUESTO GRANO GENETICAMENTE MODIFICATO? CHI PAGA I CONTROLLI? SEMPRE PANTALONE? E SE A PAGARE FOSSE COLUI CHE L’HA INTRODOTTO NELL’AMBIENTE NON SAREBBE MEGLIO PER TUTTI?

venerdì 31 maggio 2013

USA frumento OGM non legale in Oregon

Forse qualche agricoltore è riuscito ad ottenere per “vie traverse” frumento non ancora legalizzato, forse è un residuo dei campi sperimentali effettuati nel 2005, fatto sta che la presenza di un OGM non autorizzato sembra stia mettendo in crisi la produzione statunitense di frumento, così come è già avvenuto anni fa per il riso. Chi paga questi danni? Sempre pantalone? E i profitti sugli OGM a chi vanno? Sempre ai soliti privati? Siamo stanchi di questa situazione. E’ mai possibile che dobbiamo essere noi a verificare se gli OGM fanno bene o fanno male alla salute umana e all'ambiente? E una volta approvati, le responsabilità da parte di colui che li ha introdotti rimangono o svaniscono? Questa si chiama “Privatizzazione dei ricavi e Collettivizzazione dei costi”.

Paura per le esportazioni. Il Giappone ha annullato gli ordini

New York, 30 mag. (TMNews) - Un agricoltore dell'Oregon ha trovato nei suoi campi una varietà di frumento geneticamente modificato. Fino a qui nessun problema, visto che negli Stati Uniti la legge permette la coltura di Ogm approvati dal dipartimento dell'Agricoltura (Usda). Se non fosse che i semi del cereale in questione appartengono a una specie che non può essere coltivata in America. L'Usda ha comunicato che il frumento non è stato messo in commercio e che comunque non ci sarebbero rischi per la salute pubblica.
Tuttavia la notizia sta incrinando le relazioni commerciali internazionali, Italia compresa, visto che gli Stati Uniti vendono la metà del loro prodotto sui mercati di Europa e Asia. Il Giappone, il secondo più grande importatore di frumento americano, ha già cancellato tutti i suoi ordini.
Ma in che modo il frumento è finito in quel campo dell'Oregon? Secondo le analisi di laboratorio svolte dal dipartimento dell'Agricoltura apparterrebbe una varietà che la multinazionale Monsanto aveva testato legalmente dieci anni fa in Oregon e in altri 15 Stati americani: un tipo di frumento capace di resistere al glifosato, un potente erbicida. Tuttavia dal 2005 le prove si erano fermate perché la varietà non era stata approvata.
C'è di più, visto che in Oregon le prove sarebbero state sospese nel 2001, dodici anni fa. E si supponeva che tutti i semi incriminati fossero stati rimossi dai campi. "Non siamo a favore della commercializzazione di prodotti Ogm fino a quando non sono stati ritenuti legali dal governo americano e dagli altri Paesi", ha detto Steve Mercer della U.S. Wheat Associates che poi ha aggiunto: "Ci troviamo di fronte a un singolo caso, isolato".
Ma le paure dei mercati non si fermano: l'Unione europea (che ogni anno importa dagli Stati Uniti più di un milione di tonnellate di frumento) controllerà tutta la materia prima in entrata, rifiutandola se contenente Ogm. Lo scorso anno il nostro Paese aveva importato 379.689 tonnellate per 120 milioni euro.

Intanto le analisi sui campi continuano. "Abbiamo un gruppo di ricerca che sta lavorando per capire cosa sia successo", ha detto in una nota Bernadette Juarez, una funzionaria dell'Usda Animal and Plant Health Inspection Service. Già nel 2006 tracce di riso geneticamente modificato - e non approvato - erano state trovate in gran parte dei raccolti americani. La scoperta aveva fatto crollare le esportazioni degli Stati Uniti, facendo perdere milioni di dollari. In questo caso il problema potrebbe essere ancora più grave, tenendo conto che la produzione di frumento in Usa è enorme se rapportata a quella del riso.

