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giovedì 13 marzo 2014

Coesistenza mais in Friuli Venezia Giulia...qualcosa si muove

Proposta di delibera di generalità

Azioni dell’amministrazione regionale per l’esclusione della coltivazione di mais geneticamente modificato dal territorio regionale


Il Vice Presidente Bolzonello riferisce che l’Area risorse agricole e forestali della Direzione centrale attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali ha elaborato una proposta di misure di coesistenza fra colture geneticamente modificate, convenzioni e biologiche, in attuazione della legge regionale 5/2011 (Disposizioni relative all’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura) e che tale documento, nei mesi di gennaio e febbraio, è stato sottoposto alla valutazione, attraverso consultazioni, degli enti e dei portatori di interesse.

Il Vice Presidente ricorda che tale documento è stato redatto tenendo conto:
-       sia dei parametri individuati nel documento tecnico di buone prassi per la coesistenza redatto dall’Ufficio europeo di coesistenza (ECoB);
-       sia delle misure di coesistenza già approvate in altri Stati membri.
Il documento, come perfezionato a seguito degli esiti delle consultazioni, si fonda essenzialmente su tre criteri:
1.      vengono previsti degli adempimenti preventivi rispetto la coltivazione di tutte specie OGM, sia quelle già autorizzate in Italia (mais) sia quelle che in futuro si rendessero coltivabili: si tratta della frequentazione di un corso di formazione e del pagamento di una tariffa per sostenere i costi che l’amministrazione è chiamata a sostenere per l’esecuzione dei controlli conseguenti alla semina;
2.      vengono previste delle zone in cui non è possibile coltivare alcuna specie OGM: tali zone coincidono sostanzialmente con le aree naturalistiche tutelate a livello comunitario e regionale, comprensive di una fascia di rispetto di 600 metri dai loro confini. A queste si aggiungono le aree determinate applicando una distanza di 3 kilometri dai confini regionali e dagli alveari denunciati all’azienda sanitaria;
3.      vengono previste delle misure di isolamento degli appezzamenti coltivati con mais OGM. Tali misure, fra loro alternative, consistono:
-          nell’obbligo di osservare una distanza di isolamento di 600 metri fra il campo coltivato con mais OGM e i campi coltivati con mais convenzionale o biologico, con l’onere, per l’interessato a coltivare OGM, di comunicare tale intenzione a tutti i conduttori di terreni coltivati con seminativi che rientrano nel raggio di 600 metri dal confine del suo appezzamento;
-          nell’obbligo di costituire una fascia di 300 metri di mais non OGM seminata nello stesso periodo ed entro i confini interni dell’appezzamento coltivato con mais OGM, in modo che il mais convenzionale intercetti il polline di quello OGM.

Qualora si volesse procedere con l’approvazione delle sopra citate misure la Giunta regionale dovrebbe approvare il predetto documento nella forma di regolamento regionale come richiede l’articolo 2 della legge regionale 5/2011.

Tuttavia il Vice Presidente ricorda che il quadro giuridico comunitario in materia di organismi geneticamente modificati e, in particolare, la raccomandazione della Commissione europea del 13 luglio 2010 recante orientamenti per l'elaborazione di misure nazionali in materia di coesistenza, consente di escludere, quale misura di coesistenza, la coltivazione di OGM da vaste aree («zone senza OGM»).
Tale esclusione può essere prevista, secondo il punto 2.4 della Raccomandazione:
-       a fronte di una serie di fattori che possono influenzare il grado di commistione tra colture OGM e colture convenzionali e biologiche, quali le condizioni climatiche, le caratteristiche topografiche, i modelli produttivi e le strutture aziendali;
-       qualora sia dimostrato che, in tali zone, non è possibile raggiungere un livello sufficiente di purezza con altri mezzi e che le misure restrittive siano proporzionali all'obiettivo di tutela delle esigenze specifiche degli agricoltori che operano secondo metodi convenzionali o biologici.

Il Vice Presidente evidenzia che, in occasione delle consultazioni, sono stati acquisiti dati, informazioni ed elementi tecnici idonei a supportare l’esclusione della coltivazione di mais geneticamente modificato dal territorio regionale.
Infatti è stato verificato che l’applicazione al territorio regionale delle citate misure di coesistenza, riviste e integrate a seguito degli esiti delle consultazioni, ma comunque in linea con le misure già approvate dagli altri Stati europei, comporterebbe di fatto l’esclusione della possibilità di coltivare OGM nella pressoché totalità del territorio regionale.
Parallelamente risulta possibile dimostrare, attraverso dati e simulazioni, che:
-          il grado di commistione tra colture OGM e non OGM è fortemente influenzato nella nostra Regione, nella fase dell’impollinazione, dalla fortissima frammentazione esistente a livello di aziende e appezzamenti, nella fase della raccolta, dal diffuso fenomeno del contoterzismo e, nella fase dell’essiccazione, dalla quasi generalizzata mancanza di strutture che consentano la separazione delle filiere OGM e non OGM;
-          il mais attualmente prodotto in Regione è in misura rilevante destinato ad acquirenti, presenti nei mercati nazionali e internazionali, che richiedono prodotti totalmente privi di OGM (ossia con livelli di presenza di OGM anche inferiori allo 0,1 %) e tali contratti risultano economicamente più remunerativi rispetto ai contratti per la fornitura di mais senza questi requisiti;
-          l’introduzione delle misure di coesistenza nel contesto attuale, caratterizzato dall’impossibilità di mantenere distinte le filiere OGM e non OGM, potrebbe pertanto compromettere l’accesso ai contratti per la fornitura di mais con elevato livello di purezza da OGM, con conseguenti perdite di reddito per l’intero comparto.

Per arrivare a rendere applicabile l’esclusione della coltivazione di mais OGM in Regione, il Vice Presidente riferisce che, vista la delicatezza della materia, si rende opportuna l’approvazione di una modifica della legge regionale 5/2011 che introduca tale esclusione con forza di legge anziché con atto formalmente amministrativo e autonomamente impugnabile come quello regolamentare.
Tale modifica legislativa, configurandosi come introduzione di una norma speciale:
-          da un lato, non farebbe venire meno l’impianto generale della legge regionale e la possibilità di adottare future e diverse misure di coesistenza con regolamento regionale per altre tipologie di colture;
-          dall’altro, eviterebbe di dover applicare, in particolare, la disposizione transitoria di cui all’articolo 11 bis della legge regionale 5/2011. Tale norma prevede che, fino all’approvazione definitiva del regolamento contenente le misure di coesistenza, il Servizio competente in materia di Corpo forestale regionale ordina al conduttore del fondo l'adozione dei possibili accorgimenti necessari a evitare la presenza involontaria di OGM, secondo modalità tecniche stabilite dall'ERSA. Il Vice Presidente ricorda che tale disposizione è già stata applicata lo scorso anno e ha dato origine ad un contenzioso ancora in fase di definizione.

Il Vice Presidente illustra nel dettaglio la bozza di disegno di legge intitolato: “Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2011, n. 5 (Disposizioni relative all’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura)”.

Il Vice Presidente ricorda inoltre che, come tutte le misure di coesistenza, la previsione dell’esclusione della coltivazione di una determinata specie, essendo regola tecnica, va comunicata, prima dell’approvazione definiva, alla Commissione europea ai sensi e nei modi previsti dalla direttiva 98/34/CE e per il tramite di un’apposita struttura del Ministero dello sviluppo economico con cui l’Area risorse agricole e forestali ha già preso contatto. Tale comunicazione deve avere per oggetto un progetto di regole tecnica ossia una norma non approvata in via definitiva. La procedura di comunicazione si conclude in non meno di tre mesi.