martedì 28 maggio 2013

LA DIPLOMAZIA USA E LE MULTINAZIONALI DEGLI OGM


di G. Sinatti - 26 maggio 2013

Un'analisi di 926 cablogrammi diplomatici del Dipartimento di Stato provenienti da 113 paesi, fra il 2005 ed il 2009, svolta dall'organizzazione americana Food & Water Watch, dimostra le fortissime pressioni esercitate dalla diplomazia Usa sui Paesi esteri, specialmente quelli meno sviluppati, per spingerli a introdurre le colture modificate geneticamente nella loro agricoltura, nonostante fin dal 2009 il prestigioso International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development abbia dimostrato che i costi elevati dei semi e dei prodotti chimici correlati, l'incertezza sulle rese ed i rischi per la sicurezza alimentare locale rendano questi prodotti una scelta errata per i Paesi in via di sviluppo.
Impostata come una "diplomazia della scienza", l'azione diplomatica si coordinava con le attività dello USAID (agenzia governativa Usa per lo sviluppo internazionale) e del ministero dell'agricoltura Usa (USDA), indipendentemente dall'orientamento politico dei governi Usa, come dimostra la piena continuità da Bush ad Obama di questa azione di pressione. L'esigenza di sostenere gli ogm in agricoltura dipende dalla fortissima opposizione che queste colture hanno trovato non solo in Europa, ma anche in Sud America, Asia, Oceania ed Africa, dove, ad esempio, oltre 400 organizzazioni, ad esempio, hanno richiesto nel 2012 il bando della coltivazione e dell'importazione di sementi biotech.
Per un mercato mondiale che, secondo i dati ISAAA (l'organizzazione statunitensi pro-Ogm), vale 15 miliardi di dollari l'anno, proprio l'Africa rappresenta la "frontiera finale" della diffusione delle colture biotech. Allineato con questa impostazione, il Dipartimento di Stato, per esempio, si concentra sul Kenya, fondamentale per bocca della stessa segretaria del Dipartimento di Stato, Hillary Clinton che dichiara: "Con il Kenya alla guida delle biotecnologie e della biosicurezza, non solo possiamo rafforzare l'agricoltura in Kenya, ma il Kenya può diventare il leader di tutta l'Africa". Ecco quindi che la diplomazia Usa affianca le sperimentazioni, rivelatesi poi fallimentari, di Rockfeller Foundation, Gates Foundation e Monsanto sulla cassava e sulle patate in Kenya, sul fagiolo dall'occhio, sul sorgo e ancora sulla cassava in Nigeria, così come in altri 42 Paesi oggetto della pressione Usa, sfruttando anche i programmi che lo Usaid gestisce in stretto partenariato con Monsanto, DuPont, Cargill e Syngenta.
Ai Paesi africani si prospetta anche la possibilità di penetrare con i loro prodotti a basso costo nel mercato europeo, in modo da colpire uno dei maggiori ostacoli alla diffusione degli Ogm agro-alimentari: le norme sull'etichettatura obbligatoria. Esse vengono adottate, oltre che dall'Unione Europea, anche da Australia, Brasile, Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Russia, Arabia Saudita, e Sud Corea, con soglie di contenuto GM che variano da zero al 5 per cento. Per questo, la pressione diplomatica Usa si concentra in modo particolare sull'ottenere dai governi esteri regolamentazioni e normative che consentano l'utilizzo di sementi e colture biotech e che non adottino etichettature obbligatorie per tracciare la presenza di OGM nei prodotti agro-alimentari.
Contro l'Europa in particolare gli Usa combattono una lunga battaglia di diplomazia commerciale, sfruttando anche le regole dell'organizzazione mondiale del commercio (WTO) per fare breccia nei bandi che molti Paesi europei hanno proclamato contro le colture geneticamene modificate in agricoltura.
La lotta contro le resistenze europee è particolarmente dura e si concentra sui Paesi di più recente accessione all'Unione Europea, come Romania e Bulgaria, chiedendo alla prima, ad esempio, di "svolgere un ruolo attivo per difendere la possibilità di utilizzo delle colture biotech da parte degli agricoltori", ed alla seconda di "diventare un modello di successo e sostenere l'agricoltura biotech nella UE".
Ma non sono solo i nuovi Paesi europei il bersaglio della pressione Usa, ma le stesse maggiori agricolture europee, come quella italiana, fortemente ostile all'introduzione degli Ogm. Risulta chiaramente da un cablogramma del 23 novembre 2005 che il Dipartimento di Stato non si fa scrupolo di utilizzare tutti gli strumenti mediatici e comunicativi, inclusa l'organizzazione da parte del consolato Usa di Milano, in Italia, col sostegno della Regione Lombardia, di un tour pro-ogm nel settembre 2005 da parte di un eminente studioso Usa, il prof. Bruce Chassy, in quattro città del nord Italia, comprendente l'incontro con alti dirigenti del Ministero dell'Agricoltura italiano, una storica intervista al settimanale di centro-sinistra L'Espresso ("Non sparate sugli Ogm", L'Espresso, 15 settembre 2005), ripetute comparizioni televisive, oltre all'intervento pro-ogm davanti a 200 studiosi e rappresentanti pubblici, in occasione della "Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza" promossa a Venezia dalla Fondazione Veronesi.

L'ampio report di Food & Water Watch è uno lavoro fondamentale perché dimostra come nella questione degli Ogm in agricoltura non sono solo in gioco modelli diversi di concepire la produzione agricola ed il rapporto tra agricoltura e ambiente, ma sono soprattutto in gioco la sovranità alimentare e l'indipendenza economico-commerciale dei Paesi dalle strategie mondialiste delle grandi multinazionali che fondano il loro potere sulla capacità di controllare il cibo del mondo.

lunedì 27 maggio 2013

Il Movimento 5 Stelle e gli OGM in agricoltura


I parlamentari Prodani e Rizzetto del Movimento 5 Stelle hanno fatto una interrogazione parlamentare in merito alla sentenza della Corte di Giustizia europea nella quale viene ribadito che la messa in coltura di organismi geneticamente modificati non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione. In pratica la Corte di Giustizia Europea ammette la coesistenza e, quindi, la presenza involontaria di Ogm in altre colture, quando sappiamo benissimo che la coesistenza con questa tipologia di piante OGM non è assolutamente possibile.

I deputati M5S Prodani e Rizzetto hanno depositato una interrogazione, indirizzata al Presidente del Consiglio Letta e ai Ministri delle Politiche agricole e forestali (De Girolamo) e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere se l’Esecutivo intenda rispettare immediatamente gli impegni assunti con l’approvazione dell’ordine del giorno del Senato, adottando come criterio guida per la coltivazione degli Ogm la clausola di salvaguardia.  Forse è una richiesta che cadrà nel nulla, in quanto sappiamo benissimo che sia Letta, sia il PD e buona parte del PDL (vedi la mozione sulla coesistenza presentata da Formigoni) sono favorevoli agli OGM.