Il Vice Presidente rappresenta l’opportunità di procedere con l’approvazione del disegno di legge che prevede l’introduzione nella legge regionale 5/2011 dell’esclusione della coltivazione di mais OGM e di procedere immediatamente dopo alla notifica alla Commissione europea, in modo che il Consiglio regionale possa approvarlo una volta che ha già superato il delicato esame comunitario.

Il Vice Presidente evidenzia che, nell’ambito della procedura di notifica, la Direzione centrale produrrà, oltre al disegno di legge anche un documento tecnico teso, come anticipato, a dimostrare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla Raccomandazione per l’esclusione. Tale documento, in questi giorni in fase finale di predisposizione sarà strutturato secondo i seguenti argomenti:
-       analisi del territorio, con particolare riguardo a orografia, idrografia e clima;
-       analisi del territorio dal punto di vista produttivo, con particolare riguardo alla strutturazione e alla dimensione delle aziende;
-       analisi del territorio dal punto di vista ambientale e dei vincoli ambientali;
-       analisi delle filiere di produzione, raccolta e stoccaggio del mais;
-       analisi del quadro normativo in materia di organismi geneticamente modificati;
-       descrizione delle misure di coesistenza predisposte alla luce delle consultazioni effettuate;
-       analisi di impatto dell’applicazione delle predette misure sul territorio regionale;
-       considerazioni conclusive sul rispetto dei presupposti che giustificano il ricorso all’esclusione dalla coltivazione di una coltura OGM.

Il Vice Presidente rappresenta, infine, che una volta avviata la procedura di comunicazione del disegno di legge di cui sopra, verranno valutate le condizioni giuridiche e di opportunità per la proposizione in Consiglio regionale di una norma di moratoria alla coltivazione di mais OGM, per il periodo di massimo 12 mesi, tenuto conto anche:
-       degli sviluppi che assumerà l’impugnazione avanti al TAR Lazio del decreto interministeriale per il divieto di coltivazione del mais MON810 quale misura di emergenza a fronte di paventati rischi per l’ambiente;
-       della conclusione della procedura di autorizzazione da parte della Commissione europea di una nuova varietà di mais OGM (Pioneer 1507).

La Giunta prende atto e incarica il Vice Presidente di assumere ogni adempimento ritenuto necessario per lo svolgimento della procedura di notifica alla Commissione europea.


mercoledì 22 gennaio 2014

LETTERA APERTA ALLA SERRACCHIANI, DATATA 17 GENNAIO 2014, DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA MAISCOLTORI A FAVORE DEL MAIS BT…….UN DOCUMENTO PIENO DI INESATTEZZE

In questi giorni sono in discussione presso gli uffici della Regione Friuli Venezia Giulia le regole per la coesistenza tra colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. Il presidente dell’Associazione Italiana Maiscoltori Marco Aurelio Pasti e il presidente di CONFAGRICOLTURA Friuli Venezia Giulia Claudio Cressati hanno scritto una lettera aperta ai vertici della Regione (Presidente Serracchiani), per chiedere di non chiudere aprioristicamente la porta alla coltivazione del mais OGM nella produzione locale, anche in considerazione delle conseguenze che il suo mancato impiego potrebbe avere sull’economia e sull’ambiente locale. Peccato che, a mio parere, questo documento contenga alcune inesattezze, che, con effetto a cascata, determinano un completo annullamento delle conclusioni a cui riesce a giungere.
Partiamo dalle conclusioni. Il documento afferma che a causa della mancata utilizzazione del mais Bt ………….… Per ottenere lo stesso quantitativo di mais prodotto oggi in Friuli si potrebbero risparmiare 50 milioni di metri cubi d’acqua, 9.000 TEP di energia, 45.000 kg di agrofarmaci e 8.000 tonnellate di concimi o, a parità di superfici investite, assorbire 260.000 tonnellate di CO2 in più dall’atmosfera” …………… Scusate, ma voi pensate proprio che i vostri interlocutori contrari all’utilizzazione del mais Bt siano tutti imbecilli? ………… pensate veramente che i vostri interlocutori, per ideologia, potrebbero rinunciare a tutti i benefici che avete elencato? ……………Pensate veramente che se gli effetti da voi elencati fossero veri, gli italiani sarebbero per i 3/4 contrari alla coltivazione del mais Bt?
Peccato che tutti i vantaggi elencati siano il risultato di un calcolo sbagliato. In particolare, il risultato finale parte da un presupposto sbagliato, o, quantomeno, da una “mezza verità”, ovvero che in Friuli Venezia Giulia non si faccia alcun trattamento insetticida contro la Piralide. Purtroppo, è vero il contrario, poiché in Friuli Venezia Giulia la coltivazione del mais, attuata in larga parte in monocoltura, prevede l’esecuzione di trattamenti insetticidi. Pertanto, è vero che la Piralide procura un danno al mais dell’ordine del 10% se non viene attuato alcun trattamento insetticida, ma è altrettanto vero che se vengono fatti i dovuti trattamenti insetticidi, così come avviene nella realtà, questa riduzione viene enormemente contenuta. Conseguentemente, affermare che senza il mais Bt si avrebbe un danno del 10% sul livello produttivo annuale è sbagliato, così come hanno fatto rilevare alcune sperimentazioni in pieno campo.
Pertanto, il dato di partenza dei calcoli riguarda una coltivazione di mais che nella realtà non esiste, ovvero una coltivazione di mais con un elevato attacco di piralide e nella quale non viene attuato alcun trattamento insetticida. E’ ovvio che in una situazione di questo tipo il mais Bt potrebbe portare i vantaggi  elencati, ma è un dato di partenza sbagliato, poiché nel caso di attacchi di una certa entità, la coltivazione del mais, nella realtà, viene trattata con specifici insetticidi.
Vediamo da dove nascono queste inesattezze:
1)    Testuali parole: “La perdita di produzione è molto variabile di anno in anno, ma può essere stimata in non meno del 10% della produzione regionale ovvero in oltre 80.000 tonnellate per un valore di almeno 16 milioni di euro.” Questo dato si riferisce ad una situazione che non esiste, ovvero una produzione di mais nella quale non viene attuato alcun trattamento insetticida per contenere il danno provocato dalla piralide. E’ un dato che non deriva da alcuna sperimentazione, poiché in Italia il mais Bt non è mai stato coltivato. E’, pertanto, un dato fondamentalmente sbagliato e frutto solo ed esclusivamente di opinioni personali. Se si vuole avere un’idea del danno potenzialmente provocato dalla Piralide al mais è possibile dedurlo da alcune sperimentazioni attuate per testare alcuni insetticidi. In particolare, da queste sperimentazioni è possibile verificare la differenza di produzione tra “mais trattato con insetticidi” (paragonabile al “mais Bt”, anche se sono consapevole che non è un paragone valido al 100%) e “testimone non trattato”………….la differenza è minima, tanto che gli sperimentatori giungono alla conclusione che il trattamento insetticida è economicamente valido solo nel caso in cui il mais sia destinato all’alimentazione umana (polenta?);


2)    Testuali parole: “Tra le micotossine, le fumonisine sono strettamente connesse al danno causato dalla piralide che è in grado di aumentarne il contenuto di oltre 100 volte ………”.  Anche questo è un dato che sembra essere sbagliato, poiché se osserviamo i risultati della sperimentazione precedente, notiamo che la differenza di fumonisine tra coltivazione di “mais trattata con insetticida” e “testimone non trattato”,  è nulla in 2 prove su 4 e raddoppia in altre 2 prove su 4. Pertanto, secondo questa sperimentazione, che non ha utilizzato mais Bt, ma che può dare un’idea di quello che può accadere, non è vero che il contenuto di fumonisine aumenta di 100 volte, al massimo raddoppia (forse l’estensore del documento voleva scrivere “è aumenta del 100%”);

3)    Testuali parole: “La piralide è uno dei maggiori fattori di rischio di contaminazione anche per le aflatossine, dopo caldo e siccità.” Anche in questo caso le sperimentazioni avrebbero verificato che il contenuto di aflatossine, non è molto diverso tra “mais trattato con insetticida” e testimone di “mais non trattato”.

4)     Testuali parole: “Questa strategia poggia tra l’altro sull’ipocrita omissione del fatto che, da oltre 15 anni, quotidianamente gli OGM entrano pacificamente e incontrastati in regione tramite camion, treni e navi di soia modificata geneticamente prodotta all’estero e senza la quale una parte importante dei rinomati prosciutti e formaggi friulani non potrebbe essere prodotta.”  E’ una considerazione vera e speriamo, che prima o poi, si riesca a risolvere questa situazione a dir poco ipocrita, attraverso l’etichettatura dei derivati ottenuti dalla trasformazione degli OGM (carne, latte, uova, ecc.). Almeno un contributo di verità l’abbiamo dato.

In definitiva, se non risponde a realtà il fatto che la mancata adozione del mais Bt determina un danno del 10% alla produzione di mais in Friuli Venezia Giulia, con effetto a cascata vengono a cadere tutte le altre considerazioni sugli ipotetici danni economici e ambientali. In particolare:

-         La coltivazione del mais in Friuli Venezia Giulia, soprattutto laddove l’infestazione è più massiccia, si avvale di trattamenti insetticidi per il contenimento del danno. Pertanto, a mio parere, per stabilire il danno da mancata adozione del mais Bt in Friuli Venezia Giulia, non è corretto fare un confronto tra “mais Bt” e “mais convenzionale non trattato con insetticidi”;

-         Per avere un’idea approssimativa, e non troppo fuorviante, del danno provocato dalla mancata adozione del “mais Bt”, si può fare un confronto tra “testimone di mais convenzionale trattato con insetticidi” e “coltivazione di mais convenzionale non trattato con insetticidi”;

-         Dalle sperimentazioni messe in atto da Veneto Agricoltura, si evince che non c’è una gran differenza tra mais convenzionale trattato con insetticidi” e “testimone non trattato”;


-          Il dato riportato nella lettera alla Serracchiani, e relativo al presunto danno da Piralide sul mais in Friuli Venezia Giulia (10% annuo sulla produzione totale), si riferisce al confronto tra “mais Bt” e “mais convenzionale non trattato con insetticidi contro la Piralide”. Tale ipotetico danno si riferisce ad una situazione non reale e, pertanto, è da ritenere errato o, quantomeno, stimato per eccesso;

-         Conseguentemente, non è vero che la mancata adozione del mais Bt in Friuli Venezia Giulia determinerebbe una perdita produttiva di mais dell’ordine di 80.000 tonnellate. Sarebbe così solo se nessun agricoltore facesse trattamenti contro la Piralide, ma non è la realtà;

-         Conseguentemente, non è vero che la mancata adozione del “mais Bt” in Friuli Venezia Giulia determinerebbe un danno economico di 16 milioni di euro;

-         Ne consegue che anche l’ipotetico risparmio di 50 milioni di metri cubi d’acqua non è reale;

-          Anche il risparmio di 9.000 TEP di energia non è reale;

-          Potrebbe essere reale il risparmio di 45.000 kg di agro farmaci, ma non dimentichiamo che questi agro farmaci sono prodotti autonomamente dalla pianta;

-          Se non è reale il danno del 10%, anche il risparmio di 8.000 tonnellate di concimi non è reale;


-          Così come non è reale l’assorbimento di 260.000 tonnellate di CO2 dall’atmosfera in più.